Io, Scultore, ho Trovato Dio nella Pietra della Sagrada Família. Etsuro Sotoo, Avvenire.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, su segnalazione di un lettore fedele del nostro sito, E.S., offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Avvenire, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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«Io, scultore, ho trovato Dio nella pietra della Sagrada Família»

Dal 1978 l’artista giapponese Etsuro Sotoo è al lavoro nel cantiere “sacro” della basilica di Gaudì a Barcellona che è stato il luogo della sua conversione. E’ lui che ha decorato la torre di Gesù Cristo che papa Leone XIV inaugurerà. «L’edificio? Una preghiera che nobilita lo spirito umano»
L’artista giapponese Etsuro Sotoo convertito “dalla” Sagrada Família dove lavora dal 1978 / ALAMY
«La Sagrada Família non è solo un edificio in costruzione: è una preghiera che si eleva, un canto che celebra la grandezza di Dio e la nobiltà dello spirito umano». Etsuro Sotoo riprende fiato. «E so che qui troverò sempre una casa, un motivo per andare avanti, uno scopo che mi riempie il cuore». Da quasi mezzo secolo lo scultore giapponese originario di Kyoto ha fatto del cantiere della basilica nel cuore di Barcellona la sua ragione di vita. Soprattutto perché gliel’ha cambiata. Era il 1978 quando lui, giovane professore d’arte appena arrivato in Spagna dal Giappone, rimase folgorato dalle impalcature che lasciavano intuire il progetto visionario di Antoni Gaudí e lo convinsero a restare nella città catalana per dedicarsi a realizzare il sogno dell’“architetto di Dio” morto nel 1926. «La Sagrada Família è stato l’unico angolo al mondo in cui ho sentito di poter trovare ciò che cercavo – racconta l’artista 73enne ad Avvenire –. E Gaudí era la sola persona che si era posta le mie stesse domande. Con la differenza che lui aveva trovato le risposte prima di me. Quando l’ho capito, mi sono detto che portare avanti la sua opera ne sarebbe valso davvero la pena». Anche perché il “monumento sacro”, che resta ancora un incompiuto, è stato la leva del suo incontro con il Vangelo. E della sua conversione. «Ho sempre sostenuto: “Se vuoi fare una grande opera, devi stare dove sta il maestro. Altrimenti, non puoi vedere ciò che vede lui”. Stare dove si trovava Gaudí significava anche entrare nel mondo della fede». Cosa che Sotoo ha fatto, trovando Dio nella pietra che ha scolpito per la Sagrada Família. «Goethe ripeteva: “Se si comprende veramente la cultura e l’arte, si arriverà a Dio”. La bellezza senza lo spirito non è arte», aggiunge l’artista nipponico.
Più di cinquecento sculture dell’immensa chiesa portano la sua firma e il suo tratto. «Ciò che conta è aver realizzato ognuna di esse con la stessa serietà, la stessa devozione, la stessa dedizione – afferma il capo scultore della basilica –. Nella pietra ho scoperto anche me stesso. Perché, come insegna Gaudí, è stata la stessa Sagrada Família a plasmare Gaudí». C’è la sua mano persino nella torre di Gesù Cristo, la guglia maggiore che con i suoi 172,5 metri di altezza ha trasformato il capolavoro di Gaudí nell’edificio religioso più alto del mondo. La torre, circondata da quelle dei quattro Evangelisti e della Vergine, sarà inaugurata da Leone XIV mercoledì prossimo durante il suo viaggio apostolico in Spagna che lo porterà anche a Barcellona. «Ho progettato gli interni della torre – spiega Sotoo –. La presenza del Papa testimonia il profondo legame fra la Sagrada Família e la Sede Apostolica». Anche a un altro Pontefice lo scultore è legato: Benedetto XVI, il Papa che nel 2010 aveva presieduto il rito di dedicazione della basilica. A Sotoo la Fondazione che porta il nome del Papa tedesco ha conferito il Premio Ratzinger 2024.
Il giorno scelto per l’arrivo di Leone XIV è il 10 giugno, centenario della morte di Gaudí che ha la sua tomba nella cripta della chiesa, di fronte a cui pregherà il Pontefice. «Lo ritengo una figura rivoluzionaria nella storia dell’umanità perché ha unito scienza e spiritualità in modo poderoso. La sua impostazione trascende l’architettura. Rappresenta una maniera di pensare e di vivere che ritengo essenziale per il futuro dell’umanità». C’è chi lo immagina santo: infatti è già in corso il processo di beatificazione. La Sagrada Família è l’apice della sua visione. Iniziata nel 1882 ma non da lui. Il maestro catalano è subentrato l’anno successivo. La facciata della Natività rimane l’unica da lui realizzata. Le quattro porte sono opera di Sotoo. A chi gli chiede come sia possibile completare il capolavoro di Gaudí senza Gaudí, lui risponde: «È un aspetto fondamentale della sua eredità. Nessuno può veramente portare avanti le intuizioni di un genio solo attraverso l’ego o l’imitazione. La sua grandezza sta nell’averci insegnato a guardare oltre ciò che lui stesso ha creato. Rivela la fonte della sua ispirazione affinché le generazioni future possano sviluppare la sua opera». E subito aggiunge: «Io proseguo un lavoro che Gaudí non ha né immaginato né progettato. La sfida è concepire nuovi simboli. E mi piace pensare che la Sagrada Família vada lasciata crescere».
Con il suo stile innovativo, attrae ogni anno cinque milioni di persone, nonostante i lavori sempre in corso. È ancora il tempo delle cattedrali? «Forse oggi – sorride Sotoo – è lo stadio di calcio la cattedrale per eccellenza. Eppure ciò che inquieta di più l’uomo contemporaneo è capire che cosa ne sarà del mondo e di chi lo abita. E il luogo in cui questi interrogativi hanno davvero cittadinanza resta sempre lo spazio del culto e della preghiera». Ma quando la Sagrada Família potrà dirsi finita? «La basilica intende servire ed elevare l’umanità. Il giorno in cui l’umanità raggiungerà la perfezione sarà il giorno in cui la Sagrada Família risulterà completata».
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