Perché a Scuola il Consenso Informato contro l’Indottrinamento Gender è il Minimo Necessario.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo testo, pubblicato su Facebook da Giulia Bovassi, che ringraziamo per la cortesia. E che illustra con esempi e vita vissuta, e grande chiarezza perché bisogna opporsi all’indottrinamento gender nelle aule, mascherato da educazione alla sessualità. Buona lettura e condivisione.

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gender scuole

Certo, gli oscurantisti fanno sommessamente notare che il ddl non ha eliminato la possibilità di svolgere progetti dedicati all’educazione (se così si può definire!) alla sessualità e affettività, salvo per bambini dell’asilo e delle elementari.
Dal punto di vista bioetico ne ho parlato largamente, per anni, subendo etichettature spiacevoli e muri, anziché ponti. Qui mi limito a commentare la cronaca – per così dire- locale quale riflesso di situazioni disseminate in tutto il territorio nazionale.
Nel padovano a bambini di prima elementare sono stati sottoposti progetti senza preventiva informazione dei genitori -quindi senza consenso- su materiali, oggetto e profilo dell’esperta interessata. Il risultato? Bambini che uscendo da scuola spiegavano che se ti senti maschio non c’è nulla di male a prendere uno zaino rosa e viceversa, perché ognuno può diventare ciò che percepisce a prescindere da quel che è.
Sempre nel padovano, a ragazzi di prima media sono stati proposti progetti di educazione sessuo-affettiva tenuti da esperti calati dall’alto, con il risultato immediato di genitori scioccati da esternazioni dei propri figli quali, letteralmente: “mamma, ma tu stai sotto o sopra?”. Sarebbe questa, chiedo, “l’emergenza nazionale”? La comunicazione è giunta ai genitori una settimana prima dell’avvio del corso e, a coloro che chiedevano di visionare anticipatamente il materiale (slide, contenuti, bibliografia, video ecc), è stato negato sistematicamente, rinviando al termine del corso.
Sempre nel padovano, in occasione della giornata contro l’omotransfobia, sono state proposte agli studenti delle medie attività tenute da un “esperto” del circolo Arcigay, il quale sui propri profili social si autodefinisce “pans3xual”, “kinky” – con riferimento a pratiche sessuali non convenzionali ed estreme – e “Mr Rubber Italia 2023”, pseudo-titolo del mondo del fetish. Domanda: se due genitori, fuori dal contesto scolastico e per libera scelta, portassero i figli minorenni ad ascoltare personalità che promuovono certe pratiche erotiche, come sarebbero valutati? Allora perché nelle scuole dovrebbe essere “formativo”? In ogni caso ciò non basta perché leggo di genitori inferociti nei confronti del ddl che rispetto a situazioni analoghe hanno commentato “beh non sarà mica andato vestito così a scuola” o, peggio ancora, “ma chi sono io per giudicare?” un cliché allucinatorio che non si interroga sulla differenza tra condannare le persone (mai) e gli atti (doveroso per ogni essere umano dotato di ragione).
Non solo, in aula, al Senato, abbiamo assistito a interventi della sinistra, che informavano sull’inesistente spauracchio del gender, tema a loro dire fantasioso -ignorando, dunque, decenni di filosofia e Gender Studies (nel nostro Paese inseriti pure nei corsi di ecologia, dove “educano” i minori che l’uomo è un male tossico per il Pianeta) e la carriera alias da loro stessi promossa!
Sempre nella nostra città, ad esempio, l’Associazione Il Mandorlo, che ha organizzato la veglia contro l’omotransfobia presieduta dal Vescovo, teorizza addirittura un “Dio queer” credendoci al punto da pensar bene di portarlo alle porte del Duomo. Qui si potrebbe discutere sulla capacità di educare al rispetto e al dialogo da parte di chi offende, con blasfemie e ridendoci su, la sensibilità religiosa altrui, ma tant’è.
Forse la sinistra dovrebbe frequentare i pride e le associazioni annesse, dove questo tema resta centrale. Se davvero l’opposizione non sa di che cosa si tratta, abbiamo una lacuna culturale importante e un problema di coerenza politica poiché difende ciò che ignora; se lo sa -come immagino- allora la gravità si sposta verso il rispetto che un rappresentante delle istituzioni deve verso i suoi elettori, i quali di certo non si aspettano di essere presi in giro.
Tornando a questo fantomatico Istituto padovano, ad esempio, proponeva slide sulla condizione “queer”, asterischi, forme di adozione e/o maternità surrogata, nonché l’omosessualità pratica tra pinguini; altre slide sull’omotransfobia e la transizione di genere. Tutto, ovviamente, senza cenno alcuno circa i danni irreversibili (perché non far entrare i cosiddetti “detransitioner” nelle aule?), denunciati dalla comunità scientifica globale (è legittimo che le scuole propongano modelli diseducativi che inducono a scelte rischiose per la salute e l’incolumità dei minori senza presentare i rischi, oramai ampiamente documentati in letteratura?).
Il risultato della situazione scolastica citata? Genitori scioccati, che si svegliano all’improvviso, grazie al clamore mediatico, e altri che chiedono aiuto. Nessuno o pochi parlano per timore di essere giudicati, esclusi o mettersi in discussione. Altri per tutelare i figli.
Il risultato sui minori? Ipersessualizzazione precoce, la quale, grazie al digitale diviene un fenomeno ancora più invasivo. I ragazzi si dicono imbarazzati e disinteressati a conoscere la sessualità in modo così specifico ed esplicito. Altri sviluppano curiosità nocive, come quella per la pornografia perché lo scopo di questi corsi non è rispettare l’altro, ma praticare quel che si vuole e come lo si vuole prestando attenzione ai pericoli (malattie sessualmente trasmissibili e gravidanza).
Per insegnare il rispetto reciproco nelle relazioni affettive esistono la letteratura, la religione, la filosofia (se solo le università formassero i docenti e gli “esperti” su scritti di grande profondità morale e filosofica come, tanto per citarne uno, “Amore e responsabilità” di Karol Wojtyła), l’arte. L’amore romantico, al contrario di quello edonista e consumista, educa a non trattare l’altro come oggetto di godimento. Abbiamo materiale a sufficienza per parlare di eternità, unicità, stabilità, perdono, genitorialità, corporeità, sponsalità. Tutti concetti, quasi inutile dirlo, oscurantisti e retrogradi, eppure l’assenza di questi elementi è percepita, lamentata, ricercata.
Non è necessario educarli che il proprio sesso biologico è ininfluente, ad esempio. Si dovrebbe, al contrario, ripristinare un discorso sul senso della vergogna e del pudore. Sulla pienezza del dono e della reciprocità.
È oscurantismo questo oppure continuare a mentire sulla natura di certi insegnamenti e, soprattutto, l’inefficacia considerando che da anni entrano nelle scuole eppure non sembra che i fenomeni di violenza, in particolare giovanile, abbiano subito svolte risolutive.
Aggiungo: più volte persone di buona volontà hanno tentato di portare esperti, addirittura bioeticisti (la sottoscritta e altri colleghi), nelle scuole per dare l’opportunità agli studenti di essere intercettati da ciò che la società declassa a oscurantismo. Il rischio che si pongano domande critiche rispetto al pensiero unico è considerato un male pestilenziale da evitare. Non ci è dato accedere negli istituti scolastici sulla base di un pregiudizio ideologico e religioso. Alcuni potrebbero vederci un odio discriminatorio. Quando associazioni o loro rappresentanti riescono, per puro caso, ad entrare nelle scuole offrendo modelli psicologici, affettivi, sessuali, familiari, valoriali diversi scatta immediatamente la caccia mediatica alle streghe.
Detto ciò, il ddl Valditara ha dato uno strumento a genitori totalmente disarmati. Uno strumento che ripristina l’ordine tra primato educativo della famiglia e ruolo della scuola. Questa alleanza non può dirsi tale se la scuola nega trasparenza alla famiglia. Allo stesso modo, spetta ai genitori fare la fatica di prestare attenzione alla crescita dei propri figli con senso di maturità e responsabilità, iniziando a documentarsi scientificamente, ad esempio, anziché restare a lamentarsi degli altri seduti comodi sul divano. Certe proposte entreranno comunque, malgrado il ddl, quindi resta ai genitori il compito di vigilare e informarsi. A quelle famiglie, invece, disperate e presenti, che hanno chiesto aiuto, un supporto concreto è stato dato.
Un estratto dal testo oscurantista di San Giovanni Paolo II, “Amore e responsabilità”:
“Determinnando e raccomandando un modo di trattare le persone, un certo atteggiamento verso di esse, la norma personalistica, in quanto comandamento dell’amore, implica che questi rapporti e questo atteggiamento siano non soltanto onesti ma anche giusti. Perché è giusto ciò che è equamento dovuto all’uomo. Ora è equamente dovuto alla persona d’essere trattata come oggetto d’amore e non come oggetto di utilizzazione. Possiamo dire che la giustizia esige che la persona sia amata e che sarebbe contrario alla giustizia servirsi della persona come di un mezzo. (…) La giustizia si applica alle cose (beni materiali o morali, come la buona fama, per esempio) in considerazione delle persone, quindi concerne queste piuttosto indirettamente, mentre l’amore le concerne direttamente; l’essenza dell’amore comprende l’affermazione del valore della persona in quanto tale”.
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1 commento su “Perché a Scuola il Consenso Informato contro l’Indottrinamento Gender è il Minimo Necessario.”

  1. Insegnano il vizio e giammai l’ amore. Non vi è ” amore ” in chi si culla e vuole trascinare altri ( i bambini poi è orribile ) nel vizio contro natura. È condannato inequivocabilmente e senza scappatoie dalla Scrittura, fatta salva la possibilità di astenersene definitivamente e chiedere umilmente perdono, peraltro merce rarissima. Il ddl Valditara apre la finestra di Overton sull’ argomento. È gravissimo, non c’ è da fidarsi dello stato e delle articolazioni guidate dal demonio.

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