Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Inside Over che ringraziamo per la cortesia. Abu Safiya è stato rapito a Gaza da Israele più di un anno e mezzo fa, è detenuto senza accuse, e le sue condizioni di salute sono in peggioramento. Ma non preoccupatevi, è l’unica democrazia del Medio oriente…Buona lettura, e soprattutto, condivisione.
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L’Ufficio stampa dei prigionieri palestinesi ha segnalato che il dottor Hussam Abu Safiya ha subito fratture alle costole in seguito a violente aggressioni nel carcere israeliano di Rakevet.
Secondo la dichiarazione, il medico prigioniero è stato sottoposto alla più violenta aggressione dal suo arresto con fratture alla gabbia toracica e un continuo peggioramento delle sue condizioni di salute.
L’ufficio ha aggiunto che il 27 luglio 2026 è stato il giorno più difficile dall’arresto del medico di Gaza in quanto è stato sottoposto a torture e gravi percosse.
Il direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza è detenuto da Israele dal dicembre 2024 senza alcuna accusa formale.
Da quando è stato trasferito nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, al suo avvocato è stato vietato di visitarlo per oltre due mesi e ha subito ripetute percosse ed è stato sottoposto a prolungati periodi di isolamento.
Il pediatra simbolo del genocidio di Gaza sta morendo nelle carceri israeliane. “Questa è l’ultima volta che mi vedrai… Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo di sopravvivere. Questa è la fine” ha detto con un filo di voce al suo avvocato a inizio luglio.
Al colloquio con il suo avvocato si era presentato con il volto tumefatto, incapace di restare seduto senza cadere.
I soldati israeliani continuano a picchiarlo e a torturarlo, tanto da rendere il suo viso e il suo corpo pressoché irriconoscibili, ha raccontato l’avvocato.
Abu Safiya si è rifiutato di abbandonare il suo ospedale a Gaza e i suoi pazienti. Israele lo ha catturato e lo sta spegnendo lentamente in carcere.
E l’Occidente sta assistendo complice alla sua lenta morte.
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E c’è questo post su X:

“Perché il dottor Hussam Abu Safiya aspetta da più di 18 mesi di essere liberato dalla detenzione israeliana, una detenzione che continua ancora oggi, dopo che il mondo ha visto che veniva rapito mentre lasciava il suo ospedale e consumarsi in prigione?” Con queste parole il sindaco di New York Zohran Mamdani durante il Nelson Mandela Global Leadership Forum, chiede la liberazione del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya, detenuto senza accuse né processo dal dicembre 2024 Il medico fu rapito quando l’esercito israeliano fece irruzione nell’ospedale Kamal Adwan, nel 2024 l’ultimo ospedale ancora funzionante nel nord della Striscia di Gaza. Inizialmente rinchiuso nel centro di detenzione di Sde Teiman, è stato poi trasferito nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, dove si trova tuttora. Israele giustifica la sua detenzione con presunti legami con Hamas, senza aver mai formulato accuse formali né presentato prove pubbliche a sostegno di tali accuse. Il 16 ottobre 2025 un tribunale israeliano ha inoltre confermato la proroga della sua detenzione per altri sei mesi. Abu Safiya aveva continuato a curare i pazienti anche dopo l’uccisione del figlio in un attacco aereo israeliano, diventando uno dei simboli della resilienza del popolo di Gaza. A dicembre 2024 il pediatra aveva lanciato un appello disperato alla comunità internazionale: “Stiamo morendo ma non interessa a nessuno”. Oggi, dopo oltre 550 giorni di detenzione, il suo appello è per la sua stessa sopravvivenza. Dopo il trasferimento nel carcere di Ketziot, al suo avvocato è stato impedito di incontrarlo per oltre due mesi. Quando ha finalmente potuto fargli visita, il medico, con un filo di voce, gli ha detto a inizio luglio: “Questa è l’ultima volta che mi vedrai. Mi hanno portato qui per torturarmi e uccidermi. Non credo di sopravvivere. Questa è la fine”. Lo stesso legale ha poi riferito che Abu Safiya, che ha perso almeno 40 chili durante la detenzione, “è stato messo sottoterra, in isolamento, senza luce solare, in condizioni di fame indotta, tortura e abbandono”. #freeabusafiya #gazagenocide #mamdani
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