Ancora sull’Intrigante Caso Morlion e il Servizio Segreto Vaticano “Pro Deo”. Don Curzio Nitoglia.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da don Curzio Nitoglia, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.

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SETTIMO CAPITOLO.SAN PIO X E «LA DEMOCRAZIA CRISTIANA FRANCESE»: IL “SILLON”

 

Il “Sillon” di Marc Saugnier (1910)
Introduzione
Marc Saugnier (Parigi, 1873-1950) tra il 1894/99 fondò il “Sillon” basandosi sulla dottrina sociale della Chiesa. Tuttavia, pian piano iniziò ad avvicinarsi alle teorie modernistiche e nel 1905 il cardinal Raffaele Merry del Val, per ordine di san Pio X, scrisse al cardinal Richard, arcivescovo di Parigi, affinché richiamasse all’ordine Marc Saugnier, il quale si sottomise, ma restò sempre influenzato dalle teorie del modernismo sociale pur non esponendole apertamente.
Sulla scia di Leone XIII (Rerum novarum, 1891; Graves de communi re, 1901), San Pio X condanna il “Sillon” (1910), poiché questo – “da sinistra” – non vuole essere sottomesso all’Autorità ecclesiastica sotto il pretesto di occuparsi di politica, che, secondo i “sillonisti”, non sarebbe il terreno dell’ordine spirituale di competenza della Chiesa, ma unicamente materia di ordine temporale (teoria erronea ripresa “da destra” da Charles Maurras e dall’Action Française). Il Papa risponde loro che la politica coincide con la morale sociale, che è campo e materia propria della Chiesa (Tutte le Encicliche e i principali Documenti pontifici emanati dal 1740, a cura di U. BELLOCCHI, vol. VII, Pio X: 1903-1914, Città del Vaticano, LEV, 1999, Lettera Notre charge apostolique, 25 agosto 1910, p. 410).
La Lettera apostolica “Notre charge apostolique” (25 agosto 1910) di san Pio X contro gli errori del “Sillon” di Marc Saugnier rappresenta la “magna charta” dell’antimodernismo sociale.
In essa Pio X condanna il cattolicesimo/liberale e il democratismo sedicente cristiano, che nel “Sillon” ha preso la forma esplicita di modernismo politico.
Il “Sillon”
San Pio X il 25 agosto del 1910 dovette condannare il movimento politico francese “Sillon” (Il Solco), che aveva deviato dottrinalmente e, da posizioni inizialmente cattoliche (1894), sotto il Pontificato di Leone XIII, s’era avvicinato (1903) man-mano al modernismo sociale.
Il Papa, nella sua Lettera, ricorda che la sua carica apostolica, di successore di Pietro e Vicario di Gesù Cristo, gli impone di vigilare sulla purezza della fede, sull’integrità della disciplina e di preservare i fedeli dai pericoli dell’errore e del male; specialmente quando errore e male sono presentati con un linguaggio attraente, che nasconde l’esplicita eterodossia e malvagità, mediante il sentimentalismo e l’altisonanza delle parole, l’incertezza delle idee, l’equivocità dei termini.
Padre Cornelio Fabro e la voluta “indefinibilità” modernista
Padre Cornelio Fabro (Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1952, vol. VIII, col. 1188-1196, voce “Modernismo”) c’insegna che la pericolosità del modernismo, consiste proprio nella sua duttilità, non facile definibilità, che vuol schivare ogni qualificazione determinata e precisa, mediante l’impiego d’idee o concetti non certi sia in filosofia che in teologia, onde ci si mantiene sul vago, sul “mitico” o poetico.
Ora, Morlion nel suo libro (L’apostolato dell’opinione pubblica. Introduzione al movimento “Pro Deo”, Roma, Editrice Studium, 1947) aveva proposto esattamente questo modo di far filosofia e teologia, superficiale, poco serio e profondo (cfr. L. Montuori, Felix A. Morlion e il servizio segreto vaticano Pro Deo, Chieti, Solfanelli, 2023).
Inoltre, Cornelio Fabro fa notare che i modernisti raramente hanno voluto esprimere chiaramente e in maniera sistematica (in maniere dogmatica) tali princìpi, per poter passare inosservati e non condannati, di modo da trasformare pastoralmente la Chiesa dal suo interno, tattica che ha toccato il suo apice nel Concilio Vaticano II, che è stato il primo Concilio ecumenico non dogmatico ma volutamente pastorale. Idem ut supra per Morlion.
“Vecchio e Nuovo Sillon”
Il “vecchio Sillon” (1894), nel 1910, ha oramai lasciato la dottrina sociale cattolica insegnata da Pio IX e Leone XIII alla quale aveva aderito e con la quale aveva agito e fatto del bene in ambito socio/economico. Esso s’è avvicinato, a partire dai primissimi anni del Novecento, alla filosofia illuministica del XVIII secolo, alle idee della Rivoluzione francese e alla dottrina cattolico/liberale, condannata ripetutamente dalla Chiesa.
Le attuali (1910) idee del “nuovo Sillon” sembrano essere apparentemente brillanti, ma mancano di chiarezza, di rigore logico e di verità.
Questo sbandamento filomodernista del “nuovo Sillon”, spiega san Pio X, è dovuto: 1°) alla mancanza, specialmente nei capi di tale movimento, di sana, profonda e seria filosofia e teologia per affrontare il problema politico alla luce dei principi della filosofia di Aristotele e san Tommaso (proprio come aveva scritto e decretato Morlion per la “Pro Deo”); 2°) all’infiltrazione di elementi protestanti e liberali nel suo seno.
Il Papa ricorda di aver prima consigliato i “sillonisti”, poi ammonito e, dunque, conclude: “Se ora mantenessimo più a lungo il silenzio tradiremmo il Nostro dovere apostolico” (Tutte le Encicliche e i principali Documenti pontifici, cit., p. 410).
La prima anomalia riscontrata da san Pio X nel “nuovo-Sillon” è quella, di non voler essere sottomesso – da sinistra – all’Autorità ecclesiastica sotto il pretesto di occuparsi di politica, che non sarebbe il terreno dell’ordine spirituale della Chiesa, ma sarebbe materia unicamente di ordine temporale. Esattamente come – da destra – l’«Action Française» di Maurras nel 1924/26.
Il Papa risponde ovviamente che la politica riguarda la morale sociale, che è campo e materia propria della Chiesa. Infatti, il Papa ha almeno un potere diretto “in spiritualibus” e indiretto, “ratione peccati, in temporalibus”. Perciò, l’anomalia “sillonista” (e maurrassiana) è non solo disciplinare ma dottrinale, il vero Cattolicesimo liberale in politica (che deve essere indipendente dalla morale e dalla Gerarchia della Chiesa) è rappresentato per eccesso da Maurras e per difetto da Saugner e Morlion.
Pio X ricorda che sulla questione sociale e operaia la Chiesa si è già pronunciata in più riprese e che la civiltà cristiana è lì per mostrare (basta studiarne la storia) la fecondità benefica di essi, quindi il “Sillon” non deve inventare una nuova dottrina e una nuova civiltà, ma deve studiare in maniere seria (e non superficialmente, come proponeva Morlion) il magistero – specialmente di Leone XIII, che Pio X stimava e reputava non liberale e non modernista – e ispirarsi alla storia della Cristianità nelle sue opere sociali. Questi consigli sono ancor validi oggi a chi si propone di riformare la politica contemporanea.
Secondo il “Sillon” il potere deriverebbe dal popolo, ma – ricorda san Pio X – Leone XIII (Enciclica Graves de communi re, 18 gennaio 1901), alla luce della Rivelazione e del magistero costante della Chiesa, ha già condannato il concetto della democrazia come potere che viene dal basso e non da Dio e come livellatrice delle diversità delle classi sociali. Inoltre, con questa teoria democraticistica del “Sillon”, “s’infeuderebbe la Chiesa a un partito politico” (cit., p. 411) com’è avvenuto in Italia per oltre mezzo secolo con la “Democrazia Cristiana”.
Pio X osserva che è ben strano e ardito da parte dei laici cattolici porsi in concorrenza col Sommo Pontefice, adottando un insegnamento sociale diverso da quello del Papa. Ora, i “sillonisti” hanno rigettato il programma di Leone XIII e adottato una dottrina sociale diametralmente opposta al suo magistero. Infatti, essi fanno risiedere l’Autorità nel popolo (democrazia moderna) e non in Dio, vogliono il livellamento delle classi (social/comunismo) e quindi vanno in contrasto con la dottrina cattolica. Perciò, il problema del “nuovo Sillon” è non solo disciplinare, ma anche dogmatico e morale (cit., p. 418).
Ora, il vero progresso e la sana crescita di un organismo consistono nel fortificare le sue facoltà, non nel ferirle; in questo secondo modo si porta l’organismo non alla crescita, conforme alle leggi della sua costituzione, ma verso la morte ed è proprio ciò che il “nuovo Sillon” cerca di fare riguardo alla società umana, che è paragonabile a un corpo. Esso cerca di cambiare le basi naturali e tradizionali della società civile e i “sillonisti” sognano una società o città futura.
Perciò, ricorda san Pio X basandosi sulla ragione e sulla fede, le ineguaglianze e la gerarchia tra i membri del corpo fisico e di quello civile, convergendo verso un fine comune (il benessere del tutto), formano l’unità e l’armonia dell’organismo.
Pio X, esclama con vigore: “No! Bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e a legislatore (cit., p. 412). Non si edificherà la società in modo diverso da come Dio l’ha edificata: non s’edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori. La civilizzazione non è più da inventare, né la comunità sociale da fabbricare nuovamente sulle nubi. Essa è esistita ed esiste ancora: è la civiltà cristiana, è la società cattolica. Si tratta solo di instaurarla e di restaurarla senza posa sui fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti dell’utopia malsana, della rivolta e dell’empietà. Omnia instaurare in Christo” (cit., p. 415).
Perciò, per san Pio X: 1°) non è lecito adottare un insegnamento sociale diverso da quello del Vangelo, dei Padri ecclesiastici e del Magistero; 2°) non si edificherà la società civile e politica se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori. Dunque, contro la Democrazia Cristiana (a sinistra) e Maurras (a destra), la politica è dominio dell’insegnamento della Chiesa.
Poi san Pio X passa a elencare altri errori del “Sillon” i quali sono: 1°) la falsa concezione della dignità umana, secondo cui la libertà assoluta e l’autonomia dell’uomo (individualismo liberale) da ogni altro essere – anche dalla Chiesa e dalla sua legge – sono il fine della vera dignità; 2°) il popolo dovrebbe, quindi, affrancarsi da ogni autorità umana (anarchia); 3°) la classe operaia dovrebbe emanciparsi dalla classe padronale (comunismo).
Un altro errore condannato da Pio X nel “Sillon”, che oggi è molto in voga ed è penetrato dappertutto, è il democraticismo (ossia la democrazia moderna e rousseauiana come potere che viene dal basso) quale unica buona forma di governo. Ora, Pio X ricorda che la dottrina cattolica ha sempre insegnato, e Leone XIII l’ha ricordato magistralmente nelle sue numerose Encicliche, come le forme di governo sono tre e che diventano buone o cattive, in base alla legislazione ch’emana da esse.
Invece, il “nuovo Sillon” insegna che l’unica forma di governo è la democrazia in cui l’Autorità risiede nel popolo e anche se questi designa un suo rappresentante come governante l’Autorità resta nel popolo ed esso può ritirarla al suo rappresentante quando lo vuole. La dottrina cattolica insegna che l’Autorità viene da Dio e se, nella forma di governo democratica, il popolo designa un governante, gli trasmette l’Autorità che viene da Dio come un semplice canale o strumento di comunicazione di Autorità e non come fonte e principio di Autorità, che non resta nel popolo ma nel governante, che può essere destituito solo se diventa tiranno (Cfr. Tutte le Encicliche e i principali Documenti pontifici emanati dal 1740, a cura di U. BELLOCCHI, vol. VII, Pio X: 1903-1914, Città del Vaticano, LEV, 1999, Lettera Notre charge apostolique, p. 415).
Quindi, il “nuovo Sillon” fabbrica la sua città o società civile sopra una teoria contraria a quella naturale e cristiana, opponendo la sua dottrina politica a quella della filosofia perenne (Aristotele e san Tommaso) e del magistero ecclesiastico (Leone XIII, Enciclica Diuturnum illud, 29 giugno 1881, citata espressamente da san Pio X) (Ibid., p. 414). Inoltre, con questa teoria “s’infeuda la Chiesa a un partito politico” (p. 418), sia esso democratico (“Sillon” / Democrazia Cristiana) che monarchico (anti-Ralliément e Action Française).
Paradossalmente, ma non troppo, il Sillon e l’Action Française, pur essendo due errori per eccesso e per difetto oppure di destra e di sinistra, si ricongiungono poiché entrambi sostengono 1°) l’autonomia della politica dalla metafisica e dalla Rivelazione; 2°) del laicato socialmente organizzato dalla Gerarchia; 3°) la bontà di una sola delle tre forme di governo (monarchia o demagogia).
La libertà per il “Sillon” diventa il fine e non più un mezzo; ossia, la facoltà per fare il bene ed evitare il male. Stando così le cose, l’Autorità, il potere e chi governa, sono un ostacolo alla libertà e alla dignità dell’uomo, che si fonda sull’assoluta indipendenza dell’individuo da ogni ente e ultimamente anche da Dio.
Un altro grave errore in cui è scivolato il “nuovo Sillon” è l’indifferentismo religioso e dogmatico, per cui occorre fondare la città o lo Stato mediante la fraternità o solidarietà di tutti gli uomini di tutte le religioni e anche degli atei, al disopra di tutte le filosofie nella semplice nozione di dignità umana, con un’eguale tolleranza di tutte le convinzioni senza distinguere più il vero dal falso, il bene dal male (p. 416). In ciò il Sillon (1910) ha precorso l’Umanesimo integrale e la Nuova Cristianità di Maritain (1936), riprese e propagandate da Morlion.
La dottrina cattolica, invece, insegna che l’amore del prossimo è finalizzato all’amor di Dio e si trova in concreto nella religione di Gesù Cristo. “No! Non v’è vera fraternità al di fuori della carità cristiana. Separando la fraternità dalla carità soprannaturale, la democrazia moderna, lungi dall’essere un progresso, costituirebbe un regresso disastroso per la civiltà” (p. 419).
Pio X ricorda che “non esiste vera civiltà politica o sociale senza morale e non c’è vera morale senza vera religione” (p. 420). Perciò, la pretesa di essere indipendenti dalla gerarchia ecclesiastica quando si fa politica è totalmente contraria alla sana dottrina cattolica e questo vale sia per i “sillonisti”, che per gli anti-ralliément, per i maurrassiani e per i “morlionisti”.
Il Papa costata amaramente: «L’azione sociale del ‘Sillon’ non è più cattolica” (p. 421) e prevede che il termine di tutto questo rivoluzionamento della dottrina sociale sarà: “Un’agitazione tumultuosa, sterile e che avvantaggerà i mestatori delle masse meno utopisti dei “sillonisti”» (Ivi).
Modernismo, esoterismo, massoneria e giudaismo
Così, esclama Pio X, il “Sillon è stato catturato nel suo corso dai nemici moderni della Chiesa (Ivi) ed è diventato un misero affluente del grande movimento di apostasia organizzato in tutti i Paesi per l’edificazione di una chiesa universale, la quale non avrà, né dogmi, né gerarchia […]. Noi conosciamo le oscure officine, dove s’elaborano queste deleterie dottrine” (Ivi). Di fronte all’attuale mondialismo, al Nuovo Ordine Mondiale e alla globalizzazione, al pan/ecumenismo di Assisi/1986 …, preparati dall’azione dell’agente segreto Felix Morlion sin dal 1943, come non dar ragione a san Pio X, che aveva previsto con 100 anni di anticipo il termine catastrofico della corsa sfrenata del “Sillon”.
Un’altra caratteristica del “Sillon”, intravista da san Pio X e oggi pienamente realizzatasi, è l’accostamento blasfemo tra Vangelo e Rivoluzione (Teologia della liberazione); la deformazione del carattere sacro di Gesù Cristo, di cui si tace la divinità e si presenta solo l’umanità vista unicamente alla luce della mansuetudine, della bontà, della misericordia, disgiunte dalla giustizia, dallo zelo per la salvezza eterna delle anime e dall’amore per l’integrità della fede (Ivi).
Infatti, Gesù ha posto come condizione indispensabile per entrare nel Regno dei Cieli:
“Di far parte del suo gregge, di accettare la sua dottrina, di osservare i comandamenti, di praticare le virtù e di farsi guidare da Pietro e dai suoi successori. Inoltre, Gesù ha istruito e convertito i peccatori, li ha aiutati a uscire dal peccato e, quindi, li ha perdonati. Sono insegnamenti, questi, che si avrebbe torto ad applicare solo alla vita dell’individuo in vista della sua salvezza eterna: essi sono insegnamenti eminentemente sociali e ci mostrano in Gesù una cosa ben diversa da un filantropismo senza consistenza e senza autorità” (p. 422).
In breve, san Pio X – nella sua Lettera apostolica – conclude: “La questione sociale e la dottrina sociale non sono nate ieri; in tutti i tempi la Chiesa e lo Stato, in felice accordo, hanno suscitato delle feconde organizzazioni per la soluzione della questione sociale; la Chiesa non deve distaccarsi dal suo passato; infatti le basta riprendere gli organismi infranti dalla Rivoluzione ed adattarli, con il medesimo spirito cristiano che li ha ispirati, alla nuova realtà venutasi a formare nella società contemporanea, perché i veri amici del popolo non sono i rivoluzionari e i novatori, ma i tradizionalisti” (p. 438).
Perciò, ordina papa Pio X, “i membri del ‘Sillon’ si organizzino per diocesi sotto la direzione dei rispettivi vescovi diocesani allo scopo di lavorare alla rigenerazione sociale, cristiana e cattolica, del popolo” (Ivi), come fa l’Azione Cattolica; proprio come hanno detto Leone XIII e Pio XI … al contrario di quanto prospettato da Morlion.
CONCLUSIONE
È impressionante constatare come il piano del “Sillon” (1910) e della Democrazia Cristiana ex “PPI” (1919/43) sia stato ripreso e portato all’interno del Santuario da padre Morlion, che con la morte di Pio XII, trovò a Roma un ambiente a lui propizio, grazie al sostegno di Montini, Murri, Sturzo, De Gasperi e Andreotti. Infatti, mentre Leone XIII e Pio X condannarono il PPI e il Sillon, Paolo VI, grande sponsor di Maritain & Morlion, li ha canonizzati.
Facciamo tesoro dell’insegnamento di “Notre charge apostolique” in questi tempi di apostasia generalizzata e di confusione in campo politico, economico e morale.
È sommamente necessaria, specialmente ai capi dei movimenti che vogliono rifondare la politica in Cristo e nella morale naturale, la conoscenza profonda (e non superficiale, come voleva Morlion e i democristiani) della sana filosofia e teologia per affrontare il problema sociale alla luce dei principi della metafisica di Aristotele e san Tommaso, del diritto naturale, illuminati e sopraelevati dalla Rivelazione e dalla Patristica.
Per confutare l’errore della “Democrazia Cristiana” ossia del modernismo sociale, occorre la profonda e solida conoscenza della filosofia morale sociale aristotelica e tomistica sino alla Terza Scolastica (p. Garrigou-Lagrange, p. Cornelio Fabro, don Julio Mienvielle e p. Reginaldo Pizzorni, che hanno confutato il “Tomismo trascendentale” di p. Joseph Marechal e p. Karl Rahner) ed è proprio per questo motivo che Morlion desiderava una conoscenza superficiale del Tomismo, affinché i cristiani potessero essere ingannati e sotto apparenza di Tomismo accettassero il Kantismo o “Tomismo trascendentale”; insomma bevessero veleno al posto del latte materno.
L’infiltrazione dell’OSS e poi CIA in ambiente vaticano ha operato uno stravolgimento liturgico (Messa-beat: 1966 e “Novus Ordo Missae”: 1969), dogmatico/morale (Vaticano II: 1962/65), sociale e politico (Democrazia Cristiana, che ci ha portati al centro/sinistra: 1962, alla legge pro divorzio: 1970 e pro aborto: 1978).
Se ci si occupa di politica, invece, occorre studiare seriamente la Rivelazione e l’insegnamento sociale dato dagli Apostoli, dai Padri e dagli scolastici (Tradizione). La dottrina politica va cercata nella filosofia perenne di Aristotele e san Tommaso, nella Tradizione patristica, nella S. Scrittura e nel Magistero pontificio. La politica riguarda la morale sociale, che è campo e materia propria della Chiesa; infatti è la filosofia morale o etica non solo individuale ma sociale, cioè che riguarda le tre società umane fondamentali: la famiglia, lo Stato e la Chiesa.
Attenzione, quindi, a voler far politica prescindendo dalla dottrina custodita dal magistero della Chiesa. Attenzione, al pericolo di voler infeudare la Chiesa a un partito politico sia “d’ordine” o monarchico (Maurras), sia democratico o “libertario” (Morlion). Le forme di governo sono tre ed esse diventano buone o malvagie a seconda che legiferino conformemente alla legge naturale e divina. Perciò, si cerchi, in primo luogo, di far leggi non difformi dal diritto naturale. Soprattutto in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e a legislatore, si tenga bene a mente che non si edificherà la società se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori e che non esiste vera civiltà politica o sociale senza morale e non c’è vera morale senza vera religione. L’uomo essendo “per natura animale socievole” (Aristotele e san Tommaso), il 1° Comandamento non ha solo valore individuale, ma necessariamente anche sociale; ossia la Società civile o Stato deve dare a Dio il culto e l’onore che gli è dovuto in quanto Creatore dell’uomo come animale sociale.
Nel prossimo articolo vedremo quale fosse la vera concezione dell’«Azione Cattolica» secondo il magistero ecclesiastico e, infine, la falsa nozione di persona umana di Jacques Maritain, sulla quale egli nel 1936 costruì la sua erronea filosofia politica detta dell’«Umanesimo integrale», condannata da Pio XII, ma disgraziatamente fatta propria da Paolo VI.
Ora, purtroppo, abbiamo costatato che Morlion ha giocato anche riguardo al concetto di dignità della persona umana e della “Nuova Cristianità” laicizzata e democristiana un ruolo nascosto, sotterraneo e segreto ma non per questo meno efficace dei loro sponsor ufficiali e pubblici (Montini, De Gasperi, Andreotti, Murri e Sturzo).
d. Curzio Nitoglia
Continua
Note:
1   Padre Reginaldo Pizzorni è nato a Roma il 28 ottobre 1920, in via Tomaso d’Aquino ed è morto nel Convento domenicano di Fiesole il 16 settembre 2014. Entrò nell’Ordine domenicano nel 1944, si laureò in Teologia all’Angelicum di Roma con p. Reginaldo Garrigou-Lagrange nel 1946 e in Filosofia all’Università “La Sapienza” con Giorgio Del Vecchio (esperto di Filosofia del Diritto) nel 1953. Ordinario di Filosofia del Diritto alla Lateranense (1960-1992), professore all’Angelicum dal 1954 al 1996. Le sue opere principali sono: R. Pizzorni, Diritto naturale e diritto positivo in S. Tommaso d’Aquino, Bologna, ESD, 1999; Id., Il diritto naturale dalle origini a San Tommaso, Bologna, ESD, 2003; Id., Giustizia e carità, Bologna, ESD, 1995; La filosofia del diritto secondo san Tommaso d’Aquino, Bologna, ESD, 2003; Diritto, Morale, Religione. Il fondamento etico-religioso del Diritto secondo san Tommaso d’Aquino, Città del vaticano, Urbaniana University Press, 2003.

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