Diritto Internazionale. Tutti ne Parlano, ma Esiste? Il Caso Particolare di I$r@ele. Giovanni Lazzaretti.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo Taglio Laser del prof. Giovanni Lazzaretti, che ringraziamo di cuore. Buona lettura e condivisione.

§§§

 

Taglio Laser n.438

 

Questo articolo è stato scritto per il bollettino dell’Osservatorio Internazionale Card. Van Thuan, n.2/2026

Il bollettino è intitolato

“Un de profundis per il diritto internazionale?”

 

SOMMARIO

 

Gianfranco Battisti

LA GUERRA RITORNA FONDAMENTO SUPREMO

DELLA LEGGE INTERNAZIONALE

Stefano Fontana

NON C’E’ DIRITTO INTERNAZIONALE SENZA DIRITTO

Giovanni Lazzaretti

DIRITTO INTERNAZIONALE: MA ESISTE VERAMENTE?

Stefano Fontana

RILEGGENDO IL NOMOS DELLA TERRA DI CARL SCHMITT

Paolo Piro

LA CRISI DEGLI ORGANISMI INTERNAZIONALI

Silvio Brachetta

GROZIO E DE VITORIA: LA NASCITA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

 

Ho acquistato 10 copie del bollettino, e le tengo a disposizione per chi vuole approfondire a più vasto raggio.

 

Sabato 21 marzo 2026, San Nicola di Flue

Domenica 22 marzo 2026, beato Clemente Augusto von Galen

Lunedì 23 marzo 2026, Santa Rebecca ar-Rayyas da Himláya

Martedì 24 marzo 2026, Sant’Oscar Arnulfo Romero y Galdamez

Mercoledì 25 marzo 2026, Annunciazione

Giovedì 26 marzo 2026, San Ludgero di Munster

Venerdì 27 marzo 2026, beato Francesco Faà di Bruno

 

Diritto internazionale: tutti ne parlano e nessuno lo applica

Ma poi esiste veramente?

 

Sgombriamo subito il campo dal dubbio: il diritto internazionale esiste.

Dovremo camminare un po’ per arrivare alla constatazione… che in realtà non esiste.

 

DIRITTO INTERNAZIONALE: UN ESEMPIO SEMPLICE

Partiamo da un esempio semplice: “Convenzione ONU sul diritto del mare” firmata nel 1982 a Montego Bay, Giamaica.

Considerato com’è complessa la geografia costiera, è un miracolo che 172 Stati aderiscano a quelle 192 pagine di definizioni e di norme.

Il vecchio diritto del mare limitava le acque territoriali a 3 miglia nautiche (quello che doveva essere lo spazio di uno sparo di cannone) e tutto il resto era “mare di nessuno”.

Adesso il limite è concordato a 12 miglia, fino a 200 miglia c’è la zona di sfruttamento economico esclusivo, esistono diritti per gli Stati non rivieraschi, eccetera.

E il resto del mare non è più “mare di nessuno”, ma “mare di tutti” con regole collettive di utilizzo.

Quando sorgono contenziosi, nasce un processo davanti al Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare, che emette le sue sentenze.

 

MA NORMALMENTE SI PARLA DI GUERRA

Il fatto che esista il diritto marittimo, che esista il conseguente Tribunale, che esista la Corte Internazionale di Giustizia, che esista la Corte Penale Internazionale, che esista la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, eccetera dice inequivocabilmente che il diritto internazionale esiste.

Tutto questo però è “diritto pattizio”: un certo numero di Stati si sono accordati e hanno firmato dei patti.

Esistono poi le organizzazioni internazionali che emanano direttive, regolamenti, raccomandazioni, risoluzioni. Anche questo è diritto internazionale.

Infine c’è la vasta area del diritto consuetudinario: molto si fonda sulla consuetudine, ossia su un “comportamento costantemente e uniformemente ripetuto nel tempo, nella convinzione della sua obbligatorietà”.

Mediaticamente però il diritto internazionale viene tirato in ballo in un solo caso: quando si formulano giudizi sulle guerre.

“Violazione del diritto internazionale” è allora la frase che ricorre più facilmente.

Perché proprio la guerra? Perché l’ONU è nata per fermare la guerra.

 

FERMARE LA GUERRA

Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi

  • a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, […]

e per tali fini

  • a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato,
  • ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale,
  • ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune, […]

abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini. […]

I fini delle Nazioni Unite sono:

Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace. […]

 

Leggendo questi brani possiamo fare due considerazioni.

  • L’ONU ha fallito il suo obiettivo principale.
  • Lo Statuto dell’ONU non definisceil diritto internazionale, ma lo presuppone. Scrive infatti: «in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale».

 

SCHEMA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Dopo questi “carotaggi”, volutamente disordinati, propongo uno schema.

Dove c’è legge, c’è diritto.

E dove c’è diritto si presuppone esista una legge.

Il diritto internazionale necessita di una legge sovranazionale.

Anche se esistesse un governo mondiale, i legislatori sarebbero comunque dei comuni mortali, e dovrebbero rifarsi a princìpi di giustizia che li superano.

Quindi, in estrema sintesi, a monte c’è Dio.

Dio però non obbliga gli uomini a conoscerlo.

Ha posto nei loro cuori la legge naturale universale, obbedendo alla quale è possibile creare una società umana secondo princìpi di giustizia, consentendo la serena convivenza degli uomini.

«A causa del peccato, la legge naturale non sempre e non da tutti viene percepita con uguale chiarezza e immediatezza. Per questo Dio ha scritto sulle tavole della Legge quanto gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori»(1).

Gli uomini tentano di fare ciò che ha fatto Dio.

Percepiscono che esistono princìpi di giustizia, e che è quindi possibile creare un diritto internazionale consuetudinario che realizzi i princìpi di giustizia.

Però ogni tanto è meglio scrivere.

Così, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, nasce lo Statuto dell’ONU con l’intento di «salvare le future generazioni dal flagello della guerra».

 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE: NAPOLEONE

Il diritto internazionale non riguarda solo il problema della guerra, ma è altresì evidente che il problema della guerra è il suo punto principale.

Lo Statuto dell’ONU ha il contenimento della guerra come primo obiettivo. Eppure l’obiettivo è fallito, come sempre era fallito nella storia.

Un buon punto di partenza per una breve carrellata storica è la rivoluzione francese, perché fu contemporaneamente

  • distruzione del diritto naturale in patria
  • e distruzione del diritto internazionale fuori dai confini.

Spogliamo innanzitutto la rivoluzione dalla sua mitologia. È sufficiente citare il finale del libro di Pierre Gaxotte “La Rivoluzione francese”, edizione 1970.

«Napoleone, se non salvò la Repubblica, salvò tutto ciò che si poteva salvare della Rivoluzione: la mistica, l’organico, la politica estera, il cosmopolitismo, l’organizzazione sociale. […]

In dieci anni la Rivoluzione aveva sconvolto ogni calcolo e deluso ogni speranza. La gente si era aspettata un governo ordinato e stabile, delle finanze sane, delle leggi sagge, la pace con le altre nazioni e la tranquillità in patria.

Aveva avuto invece l’anarchia, la guerra, il comunismo, il Terrore, la carestia e due o tre bancarotte.

La dittatura napoleonica conciliò il bisogno di autorità con l’ideologia democratica. Fu un espediente ideato da teorici senza vie di scampo.

Gli ideologi del 1789 volevano rigenerare l’umanità e ricostruire il mondo.

Per sfuggire ai Borboni, gli ideologi del 1799 furono ridotti ad affidare il potere a un soldato.»

In patria la Francia rivoluzionaria violò in ogni modo la legge naturale: persecuzione della Chiesa Cattolica, ghigliottina per gli innocenti, genocidio in Vandea, tanto per fare qualche esempio.

Con Napoleone la Francia esportò la rivoluzione in tutta Europa: 20 anni di violazione del diritto internazionale, con invasione di Stati, persecuzione anticattolica, creazione di governi-fantoccio, arresto di due Papi, guerra perpetua.

Per quale motivo? Per esportare i princìpi rivoluzionari. Per il potere personale di Napoleone. Perché, se lo Stato è in bancarotta, la guerra e le invasioni sono metodi usuali per ripianare le casse.

Poi, finalmente, Napoleone chiude il suo ciclo.

Il Congresso di Vienna tenta di ripristinare il diritto internazionale: riposizioniamo i regnanti, risistemiamo i confini, e ci sia un po’ di pace. La pace regge più o meno fino al 1848.

 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE: IL RISORGIMENTO

Dal 1848 inizia il nostro Risorgimento, un coacervo di violazioni del diritto internazionale.

Inizio con una frase del libro “Garibaldi ha dormito qui. Storia tragicomica dell’unità d’Italia” di Riccardo Pazzaglia. Niente di scientifico, Pazzaglia era un uomo di spettacolo. Ma riporta una serie di verità in mezzo alle risate.

Il barone napoletano Giacomo Savarese, ingegnere del Corpo di Acque e Strade, spirito scettico e caustico, durante la guerra di Crimea, a Ferdinando II che gli chiedeva da che parte dei contendenti fosse il buon diritto, rispose: «Maestà, per dare un giudizio bisogna prima sapere chi sarà il vincitore».

Notiamo alcune cose.

  • Ferdinando II chiede un parere. Non sempre “il buon diritto” balza all’occhio con evidenza.
  • Ferdinando II crede nel “buon diritto”, nel diritto internazionale consuetudinario. In altre parole crede sia possibile che uno dei contendenti stia conducendo una “guerra giusta”.
  • Savarese risponde con l’amarezza della realtà. Il “buon diritto” lo si può costruire a posteriori. Mentre gli sconfitti si leccano le ferite, i vincitori si ammantano di bontà con la propaganda.

Il Piemonte non aveva alcun diritto sugli altri Stati della penisola italiana.

  • Stato guerrafondaio, mentre gli altri Stati erano pacifici.
  • Stato indebitato, mentre gli altri Stati avevano i conti a posto.
  • Stato immanicato con potenze estere.

Ciò che dava al Piemonte l’aura del “buon diritto” era la propaganda, il famoso “grido di dolore” delle élite liberal-massoniche al quale Vittorio Emanuele II “non era insensibile”.

Quando si chiude il Risorgimento? Con la prima guerra mondiale. O nel 1870 con Roma capitale. Ma il punto chiave è il momento in cui il Piemonte annette il più grande Regno d’Italia.

Pazzaglia, sul finire del citato libro, descrive l’ultimo atto: re Francesco II e la regina Maria Sofia partono via mare da Gaeta verso l’esilio. «Ma dove ho già visto questa scena?»

  1. Posillipo. Napoli. Davanti a me c’è una nave da guerra della Marina militare italiana. Da Villa Rosebery si stacca un motoscafo. A bordo, con la moglie Elena, c’è Vittorio Emanuele III, cioè il nipote di quel Vittorio Emanuele II che, senza dichiarare la guerra e passando attraverso uno Stato neutrale, lo Stato della Chiesa (come ha fatto qualche anno fa Hitler con il Belgio) è entrato, da vincitore di nessuna battaglia, nel più grande Stato indipendente d’Italia.

Poche parole, che sono la sintesi delle violazioni del diritto internazionale.

  • Le guerre vanno dichiarate.
  • Non si invadono Stati neutrali.
  • Non ci si annettono Stati indipendenti.

Perché il Piemonte fece tutto questo? Più o meno per le stesse motivazioni di Napoleone.

  • Per esportare il verbo liberal-massonico.
  • Per la gloria personale di Vittorio Emanuele II.
  • Per spalmare l’enorme debito piemontese sugli Stati italiani che non erano indebitati.

A monte c’era la violazione permanente del diritto naturale entro i confini piemontesi: persecuzione anticattolica, arresto di preti e di vescovi, espropri e incameramento di beni.

 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE: IL SUD-TIROLO

Il Risorgimento si chiude nel 1918 con l’acquisizione delle “terre irredente”, Trento e Trieste.

L’Impero Austro-Ungarico viene disgregato secondo il principio della “autodeterminazione dei popoli”.

L’acquisizione del Sud-Tirolo da parte dell’Italia vìola l’autodeterminazione dei popoli e il diritto internazionale.

***

Ma tutto il resto della prima guerra mondiale fu violazione del diritto internazionale?

Fu un’altra cosa. Fu violazione del diritto naturale. Non c’era nessuna motivazione sensata per lo scoppio della prima guerra mondiale, per cui è inutile andare a cercare dove fosse “il buon diritto”.

Anche la “autodeterminazione dei popoli” fu una motivazione tardiva, tirata in ballo dal presidente USA Wilson nel 1918.

Per la prima guerra mondiale la frase calzante è la “inutile strage” di Benedetto XV.

 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE: LA PACE

Il diritto internazionale consuetudinario prevede che le nazioni sconfitte paghino “qualcosa” per arrivare alla pace.

Mi arrendo. Mi dichiaro sconfitto. Non essendo più in grado di sostenere la guerra, la prosecuzione causerebbe la mia distruzione. Chiedo l’armistizio. Pago qualcosa per avere la pace. Non troppo, perché bisogna ricordarsi che sono allo stremo delle forze.

Benedetto XV scrisse così.

«Quanto ai danni e spese di guerra, non scorgiamo altro scampo che nella norma generale di una intera e reciproca condonazione, giustificata del resto dai benefici immensi del disarmo».

In un conflitto “inutile” è difficile capire chi ha diritto di pretendere danni di guerra. Sarà il disarmo stesso a fare da benefica fonte di riparazione.

Invece si arrivò alla pace di Versailles, con un gravame di danni di guerra sulla Germania assolutamente ingestibile. Keynes partecipava alle trattative per la Gran Bretagna, disapprovò la scelta, si dimise, e subito dopo espose il problema nel libro “Le conseguenze economiche della pace”.

In linea teorica Francia e Gran Bretagna avrebbero potuto rinunciare a introitare danni di guerra dalla Germania. Il problema è che avevano condotto la guerra “a debito”, cioè al di là delle loro forze. Indebitati con gli USA, non videro altra soluzione che spremere la Germania per rimborsare gli USA.

Se Francia e Gran Bretagna avessero condotto la guerra con le loro forze finanziarie reali, l’avrebbero persa. Indebitandosi con gli USA, arrivarono a vincerla. Ma crearono una pace foriera di una nuova guerra di lì a 20 anni.

Anche la pace può violare il diritto internazionale.

 

LA SECONDA GUERRA MONDIALE…

La seconda guerra mondiale parte con una violazione del diritto internazionale, l’invasione della Polonia.

Hitler, dal punto di vista “tecnico”, si comporta come Napoleone. Invade Stati, crea governi fantoccio, arriva fino all’invasione della Russia, ha sotto di sé praticamente l’intera Europa.

Non possiamo imputare violazioni del diritto internazionale da parte degli anglo-americani. Si può invece accusarli di violazioni del diritto naturale.

Non è lecito in guerra mirare direttamente ai civili.

E gli anglo-americani mirarono direttamente ai civili con bombardamenti strategici che si trasformarono in bombardamenti a tappeto. Le atomiche di Hiroshima e Nagasaki furono solo il completamento di devastazioni effettuate con bombardamenti “ordinari”.

 

…E LO STERMINIO DEGLI EBREI

Sovrapposto alla guerra ci fu lo sterminio degli ebrei.

Da qui nasce il processo di Norimberga, nel quale i nemici non sono più solamente gli sconfitti, ma sono i criminali processati.

«Non obbedite voi alle leggi dei vostri paesi? Anche noi abbiamo obbedito alle leggi del nostro paese. Potete trattarci da sconfitti, non da criminali.»

In un mondo tutto pervaso dal diritto positivo, come si poteva controbattere a questa linea difensiva dei vertici nazisti?

Tirando in ballo nuovamente il diritto naturale.

«A Norimberga e a Gerusalemme son stati condannati uomini che avevano obbedito. L’umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, perché c’è una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell’umanità la chiama legge di Dio, l’altra parte la chiama legge della Coscienza. Quelli che non credono né nell’una né nell’altra non sono che un’infima minoranza malata. Sono i cultori dell’obbedienza cieca.»(2)

Norimberga ripristina quindi la necessità del diritto naturale.

Più o meno in parallelo nasce l’ONU con l’intento di ripristinare il diritto internazionale.

 

ONU: BUONE INTENZIONI E FALLIMENTO

Ci sono molti conflitti di dimensioni contenute che l’ONU ha contribuito a fermare.

Ci sono alcune missioni dei Caschi Blu che hanno funzionato.

Ma resta una sensazione di fondo: che il grosso della pseudo-pace dopo la seconda guerra mondiale fosse generata dall’equilibrio di forze tra USA e URSS più che dalle buone intenzioni dell’ONU.

Di fatto, quando l’impero sovietico cominciò a vacillare, gli Stati Uniti si ritrovarono a essere una forza assoluta priva di antagonisti.

La trasformazione degli USA in “poliziotto del mondo” ed “esportatore di democrazia” nasce in quel momento. E da quel momento il diritto internazionale viene sistematicamente violato.

Di più. Il diritto internazionale viene violato inventando spesso motivazioni inesistenti, in modo da mostrarsi mediaticamente come “i buoni”.

Una carrellata aiuterà la memoria.

1983: invasione di Grenada (USA e piccola coalizione)

1986: bombardamento sulla Libia (USA)

1989-1990: invasione di Panama (USA)

1991: guerra del Golfo (risoluzione ONU, USA capofila della coalizione)

1995: bombardamenti in Bosnia (NATO)

1999: bombardamento di Belgrado (NATO)

2001: invasione dell’Afghanistan (NATO, USA, Regno Unito e coalizione)

2003: invasione dell’Iraq (USA, Regno Unito, Australia, Polonia. Successivamente altri)

2011: guerra di Libia (NATO, alcuni paesi arabi)

2011: guerra di Siria (supporto USA 2011-2017 ai ribelli)

Vari anni: bombardamenti sullo Yemen (supporto USA all’Arabia Saudita)

2025: attacco all’Iran 1 (USA, Israele)

2026: attacco all’Iran 2 (USA, Israele)

A volte come traino di una coalizione ad hoc, a volte come NATO, a volte sotto l’ombrello ONU, a volte come supporto senza partecipazione diretta, di fatto la vita militare USA vive da 40 anni in violazione del diritto internazionale.

 

IL CASO PARTICOLARE DI ISRAELE

C’è poi il caso particolare di Israele.

Israele non ha mai definito i propri confini.

Il 17 luglio 2025 la Knesset ha approvato un testo nel quale compaiono queste frasi.

«Giudea, Samaria e la Valle del Giordano sono parte integrante della Terra d’Israele – la Patria storica, culturale e spirituale del popolo ebraico. [….]. La sovranità in Giudea e Samaria è parte integrante della realizzazione del sionismo e della visione nazionale del popolo ebraico che è tornato alla sua Patria.»

«La Knesset stabilisce che lo Stato di Israele ha il diritto naturale, storico e legale su tutti i territori della Terra d’Israele, patria storica del popolo ebraico. La Knesset invita il governo di Israele ad agire al più presto per estendere la sovranità […] su tutte le aree dei villaggi ebraici in tutte le loro forme in Giudea, Samaria e nella Valle del Giordano.»

Sono le idee che Bezalel Smotrich mise per iscritto nel 2017 quando era vicepresidente della Knesset.

Ora (con Smotrich ministro delle finanze) divengono dichiarazioni ufficiali.

Giudea e Samaria sono la Cisgiordania.

La distruzione di Gaza e l’annessione della Cisgiordania sono la cessazione ufficiale dello Stato palestinese.

Eppure non tutti gli ebrei sono d’accordo. Filippo Levi(3) commenta così.

«Decretando unilateralmente la non percorribilità politica della creazione di uno stato palestinese, Israele ha in sostanza affermato che il proprio diritto all’esistenza ed alla autodeterminazione non va ricercato nel diritto internazionale, nel consenso delle Nazioni Unite ed, in ultima analisi, nel riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli ma nel diritto divino dato al popolo ebraico su quelle terre (diritto peraltro dato ad altri, secondo altre religioni) e soprattutto sulla legge del più forte.»

«Lo stato di Israele non riconosce più sé stesso come esito del sionismo politico, fondato sul diritto all’autodeterminazione dei popoli, sul diritto internazionale, inclusivo di valori etici e democratici; Israele sempre più riconosce sé stesso come esito di un sionismo religioso e messianico fondato sul diritto divino alla terra. Uno stato in cui i diritti sono garantiti solamente agli ebrei ed in cui non c’è spazio per altri, se non nella forma di subalterni.»

L’attuale Knesset cessa quindi di ragionare su diritto internazionale violato o non violato.

Dice semplicemente che per Israele il diritto internazionale non vale.

 

DOVE C’È ABORTO NON CI PUÒ ESSERE PACE

Dopo questa carrellata ci possiamo chiedere:

«Ha senso affermare che esiste un diritto internazionale sulla guerra quando ciò che vediamo è solamente la sua violazione sistematica?»

Forse può aiutarci madre Teresa di Calcutta.

«Il più grande distruttore della pace è l’aborto».

Il diritto naturale è l’unica fonte. Chi nega il diritto naturale entro i propri confini non può generare il diritto internazionale fuori dai confini.

Ricordiamoci della Francia rivoluzionaria o del Piemonte risorgimentale: violatori del diritto naturale all’interno, violatori del diritto internazionale.

Purtroppo oggi esistono troppe ideologie che niente sanno di diritto naturale.

Prendete la triade che combatte oggi in Medio Oriente: Iran, Israele, USA in ordine alfabetico. Islamismo, sionismo, liberismo: tre ideologie che non conoscono il diritto naturale. Senza dimenticare il comunismo, oggi quieto sul fronte bellico.

Temo che dovremo rassegnarci.

Dovremo accontentarci di un diritto internazionale pattizio e accettare il fatto che il mondo politico attuale non ha gli elementi non dico per realizzare, ma nemmeno per concepire un diritto internazionale.

Il diritto internazionale è oggi semplicemente il diritto del più forte.

Almeno la Knesset in Israele ha avuto il pregio della chiarezza.

***

«Senza speranze, quindi?» mi chiede mia moglie dopo aver revisionato l’articolo.

Con la sola speranza in Dio e nella preghiera, affinché lo Spirito Santo parli a chi di dovere.

 

Giovanni Lazzaretti

 

NOTE

[1] Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, n.417

[2] Don Lorenzo Milani, “Lettera ai Giudici”, 18 ottobre 1965.

[3] Filippo Levi, Ha Keillah (La Comunità) organo del gruppo di studi ebraici di Torino.

https://www.hakeillah.com/diritto-internazionale-o-diritto-divino/

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