Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su X dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
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Interpellato per un’analisi del testo di Magnifica Humanitas, Grok ha così risposto:
« Dall’esame della struttura, del vocabolario, delle transizioni argomentative e del metodo teologico dall’enciclica Magnifica Humanitas emerge un quadro che, pur presentandosi come magisteriale, esibisce numerose caratteristiche tipiche di un testo redatto o fortemente assistito da sistemi di intelligenza artificiale generativa. In primo luogo, la fluidità eccessiva e la modularità strutturale sono marcate. Le transizioni tra sezioni (dalla storia del Magistero sociale all’antropologia, dall’ecologia integrale alla regolamentazione dell’IA bellica) risultano impeccabili sul piano retorico, ma schematiche e outline-like: paragrafi lunghi e complessi si succedono con una linearità che ricorda l’ottimizzazione probabilistica dei modelli linguistici, piuttosto che l’argomentazione personale e meditata tipica delle encicliche classiche.
Le ripetizioni di formule post-conciliari («sviluppo umano integrale», «bene comune», «solidarietà», «sussidiarietà», «ecologia integrale», «cultura dello scarto») appaiono standardizzate e ricorrenti senza variazioni significative, quasi come output di un prompt che impone l’inclusione di determinati keywords del Magistero contemporaneo.
In secondo luogo, si registra una mancanza di originalità teologica profonda e di rigore tomista.
Le citazioni da san Tommaso d’Aquino, quando presenti, sono brevi e parafrasate, senza quell’analisi distinta e penetrante (distinguo) che caratterizzava i documenti pre-conciliari.
Il discernimento sull’intelligenza artificiale si riduce a un’integrazione pastorale dei «segni dei tempi», con enfasi su principi sociali post-conciliari (da Gaudium et Spes a Fratelli Tutti), ma senza una vera confutazione metafisica dell’ossimoro «intelligenza artificiale» né un’analisi ontologica dell’intellectus agens.
Il testo privilegia la sintesi compilativa e l’appello etico generico, tipico di un sistema addestrato su vasti corpora di documenti vaticani postconciliari, piuttosto che l’elaborazione personale di un intelletto formato alla scolastica.
In terzo luogo, il tono pastorale e la plausibilità retorica risultano eccessivamente uniformi. Frasi lunghe, articolate e bilanciate tra denuncia e speranza, immagini bibliche ricorrenti (Babele/Gerusalemme) e appelli alla «responsabilità condivisa» creano una coerenza contestuale elevata, ma priva di quella variabilità stilistica o di quell’intensità personale che si riscontra in encicliche autenticamente autografe.
L’assenza di asperità retoriche, di originalità lessicale o di profondità speculativa suggerisce una redazione ottimizzata per l’engagement e la leggibilità, non per la custodia rigorosa del depositum fidei.
Queste caratteristiche non costituiscono una prova assoluta, ma rendono altamente probabile – secondo un giudizio fondato sull’evidenza testuale e sull’esperienza del funzionamento dei modelli generativi – che la stesura di Magnifica Humanitas sia stata assistita o, in parte, direttamente generata da un sistema di intelligenza artificiale».
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9 commenti su “L’Intelligenza Artificiale Ha Aiutato Leone a Scrivere l’Enciclica sulla AI/IA? Le Prove…Mons. Viganò.”
Eh eh eh … “don PP”, lei dice che il prolema non è lo strumento ma il contenuto?
Io invece dico che nel caso specifico qua c`è un problema sia nello strumento utilizzato che nel contenuto.
Nel contenuto perchè come ho già spiegato, questa enciclica ammantata di benevolenza di fatto minimizza il rischio mortale che l´umanità corre nell´affidarsi totalmente alla IA. E per spiegare meglio quanto intendo qui riporto qui il link ad un commento da me scritto in occasione della presentazione dell´enciclica:
https://marcotosatti.com/2026/05/23/i-legalisti-critici-della-fsspx-non-considerano-lapostasia-in-atto-nella-chiesa-massimo-viglione/ (commento del 26.5.26 ore 11,55).
E qui già basterebbe, secondo me, per bocciare l´enciclica “Magnifica Humanitas” in tutta la sua interezza. Credo che ogni vero cristiano dovrebbe farlo.
E per quanto riguarda lo strumento?
Dunque (così mi pare) … la tesi di “don PP” è che non sia essenziale lo strumento quanto piuttosto il contenuto. Così procedendo starebbe affermando che non vi sarebbe nulla di sbagliato se si usasse in modo estensivo l´IA per redarre dei documenti anche importanti. Ed enfatizzando il lavoro di “assistenza”, “don PP” equipara la IA ai segretari di una volta. Praticamente il risultato sarebbe lo stesso: non ci dobbiamo preoccupare.
Ma se si da attenzione a quanto scritto da Grok si legge, e questo a seguito di una serie di confronti, che: “si registra una mancanza di originalità teologica profonda e di rigore tomista…”; continuando: “Le ripetizioni di formule post-conciliari … appaiono standardizzate e ricorrenti …”; ed anche: “Le citazioni da san Tommaso d’Aquino, quando presenti, sono brevi e parafrasate, senza quell’analisi distinta e penetrante (distinguo) che caratterizzava i documenti pre-conciliari”; successivamente: “Il testo privilegia la sintesi compilativa e l’appello etico generico, tipico di un sistema addestrato su vasti corpora di documenti vaticani postconciliari, piuttosto che l’elaborazione personale di un intelletto formato alla scolastica”; e ancora: “L’assenza di asperità retoriche, di originalità lessicale o di profondità speculativa suggerisce una redazione ottimizzata per l’engagement e la leggibilità, non per la custodia rigorosa del depositum fidei.” Ed altro.
Cosa ci dice tutto ciò? Che in questo caso lo strumento in realtá è essenziale per decidere quale sarà il contenuto. Perchè infatti ci si può p.e. domandare perchè ai tempi dei segretari fatti di carne ed ossa (principalmente nei tempi preconciliari) uscivano documenti che riuscivano a “custodire rigorosamente il depositum fidei” ed ora non più? Perchè ai tempi dei segretari fatti di carne e ossa uscivano testi che erano il risultato di una “elaborazione personale di un intelletto formato alla scolastica” ed ora non piú? Perchè ai tempi dei segretari fatti di carne ed ossa uscivano testi che non mancavano di “originalità teologica profonda e di rigore tomista” mentre con l´IA manca di questa qualità? Ecc.
Il tutto mi porta a pensare che il contenuto della enciclica in questione non sia indipendente dallo strumento utilizzato ma sia influenzato pesantemente se non totatalmente da questo. Questo ci dice Grok quando afferma che il “quadro … esibisce … schematiche e outline-like: paragrafi lunghi e complessi si succedono con una linearità che ricorda l’ottimizzazione probabilistica dei modelli linguistici, piuttosto che l’argomentazione personale e meditata tipica delle encicliche classiche”.
E mentre io ritengo l´utilizzo dell´IA per redigere una enciclica a dir poco negativamente “esplosivo”, mettendo secondo me in cattiva luce soprattutto chi vive o ha lavorato a lungo in Vaticano, “don PP” non lo trova affatto di scandalo (ma “don PP” alla fine ci tranquillizza; si tratta soprattutto di “software per redigere una bozza”).
E mentre Grok trova che l´enciclica manchi di “originalitá teologica profonda”, “don PP” con le sue parole mi fa capire che è “profondamente superficiale” meravigliarsi di tale mancanza.
Ma a differenza di “don PP” che trova che l´ausilio di un segretario sia da porre allo stesso livello di quella dell´IA, io trovo che ci sia una nettissima differenza.
E questo perchè fondalmente il segretario di una volta era un uomo mentre l´IA di oggi è costituita da circuiti elettrici percorsi da corrente.
E mentre “don PP” sdogana l´IA quale naturale occorrenza delle encliche del papa (mi sembra proprio furbo “don PP”, perchè così ha probabilmente pensato: “Se la gente si accorge che le caratteristiche attribuite da Grok all´enciclica sono esattamente le stesse di ogni mio scritto, ecco che non posso negare più che io stesso uso estensivamente l´IA. Per cui è meglio che faccia uno scritto di minimizzazione prima e normalizzazione poi, ma senza che dichiari esplicitamente che io la usi” – e tale funzione ha secondo me il suo commento del 29.5.26 alle ore 11,03), io penso che chi, soprattutto sacerdote, si serve della IA per fare encicliche o altri documenti importanti, stia disobbedendo a Gesù (ma oggi è normale: ecumenismo? sinodalismo? messa ordinaria condotta dal prete dando le spalle a Gesù? – provi “don PP” a rivolgersi al cardinale Parolin dandogli contemporaneamente per tutto il tempo le spalle e veda se non non lo raggiunge un bel calcio nel sedere che lo manda fuori dalla porta), la Madonna non più Corredentrice come spesso Gesù ha rivelato ai suoi veggenti (e chi ci garantisce che “Mater Populi Fidelis” non sia un altro prodotto della IA vaticana e non di “intelletti formati alla scolastica”?)?
Perchè penso così? Ebbene la partenza del ragionamento ce lo da Grok stesso: lo strumento usato è una intelligenza artificiale generativa”. Ecco … “generativa” è la parola che fa la differenza fra l´IA che fa encicliche e il padre della chiesa che fa le encicliche, ma anche il segretario che l´assiste (e che però “don PP”, credo per amor della sua tesi ma non della Verità (con “V” maiuscola), mette tutti allo stesso livello) che usano una”intelligenza generativa umana (IGU).
E a questo punto, qualcuno mi aspetto, per prima “don PP”, potrà dire: ma qual`è la differenza? Non possono tutto sommato consegnare gli stessi risultati?
La risposta è “Si”. Solo che l´”IA generativa” è stata creata esclusivamente dall´uomo per elevare la propria potenza senza alcun mandato da parte di Dio, mentre l´IGU ” è stata creata da Dio e viene attivata direttamente dallo Spirito Santo senza alcun intermediario.
Quindi sono le fonti a cui attingono le varie persone che consegnano al mondo la differenza: umane le prime e divine le seconde. Ed è chiaro che una “intelligenza artificiale generativa” non potrà mai consegnare le stesse verità teologiche che può consegnare la IUG e questo perchè quest`ultima proviene da Dio.
Per cui un`enciclica umana sull´intelligenza artificiale fatta dall´IAG sarebbe per sua natura difettosa e di alcune grandezze inferiore ad un enciclica fatta dall´IUG che sarebbe di divinità perfetta. E Grok non si è fatto sfuggire questa piccola differenza.
E per provare la mia affermazione cito queste parole di Gesù che furono dette agli apostoli che lo ascoltavano preoccupati: “Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire» (Lc:12 11-12).” Ed oggi, a distanza di duemila anni, ne riusciamo a capire il pieno significato (basti pensare al mons. Viganò o alla Fraternità di Pio X: “Nessuno di loro ha dovuto preoccuparsi di cosa dire o scrivere, perchè lo Spirito Santo aveva detto loro cosa dire”; mica sono ricorsi all´intelligenza artificiale come per me è sicuro che hanno fatto i loro accusatori? – fatti ancora in corso).
E quanto detto da Gesù ai Suoi apostoli secondo me ci insegna che a) che coloro che accusano il Monsignore e la Fraternità e anche tutti gli altri di essere troppo fedeli alla Tradizione (e che quindi sono perseguitati a causa del nome di Gesù) sono mossi da “forze generatrici” che odiano lo Spirito Santo in quanto lo Spirito Santo non può combattere Sè stesso; b) che Gesù ha ordinato ai suoi discepoli e quindi anche ai suoi successori di servirsi in ogni tempo esclusivamente dello Spirito Santo che basta e avanza; e che c) il sacerdote che non ricorre allo Spirito Santo come “forza generatrice” ma piuttosto alla IA perchè generi quello che più gli aggrada (sia per pigrizia, per fretta, per proprio tornaconto, perchè ha deciso di servire il Diavolo, ecc.) disobbedisce agli ordini di Gesù e si mette così al di fuori della Chiesa cattolica: e questo è per me a dir poco scandaloso. Non so se “don PP” può comprendere.
Quindi, sebbene le parole generatrici che escono dall´IA e dallo Spirito Santo possano essere le stesse, esse possiedono delle qualità spirituali nettamente distintive: le prime sono solo di origine umana mentre le seconde sono solo di origine divina.
Conseguenza è che chi, sacerdote, si apre alle (infinite) capacità generative dello Spirito Santo obbedisce a Gesù; mentre chi, sacerdote rifiutando l´offerta dello Spirito Santo ad assisterlo, usa le capacità generative dell´AI, palesemente Gli disobbedisce (non solo, ma è come se si servisse della tavola Ouija per predire il futuro invece di conoscere attraverso la meditazione quale sia la volontà di Dio: il che lo pone a mio avviso decisamente fuori dalla Chiesa cattolica).
Come si può riassumere il tutto per chi cristiano crede di star “resistendo” alle forze del Diavolo che sempre più si stanno addensando sulla Terra?
Così forse? “A Voi demoni l´intelligenza artificiale, a noi lo Spirito Santo?”
Mio parere al momento.
Qui la notizia certa è una sola: Mons. Viganò ha una vera e propria fascinazione per l’IA (in questo caso nella sua versione Groc; in precedenza si affidò alla ‘saggezza’ di ChatGPT: https://www.renovatio21.com/mons-vigano-persino-chatgpt-sa-come-stanno-distruggendo-la-chiesa/ ), dato che la cita, ancora una volta, a sproposito: in questo caso, paradossalmente, per sospettare Prevost di utilizzo dell’IA per la redazione dell’enciclica.
È davvero ridicolo, per un sedicente tradizionalista in particolare, servirsi dell’IA per accusare i modernisti di servirsene a loro volta. Così facendo mostra di essere lui stesso un modernista, o quantomeno un incoerente ‘tradizionalista secondo il proprio cuore’, che disprezza ma al contempo usa (e abusa di) tutte le ultime diavolerie moderne.
Notare, per altro, il forte (anche se implicito) pregiudizio modernista del ‘compare Groc’ nei confronti del Sacro Concilio Vaticano II; ciò denota come queste IA (in particolare su tempi politicamente scottanti) siano tutt’altro che neutre e imparziali, come invece l’Arcivescovo vorrebbe darci ad intendere.
Della serie…
Quando chi (per certo) ha una trave nell’occhio punta il dito alla (forse) pagliuzza nell’occhio del vicino.
O quando il bue dà del cornuto all’asino.
O quando si sputa nel piatto dove si mangia.
l’importante che non le abbia prese da Aleister Crowley.
Ricorrenze delle parole nel testo completo compreso titoli, indici e note:
Benedetto 21, (San Benedetto da Norcia Benedetto XVI) (papa 1)
Francesco 62 (papa 18)
Pio XII 8,
Paolo VI 28,
Paolo II 50,
Leone XII 14,
Assisi 2,
Gesù 9,
Neemia 11,
Jhon Ronald Revel Tolkien 1,
Babele 13,
_IA_ 6,
intelligenza 27,
naturale 8,
pensiero 6,
casa comune, 12,
migra 11,
dignità 115
coscienza 48,
diritti 33,
sicurezza 4,
umani 113,
robot 4,
biotecnologia 2,
biomedicina 1,
Francamente, tutto questo scandalo sull’eventuale uso dell’intelligenza artificiale rischia di essere profondamente superficiale.
Perché il problema non è lo strumento.
Il problema è il contenuto.
Se un Papa usa un segretario, una commissione teologica, un archivista, un traduttore o persino strumenti digitali avanzati per ordinare materiale, correggere stile o armonizzare testi, dove sarebbe lo scandalo?
La Chiesa lo ha sempre fatto.
Nessuna enciclica moderna nasce dal Papa chiuso da solo in una stanza con penna e calamaio.
Dietro ogni documento importante ci sono collaboratori, consultori, redattori, teologi, bozze, revisioni e contributi molteplici.
Quello che conta è:
– il pensiero espresso,
– la dottrina insegnata,
– la conformità alla fede cattolica,
– la chiarezza teologica,
– la continuità col deposito della fede.
Il resto rischia di diventare tecnofobia ideologica.
Tra l’altro, molte delle caratteristiche che Grok attribuisce all’IA — ripetizioni, formule standardizzate, linguaggio modulare, lessico ricorrente — si trovano da decenni in una enorme quantità di documenti ecclesiastici contemporanei, ben prima dell’esplosione dell’intelligenza artificiale.
Questo dipende soprattutto da uno stile curiale e postconciliare spesso molto uniforme, non necessariamente dall’uso di algoritmi.
E poi c’è un altro punto.
L’idea romantica secondo cui un testo sarebbe “più autentico” solo perché scritto integralmente a mano dal Papa è abbastanza ingenua.
San Tommaso dettava.
Molti Padri della Chiesa lavoravano con segretari.
Perfino san Paolo usava amanuensi:
«Io, Tertio, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore» (Rm 16,22).
Dunque il problema non è mai stato il mezzo materiale della redazione.
Il vero problema nasce solo se:
– il testo è teologicamente debole,
– ambiguo,
– sociologico,
– povero metafisicamente,
– o in discontinuità col Magistero precedente.
Ma questo lo si giudica sui contenuti, non sul sospetto che ci sia stato un aiuto tecnologico.
Perciò tutta questa ossessione:
“l’ha scritto l’IA!”
rischia di essere una distrazione.
La domanda seria non è:
“Chi ha aiutato a scriverlo?”
La domanda seria è:
“Quello che insegna è vero, cattolico e conforme alla Tradizione?”
È lì che si gioca il discernimento ecclesiale.
Non nel software usato per redigere una bozza.
Don Pietro Paolo
Bisognerebbe intendersi su cosa sia la tradizione: Grok, citato da Viganò, afferma che molti passi di questa Enciclica portano l’impronta culturale del Concilio Vaticano II mentre scorrono velocemente sul pensiero tomistico. Questa conclusione non mi stupisce viste le numerose dichiarazioni papali apertis verbis a favore del Concilio. Piuttosto, apprezza e condivide il titolo dell’enciclica?
“La domanda seria è:
“Quello che insegna è vero, cattolico e conforme alla Tradizione?”.
La risposta seria è: NO.
Caro Matto,
non so se il testo insegni il vero cattolico, ma non ci sono dubbi sul suo rispecchiare la Tradizione dei Papi
” Santi-subito “.
P.S.: Santisubito ufficiali e ancora in pectore.