L’Intrigante Caso Morlion. Don Curzio Nitoglia.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da don Curzio Nitoglia, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

§§§
di Don Curzio Nitoglia

LUIGI MONTUORI: 

MORLION E IL SERVIZIO SEGRETO VATICANO “PRO DEO” 

QUINTO CAPITOLO

I – IL MOVIMENTO “PRO DEO” E LA “DEMOCRAZIA CRISTIANA”

Il libro di Morlion sulla “Pro Deo”
Per avere un quadro completo del movimento “Pro Deo” occorre rifarsi al libro scritto da padre Felix Morlion (L’apostolato dell’opinione pubblica. Introduzione al movimento “Pro Deo”, Roma, Editrice Studium, 1947), in cui il fondatore spiega la natura, lo scopo e la metodologia del movimento che aveva fondato.
Questo libro di Morlion, nel 1947, fu commentato persino dalla celeberrima Rivista di studi tomistici “Divus Thomas” (vol. 50, 1947, pp. 302-307).
Da questi due studi si evince il carattere incline non solo al “modernismo liturgico” (di cui abbiamo già parlato nelle scorse puntate, trattando la “Messa-beat”), ma anche al “modernismo sociale” (condannato specialmente da Leone XIII e Pio X) del Movimento “Pro Deo”, che ha avuto delle forti affinità – in Italia – con il “Partito Popolare” (1919-1926), poi denominato “Democrazia Cristiana” (1943-1994) e – in Francia – con il “Sillon” (1894-1910), dei quali tratteremo in séguito.
La Rivista “Divus Thomas” sul libro di Morlion
Occorre sapere che “Divus Thomas” è una delle riviste di filosofia e teologia più antiche d’Italia. Infatti, venne fondata a Piacenza nel 1879, presso il “Collegio Alberoni”, da padre Alberto Barberis (1847-1896) della “Congregazione della Missione”, fondata nel 1625 da san Vincenzo de Paoli, detta anche “Congregazione dei Padri Lazzaristi o Vincenziani”. Tuttavia, se già nel gennaio del 1879 il progetto di fondare la rivista “Divus Thomas” era ben presente nelle intenzioni dei Padri Lazzaristi del “Collegio Alberoni” e nel giugno era già pronto il materiale del 1° numero, si preferì avere tutte le approvazioni ecclesiastiche prima a Piacenza e poi anche a Roma; quindi il 1° numero uscì soltanto il 7 marzo 1880. Perciò, la suddetta rivista, ha preceduto e ha succeduto di poco l’invito rivolto da papa Leone XIII – nell’Enciclica “Aeterni Patris” (4 agosto 1879) – di tornare a Tommaso d’Aquino, che segnò la rinascita del Tomismo, ossia la Terza Scolastica neotomistica.
La natura della “Pro Deo” secondo “Divus Thomas”
Secondo la rivista tomistica, siccome l’uomo moderno iniziava a interessarsi molto più alle notizie e ai fatti di cronaca che alle idee e alle dottrine, era necessario che fossero fondati dei “servizi o agenzie d’informazione” (come la “Pro Deo”), che interpretassero in maniera molto molto semplice gli avvenimenti e spiegassero sommariamente i princìpi impliciti in essi.
Insomma, bisognava prendere atto che l’uomo moderno preferiva discutere sui fatti quotidiani piuttosto che sui princìpi immutabili ed eterni; ossia, leggere il giornale piuttosto che studiare la Somma Teologica.
Perciò, occorreva non spronare il laicato allo studio serio del Tomismo, ma sviluppare metodi di applicazione pratico-pratica ed elementare per non dire superficiale della dottrina tomistica alle questioni contingenti di natura sociale e politica, in modo da aiutare a risalire facilmente dai fatti dell’attualità ai princìpi profondi (cit. in L. Montuori, Felix A. Morlion e il servizio segreto vaticano Pro Deo, Chieti, Solfanelli, 2023, p. 64).
La “Pro Deo” doveva iniziare a demo/cristianizzare il Vaticano
Pertanto, il movimento “Pro Deo” avrebbe dovuto aiutare l’uomo medio del mondo contemporaneo (1947), distratto dai temi popolari e contingenti, a capire i fondamenti teoretici e spirituali degli slogan con cui i fatti contingenti erano presentati al gran pubblico; ossia quale fosse la filosofia che soggiaceva ai comizi e agli articoli (magari solo ai “titoli”) dei quotidiani.
Insomma, la “Pro Deo è l’organizzazione dell’apostolato dell’opinione pubblica” (p. 65); ossia, doveva dirigere l’opinione pubblica verso un’interpretazione d’ispirazione vagamente e superficialmente cristiana degli accadimenti umani, senza esigere da essa lo studio serio e profondo della Dottrina cattolica.
In breve, la “Pro Deo” aveva il compito di dirigere l’opinione pubblica verso l’aggiornamento (precorrendo i “social” contemporanei); ossia, la democratizzazione e l’americanizzazione della Chiesa romana, che avrebbe dovuto abbandonare la obsoleta scolastica medievale per aprirsi alla “Nuova Cristianità” di Maritain, che in Italia è stata portata avanti proprio dalla “Democrazia Cristiana”, dalla quale (nella persona di Montini, De Gasperi, Andreotti e Murro) padre Morlion nel 1943/44 aveva avuto le raccomandazioni opportune per poter essere accolto a Roma, nella sua trasferta (come “agente della Cia in saio di padre domenicano”) dagli Stati Uniti, in Sicilia (1943) e poi, sino all’Urbe (1944/1975).
Padre Morlion avrebbe voluto servirsi sì della metodologia aristotelico-tomistica per giungere, tuttavia, a questo scopo (un po’ machiavellico) di annacquare e ammodernare la filosofia politica aristomista, in maniera, forse, un tantino gesuitica.
Infatti, sarebbe stato facile, seguendo la metodologia tomistica, portare il lettore moderno a risalire dal fatto contingente e dalla semplice notizia giornalistica ai princìpi speculativi, che – tuttavia – avrebbero dovuto essere “aggiornati”, svecchiati, ammodernati, annacquati, semplificati al massimo e resi quasi superficiali per poter essere accettati dalla Modernità, sposando il Cattolicesimo col Liberalismo, vale a dire: il sì con il no, il bianco con il nero, la verità con l’errore e il bene con il male.
Tutto ciò significava voler essere accettati dalla quella mentalità catto/liberale nata con l’Idealismo moderno che va da Cartesio a Hegel (condannata da Gregorio XVI in Mirari vos, 1832 e da Pio IX nel Syllabus, 1864 sino a Pio XII in Anni Sacri, 1950 e in Ad Apostolorum Principis, 1958, circa tre mesi prima di morire) e che sarebbe stata fatta propria dal “Tomismo trascendentale”, ossia da quel “cerchio quadrato” che è il “Tomismo kantiano”, lanciato da padre Joseph Marechal (1878-1944) ripreso da padre Karl Rahner (1904-1984),  confutato da padre Reginaldo Garrigou-Lagrange (1877-1964)  e da padre Cornelio Fabro (1911-1995), ma condannato e penetrato in ambiente ecclesiale grazie all’«Umanesimo integrale» di Jacques Maritain (1936), tradotto e diffuso nell’ambiente cattolico dall’allora monsignor Montini, proprio mentre stava per essere condannato dal Sant’Uffizio sotto Pio XII, ma che – dopo la morte di papa Pacelli – fu sdoganato da Giovanni XXIII (1958-1963) e “canonizzato” da Paolo VI (1963-1978) e che, in fine, ha permeato la dottrina del Concilio Vaticano II.
Purtroppo il trabocchetto, a partire dalla morte di Pio XII, funzionò e l’ambiente ecclesiale cattolico romano fu infiltrato dall’Americanismo modernista e dal Modernismo sociale o politico (Democrazia Cristiana), che dal Concilio Vaticano II, alla Messa-beat, alla Messa-montiniana e al nuovo Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica del 1983 ci ha portato sino alla Legge pro divorzio e aborto (accettate dalla “Democrazia Cristiana” in nome del Laicismo conciliare), alle giornate di Assisi/1986 …, alla Sinagoga di Magonza (17 novembre 1980) e poi di Roma (13 aprile 1986), al Pachamama (2019) … e alla “vescovessa” gay e anglicana che “benedice” assieme a papa Leone XIV (2026) …
Montuori ci spiega che in Italia la “Pro Deo” ebbe il forte sostegno di don Luigi Sturzo (il fondatore del “Partito Popolare Italiano” nel 1919, che poi sarebbe diventato la “Democrazia Cristiana” nel 1943) e fu così che “il Centro Pro Deo italiano nacque col pieno sostegno del fondatore del Partito Popolare Italiano” (p. 68); mentre da parte sua Morlion s’impegnava a fornire alla Democrazia Cristiana “le notizie dai diversi corrispondenti Pro Deo” (ivi), notizie che avrebbero orientato in maniera liberale e modernista il pensiero del laicato cattolico che dopo la morte di Pio XII e la defenestrazione di Luigi Gedda era caduto nelle mani del Modernismo sociale rappresentato in Italia dalla Democrazia Cristiana fortemente sostenuta da monsignor Montini divenuto poi (1963) Paolo VI.
Insomma, la “Pro Deo”, che non era confessionale, avrebbe aiutato i movimenti d’ispirazione vagamente cristiana, come la “Democrazia Cristiana”, a penetrare (tramite le notizie fornite a essi da lei) in tutti i giornali (anche laicisti) per rendere loro servizio, senza che dovessero temere che la Chiesa volesse invadere la loro sfera, di partiti laici o addirittura laicisti.
Insomma, era il vecchio piano del Cattolicesimo liberale di Felicité de Lamennais, che era stato condannato da Gregorio XVI nel 1832 (Enciclica Mirari vos), che iniziava a infiltrarsi sotto-sotto nell’ambiente cattolico, aspettando la scomparsa del grande Katèchon: Eugenio Pacelli (9 ottobre 1958) per uscire finalmente allo scoperto con papa Roncalli e Montini.
Giustamente Montuori (p. 77) scrive che “la filosofia del Movimento ‘Pro Deo’ fosse in linea con la visione espressa da monsignor Montini: l’idea di un Movimento (laicista o democristiano) che affiancasse (leggi: “rimpiazzasse”, ndr) la (clericale e mandataria) Azione Cattolica”.
Insomma, era tempo di rompere con lo stile dello “scontro ideologico dei Comitati Civici di Luigi Gedda e di agire secondo una logica d’infiltrazione negli ambienti di lavoro, operando alla formazione di nuovi quadri dirigenti … […] per penetrare negli ambienti profani” (pp. 77-78).
Questo è stato il lavoro svolto dall’infiltrazione della Cia in ambiente vaticano tramite l’agente segreto Felix Morlion, sia in campo politico (Democrazia Cristiana, riabilitata) che liturgico (Messa-beat e “Novus Ordo Missae”) e dottrinale (Concilio Vaticano II).
Nel prossimo articolo vedremo 1°) quale fosse la natura del Modernismo sociale o “Democrazia Cristiana”, favorito da Morlion; 2°) la falsa nozione di “persona umana” e di “Nuova Cristianità” di Maritain confutate da don Julio Mienvielle.
II – LA VERA NATURA DELL’«AZIONE CATTOLICA»
Pio XI è chiamato il Papa dell’Azione Cattolica. Alcuni forsennati reputano l’Azione Cattolica intrinsecamente liberale e modernista.
Ora, san Pio X (che non era liberale e neppure forsennato) ha insegnato: “I membri del Sillon si organizzino per diocesi sotto la direzione dei rispettivi Vescovi diocesani allo scopo di lavorare alla rigenerazione sociale, cristiana e cattolica, del popolo”.
In pratica, anche Pio X per il Sillon; come poi Pio XI (per l’Action Française) propongono come soluzione alle deviazioni sociali l’Azione Cattolica. Quindi, se i nemici dell’Azione Cattolica fossero coerenti, dovrebbero accusare di modernismo anche san Pio X.
Inoltre, occorre specificare, come scrive il card. Pietro Parente, che l’Azione Cattolica non è nata con Pio XI, come dicono comunemente i forsennati, ma è la «denominazione moderna dell’apostolato dei laici, che è antico quanto il Cristianesimo. Come apostolato organizzato e subordinato alla Gerarchia Ecclesiastica, l’Azione Cattolica è sorta in varie nazioni di Europa durante l’Ottocento ed ebbe la sua prima grande affermazione ufficiale nel 1863, sotto Pio IX (che non era liberale neppure lui …, ndr), col Congresso Internazionale di Malines. […] Attraverso sviluppi e crisi l’organizzazione arriva al pontificato di Pio XI e sotto di lui l’Azione Cattolica raggiunge una compatta struttura organizzativa in Italia e fuori. […] L’aspetto teologico dell’Azione Cattolica è definito come la ‘partecipazione’ dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa. […] Il rapporto dell’Azione Cattolica con la Gerarchia è di subordinazione, simile al rapporto di causa strumentale libera, alla causa principale (Gerarchia); oppure ad un rapporto di analogia, per cui l’apostolato in senso vero e proprio risiede nella Gerarchia, mentre nell’Azione Cattolica ci sarebbe solo per analogia di attribuzione». Per cui sarebbe liberale anche Pio IX e (absit!) Gesù Cristo col quale è nata la “Azione cattolica”, il quale ha raccomandato ai fedeli di seguire ed essere sottomessi agli Apostoli con Pietro a capo e ai loro successori (Vescovi e Papa).
Invece, la dottrina cattolica – contro il catto/liberalismo e il modernismo sociale democristiano di Morlion – insegna 1°) che la Chiesa deve avere un certo potere temporale come l’anima sussiste nel corpo e l’uomo nella sua casa; 2°) che le forme di governo legittimo sono sia la monarchia che l’aristocrazia e la democrazia classica e 3°) che la politica, in quanto “virtù di prudenza applicata alla società civile” (Aristotele e san Tommaso d’Aquino), coincide con la morale sociale e quindi è oggetto di insegnamento da parte della Chiesa e di studio serio e approfondito da parte del laicato cristiano.
Infine, è da notare che l’Azione Cattolica tanto criticata, come “intrinsecamente liberale”, dai forsennati fu un’idea specifica di Pio IX.
d. Curzio Nitoglia
Continua
Note
1 Il senso comune e le formule dogmatiche, Parigi, Beauchesne, 1909, tr. it., Brescia, Morcelliana, 1952; Id., Il realismo tomista e il mistero della conoscenza, 1931, in “Revue de Philosophie”.
2  La svolta antropologica di Karl Rahner, Milano, Rusconi, 1974; Id., L’avventura della teologia progressista, Milano, Rusconi, 1974.
3  La miglior confutazione di Maritain fu fatta da don Julio Mienvielle nel suo capolavoro intitolato Da Lamennais a Maritain, Buenos Aires, 1945, tr. it., 1991.
4 Ivi
5  Cfr. P. Parente, Dizionario di teologia dommatica, cit., voce “Azione Cattolica”, p. 43.
6  Mt., XXVIII, 28; Lc., X, 16; Act., XX, 28.
7  Etica Nicomachea, I, 1106b 36; ivi, I, 1099a 6; ivi, II, 1107a 22-23; ivi, X, 1174a 2-8; Politica, I, 2, 14.
8  S. Th., II-II, q. 47, a. 10; De regimine principum, lib. I, cap. 1; In Ethicorum, lib. I, lect. 1, n. 3; Commento alla Politica di Aristotele, Bologna, ESD, 1999, pp. 38-39.

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