La Mistica Eloquenza dello Sguardo e del Bacio. Il Matto.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla potenza delle espressioni non verbali, paragonate alla parola…Buona lettura e condivisione.

§§§

 

LA MISTICA ELOQUENZA DELLO SGUARDO E DEL BACIO

 

Esordisco con una “quaterna”.

Virginia Woolf: «Dicendole, non si rovinano forse le cose?».

Haruki Murakami: «Non è che il significato non può essere spiegato. Ma ci sono alcuni significati che si perdono per sempre nel momento in cui sono spiegati a parole».

Fausto Gianfranceschi: «Non si sconsacrano le chiese, si sconsacrano anche le parole. Si pensi alla parola erotico: dal mito al cicaleccio idiota».

 

Georges Ivanovic Gurdjieff: «Non c’è una parola disponibile per le cose superiori. Le parole servono solo dove non c’è comprensione».

 

Può bastare per evidenziare il potere guastatore delle parole e, nel contempo, la loro insufficienza a/per comprendere «le cose superiori». Di più, le parole hanno perduto la possibilità evocativa della Trascendenza per scadere nel mera funzione espositivo-informativa, avulsa dal mistico ardore della Luce: esse dicono senza illuminare e riscaldare, si fermano a se stesse e ai sillogismi dottrinari in cui sono incastrate, e con la loro fredda opacità non possono che generare il grigiore nauseante del conflitto, particolarmente abominevole se d’impronta religiosa. Sferzante il sufi Hakim Sanai:

 

«Questi stolti eruditi, questi ladri e borsaioli: / usano ciò che hanno imparato per brigantaggio!!! / Ascoltatemi, signori del linguaggio: / è meglio colmare il vostro cuore di luce / piuttosto che di centomila parole; / quando tacete, siete l’eloquenza stessa; / quando aprite bocca, farfugliate sol bugie».

 

Dice «colmare il cuore di luce», non la testa di parole. Poi il fendente ossimorico: «quando tacete, siete l’eloquenza stessa». E se non bastasse, la puntata alla gola: «quando aprite bocca, farfugliate sol bugie». Del resto l’etimo di “parola” è chiaro: «dal latino parabola ‘similitudine’, parabolè in greco, che è dal verbo parabàllo ‘confronto, metto a lato’; astrazione simbolica, nasce accanto all’oggetto o all’azione che rappresenta. Nella realtà esterna, di per sé, è un suono, al massimo è un carattere tracciato su un supporto» (unaparolaalgiorno.it).

 

Dunque, il parlare è mentire: «farfugliate sol bugie». E lo scrivere anche. Quindi anche il presente articolo è farfugliamento menzognero, con un piccolo grande pregio: l’estensore ne è consapevole e … mente sapendo di mentire. E a chi domandasse: “ma allora perché scrivi?”, risponderebbe: “la domanda non è pertinente perché è anch’essa è fatta di parole e perciò è un farfugliamento, ed il farfugliare non può chiedere spiegazioni al farfugliare. Chi domanda non sa e chi risponde non sa. C’è un Oltre ogni domanda  e ogni risposta. L’Oltre è l’Assoluto. È la Parola. Domande e risposte ristagnano nel relativo, in un vortice farfugliante e caotico.

 

* * * * * * *

In principio è la Parola, con la maiuscola e al singolare. La Parola è il principio, l’archè, una singolarità, non una pluralità; un’unità, non un numero e tanto meno una cifra; una qualità, non una quantità; un silenzio, non una sonorità; una negazione, non un’affermazione; una pagina bianca, non annerita da parole; un assoluto, non un relativo.

 

Più precisamente, la pluralità, il numero e la cifra, la quantità, la sonorità, l’affermazione, le parole vergate e il relativo postulano la singolarità, l’unità, la qualità, il silenzio, la negazione, la pagina bianca, l’assoluto: è il momento eterno del pre-parto creativo, arcaico utero in cui tutto è contenuto ma  inespresso, è la “scintilla” di cui dice Maestro Eckhart:

 

«Ho detto di recente in qualche luogo: quando Dio fece tutte le creature, aveva prima generato qualcosa di increato, che portava in sé le immagini originarie di tutte le creature – e questa è la scintilla, come dissi nel convento dei Santi Maccabei, se vi ricordate. Questa piccola scintilla è così affine a Dio, che è un uno unico, senza distinzioni, che porta in sé le immagini originarie di tutte le creature, immagini senza immagine e al di sopra dell’immagine».

Ciò è davvero comprensibile soltanto per illuminazione, cioè per «la Luce degli uomini» che è un caldo splendore, non un vocabolo: «VOX voce e BULUM mezzo, strumento» (etimo.it), e tantomeno una serie di vocaboli, e ancor meno pagine  piene di vocaboli, libri saturi di vocaboli, biblioteche zeppe di vocaboli, conferenze ed omelie straripanti di vocaboli, insomma di indici menzogneri dell’Indicato, cioè della Parola, che può essere conosciuta soltanto per assimilazione ad Essa ad opera di Essa. Nel travalicamento delle parole. Più si moltiplicano le parole e più la Parola si occulta dietro le complicazioni create dal linguaggio, o, meglio, dai linguaggi. Molteplici linguaggi composti da miriadi di parole: miriadi di moggi sopra la lampada.

 

José Saramago: «Le parole sono il diavolo, noi lì a credere di lasciarci uscire dalla bocca solo quelle che ci convengono e, tutt’a un tratto, ce n’è una che s’intrufola, non abbiamo visto da dove sia spuntata, nessuno l’aveva chiamata, e, a causa di quella parola, che non di rado avremo poi difficoltà a ricordare, la rotta della conversazione cambia bruscamente quadrante, ci mettiamo ad affermare ciò che prima negavamo, o viceversa».

 

Simone Weil: « La civiltà attuale nasconde dietro un apparente splendore uno stato di vero e proprio decadimento intellettuale».

 

Fuori di Sé – un fuori distinto ma non separato da Essa – la Parola una,  non articolata e quindi integra, si dis-integra per intervento umano  articolandosi nella molteplicità delle parole. La Parola è universale cioè una-che-verte alla molteplicità dei particolari, che a loro volta non possono non vertere a Essa (verso-una). Così ogni linguaggio è una composizione in parole ognuna delle quali è un particolare che manifesta la Parola e nel contempo la nasconde: “albero” è una manifestazione particolare della Parola e insieme un suo occultamento. Tutte le parole manifestano la Parola. Tutti i particolari manifestano l’universale, ma al tempo stesso lo occultano. O anche: attraverso molti vetri colorati filtra la Luce che è bianca, sicché quella che filtra è sì la Luce ma mediata, quindi falsificata dai vari colori.

La Parola è TRA pensiero e pensiero e TRA una parola e l’altra del linguaggio, e questo TRA è SILENZIO. Senza la Parola Silente nessun pensiero, nessuna parola e nessun linguaggio potrebbero darsi. È dalla Parola che promanano le parole. La Parola è  la Fonte, è il Prima delle parole. la Verità “viaggia” silenziosa TRA i pensieri e le parole che non la possono conoscere ma soltanto pensarne e dirne con irriducibile approssimazione, dunque mentendo. Non per nulla Ezra Pound nota:

«Pensiamo perché non sappiamo».

Pensiamo, cioè oggettiviamo approssimativamente ciò che non sappiamo – ciò che non siamo – e quindi utilizziamo le parole che, anch’esse, rimandano all’oggetto pensato, mentre il loro vero senso è nel TRA che permette loro, come al pensiero, di concatenarsi. Soltanto dal Silenzio possono attivarsi la vibrazione dei pensieri e la sonorità delle parole.

Il Santissimo Sacramento non parla. La Parola non parla! La Parola non ha scritto alcunchè. L’adorazione – ad oris, bocca! – è muta! Ad un certo punto gli amanti non han più necessità di parlare, si guardano e si baciano! L’adorazione è uno sguardo ed un bacio tra l’amante e l’Amato, uno sguardo e un bacio che l’amante riceve dall’Amato rimanendone inebriato.

Gialal al Din Rumi: «Inebriami, e fammi scomparire dentro di Te».

L’Amor Sublime non lo si fa parlando ma guardandosi e baciandosi, appunto adorando. Nell’adorazione gli sguardi s’incontrano e le bocche si baciano. L’Io e il Tu si perdono l’uno nell’altro, mistica sintesi che mai le parole possono rendere. Si parla “di” qualcosa, mendacemente, perciò il parlare non è la qualcosa. Invece l’adorazione si nutre dell’inesauribile muta meraviglia dell’unione.

Thomas Carlyle: «La meraviglia è la base dell’adorazione».

 

Gialal al Din Rumi: «Felice il momento quando sediamo io e te nel palazzo, due figure, due forme, ma un’anima sola, tu e io».

 

Raimondo Lullo: «Cantava l’usignolo nel giardino dell’Amato. Venne dunque l’amante dicendo: “se non possiamo capirci con il linguaggio, lo faremo per amore. Il cuore del tuo canto dipinge agli occhi la figura del mio amato».

Origene – Cant. 1, 2: «A te Padre del mio sposo, rivolgo la preghiera: ti scongiuro perché finalmente avendo compassionato il mio amore, tu lo mandi a me, sì che Egli non mi parli più per mezzo dei suoi servi, ma venga proprio lui e mi baci con i baci della sua bocca, cioè infonda nella mia bocca le parole della sua bocca e io lo ascolti parlare e lo veda insegnare».

 

Dunque l’Amore non ha intermediari, i quali possono essere utili propedeuticamente ma infine hanno da farsi da parte per non finire nell’inculcare la propria visione di “come stanno le cose”. Nel finale della citazione di Origene c’è un riferimento preciso al recupero della parlare evocante la Trascendenza poiché illuminato-riscaldato dalle parole di luce che escono dalla bocca dell’Amato. Parole di luce, si noti, e non debordanti argomentazioni concettuali organizzate, che tra l’altro non posssono che rimandare al Principio senza poterlo raggiungere.

Le parole da sole non possono bastare. Esistono forme di conoscenza che si possono ricevere solo partecipandovi e non semplicemente ascoltandole e credendole. Partecipare: prendere parte dimenticando la parte propria. Rapimento nell’atto mortale d’Amore. Trasmutazione mortificante e vivificante dell’Io. Morte del chicco di grano – oscurità nell’oscurità –  per la nascita della spiga d’oro: «la luce splende nelle tenebre».

 

«In silenzio gli epopti * contemplavano ed onoravano un solo chicco di grano in un ostensorio: quel chicco che era destinato a morire fecondando il seno della terra, inteso come ventre della Dea Madre. Eschilo cantava di quel seme e di quella Terra (Coefore, 127): “La terra che da sola partorisce tutti gli esseri, li nutre e ne riceve poi nuovamente il germe fecondo.» (giovannipelosini.com).

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* dal greco epòptes, composto da epi ‘sopra’ e optomai ‘vedo’. L’epoptia, o contemplazione, riguardava il culto di Demetra, divinità della terra e dell’agricoltura, il cui santuario principale era situato ad Eleusi. La spiga di grano era anche emblema di Osiride, era il simbolo della sua morte e resurrezione. Quando san Giovanni annuncia la glorificazione di Gesù attraverso la morte, ricorre anch’egli al simbolo del chicco di grano. Infatti, in Giovanni Gesù afferma: «È venuta l’ora che il Figlio dell’Uomo sia glorificato. In verità, in verità vi dico, se il chicco di grano, caduto nella terra, non muore, rimane solo, se invece muore porta molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la serberà a vita eterna». Lo stesso in Paolo rivolto all’uomo: «Quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio».

 

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Giovanni della Croce: «Felice morte, felice sepoltura / di quell’amante assorto nell’Amore / che più non vede né Grazia, né Natura / ma il solo abisso in cui oramai è caduto».

 

Concludo con quattro versi di mia composizione, affiorati d’improvviso alla mia mente durante una lunga pausa di silenzio.

 

Oh, Abisso senza fondo dell’Amor Sublime! / Che stupefatto vive felice della sua insoddisfazione! / Giacchè se soddisfatto subito s’annienterebbe! / Oh, mistica eloquenza dello sguardo e del bacio!

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44 commenti su “La Mistica Eloquenza dello Sguardo e del Bacio. Il Matto.”

  1. giorgio rapanelli

    Ho notato (non riesco a leggere tutto ciò che pubblica Stilum Curiae) che un paio di articoli in sequenza hanno scatenato un acceso dibattito. Di cui, nella mia ignoranza delle Scritture e di tutti i documenti che la Chiesa ha scritto, proprio non so nulla. Io provengo da altri lidi, altre tecnologie che poi creano un “effetto”. Non sto a dire quali vantaggi psicofisici ho avuto da Scientology, perchè, se li dicessi, altri scientolgist farebbero quei procedimenti senza ottenere i vantaggi che ho avuto… Posso dire che dando un procedimento di Dianetics, (Scientology venne dopo) una donna a cui davo il procedimento ripercorse un tentato aborto di cui nulla sapeva, ma che le avevano lasciato dei problemi psicofisici. La donna rivide il tentato aborto, un mese e mezzo dopo il concepimento, soffrendo per quell'”enorme ferro da calza” che le attraversava il corpo e la colpiva laddove sarebbe diventato udito e corde vocali. All’epoca si era esteriorizzata e vedeva la mammana tedesca, sudata e col seno scoperto, che stava armeggiando con il ferro da calza… Sapevo che volevano ucciderla e gridava “mamma, aiuto, non farmi uccidere”. Io, da buon ateo materialista, che dicevo che anche i lombrichi si ritiravano quando li toccavi, per cui i filmati che facevano vedere il feto che cercava di sfuggire alla morte era come un lombrico… Solo che io ho avuto il “sonoro”. Quindi, ho solo detto “cosa ho fatto fino ad oggi?”. E in cinque secondi sono diventato da abortista un antiabortista. Ed ero un non credente. Tutta la mia evoluzione da materialista non credente a credente è avvenuta “per caso”. Nulla da dire e da fare con i cattolici. Alla fine, le tecnologie che avevo conosciuto, mi hanno portato automaticamente nella Chiesa cattolica. I cui Sacramenti, fede, speranza e carità a parte, usano tecniche che intervengono sui chakra e nei vari piani invisibili, formati da materiali invisibili, dai più grossolani ai più puliti. Andarci è solo una questione di “tecnica”.
    A questo punto mi piace aggiungere una cosa che può non piacere… Esistono individui – di tutte le religioni – che pure a distanza ti fanno la radiografia psicofisica, e ti dicono pure quando morirai. Certo, il Padre Pio era uno dei 6 che riuscivano a “bilocarsi”. Adesso sarebbero rimasti in 5.. Non so il motivo, ma sempre attiravo, e venivo attirato da chi poteva aiutarmi a superare determinati ostacoli. .Nelle conferenze della Società Teosofica c’erano conferenzieri bravissimi, che gli incolti consideravano dei geni, ma che chiaroveggenti e alchimisti chiaroveggenti li definivano solo eruditi, ma con “aure” scadenti e pieni di umani e bassi problemi. Di costoro è piena la Chiesa. Spero che su Stilum CVuriae si cominci a dare spazio a chi ci dice onestamente come devo essere “dati” i Sacramenti. perchè funzionino. Altrimentii siamo alle chiacchiere che ci stanno portando nel baratro.

  2. giorgio rapanelli

    Questo è un secondo articolo di Stilum Curiae che sembrerebbe contenere una provocazione per scatenare un dibattito di cui ho capito ben poco. Me ne scuso… E adesso provoco pure io: se non conoscete cosa è il “karma”, cosa sono i “chakra” e le funzioni dei vari “corpi invisibili” dell’uomo non potete capire perché i Sacramenti, nelle loro parte visibile, dimostrano cosa sia il karma, e l’utilizzo dei chakra e delle funzioni dei corpi invisibili dell’uomo. E soprattutto perché il Cristo, nell’ultima Cena, ci ha dato un Sacramento in cui si rende partecipe con il suo Corpo vero e versa il suo Sangue vero per “MOLTI” e non per “TUTTI”, come oggi viene invece annunciato.
    Ciò che diceva il Cristo nei tre anni del suo apostolato doveva essere facilmente comprensibile al popolo analfabeta dell’epoca, poi del popolo analfabeta del Medioevo, e pure per gli “analfabeti” nelle cose dello Spirito di oggi. Solo che gli acculturati di oggi cercano di cercare cosa c’è dietro le parole, utilizzando ciò che è registrato nella propria mente. Anzi, sta da sempre avvenendo di peggio, a cominciare dal vangelo di Filippo, che viene esaltato, dove il Cristo aveva per moglie, o per amante, la famosa Maria Maddalena. Che poi ce la siamo divisi tra i Francesi e tra gli abitanti della Valnerina, dove addirittura c’è un rudere che viene indicato come una specie di convento della stessa, dove poi sarebbe morta.
    Quindi avremmo un Cristo, che non solo mangiava, beveva, dormiva, soffriva, ma che amava come ogni odierno peccatore. E’ venuto fuori che perfino il famoso Francesco di Assisi aveva comportamenti umani sessuali con la Santa di Assisi, Chiara. E poiché si vogliono vere giustificazioni alla propria condotta lussuriosa, si tentano oggi scismi, come li fece Martin Lutero ed Enrico VIII. E si cancellano parte delle Sacre Scritture, come è avvenuto con una Mini Bibbia, stupendamente illustrata, con l’imprimatur del Cardinale Martini, dove è stata eliminata la parte finale della Trasfigurazione del Vangelo secondo Matteo (10-13), in cui Gesù fa capire che Giovanni Battista era l’Elia che doveva venire per annunciare che Egli era il Figlio di Dio prediletto.. Annoto che ormai il miracolo non esiste più, come non esistono più il Mistero e quelle Potenze che hanno portato a spasso la Santa Casa di Loreto, in tre luoghi diversi. per fermarsi al quarto, ove è oggi.
    Sapete perché la gente abbandona la Chiesa’ Con i bambini della Prima Comunione che subito dopo non vanno più in Chiesa, alla Messa e alla Comunione? Non c’è il grande lavoro nell’intero pianeta di Lucifero e di Arimane e dei loro accoliti della Finanza, della Politica e dei Partici che sono contro i Principi Non Negoziabili della Chiesa Cattolica, a cui partecipano fedeli cattolici che fanno la Comunione e fanno parte di Rinnovamento dello Spirito, tanto per citare?
    Scusate lo sfogo, ma devo rimanere in questa confusione eretica… Perchè, dove posso trovare qualcosa di superiore al Cristo, indietro nelle mie esperienze esoteriche passate, che alla fine mi hanno portato al Cristo?

    1. la signora di tutti i popoli

      Si vede da tempo la buona volontá del buon Rapanelli per lasciar dietro il passato e capisco gli inevitabili strascichi che si porta dietro. Se poi sia degno di far lezione e di scrivere articoli, lo decide Marco (o il suo chacra). Ma presto verrà don PP., farà scempio e porterà Rapanelli a preferire le messe nere… scherzo (!), ma non troppo pensando alle sue messe scismatiche.
      Quando fa un articolo caro Rapanelli apra i commenti altrimenti quello che scrive diventa un domma quando ci sono molte cose che non vanno ma ci vuole tempo per affrontarle.
      Prendo un solo argomento, escludendo quello suggerito da mio marito che ha una certa voce in capitolo… lui afferma che nella consacrazione non trattasi della ghiandola pineale ma della prostata… nella Parola ho trovato fegati, cuori ma gli altri organi sono una questione di “fede”: non discuto!
      Molti/tutti:
      Secondo il Magistero NON si invalida la consacrazione pronunciando l’uno o l’altro termine ma solo quando viene intaccato un elemento di validitá: la volontá del prete intende -pronunciando “per tutti”- che la salvezza viene garantita a tutti, quando invece la Chiesa vuole che venga offerta per tutti coloro che intendano accettarla alle condizioni che appunto detta la Chiesa.

      a. B.XVI volle mantenere la corretta traduzione per garantire la conferma delle parole di Cristo e diede
      precisi ordini alle conferenze episcopali mondiali, soprattutto alla gerarchia tedesca (nota 1).

      b. Dal canto loro nè P. VI, nè G.P II hanno voluto imporre la traduzione “per tutti”… anzi il contrario (P.VI  ordinò la perfetta aderenza del messale al testo latino ma due personaggi disubbidirono e inseririrono di soppiatto questa errata traduzione: anche la CEI ha dolosamente disobbedito al papa BXVI e l’organo ufficiale di stampa “Avvenire”, venduto a Satana da tempo, appoggió diabolica traduzione: solo in quelle persone c’era dolo, malafede e disubbidienza (nota 2).

      c. Proprio sotto la supervisione di B.XVI la differente menzione di “per tutti” o “per molti” e stata dichiarata non rilevante ai fini della validità messa/sacramento: per precisa dichiarazione della Santa Sede (nota 3).
      Occorre dunque che Rapanelli cambi idea poiché per fede e morale il papa e i suoi dicasteri sono ordinariamente guidati dal Santo Spirito. E in tema giuridico, come liturgico, siamo nel campo della “interpretazione autentica” e non si può discutere sulla primazia del papa e sue decisioni in materia di fede.
      É fuori discussione che nostro Signore si sacrificò (una volta per tutte) per tutti gli uomini ma questi non tutti aderiscono alla Salvezza… molti accettano e si convertono ma ancor di più rifiutano e si perdono: si dovrebbe dire “per pochi” anzi per “pochisimi” 🤪!

      d. Quindi, mal consigliato, Rapanelli fa un processo alle intenzioni poiché vorrebbe interpretare il foro interno dei sacerdoti (come ho dichiarato sopra) presupponendo la malafede in chi celebra e che dire: “per tutti” voglia (=volontá) intendere che la salvezza viene garantita per tutti.
      Questa interpretazione raramente puó essere vera, e pare che qui Rapanelli forzi inconsciamente il 4° elemento, la volontà dell’officiante, che deve corrispondere sempre a quella della Chiesa.  Sarebbe stato piú giusto affrontare la questione sui massoni che hanno voluto modificare il termine col fine di allontanare i fedeli e i preti dalla volontá di Cristo che ha offerto la salvezza per tutti (salvezza oggettiva), ma non tutti l’accettano (salvezza soggettiva). Quindi, smettendo di usare “per molti” e cambiandolo in “tutti”, con queste idee in testa e con queste intenzioni, alcuni possono voler contraddire l’intenzione di Cristo e invalidare il sacramento.

      Ma molte conferenze episcopali si sono allineate alla volontà di Benedetto di citare “per molti” nelle lingue locali. Occorre dunque verificare la data di stampa del messale!
      Pronunciare “per molti” o “per tutti” nella lingua volgare non provoca, (tranne malafede) nè invalidità nè illiceità.
      ——–
      NOTE
      1) – Lett. Congr. per il Culto Divino N. 467/05/L del 17.10.2006.
      – Lett. al Presidente Conf, Episc. Tedesca, 12.4.2012.

      2) G.P. II, poco prima di morire in ospedale in fin di vita morto in venti giorni, fu forzato a firmare (senza che lui se ne rendesse conto) un documento a favore della formula “per tutti” [lettera ai sacerdoti del 13.3. 2005].
      Ratzinger si arrabbió perche il testo non era stato sottoposto al Dicastero della Dottrina, e rimproveró il colpo di mano fatto di certi capi Dicastero. Poi eletto papa ribadí la validitá della  “Liturgiam authenticam”  del 2001 di GP.II e ordinó, il ripristino del “pro multis”.

      3) Su ordine di Benedetto [ 2006, card. Arinze] sono rigettate le insinuazioni sulla invalidità delle messe celebrate con la formula «per tutti».

      1. Don Pietro Paolo

        Cara signora , maestra scismatica, io ho già risposto a Rapanelli.
        Ma non sapendo dove farlo, gli ho scritto sul post di Messori

        1. la signora di tutti i popoli

          Devo ringraziarla caro don PP perchè mi ha fatto rammentare un detto antico che mio nonno (classe 1900) diceva rimuginando fra sè è sè e pieno di spirito cristiano dimostrava con la Pazienza anche una speranza, direi piú forte di quella della omonima virtú teologale:
          . “Pazienza” diceva “é Opera di Misericordia quella di sopportare pazientemente le persone moleste…” [prosegue nel finale!].
          Nessuno ha mai avuto alcun dubbio che lei avrebbe cercato di intortare anche il buon Rapanelli, inseguendolo, colpendolo e speriamo non abbattendolo. Poverino è il suo battesimo di fuoco e presto arriverà anche lui alla saturazione!
          Ricordo quindi al neo convertito Rapanelli di resistere: il diavoletto senza dargli tregua porterá al vaglio la sua pazienza e nel caso potrà passare completare quel famoso detto pieno di saggezza popolare: “…e pregare Dio che se le porti via al più presto”.
          Dove la porterà non saprei: da bambina me lo sono sempre chiesto!

      2. Don Pietro Paolo

        Cara signora , scismatica che si atteggia a maestra, io ho già risposto a Rapanelli.
        Ma non sapendo dove farlo, gli ho scritto sul post di Messori

  3. Domanda guizzante all’improvviso dalla mia mente, mentre pelavo patate:
    caro don P.P., ma il mio articolo l’ha letto tutto? Proprio tutto?
    Mi sa di no, visto che, come al solito, negli articoli degli altri
    lei legge soltanto le sue risposte.
    Lei non considera attentamente ciò che scrivono gli altri,
    perché è sempre distratto dalle sue risposte … schematiche
    e già predisposte.
    Lei non legge gli altri, lei legge se stesso.
    Non soffre di questa solitudine artefatta?
    Ci pensi! Ci pensi!

  4. Caro Matto,
    “la comprensione viene prima della parola e del discorso” (cit. Vijinana Bairava). Purtroppo, se in una società domina una determinata “narrazione”, quella “narrazione” ne domina le coscienze.
    P. S.: Per don Pietropaolo: di quale Dio assoluto parla? Quello dell’Antico o quello del Nuovo testamento?
    Cito il Salmo 144 ( perchè citato da Pete Hegsteh, segretario alla difesa degli USA con il preciso intento di chiedere una maggiore quantità di armi per la guerra in Iran, voluta dagli stessi USA ). “Benedetto sia il Signore, la mia rocca che addestra le mie mani al combattimento, le mie dita alla battaglia. Egli è il mio benefattore, la mia fortezza, il mio alto riparo, il mio liberatore, il mio scudo, colui nel quale mi rifugio, che mi rende soggetto il mio popolo.” Nei giorni scorsi più di 30 deputati hanno scritto all’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa per denunciare il cosiddetto “Catechismo da Crociata” imposto alla truppa, spiegando la guerra in termini religiosi… Non che quell’altro Assoluto sia poi tanto pacifico: si limita a rimandare gli attacchi ai “diversi” ad una Autorità a Lui superiore:(v. Matteo, cap. 10, v. 15 e Matteo 11 dove Corazim e Betsaida saranno trattate peggio di Tiro e Sidone perchè non si sono convertite- a Lui-), dimostrando chiaramente come, nelle città “proibite”, la polvere di Israele fosse “santa”, mentre, al contrario, la povere dei pagani era “impura”). Siamo sempre alla visione dell’Armageddon e dell’Apocalisse.

    1. Don Pietro Paolo

      Cara Adriana,

      io parlo e credo nel Dio assoluto proclamato e professato dalla Chiesa cattolica romana: il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, rivelato pienamente in Gesù Cristo.

      Lei invece, sinceramente, in quale Dio crede?
      Perché tra Vijñāna Bhairava, “narrazioni”, polveri sacre, Armageddon geopolitici e letture sociologiche dei Vangeli, si fatica ormai a capire se il suo riferimento sia il Credo cristiano o una biblioteca comparata di spiritualismi e decostruzioni religiose.

      1. Mi congratulo di sapere direttamente dalla sua bocca che appartiene al gruppo dei Cristiani Evangelici made in USA…Come stanno le 5 mucche rosse?

        1. Don Pietro Paolo

          Cara Adriana,

          o lei non sa leggere oppure ha davvero le traveggole.

          Perché professare il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe rivelato in Gesù Cristo non significa affatto appartenere agli evangelici americani: significa semplicemente essere cristiani.

          È il Credo della Chiesa, non di una setta texana.

          Quanto poi alle “5 mucche rosse”, la battuta sarebbe pure simpatica… se non fosse che ormai lei dimostra di vedere scenari apocalittici , geopolitica messianica e simbolismi esoterici come certi canali complottisti notturni.

          Il problema è che, a furia di inseguire vacche rosse, Armageddon e narrazioni parallele, rischia di perdere di vista il vitello grasso del Vangelo cattolico.

    2. Piacere di risentirti.
      Don P.P. fa quello che può, gli manca un po’ di fantasia e
      procede secondo il binario predisposto.
      Dal vetro del vagone vede una parte di panorama
      e lo scambia per il tutto.
      Ovvero, crede che tutto sia riconducibile a relativa “spiegazione”.
      Ma, in fondo, penso sia un bravo diavolo.

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Matto,

        più che la fantasia, a lei manca il senso del limite.

        Perché scambiare la confusione per profondità e il vago spiritualismo per sapienza è un errore antico quanto il serpente.

        Lei dice che io “procedo sul binario predisposto”.
        Certo.
        Si chiama fede cattolica.
        Lei invece sembra aver abbandonato del tutto la strada.
        Cristo ha lasciato una via, non un labirinto esoterico costruito con zen, sufismo, Jung, Tao e aforismi esistenzialisti.

        E quando uno dissolve continuamente Chiesa, dogma e verità concreta dentro nebbie mistiche e sincretismi assortiti, finisce inevitabilmente per scambiare il proprio smarrimento per libertà spirituale.

        Quanto al “bravo diavolo”, la ringrazio:
        detto da chi passa il tempo a relativizzare dogma, Chiesa e mediazione di Cristo dentro un minestrone spirituale, suona quasi come una conferma involontaria.

        Perché il demonio, nella Scrittura, non ama tanto chi cade…
        ama soprattutto chi dissolve.

        E lei, purtroppo, da tempo sembra più impegnato a dissolvere il cattolicesimo che a difenderlo.

        1. Lei conferma che non ha considerato attentamente ciò che ho scritto.
          Di più, termina il suo intervento con una ciliegina piuttosto bacata:
          ovvero, io sarei un amato dal demonio.
          Le consiglio fraternamente di evitare certi giudizi temerari.
          Piuttosto verifichi se la sua sicumera non abbia
          un sottile odore di zolfo (di marca farisaica).

      2. Caro Matto,
        bella l’immagine del finestrino del treno…Ma lo sai che quando si accendono le luci nel vagone, l’unico paesaggio visibile è quello dei sedili e delle facce livide dei compagni di viaggio contenuti in quel breve spazio mobile ma che illude i sensi con la sua apparente stabilità, mentre il paesaggio, libero e ricco di suggestioni, spietatamente svanisce?

  5. la signora di tutti i popoli

    Per cortesia! Altro che sciogliere il cristianesimo! Lei certo é immune ma sta sciogliendo l’intero parco “attrezzature” del Blog: a qualcuno possono servire!
    Dopo aver interpretato ciò che pensa il nostro Matto e cassato l’intero universo elegiaco, don sotutto anche questa volta perde l’occasione per tacere.

    1. Don Pietro Paolo

      Signora,
      le disturba?
      Capisco: quando entra un po’ di cattolicesimo romano, certe apparizioni da “chiesa alternativa” tendono a sfarfallare.

  6. Don Pietro Paolo

    Caro Matto,

    stia tranquillo: non ho alcun desiderio di “rompere le scatole” a nessuno.
    Cerco semplicemente di fare delle considerazioni- credo che sia lecito – e, da sacerdote, di rispondere quando vedo passare per “cristiano” ciò che cristiano non è.

    Perché un conto è il silenzio contemplativo, altro conto è dissolvere il cattolicesimo in un miscuglio di suggestioni spirituali, filosofie orientali, interiorismi vaghi e diffidenza verso la Chiesa concreta, sacramentale e apostolica.

    Lei mi accusa di essere “schematico”.
    Può darsi. Ma almeno il cristianesimo resta cristianesimo, e non diventa un laboratorio spirituale dove tutto si mescola e nulla obbliga più.

    Quanto al “deserto”, mi permetta: il vero deserto non lo crea chi richiama alla fede cattolica, ma chi svuota progressivamente il Vangelo della sua concretezza ecclesiale, riducendolo a esperienza interiore indistinta.

    E sinceramente spero anch’io che nella sua rete finiscano solo quelli già marchiati da certe derive pseudo-mistiche e antiromane — come la “signora”sua alleata nel venerare il “Minus gran prelato” — perché sarebbe triste vedere anime semplici confuse da chi parla molto di luce, silenzio e spirito, ma sempre meno di Chiesa, sacramenti e verità.

    1. Carissimo don Pietro Paolo,
      come può aver ben compreso, io adoro le antichità ed i resti archeologici…perciò, chi più soddisfatta di me nel rinvenire tra le sue righe i residui del muraglione innalzato da Tascio Cecilio Cipriano, intitolato: ” Extra ecclesiam nulla salus”? Convinzione dogmatizzata nel 1215 al Concilio Lateranense IV secondo il quale nessuno può essere salvato che si trovi al di fuori della sola ed unica Chiesa Universale…Si procedette per parecchi secoli con questa convinzione per cui “storicamente” e non solo “agiograficamente” si sacrificarono molti martiri tra cui si “estolle” l’eroica figura di Marcantonio Bragadin che la Istituzione ha disinvoltamente trascurato, dimostrandogli in tal modo la propria irriconoscenza ma che, ancor oggi, dall’alto seggio dove si trova devo supporre che abbia evitato alla sua amata Serenissima di ricadere spiritualmente e politicamente in mano islamica.
      Da 60 anni la Chiesa Istituzionale col CVII ha mitigato quel dogma che- scandalo per i novatori- risuonava in lingua latina, (la lingua degli antichi Pagani, ohibò!)…Oggi sappiamo che anche i non Cristiani e non Cattolici si salvano purchè cerchino Dio sinceramente e seguano la propria coscienza pur senza conoscere la Chiesa… anche se viene aggiunto ( con il solito linguaggio allegramente contradditorio della nuova teologia ) che la Chiesa rimarrebbe comunque “il sacramento universale di salvezza”….L’illogicità logica… Ma, soprattutto, questo divertente ambaradan dovrebbe servire a salvare il “loco” al sommo, terreno Padre -visto che Papa significa Padre-. Ebbene, si rilassi mio caro Don: non si è accorto che -ormai- i nuovi Padri eletti si fanno chiamare dal Popolo Fratelli e non chiamano più Figli, bensì Fratelli i loro fedeli? Alle loro Santità si addice, oggi, il titolo assai più “concreto” di ” Amico del Popolo ” . Il giornale di Marat portava questo significativo titolo. Ma ciò si attaglia mirabilmente a quel che dissero alcuni Papi rispetto al CVII: ” Si può affermare che, per la Chiesa abbiamo fatto la Rivoluzione Francese “… Con un tantino di ritardo ( e senza rammentarne i morti )! Di recente viene la scoperta di un Vescovo: il messaggio teologico/pacifista contenuto in -Imagine- di John Lennon e Yoko Ono. Un tempismo perfetto all’indietro! Come quello di un Ouroboros che si mangi la coda. Dove è finito il tempo lineare-medievale?

      1. Don Pietro Paolo

        Cara Adriana 1,

        vedo che continua ad “adorare le antichità e i muri”, e sinceramente la cosa non mi sorprende affatto. Del resto, quando si resta più affascinati dalle rovine che dalla realtà viva della Chiesa, il rischio è trasformare la Tradizione in archeologia religiosa.

        Lei cita san Cipriano, il Laterano IV e l’“Extra Ecclesiam nulla salus” come se il Vaticano II avesse improvvisamente demolito tutto. Ma qui emerge il vero problema: molta erudizione storica… e qualche vuoto teologico.

        Perché il Concilio non ha negato affatto, come lei stessa scrive, che la Chiesa sia necessaria alla salvezza. Ha chiarito — in continuità con la Tradizione — che la grazia di Cristo può raggiungere anche chi, senza colpa, non conosce visibilmente la Chiesa ma cerca sinceramente Dio e segue la coscienza retta. Sempre però attraverso Cristo e in rapporto alla sua Chiesa, che resta il sacramento universale di salvezza.

        Non è “ambaradan”.
        È dottrina cattolica.

        E non da ieri.

        Basterebbe leggere bene anche Pio IX (nell’allocuzione Singulari quadam (1854):

        “Poiché si deve tener per fede che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa Apostolica Romana, questa è l’unica arca di salvezza; chiunque non sia entrato in essa perirà nel diluvio. Ma nel tempo stesso si deve pure tenere per certo che coloro che ignorano la vera religione, quando la loro ignoranza sia invincibile, non sono di ciò colpevoli dinanzi agli occhi del Signore.”) non soltanto il Laterano IV isolato dal resto della Tradizione.

        Quanto poi alla Rivoluzione francese evocata con gusto apocalittico, probabilmente lei allude alla famosa frase del cardinale Suenens sul Vaticano II. Ma anche qui bisognerebbe evitare gli slogan trasformati in dogmi polemici.

        Perché un conto è riconoscere che nel postconcilio siano penetrate ingenuità, confusioni pastorali, mode sociologiche e perfino cedimenti ideologici — cosa che molti cattolici seri hanno ammesso — altro è trasformare il Vaticano II nella “presa della Bastiglia ecclesiale”.

        Il problema è che voi fate continuamente un salto logico:
        dalle crisi della Chiesa deducete la delegittimazione della Chiesa stessa.

        Ed è precisamente ciò che san Cipriano non avrebbe mai accettato.

        Perché lo stesso Cipriano che lei cita continuamente difendeva con forza l’unità visibile della Chiesa attorno all’episcopato e alla cattedra di Pietro, non la proliferazione di piccoli gruppi convinti di rappresentare da soli il “vero cattolicesimo”.

        Lei parla di “muraglioni”.
        Ma san Cipriano parlava soprattutto di comunione ecclesiale.

        E questo sembra sfuggire a molti nostalgici dell’“Extra Ecclesiam”, che usano la formula contro Roma mentre continuano però a vivere ecclesiologicamente… extra communionem.

        Quanto poi ai papi o ai vescovi che parlano di “fratelli”, davvero vuole scandalizzarsi per questo? Sant’Agostino scriveva:

        “Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano.”

        Il ministero non cancella la fraternità battesimale.
        La presuppone.

        Che poi alcuni ecclesiastici abbiano banalizzato il linguaggio ecclesiale o ceduto a un certo orizzontalismo, questo può essere anche vero. Ma cosa c’entra tutto ciò con l’indefettibilità della Chiesa?

        La Chiesa non è indefettibile perché ogni uomo di Chiesa è impeccabile, profetico o politicamente lungimirante.
        È indefettibile perché Cristo resta fedele alla sua promessa.

        Altrimenti la Chiesa sarebbe “finita” già sotto Nerone, durante il Saeculum obscurum, con Alessandro VI o con le infinite miserie del clero rinascimentale.

        E invece è ancora qui.

        Il suo errore di fondo, Adriana, è confondere le crepe storiche della Chiesa con la dissoluzione della Chiesa.

        Ma il cattolicesimo non è un culto delle rovine.
        Né una contemplazione malinconica delle “muraglie antiche” che tanto ama evocare.

        La Tradizione non è un museo da custodire con spirito archeologico.

        È vita trasmessa.

        E soprattutto:
        la Chiesa non vive perché alcuni uomini sono all’altezza della sua santità.
        Vive perché Cristo non la abbandona.

        1. Caro don PietroPaolo,
          ah! quel “VOI”, quel pronome pieno di rabbioso disprezzo, usatissimo dai cari Compagni (almeno fino a qualche anno fa) per separare definitivamente, intellettualmente, economicamente, psichicamente i “deviazionisti” indegni dagli ammirevoli marxisti “ortodossi” (per lo più, regolarmente appartenenti alla casta ereditiera).
          Il suo linguaggio mi induce a supporre che lei creda veramente di essere- almeno- il Cristo Pantokrator in persona (di cui, in Sicilia abbiamo tante suggestive e tremende immagini).###
          A differenza di quanto asserito dal Matto, io non trovo che il suo pensiero sia “granitico”: al contrario, lo ritengo “sabbioso”. Lei evade, come uno haboob da ogni dato storico che le dia il pur minimo prurito. Del parallelo tra la Rivoluzione Francese e il CVII ne parlò il Card. Ratzinger, che poi divenne Papa, accorgendosi, solo allora, del guasti arrecati da quella operazione tanto baldanzosamente intrapresa . Cercò di rimediarvi ricorrendo al suo dotto eloquio per cercarvi una via di uscita ma, a motivo della sua ben rodata confusione ecclesiastica tra il mussen e lo sollen, non ci riuscì.(Le chiedo venia per la mia tastiera che manca dell’umlaut ).###
          Noto spessissimo che i suoi innumerevoli granelli di quarzo e di feldspati scappano allarmatissimi da quei dati storici e culturali che esigerebbero da lei una illuminante risposta: per esempio sul motivo per cui l’accogliente Madre Chiesa non si sia mai sognata di canonizzare Marcantonio Bragadin, e preferisca silenziarne perfino il ricordo. Atteggiamento assai più vergognoso di quello dei Papi Borgia e Belmonte.###
          Sulla così detta natura monolitica- fin dalle origini- dell’Istituzione di “fondazione divina” le consiglio un testo assai dotto:” Gli altri figli di Dio” della studiosa Katherine Nixley. Le farà bene. I migliori saluti, A.

      2. Concludo: quel tempo che si faceva partire dalla Croce e che dicevano portasse alla sicura salvezza dei singoli e delle nazioni ( quando la parola: “nazione” non era stata collocata nel cestino fantozziano delle pratiche evase). Quanto al terrore un tantino misogino di don PP per le “mie” audaci fantasie capaci di distruggergli con un soffio la ragnatela della vecchia narrazione, faccio presente che nulla ho inventato, ma che mi sono appellata a Dante che per tre volte fa pronunciare solennemente da S. Pietro la condanna della falsa autorità petrina. Si tratta, quindi, di una citazione dantesca ( C. 27 Paradiso); nella invettiva da parte di S. Pietro nei confronti di Bonifacio VIII ( o di qualunque Papa si comporti in modo a costui similare ) corrompendo, deviando il messaggio evangelico- e perciò -si permetta arbitrariamente ma concretamente- di rendere vacante la sede papale… ” Quelli ch’usurpa in terra il loco mio,/ il loco mio, il loco mio che vaca/ ne la presenza del Figliuol/ d’Iddio .” (vv. 22-27)-: giudizio eticamente inappellabile da parte di ogni fedele dedito alla “sequela Christi”.

        1. Don Pietro Paolo

          Cara Adriana 1,

          vedo che continua a rifugiarsi in Dante come in una sorta di tribunale poetico permanente contro la Chiesa contemporanea.

          Ma il problema è che lei prende versi altissimi, nati dentro una visione profondamente cattolica dell’ordine ecclesiale, e li trasforma in una giustificazione implicita della delegittimazione dell’autorità petrina ogni volta che un Papa o una stagione della Chiesa non corrispondono alle sue attese.

          Ed è qui l’equivoco.

          Perché Dante poteva denunciare con forza papi corrotti o mondanizzati senza per questo dissolvere il principio stesso del Papato o trasformare il giudizio personale del fedele in criterio ultimo dell’esistenza della Chiesa.

          Lei cita san Pietro nel Paradiso contro Bonifacio VIII quasi come se bastasse questo a legittimare ecclesiologie parallele o delegittimazioni pratiche dell’autorità petrina.

          Ma proprio qui emerge il problema:
          confondere la denuncia morale dei peccati di uomini di Chiesa con la dissoluzione della Chiesa stessa.

          Perché nemmeno Dante ha mai negato il Papato.
          Ha denunciato papi corrotti, non abolito la cattedra di Pietro.

          E sa qual è il punto che continuamente vi sfugge?
          Che la santità della Chiesa non coincide con la santità personale di ogni Papa.

          Altrimenti, come già le dicevo, la Chiesa sarebbe morta decine di volte nella storia.

          Lei parla di “vecchia narrazione”.
          Io invece vedo una vecchissima tentazione:
          quella di costruirsi una Chiesa ideale e pura contro la Chiesa reale, storica, visibile e ferita.

          È una tentazione antica quanto gli scismi.

          Quanto poi al “loco che vaca”, Dante usa un linguaggio poetico e morale, non una definizione canonica o dogmatica di sede vacante dichiarata dal singolo fedele indignato.

          Perché se bastasse ritenere un Papa indegno o dannoso per decretare vacante la sede di Pietro, la Chiesa sarebbe diventata da secoli una federazione di coscienze private.

          E invece Cristo ha fondato una Chiesa visibile, non una democrazia escatologica regolata dalle sensibilità individuali.

          Infine, mi lasci dire una cosa:
          lei continua a evocare “ragnatele”, “narrazioni”, “crolli”, “rovine” e “vacanze del soglio” con un entusiasmo quasi letterario.

          Ma la fede cattolica non vive di estetica decadente.

          Vive di Cristo.

          Ed è precisamente questo che impedisce alla Chiesa di trasformarsi nel mausoleo apocalittico che certi ambienti sembrano desiderare ogni giorno di più.

    2. Caro don P.P.,
      io non la “accuso” di essere schematico,
      è il suo modo di intervenire che lo dimostra.
      Padronissimo, s’intende, di essere schematico.
      Ma dev’esser pronto anche lei ad essere criticato.
      Non è che qui stiamo tutti a pendere dalle sue labbra
      dalle quali escono … schemi.
      Piuttosto si premuri lei di evitare epiteti come “marchiati”
      da quelle che con disprezzo definisce “derive pseudo-mistiche e antiromane”.
      Lei è libero di fare il fondamentalista tradizionale col paraocchi, ovviamente a parole,
      visto che se ne sta in combutta con la lobby woke sanpietrina,
      che della dottrina da lei ossessivamente e schematicamente ripetuta
      altamente se ne infischia e quindi non può essere la Chiesa cattolica.

      1. Don Pietro Paolo

        Caro matto,

        meglio qualche “schema” cattolico che quella nebbia spirituale dove evaporano Chiesa, dogma e verità… mentre il suo ego resta solidissimo.

        Quanto poi alla “lobby woke sanpietrina”, la scena è curiosa:
        lei passa metà del tempo a demolire la Chiesa e l’altra metà a spiegare ai cattolici quale sarebbe la “vera” Chiesa.

        Un po’ come uno che sputa continuamente sul tetto… ma pretende ancora di abitare la casa.

        E comunque si rassereni:
        la Chiesa Romana sopravviverà sia ai miei “schemi”… sia alle sue nebbie mistiche.

      2. Caro Matto,
        concordo.
        Per scusarlo si potrebbe dire che la tonaca gli ha dato alla testa con la medesima forza di un
        “loco” da commissario ideologico duro e puro
        ( sia pur in abito borghese, ma decorato con gli umili segni di conferma della sua incorruttibile intransigenza.)
        Individui così fatti, il Padre Lenin ( che conosceva i suoi polli ) era uso chiamarli: ” Utili idioti”.
        Da noi Guareschi fece ampio e mirato uso di questa frase., visto che gli “utili idioti” stavano moltiplicandosi come funghi velenosi.

        1. Quanto alla tonaca, stia tranquilla: preferisco mille volte il rischio di prendermi troppo sul serio come sacerdote cattolico, piuttosto che quello — oggi assai più diffuso — di sentirsi piccoli oracoli privati sopra la Chiesa, sopra il Papa e sopra duemila anni di cattolicesimo.

          passate le giornate a processare papi, concili e gerarchia, salvo poi atteggiarvi a ultimi custodi della vera fede

          E su Guareschi eviti appropriazioni indebite.

          Più che Guareschi, con voi qui siamo dalle parti della setta in perenne stato d’assedio.
          E gli “utili idioti”, di solito, sono proprio quelli che finiscono per demolire la Chiesa convinti di salvarla.

  7. la signora di tutti i popoli

    Bello il suo “articolo” che articolo non è Enrico.

    Molto affini le poche parole che parlano mute al nostro cuore.
    Ma se son di altri o del Signore dell’Abisso ci narrano, quello d’Amore.

    È chiaro che la “mistica eloquenza” mi ha molto toccata… Ne manderei una copia a Tucho B. M. e una a don PP. chissà se son capaci di apprezzarlo.

    1. Don Pietro Paolo

      Signora,

      il problema è che lei continua ad accanirsi contro la Chiesa visibile fondata da Cristo in nome della sua presunta “verità”, senza accorgersi che certi suoi alleati spirituali finiscono col dissolvere proprio il cuore della Rivelazione cristiana.

      Perché qui non siamo davanti semplicemente a una bella pagina contemplativa.

      Qui il rischio è ridurre Cristo a simbolo universale dell’“Assoluto”, svuotando progressivamente la concretezza della fede cattolica che si riempie la bocca dicendo di difenderla:

      * il Verbo incarnato,
      * la Rivelazione storica,
      * la Chiesa,
      * i sacramenti,
      * la verità dogmatica.

      In nome dell’“esperienza mistica”, della “Parola silente”, dell’“oltre le parole”, si finisce per relativizzare l’unicità dell’unica Via:
      il Figlio di Dio fatto uomo.

      E così, mentre lei combatte ossessivamente la Chiesa cattolica concreta, non si accorge che certi spiritualismi stanno vanificando proprio ciò che il cristianesimo ha di unico e irriducibile.

      Altro che difesa della fede.
      Qui il rischio è sciogliere il cristianesimo dentro una nebulosa mistico-sincretista dove tutto alla fine si equivale.

    2. Don Pietro Paolo

      Cara signora ,

      certe “mistiche eloquenze” nebulose se le tenga pure per sé e per il suo cenacolo poetico-esoterico.
      Io continuo a preferire il cristianesimo cattolico a certe profondità fumogene da salotto apocalittico.

  8. Don Pietro Paolo

    Caro matto,
    Ci risiamo:
    lei scrive quello che le pare e io — si offenda oppure no — continuo a ribattere le mie considerazioni sui suoi scritti.

    Nel suo testo ci sono intuizioni anche belle sul silenzio, sull’adorazione e sull’insufficienza delle parole davanti al Mistero.

    Ma il problema è che, passo dopo passo, come sempre, lei finisce per svalutare proprio ciò che nel cristianesimo è essenziale:
    la Parola fatta carne.

    Perché nella fede cattolica il Verbo non dissolve la parola, il dogma, la Chiesa e i sacramenti dentro un indistinto “Assoluto” ineffabile.

    Cristo non è una scintilla universale da contemplare oltre le forme.
    È il Figlio di Dio incarnato, che ha parlato, insegnato, fondato la Chiesa e affidato la fede a parole precise, sacramenti concreti e apostoli reali.

    E quando lei oppone continuamente:

    * silenzio e dottrina,
    * esperienza e verità,
    * interiorità e mediazione ecclesiale,

    finisce inevitabilmente per scivolare verso uno spiritualismo sincretista dove Rumi, Gurdjieff, Meister Eckhart, Eleusi e il Vangelo sembrano diventare variazioni dello stesso percorso mistico.

    Ma il cattolicesimo non è una nebulosa contemplativa universale.

    È la fede nel Verbo incarnato, morto e risorto nella storia.

    E la mistica autentica non supera la Chiesa:
    fiorisce dentro la Chiesa.

    1. Caro don P.P.,
      accetti il consiglio di un anziano:
      rinunci (per esercizio mortificante) a questo suo modo di fare le bucce agli altri,
      assumendo la funzione di maestro che corregge i poveri somari.
      Oppure, cosa difficilissima data la sua schematica e granitica forma mentis,
      lo modifichi.
      E’ un modo sterile, freddo, monotono, pseudo-accademico che,
      se troppo pedante, finisce col rompere le scatole.
      Preciso: metodo he non “offende”, bensì, cosa molto più grave,
      rompe le scatole.
      E non sono il primo che glielo fa notare.
      Lei non è una voce che grida nel deserto,
      lei è uno che il deserto lo crea.
      Ci rifletta! Ci rifletta!

      1. la signora di tutti i popoli

        Per scherzare fra noi e senza assolutamente (troppa) cattiveria…
        Caro Enrico, noti: il nostro cappellano non ha colto il senso del grande sacrificio che la sua religione prevostiana peraltro non chiede e che lei indarno gli ha proposto! E purtroppo per noi questo benedetto sacrificio non lo fa e non lo farà! Prevost non lo chiede e noi continueremo a subire.
        Lo ha chiamato “maestro” in modo biblico, tipo con “forma mentis granitica e (magari fosse) pure schematica”; gli da un modus operandi “sterile” freddo “monotono” pseudo accademico” e pure troppo pedante”… e anche gli ha negato di essere la biblica “voce che grida nel deserto” anzi sarebbe un “creatore di deserto”con relativi cactus e cobra…e lui che fa? Lo accetta, che caro! Lo sa bene, sin da piccolo: è fatto così! Ma invece bada al nostro, non tanto mio…allora diciamo: al vostro “rompimento di scatole”!! E cosa risponde? Nega di averlo mai fatto!!
        Non le fa tenerezza? A me sì!! me lo mangerei di baci! Chissa quanti secoli di Purgatorio condonati!
        Un caro saluto a tutti!!

        1. Don Pietro Paolo

          Cara signora “Tucha”,
          (Tanto per scherzare e senza (troppa) cattiveria)

          vedo che lei ed Enrico continuate a esercitarvi nel vostro piccolo cabaret escatologico: lui distribuisce diagnosi sulla mia “forma mentis granitica”, lei invece aggiunge cactus, cobra e baci indulgenti come una sibilla in libera uscita.

          Ma vede, il problema non è il granito.
          È la sabbia mobile spirituale in cui finite ogni volta che cercate di sostituire la fede cattolica con suggestioni, sarcasmi e caricature.

          Quanto ai “cactus”, lasciamo perdere:
          detto sulla bocca di una pseudo-signora che ama continuamente ammiccare con termini ambigui e doppi sensi, il paragone dice probabilmente più di chi lo usa che di chi lo riceve.

          Quanto ai cobra, a dirla tutta, si addicono molto più perfettamente alla sua figura nel deserto spirituale che traspare da tanti suoi interventi.

          Perché il cobra almeno non finge di essere una colomba.

          E in certi suoi commenti, tra ironie velenose, allusioni continue e sarcasmi contro la Chiesa, si percepisce molto più il sibilo del risentimento che il soffio dello Spirito.

          In ogni caso la rassicuro:
          preferisco essere accusato di avere una forma mentis “granitica” piuttosto che evaporare dentro quel miscuglio di sentimentalismo apocalittico, ironia da blog e fantasie catacombali che ormai vi fa scambiare ogni polemica per una missione profetica.

          E continui pure a distribuire “baci teologici”.
          A giudicare dagli effetti collaterali ecclesiologici, i suoi baci potrebbero risultare più pericolosi di certi documenti del cardinale Fernández che lei ama tanto ribattezzare “Tucho”.

          Per quanto riguarda icondoni di Purgatorio:
          io il Purgatorio non lo temo affatto.

          Mi preoccuperebbe molto di più vedere un’anima sprofondare proprio in quell’inferno spirituale di ribellione, sarcasmo e odio verso la Chiesa di cui, purtroppo, lei sembra essersi fatta serva con sempre maggiore entusiasmo.

          1. Caro Don PP,
            sappia che nel paese dove vivono il cobra e la mangusta, è il cobra a rappresentare l’anima umana che deve difendersi dagli assalti della mangusta ( che Kipling trasformò nell’eroico Riki Tiki Taavi ) ma che, in realtà, rappresenta il male ( della natura e delle tentazioni ). Tot capita, tot sententiae. Un lacerto di questa concezione -positiva- del serpente la troviamo perfino nell’effigie di rame del medesimo.

          2. Cara Adriana 1,

            la ringrazio per la lezione zoologico-esoterica sul cobra spirituale.

            Resta però un piccolo dettaglio: nella Genesi il serpente continua ad avere una pessima reputazione.

            E francamente, tra catechesi cattolica, cobra sapienziali, simbolismi orientali e manguste metafisiche, comincio a capire perché certi vostri commenti sembrino più un documentario mistico di National Geographic che un discorso cristiano.

            Quanto al serpente di bronzo, forse le è sfuggito che non serviva ad esaltare il serpente, ma la salvezza di Dio.

            Ma capisco che quando si frequentano troppi simbolismi, alla fine anche il rettile rischia di diventare direttore spirituale.

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