Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla situazione della Chiesa, e su Leone XIV. Buona lettura e diffusione.
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Così parlo Zarathustra, alias Andrea Tornielli:
“Con tutto il rispetto, faccio davvero fatica a comprendere tante argomentazioni che circolano in rete a proposito delle quattro consacrazioni episcopali del 1° luglio scorso a Econe. Leggo che c’è chi dice: il Papa è stato duro con i lefebvriani ma non lo è altrettanto con chi commette abusi liturgici o fa affermazioni strampalate in campo progressista; vengono scomunicati dei cattolici fedelissimi alla “Messa di sempre” (ma qual è la Messa di sempre?) e alla dottrina tradizionali mentre si tollera di tutto sul versante opposto etc etc. Fatico a comprendere come persone di buon senso possano dar credito a queste argomentazioni”.
E ancora:
“La Fraternità afferma di riconoscere il Papa come legittimo Successore di Pietro ma gli disobbedisce compiendo un atto formale, grave, che lede la comunione e che non può essere paragonato a questo o quell’abuso liturgico”.
Il direttore editoriale dei media vaticani si è sfogato su Facebook, per criticare quanti hanno accusato Leone XIV di troppa indulgenza verso i modernisti e di eccessiva durezza verso i lefebvriani. Tornielli deve essersi sentito chiamato direttamente in causa, visto che proprio lui negli anni bergogliani è stato l’esempio plastico di un doppiopesismo fondato sul criterio dell’ assoluta fedeltà all’ex pontefice regnante con lui così tanto generoso, da averlo tolto dalle scrivanie delle redazioni per portarlo nei sacri palazzi.
E guai a criticare Bergoglio, si finiva puntualmente redarguiti dal vaticanista buono per tutte le stagioni, conservatore con Wojtyla e Ratzinger, convertito al progressismo con Francesco.
Iniziamo con il dire che nel merito Tornielli ha ragione, così come ce l’ha in punta di diritto.
Ma c’è anche un aspetto che va oltre il formalismo, le regole, il diritto canonico e che non può essere sottovalutato, anche da chi come il sottoscritto, ritiene che la Fraternità San Pio X sia in torto marcio e che la responsabilità delle scomuniche sia in capo totalmente ai seguaci di Lefebvre.
Ma veniamo da dodici anni di pontificato bergogliano e da un sistema inquisitorio basato su due pesi e due misure.
I tradizionalisti sono stati disprezzati, ridicolizzati, messi spesso alla berlina e trattati come dei fanatici da emarginare perché nocivi per la Chiesa.
Si è cercato di colpire le comunità più legate alla tradizione anche attraverso il motu proprio Traditionis Custodes che ha in pratica imposto pesanti limitazioni alla possibilità di celebrare l’eucaristia con il rito tridentino. Comunità religiose come i Francescani dell’Immacolata sono state letteralmente processate e costrette ad uniformarsi alle disposizioni dettate dalla Congregazione degli Istituti di Vita consacrata, gestita per anni da un cardinale come il brasiliano Braz De Aviz (in verità nominato da Benedetto XVI che lo ha pure creato cardinale), figlio della Teologia della Liberazione e fautore di una radicale riforma della vita claustrale all’insegna dell’apertura al mondo e alla modernità.
Dall’altra parte invece si è assistito ad una tolleranza eccessiva verso il mondo cosiddetto progressista, i cui eccessi sono stati spesso censurati con un semplice “buffetto”.
Basti pensare alla vicenda relativa alla benedizione delle coppie Lgbt richiesta a gran voce dal Sinodo tedesco, che la Congregazione della Dottrina della Fede sotto Ladaria Ferrer ha espressamente proibito, scatenando le proteste di oltre un centinaio di sacerdoti tedeschi che hanno effettuato benedizioni pubbliche di massa di coppie gay con il tacito consenso dei vescovi, senza che siano stati adottati provvedimenti nei loro confronti.
Poi è arrivato Tucho Fernandez che ha ammesso le benedizioni in forma strettamente privata e senza alcun valore sacramentale, provocando anche in questo caso le proteste del Sinodo tedesco che ha invece ribadito la volontà di procedere con benedizioni pubbliche e formali.
Ora, fermo restando che papa Leone non poteva agire diversamente nei confronti della Fraternità san Pio X dopo le consacrazioni episcopali senza imprimatur papale, è però necessario che diversamente dal predecessore, si mostri altrettanto duro e risoluto anche nei confronti di quei cardinali, vescovi e sacerdoti che vorrebbero forzare la mano e imporre certe svolte filo moderniste, dai preti sposati, alle donne diacono, passando per il riconoscimento delle coppie Lgbt e l’autonomia delle conferenze episcopali da Roma in campo organizzativo, pastorale e dottrinale.
E’ vero che i passi compiuti dal Sinodo tedesco, per quanto discutibili, non hanno ancora portato alla rottura della comunione con il Papa come invece è avvenuto da parte dei lefebvriani con le consacrazioni, ma è dovere di papa Leone agire come il buon padre di famiglia, senza severità eccessive da una parte e particolari indulgenze dall’altra, e ribadendo chiaramente i confini che non possono essere oltrepassati, sia da parte dei tradizionalisti che dei progressisti.
Il buon Tornielli, sopravvissuto per ora al repulisti effettuato da papa Leone nella comunicazione vaticana con la rimozione del catto-comunista Paolo Ruffini, sembra perseverare nell’errore che ha caratterizzato il vecchio corso bergogliano e quanti, a vario titolo vi sono rimasti legati, ovvero di non vedere come la Chiesa abbia bisogno di certezze e non di ambiguità, e di come tanti fedeli abbiano il bisogno di vedersi confermati nella fede da papa Leone XIV.
C’è bisogno insomma del “metodo Wojtyla” il papa che ha si scomunicato Lefebvre per il suo atto di ribellione, ma ha anche perseguito l’azione di quei teologi che hanno sostenuto e diffuso posizioni in contrasto con la dottrina della Chiesa. Purtroppo è forte fra i cattolici la sensazione di un atteggiamento troppo permissivo delle gerarchie verso certe derive filo moderniste, cui farebbe invece da contraltare un’ostilità quasi ideologica e vessatoria verso i gruppi più tradizionalisti.
La scomunica della Fraternità san Pio X ha contribuito ad aumentare i sospetti in tal senso, che soltanto il papa può a questo punto smentire con i fatti: in primo luogo rimuovendo le restrizioni sulle celebrazioni Vetus ordo introdotte da Traditionis Custodes, come auspicato anche da monsignor Gaenswein e trovare una soluzione che contempli il diritto dei fedeli tradizionalisti di poter celebrare secondo l’antico rito senza che ciò comporti lacerazioni nella Chiesa, anche riconducendo le decisioni in capo ai vescovi, con l’invito ad essere aperti, accoglienti e soprattutto tolleranti; in secondo mettendo ordine nel Cammino sinodale, non per fermare il percorso, ma per affermare la necessità di un sano progressismo, che faccia progredire la Chiesa in coerenza e in piena continuità con la tradizione seguendo l’esempio di San Giovanni Paolo II; fermando le derive cripto moderniste e filo protestanti della sinodalità in salsa tedesca, che papa Francesco non ha avuto né la forza, né la volontà di correggere ed arginare.
Americo Mascarucci
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2 commenti su “Dopo le Scomuniche, Leone Deve Riequilibrare la Bilancia. Verso la Tradizione-Americo Mascarucci.”
Senza entrare nel merito dell’ articolo, è mio parere bisogna urgentemente ” riperimetrare ” il Vat 2 con la Dottrina bimillenaria. Fatto ciò il modernismo e i Suoi adepti si troveranno con le spalle al muro e tutte le eresie che li caratterizzano evaporeranno. Avrà il Papa la forza e il coraggio di fare ciò ? Vedremo , la partita si gioca lì ed eventuali tattiche dilatorie non porteranno frutto, anzi……..
Volete veramente capire come stanno le cose secondo Verità?
https://youtu.be/hRXh9f2ueJY?is=8fin2TIn2xG9BfR4
Dieci minuti DAVVERO ben spesi!