La Flotilla, Ben Gvir e l’Indignazione. Ma Netanyahu…Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul caso Flotilla e sullo “scandalo” creato da Ben Gvir, per aver reso pubblico ciò che da decenni accade quotidianamente ai palestinesi. Buona lettura e diffusione.

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di Matteo Castagna

Il ministro della sicurezza nazionale israelita e suprematista ebraico, Itamar Ben-Gvir, ha scatenato una crisi diplomatica pubblicando filmati che mostrano le forze di sicurezza israeliane maltrattare attivisti internazionali, arrestati mentre cercavano di raggiungere Gaza via mare.

Da Giorgia Meloni ad altri, numerosi leader europei, statunitensi, neozelandesi, sudcoreani, australiani, oltre al Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa hanno espresso grande indignazione nei confronti di questo Ministro, che sembra non essere la prima volta che si comporta in maniera molto discutibile nei confronti dei cosiddetti “goyim” o “gentili” o “non ebrei”.

L’equipaggio delle caravelle è composto di militanti d’estrema sinistra, anarchici, teste calde, femministe, “odalische” danzanti, almeno sei pregiudicati in altra occasione, “che arrivano sotto effetto di droghe e alcol…questi sostenitori del terrorismo” – secondo la Ministra dei trasporti Miri Regev, intervenuta al porto.

Poi troviamo un giornalista del Fatto Quotidiano, particolarmente agitato nel raccontare le presunte enormi violenze subite, nonostante in video appaia perfettamente integro e senza neppure un graffio, un deputato del Movimento 5 Stelle, che ora tutta Italia sa esistere in Parlamento, fortunatamente senza occhio nero, a causa di un pugno che avrebbe preso da uno dei militi locali, secondo il suo ansimante racconto.

Sensazionalismo e show per la visibilità mediatica non sono certo mancati. Molti hanno provocato la ridicolizzazione di vari utenti del web e telespettatori che non sono riusciti a vedere feriti o abusati tra coloro che scendevano dagli aerei che li hanno riportati a casa, a spese pubbliche. Probabilmente erano in infermeria o non era opportuno mostrarli alle telecamere completamente tumefatti o devastati dalla furia dei manganelli israeliti. Supponiamo che avremo occasione di sapere come stanno e sentir leggere i bollettini medici ai Tg della RAI o Mediaset.

Del resto, al netto delle prevaricazioni e del comportamento irresponsabile ed inaccettabile del ministro Ben-Givr, la tanto decantata “missione umanitaria” è completamente fallita, come era prevedibile, sapendo che gli israeliani sono molto attivi sul fronte dei blocchi navali e non hanno mai osservato particolare ossequio verso il diritto internazionale. Speriamo, comunque, che le quintalate – ma che dico – le tonnellate di viveri e medicine, che sicuramente riempivano le stive (assieme ai preservativi per i più focosi natanti, sprezzanti del pericolo IDF) vengano distribuiti ai bisognosi, prima della scadenza o prima che vadano a male…

Aggiungiamo che la regia del disastro diplomatico non può che essere attribuita al premier Benjamin Netanyahu. Appare improbabile che ben due Ministri si siano recati al porto a marcare il territorio, con esecrabili modalità, tipiche del suprematismo “black power”, se non su ordine del Primo Ministro, che, infatti, ha usato parole sibilline nei confronti del recidivo integralista, non ne ha preteso le dimissioni, né, guarda caso, si è sentita levare tale richiesta, sempre sulla bocca delle sinistre di tutto il mondo, da parte di altri Paesi. Ben-Gvir è parso tranquillo, imbandierato nella stella di David e, persino, sorridente nel tentativo di umiliare i turpi e maleodoranti “goyim”.

The Guardian, prestigioso giornale britannico, riferisce che “sette mesi dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, la fame è diffusa, la maggior parte dei palestinesi vive in tende o rifugi sovraffollati, senza servizi igienici adeguati né accesso all’acqua potabile, e gli attacchi israeliani sono ancora quasi quotidiani”. Donald Trump ha la forza e la volontà di porre fine a questo ingiustificabile massacro?

Tutta questa canea ha distratto l’opinione pubblica da quanto accadeva a Tel Aviv. In questo, Ben-Gvir e la Flotilla sono stati funzionali a quanto sperava Bibi. I legislatori israeliti hanno compiuto i primi passi verso lo scioglimento del parlamento e l’indizione di nuove elezioni nazionali. Il leader della sinistra alla Knesset, Yair Golan, ha salutato l’evento come “l’inizio della fine del peggior governo nella storia di Israele”. Benjamin Netanyahu ha trascorso 20 degli ultimi 30 anni come primo ministro di Israele, gli ultimi quattro dei quali alla guida di una coalizione di estrema destra con elementi fondamentali integralisti ebraici.

In seguito all’uccisione di 1.200 israeliti da parte di Hamas, il 7 ottobre 2023, Netanyahu ha orchestrato una campagna di violenza a Gaza, uccidendo o ferendo oltre il 10% della popolazione e radendo al suolo la Striscia in quello che una Commissione delle Nazioni Unite ha definito un genocidio. Netanyahu è, tuttora, anche sotto processo per tre capi d’accusa di corruzione.

Molto è cambiato dall’ultima volta che gli elettori israeliani si sono recati alle urne. Il sostegno pubblico a Israele, sia in Europa occidentale che negli Stati Uniti, è ai minimi storici. L’opinione pubblica israelita, nel frattempo, si è spostata ulteriormente a destra.

Dahlia Scheindlin, consulente politica e sondaggista con sede a Tel Aviv, che ha lavorato a nove campagne elettorali israeliane, sa bene cosa ci sia in gioco e se questo voto potrebbe segnare la fine di Netanyahu. Il partito Likud, dice al Guardian, “è sostenuto da due partiti fondamentalisti religiosi ultranazionalisti e da due partiti fondamentalisti religiosi ultraortodossi”. Insieme, detengono 64 seggi. “Può approvare una legge che garantisca l’esenzione continua dal servizio militare per la maggior parte dei giovani ultraortodossi?”

Questa questione è da tempo motivo di divisione nella società israelita, eppure la coalizione è andata avanti senza risolverla. Per i partner di coalizione di Netanyahu, questa legge sull’esenzione è di fondamentale importanza. “Ha visto crollare molti governi. Questo governo ha ripetutamente raggiunto il punto di crisi a causa di essa”, afferma Scheindlin.

Mentre il mondo osservava la sceneggiata del mare, mercoledì, la loro coalizione si è sgretolata. «I partner di Netanyahu hanno detto che non si fidano più di questo governo per l’approvazione di quella legge». La votazione per lo scioglimento del parlamento ha ricevuto il sostegno di 110 deputati su 120. La legge prevede un periodo di tre mesi prima delle elezioni. La data più vicina per le votazioni è fine agosto, con scadenza il 27 ottobre.

Scheindlin sottolinea inoltre che i restanti partiti di opposizione, che superano in numero il blocco di Netanyahu, non sono necessariamente meno integralisti. “Con un numero di seggi compreso tra 64 e 71, questi partiti sono dominati da quelli che gli israeliti percepiscono come partiti di destra moderata, di destra laica o semi-religiosi anti-Netanyahu”.

Mentre il Likud è rimasto stabilmente in testa ai sondaggi, il secondo partito ha subito frequenti oscillazioni. “È sempre stato un partito percepito dagli israeliani come di centro o di destra moderata. Nei sei mesi precedenti e successivi al 7 ottobre, era il partito guidato dall’ex ministro Benny Gantz”. Le fortune cambiano in fretta. “Ora quel partito è ben al di sotto della soglia del 3,25% nei sondaggi”.

Per cui, se Netanyahu vincesse, come dicono i sondaggi, potrebbe inasprire la posizione, forte del rinnovato consenso popolare, mentre, se perdesse, non è affatto certo che la linea politica suprematista cambierebbe, sempre a scapito dei palestinesi, di Gaza, della Cisgiordania illegalmente occupata e del Libano in fiamme. Questo è il nodo essenziale su cui focalizzarsi perché la Comunità Internazionale non può permettersi di tacere ancora né di consentire la brutalità razzista di questi partiti, altrimenti perderebbe ogni credibilità e la sua funzione sarebbe azzerata da quel senso di impunità che serpeggia sempre dalle parti di Tel Aviv.

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