Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo commento di Elena Basile, a cui va il nostro grazie. E poi un travolgente Marco Travaglio su Infosannio, a commento della figuraccia dei bombaroli. Buona lettura e condivisione.
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| (estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] La guerra con l’Iran sembrerebbe aver avuto fine con la firma del Memorandum (Mou) prevista venerdì 19 a Ginevra. Il Mou si regge sul cessate il fuoco anche a Gaza e in Libano. Quindi finalmente avremo gli Stati Uniti che tengono sotto controllo Israele? Secondo molti analisti indipendenti si tratta invece di una guerra di attrito nella quale la “coalizione Epstein” cerca di distruggere la resilienza iraniana. Teheran non recede dai suoi obiettivi e risponde a ogni provocazione. Impone linee rosse che una volta violate vengono sanzionate con le rappresaglie su Israele e sulle basi americane nel Golfo Persico. L’obiettivo occidentale resta quello di indebolire l’alleato della Cina, rivale sistemico, e di destabilizzare il governo teocratico affinché il capitale finanziario Usa in crisi possa nutrirsi di nuove materie prime ed energetiche. La Cina tuttavia è intervenuta con la sua riconosciuta autorità per porre fine al blocco di Hormuz che è contrario ai suoi interessi come a quelli di Washington. Se una svolta positiva ci sarà è grazie a Pechino e alle forze riformiste iraniane che hanno temperato gli obiettivi dei falchi. L’incognita Israele quale variabile impazzita permane. |
| […] La nuova guerra, non di territori ma di attrito, continua anche tra Russia e la Nato per interposta Ucraina. Come nota Andrey Bezrukov, un ex agente dei servizi nel discorso al foro economico di San Pietroburgo, gli occidentali punterebbero a colpire grazie al sistema Starlink le infrastrutture strategiche russe e a neutralizzare con sistemi di difesa, come il Golden Dome, le forze nucleari russe. Bezrukov, come già Karaganov, critica la pazienza strategica di Putin e incita all’utilizzo della deterrenza. La prossima tappa dell’escalation viene individuata dall’allargamento del conflitto ad altre regioni e dalla guerra biologica. |
| I media considerano la comica lettera di Zelensky a Putin una proposta di pace. Di fatto l’Ucraina continua a perdere sul terreno militare, è uno Stato fallito e riceve aiuti dai sempre più stanchi occidentali come anche l’incontro con i tre leader moribondi di Berlino (E3) ha reso evidente. La Russia non può accettare un cessate il fuoco che pregiudicherebbe il suo vantaggio sul campo, a meno che da parte Nato-Ucraina non venisse disconosciuta la strategia di dominio neocon iniziata con la decisione presa nel 1997 di sostituire Onu e Osce con la Nato e di espanderla inglobando anche Ucraina e Georgia. Decisione a cui l’Europa continentale e mediterranea ha tentato invano di opporsi. Finché l’Europa, che non può essere mediatrice essendo cobelligerante, non tornerà a parlare di neutralità ucraina e di Osce, rinunciando all’esercito addestrato ucraino e interattivo con la Nato, la Russia non accetterà precari cessate il fuoco per altrettanto effimeri negoziati. I filoucraini continueranno a massacrare gli ucraini continuando una guerra di dominio nel tentativo disperato di destabilizzare una potenza del surplus. Sui social media, brava gente, miliziani di destra come della falsa sinistra, continuano a parlare di principi: “L’Ucraina ha il diritto di entrare nella Nato e di fare quello che vuole”. Peccato che l’Ucraina dei giovani che muoiono e dei civili che emigrano non sia ascoltata. L’ingresso in un’alleanza militare non è una libera scelta, ma un processo interattivo che deve tener conto degli equilibri geostrategici. |
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| Ezio Mauro, come accade spesso la domenica, ha scritto un lucido editoriale sull’inconciliabilità tra capitalismo finanziario e democrazia liberale. Forse assume sostanze che lo trasformano in Dottor Jekyll mentre durante la settimana Mr. Hyde difende a spada tratta l’ordine liberale contro le malefiche autocrazie? Viene spiegato da alcuni bravi economisti come la centralizzazione dei capitali porti inevitabilmente alla soppressione della democrazia parlamentare e della separazione dei poteri, alla soppressione dei diritti individuali e della libertà di stampa.
Per Ezio Mauro questa è una svolta attribuibile alla tecno-destra di Trump, Musk e Thiel. In realtà è un processo che va avanti da decenni, con i Democratici come con i Repubblicani, in Europa con le destre populiste e con la destra tecnocratica (i socialisti europei, il Pd) individuata nel lontano 1996 da Marco Revelli. I meccanismi in base ai quali dal capitale industriale si passi a quello finanziario, alla concentrazione in poche mani del potere economico erano stati illustrati da Rudolf Hilferding nel 1923. Se abbiamo una élite transnazionale dell’1%, possiamo ancora credere nella concorrenza e nella democrazia liberale? L’involuzione verso l’autoritarismo è in corso, i liberali hanno tradito i loro principi. Linciaggi del pensiero diverso, stampa asservita, spodestamento dei Parlamenti e fine dello Stato, occupato dai poteri oligarchici. Gli esempi si moltiplicano. |
***Ecco il commento di Marco Travaglio:
Meglio di Alì il Comico (Di Marco Travaglio) – Fischiettano. Quelli che a febbraio invocavano un bell’attacco illegale all’Iran (quando ci vuole ci vuole) per salvare le donne dal velo, innescare la rivolta del popolo persiano che non aspettava di meglio che farsi liberare da americani, israeliani e sunniti, rimpiazzare il regime degli ayatollah con un governo filoccidentale guidato dal popolarissimo Reza Pahlavi jr. e annientare il programma nucleare (già peraltro annientato dai raid del 2025), ora che anche questa guerra è perduta fanno finta di niente. Sembra ieri che, quando il Fatto e pochi altri prevedevano come sarebbe finita, ci davano dei “complici di terroristi e tagliagole” e spiegavano i balsamici effetti della nuova guerra. Come Alì il Comico, ministro della propaganda iracheno, che nel 2003 dalla Baghdad occupata diramava bollettini trionfalistici (“Non c’è alcuna presenza di truppe americane a Baghdad”). Vogliamo ricordarli così, con questa marcia trionfale, a imperitura memoria. Pina Picierno: “Viva l’Iran libero. Quando viene deposto un dittatore (l’assassinio di Khamenei sr., ndr) , è sempre un giorno di festa per il mondo libero” (1.3). Luigi Marattin: “I benefici infiniti della rimozione di un regime” (11.3). Paolo Gentiloni: “Il no alla guerra non basta” (7.3). Matteo Renzi: “Khamenei e Maduro, grazie Trump” (3.3). Italo Bocchino: “L’Iran è isolato. Più va avanti la soluzione del problema e meglio è. Dovremmo festeggiare tutti e dire grazie a Trump che finalmente mette mano all’Iran” (3.3). Corriere della Sera: “Il regime degli ayatollah è fallito da tempo. Nelle piazze c’è chi inneggia alla monarchia e al ritorno del figlio di Pahlavi” (Antonio Polito, 12.1). Repubblica: “Shirin Ebadi, premio Nobel: ‘Per liberarci l’intervento straniero è indispensabile’” (11.3). “Pahlavi: ‘Sono pronto a tornar per l’assalto finale al regime’” (Maurizio Molinari, 16.4). Stampa: “Pahlavi scende in campo: ‘Il cambiamento sono io’” (17.1). “Impatti limitati se il conflitto è breve. Dall’Iran libero, benefici alla crescita” (Carlo Cottarelli, 1.3). “Un’azione coordinata per far cadere l’edificio della Repubblica islamica” (Stefano Stefanini, 1.3). “Teheran non ha quasi più lanciamissili” (3.3). “La guerra degli Usa al regime è giusta, ma ora devono andare fino in fondo” (Bernard-Henri Lévy, 8.3). “Shirin Ebadi: ‘Non v’ingannate, il regime è debole. Sarà il popolo a finire il lavoro’” (31.5). Messaggero: “Una teocrazia sempre più isolata. Un tracollo di Khamenei porterebbe la libertà a milioni di persone” (Alessandro Campi, 12.1). Giornale: “Il tramonto del regime”, “È una rivoluzione, la spallata è vicina” (11.1). “Arrivano i nostri”, “Meno male che Trump c’è” (Tommaso Cerno, 14.1). “La forza non ci piace, ma è l’unica via” (Augusto Minzolini, 1.3). “La gioia degli iraniani: applausi alle finestre”. “Ora siamo liberi dal Male, ma non dalla sinistra che tifa islamismo radicale. Thank you, America” (Cerno, 1.3). “Regime spalle al muro” (Fiamma Nirenstein, 7.4). Libero: “Lo scià Ciro è pronto a governare l’Iran. La folla invoca il ritorno dell’imperatore” (7.1). “L’Iran ci crede: il regime può crollare” (10.1). “La spallata che serve per far cadere la Repubblica islamica” (12.1). “Finalmente!” (Mario Sechi, 1.3). “Trump ha trovato la forza che è mancata ai predecessori” (2.3). “Hormuz chiuso per mancanza di assicurazioni. Ma ora ci pensa Donald…” (Fabio Dragoni, 5.3). “Petrolio e gas in netta discesa. Il panico sui mercati è già finito” (5.3). “Contro le armi di Israele, l’Iran è una tigre di carta” (21.3). “Il fantasma di Khamenei è il simbolo della sconfitta” (24.3). “L’esperto militare Udler: ‘Teheran è crollata per il 70% e gli arabi stanno con Israele’” (31.3). “Le ultime 24 ore dell’Iran”, “La guerra va meglio di quello che tutti dicono” (7.4). “Il regime iraniano dev’essere sconfitto casa per casa come fu per il nazismo” (Giulio Sapelli, 8.4). “L’effetto boomerang che può fregare l’Iran” (Dragoni, 17.5). Verità: “Ucciso Khamenei. Regime iraniano alle corde” (1.3). Foglio: “Il regime iraniano si sta consumando”, “Sognare il regime change a Teheran” (rag. Claudio Cerasa, 9.1). “Esportare la libertà a Teheran” (15.1). “Una guerra che l’Iran non sta vincendo” (11.3). “Le strade per un cambio di regime” (20.3). “Il ruggito di Israele per il regime change: è guerra preventiva contro l’Iran”, “Ora un colpo definitivo agli utili idioti dell’ayatollah”, “Perché non c’è momento più propizio di questo per far cadere un regime” (2.3). “Essere antifascisti oggi significa augurarsi un Iran libero” (4.3). “Nel Golfo tutti d’accordo: la fine del regime apre una nuova èra”, “Furia Epica non è illegale” (5.3). “Non aver paura di dire regime change” (6.3). “Sostenere il partito della resa incondizionata. In una settimana Israele e Usa hanno quasi raggiunto gli obiettivi militari” (7.3). “Il giornalista Taheri: ‘Ci sono più Ferrari a Teheran che a Roma. Il regime è finito’” (12.3). “La guerra contro l’Iran non è persa, ma non è ancora vinta” (10.4). “Le tre condizioni per un regime change in Iran” (15.4). “La vittoria immaginaria di Teheran” (5.5). Riformista: “Spallata finale. ‘Regime al collasso, Israele darà il colpo di grazia’” (9.1). “Teheran, stiamo arrivando”, “Make Iran Great Again” (14.1). “Nirenstein: ‘Restaurazione della monarchia? Reza III si presenta come figura unitaria che può aprire la via alla democrazia” (14.1). “Fate presto” (15.1). “L’Asse del Bene” (3.3). “La guerra di liberazione dell’Iran”, “Una nuova primavera a Teheran” (Gianni Vernetti, 5.3). “La guerra sacrosanta” (7.4). “La notte della Repubblica islamica”, “Reza Pahlavi e il suo successo in Occidente” (8.4). “Nirenstein: ‘Israele vincerà’” (11.4). “Pahlavi alla guida della transizione: gli iraniani non ammettono ambiguità” (Sergio Talamo, 6.5). “Maurizio Molinari: ‘Israele leader del nuovo Medio Oriente’” (8.5). E pazienza, dài, è andata così. §§§Aiutate Stilum Curiae IBAN: IT79N0200805319000400690898 BIC/SWIFT: UNCRITM1E35 *** Stilum Curiae lo trovate anche qui: https://www.instagram.com/sanpietrotos/ https://www.facebook.com/marco.tosatti/ https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822 www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21 https://x.com/MarcoTosatti ***
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