Sinodo, Rapporti 0m0: La Segreteria si Smarca dal Rapporto. Il card. Eijk: Condannarlo con Forza.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione due elementi relativi al discutibile rapporto del gruppo di lavoro 9 del Sinodo sulle relazioni fra personedello stesso sesso. Buona lettura e diffusione.

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Il primo è questo articolo di Infovaticana, che ringraziamo per la cortesia:

La Segreteria del Sinodo prende le distanze dal rapporto del Gruppo 9.

 

La Segreteria del Sinodo prende le distanze dal rapporto del Gruppo 9.

 

La Segreteria Generale del Sinodo ha cercato di prendere le distanze dalla controversa relazione elaborata dal Gruppo di Studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità, dopo la forte reazione suscitata da un documento che include critiche all’apostolato del Coraggio e testimonianze di persone che vivono in unioni civili tra persone dello stesso sesso.

In dichiarazioni rilasciate a Religión Confidencial , il team di comunicazione della Segreteria ha affermato che i resoconti pubblicati “non possono essere attribuiti alla Segreteria Generale” e ha sottolineato che si tratta semplicemente di “documenti di lavoro”. Questo chiarimento giunge dopo diversi giorni di critiche da parte di vari settori della Chiesa e dopo che Courage ha denunciato pubblicamente le “calunnie” e le “diffamazioni” presenti nel testo.

Il rapporto, pubblicato il 5 maggio, è stato coordinato dall’Arcivescovo di Lima, Cardinale Carlos Castillo, nell’ambito del lavoro dedicato all’individuazione di questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse nel quadro del processo sinodale.

Leggi anche: James Martin celebra un “cambiamento storico”: il Sinodo pubblica le testimonianze di omosessuali “sposati” come nuovo paradigma ecclesiale

Roma cerca di minimizzare la portata del documento

 

Il Segretariato generale del Sinodo ha spiegato che il suo ruolo si limitava “esclusivamente alla traduzione dei riassunti, alla revisione dei rapporti, alla loro pubblicazione e diffusione”, insistendo sul fatto che i diversi gruppi di lavoro agivano “in modo autonomo”.

Inoltre, l’organismo vaticano ha sottolineato che i testi pubblicati non recano nemmeno il logo ufficiale della Segreteria Generale, ma solo quello del processo sinodale, in un evidente tentativo di ridurre il peso istituzionale del contenuto diffuso.

Il chiarimento riflette il disagio generato da un rapporto che è stato interpretato da numerosi settori della Chiesa come un nuovo tentativo di mettere indirettamente in discussione la dottrina morale cattolica sull’omosessualità.

Il rapporto ha suscitato indignazione per le critiche rivolte a Courage.

 

La controversia principale è sorta a causa di un’appendice inclusa nel documento, che contiene le testimonianze di due uomini – uno americano e uno portoghese – che si presentano come “cattolici” uniti civilmente in matrimonio con altre persone dello stesso sesso.

Una di queste testimonianze accusa implicitamente l’apostolato del Coraggio di promuovere presunte “terapie riparative”, un’affermazione che il movimento ha categoricamente respinto.

In una dichiarazione rilasciata l’8 maggio , Courage ha definito il rapporto “calunnia e diffamazione” e ha denunciato che nessuno dell’organizzazione è stato consultato prima di includere accuse così gravi in ​​un documento legato al processo sinodale.

La controversia si è intensificata in seguito alle dichiarazioni rilasciate al National Catholic Register dal direttore esecutivo di Courage International, padre Brian Gannon. Il sacerdote ha accusato il gruppo di studio di agire con “disonestà intellettuale” e ha denunciato il rapporto per aver escluso deliberatamente coloro che rappresentano fedelmente l’insegnamento della Chiesa.

“Il gruppo di studio sembra contraddire ciò che la sinodalità dichiara di perseguire: una maggiore partecipazione di tutte le voci rilevanti”, ha affermato Gannon.

Critiche alla messa in discussione della morale cattolica

 

Il direttore di Courage ha inoltre criticato aspramente alcuni passaggi del rapporto che suggeriscono che il problema morale non risieda nella relazione omosessuale in sé, bensì nella “mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione”.

In risposta, Gannon ha ricordato che la dottrina cattolica sulla sessualità “è rimasta invariata per duemila anni” e ha ribadito che la Chiesa insegna che gli atti sessuali al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna sono oggettivamente peccaminosi.

Il sacerdote ha inoltre sostenuto che presentare le relazioni omosessuali come un “dono di Dio” contraddice direttamente il Catechismo della Chiesa Cattolica e il costante insegnamento morale della Chiesa.

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E poi c’è questo articolo di Edward Pentin, a cui va il nostro grazie:

Cardinale Eijk: Il rapporto del Gruppo di studio sinodale 9 deve essere confutato con forza.

 

COMMENTO: Il cardinale olandese afferma che il rapporto mina la dottrina morale della Chiesa, con conseguenze che vanno ben oltre le questioni di sessualità, fino alla tutela della vita umana stessa.
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Il cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht, in Olanda, interviene a una conferenza a Roma il 31 ottobre 2021 (Foto: Edward Pentin).

A cura del cardinale Willem Eijk

Il recente rapporto del Gruppo di Studio del Sinodo 9 rappresenta una preoccupante deviazione dalla costante dottrina morale della Chiesa cattolica. Sebbene gli autori affermino di non possedere “le competenze o, soprattutto, la necessaria autorizzazione ecclesiastica” per affrontare in modo definitivo le singole questioni morali, la metodologia e la struttura del rapporto minano sistematicamente la capacità della Chiesa di proclamare e applicare la propria dottrina morale. Non si tratta di una semplice carenza tecnica, bensì di una contraddizione fondamentale dell’insegnamento cattolico che esige una risposta decisa.

La preoccupazione più immediata riguarda il modo in cui il rapporto tratta le relazioni omosessuali. Il documento presenta testimonianze di individui con attrazioni omosessuali senza fornire il quadro morale della Chiesa per comprendere queste esperienze. Il rapporto afferma che un testimone “rende testimonianza della scoperta che il peccato, alla sua radice, non consiste nella relazione di coppia (omosessuale), ma nella mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione”. Gli autori del rapporto riproducono questa affermazione senza correzioni o chiarimenti.

Il ragionamento di questo testimone è fondamentalmente errato. Gli atti omosessuali sono intrinsecamente malvagi: questa è una dottrina cattolica consolidata. Un cristiano credente che compie tali atti certamente manca di fede, nella misura in cui non confida nella grazia di Dio, che gli permette di evitare il peccato. Ma questo non significa che il peccato risieda principalmente nella mancanza di fede piuttosto che nell’atto stesso, come suggerisce il testimone. La mancata chiarificazione di questo punto da parte degli autori crea una pericolosa ambiguità.

Una seconda testimonianza è ancora più problematica. Questo testimone ha inizialmente cercato aiuto presso Courage International, l’apostolato cattolico che insegna alle persone che provano attrazione per persone dello stesso sesso a vivere in conformità con l’insegnamento della Chiesa sulla castità. Il rapporto dipinge Courage in modo negativo, suggerendo che “separi fede e sessualità” e affermando falsamente che offra terapie di conversione . Il testimone trova infine rifugio in comunità cristiane e presso sacerdoti che accolgono “persone che vengono rifiutate perché appartengono alla comunità LGBT”. L’implicazione evidente è che questo secondo testimone, che vive una relazione omosessuale, lo fa con il sostegno e l’approvazione di questi sacerdoti e comunità.

Dando risalto a tali testimonianze senza alcun commento dottrinale, il rapporto di fatto normalizza le relazioni omosessuali all’interno del contesto ecclesiale. Ciò rappresenta un chiaro tentativo di indebolire la proclamazione della dottrina morale cattolica.

Il problema più profondo risiede nell’intero quadro metodologico del rapporto. Gli autori subordinano ogni cosa alla descrizione di un “processo sinodale” incentrato sulle pratiche e sulle esperienze delle persone. Rifiutano esplicitamente ciò che definiscono “la proclamazione astratta e l’applicazione deduttiva di principi stabiliti in modo immutabile e rigido”. Al contrario, sostengono la necessità di mantenere una “feconda tensione tra quanto stabilito nella dottrina della Chiesa, la sua prassi pastorale e le pratiche di vita”.

Questo linguaggio suona pastorale e cristocentrico, ma cela un radicale allontanamento dalla teologia morale cattolica. Gli autori invocano l’affermazione di Gesù secondo cui “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” per suggerire che le norme morali non possono essere assolute, che devono esserci eccezioni basate sulle circostanze e sulle esperienze individuali. Questa è una fondamentale interpretazione errata delle Scritture.

L’insegnamento di Gesù sul sabato riguardava la legge positiva divina: norme rivelate nelle Scritture che non sono intrinsecamente assolute a meno che non coincidano con la legge naturale. Le leggi liturgiche ebraiche sono effettivamente venute meno nel Nuovo Testamento. Ma la legge morale riguardante il matrimonio e la sessualità è di natura completamente diversa. Queste norme derivano dalla legge naturale, che riflette i propositi di Dio nella creazione degli esseri umani, del matrimonio e della sessualità stessa.

Dio ha creato il matrimonio come una reciproca e totale donazione di sé tra un uomo e una donna, attraverso la quale possono trasmettere la vita umana. La differenziazione sessuale e l’apertura alla vita sono elementi essenziali di questo dono totale. Gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso non possono costituire un tale dono totale perché, per loro stessa natura, sono preclusi alla trasmissione della vita. Qualsiasi atto che violi le intenzioni creative di Dio riguardo al matrimonio e alla sessualità è sempre inammissibile, senza eccezioni. Queste sono norme assolute del diritto naturale, stabilite per proteggere valori non negoziabili.

Il rapporto crea deliberatamente ambiguità proprio su questo punto. Gli autori scrivono che “la verità universale dell’umano, nella sua espressione storica, non può quindi essere determinata una volta per tutte, ma si trova nelle forme concrete delle diverse culture, in un dialogo incessante”. Suggeriscono che il raggiungimento della conoscenza morale richieda un lungo processo sinodale di ascolto tra culture ed esperienze diverse.

Questo è semplicemente falso. Le intenzioni con cui Dio ha creato la persona umana nel contesto del matrimonio e della sessualità sono verità universali, stabilite una volta per tutte, che gli esseri umani possono conoscere spontaneamente attraverso la legge morale naturale e che si trovano nella Sacra Scrittura. San Paolo insegna che quando i Gentili «fanno istintivamente ciò che la legge prescrive, questi, pur non avendo la legge, sono legge a se stessi, perché ciò che la legge prescrive è scritto nei loro cuori» (Romani 2,14-15).

Il rifiuto, espresso nella relazione, di applicare verità morali universali ad azioni specifiche diventa ancora più evidente nel principio di “pastoralità”. Questo principio guida il “discernimento delle questioni emergenti” all’interno del processo sinodale. La commissione preferisce l’espressione “questioni emergenti” a “questioni controverse” perché “la logica dell’emergere sottolinea la capacità dell’intero Popolo di Dio di ‘rimanere con il problema’” piuttosto che di risolverlo.

In pratica, ciò significa evitare “una prospettiva orientata alla risoluzione dei problemi, o quella di coloro che presumono di dedurre l’azione dalla semplice applicazione delle norme”. La commissione non cerca “una soluzione generalizzabile”, bensì “modi concreti per avviare un processo di ascolto”. Questo rappresenta “il superamento del modello teorico che fa derivare la prassi da una dottrina ‘preconfezionata’”. In altre parole, il rapporto accantona l’applicazione della dottrina della Chiesa e della teologia morale classica nella cura pastorale e nella confessione.

Ciò deriva da un persistente equivoco che affligge la teologia pastorale sin dagli anni Sessanta: l’idea che la cura pastorale consista nel trovare compromessi tra l’insegnamento morale della Chiesa e la realtà concreta della vita delle persone. Questo approccio presuppone che la verità morale abbia un duplice status – verità dottrinale astratta da un lato, verità esistenziale concreta dall’altro – con priorità data a quest’ultima per creare spazio a eccezioni alle norme universali.

Papa Giovanni Paolo II ha respinto con forza questo approccio nella Veritatis Splendor : «Su questa base si tenta di legittimare le cosiddette soluzioni ‘pastorali’ contrarie all’insegnamento del Magistero e di giustificare un’ermeneutica ‘creativa’ secondo la quale la coscienza morale non è in alcun modo obbligata, in ogni caso, da un particolare precetto negativo».

La vera cura pastorale non cerca compromessi con la verità morale. Il pastore conduce le persone alla verità, che in ultima analisi si trova nella Persona di Gesù Cristo. Egli deve incoraggiare coloro che sono affidati alle sue cure ad allineare le proprie azioni alla verità, così come stabilita dalle norme morali. Non c’è autentica carità pastorale nell’oscurare la verità morale o nel suggerire che le norme universali ammettano eccezioni basate sulle circostanze individuali.

Il rapporto del Gruppo di Studio 9 contraddice radicalmente l’insegnamento morale cattolico e ne mina profondamente l’applicazione alla condotta morale. Relativizza la dottrina morale della Chiesa, con conseguenze che vanno ben oltre le questioni di sessualità, fino alla tutela della vita umana stessa. Questo rapporto deve essere fermamente confutato.

Nel frattempo, i fedeli possono essere certi che numerosi cardinali e vescovi faranno conoscere le loro obiezioni al Magistero romano.

L’insegnamento della Chiesa non è oscuro, né soggetto a revisioni tramite processi sinodali. È la verità che ci rende liberi.

Il cardinale Willem Eijk è l’arcivescovo di Utrecht, in Olanda. Ex medico, è membro della Pontificia Accademia per la Vita dal 2004. È autore del libro “ Il vincolo dell’amore: l’insegnamento cattolico sul matrimonio e l’etica sessuale” , pubblicato nel 2025 da Emmaus Academic .

Questo commento è apparso anche su www.ncregister.com

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6 commenti su “Sinodo, Rapporti 0m0: La Segreteria si Smarca dal Rapporto. Il card. Eijk: Condannarlo con Forza.”

  1. La photo de l’article consacré au cardinal EIJK est comparable à celle qui a été prise lors de la conférence de ”Voice of the Family ” qui s’est tenue à Rome le 23 octobre et au cours de laquelle le même cardinal hollandais a pris la parole pour faire la promotion des faux vaccins covid19. Il a discrédité le comportement des NOVAX et des NOPASS allant jusqu’à affirmer que se faire vacciner est probablement même « une obligation morale » pour le bien commun .
    https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/il-card-eijk-demolisce-lideologia-novax-e-nopass/ (Antonio Socci)
    https://voiceofthefamily.com/ethical-questions-concerning-covid-19-vaccines/
    Cinq ans après, on voit régulièrement des gouvernements qui déconseillent ou même interdisent ces faux vaccins dont il est de plus en plus prouver qu’ils ont causé des millions de blessés, de handicapés et de décès.
    Malgré cela, le cardinal Eijk n’a toujours pas reconnu sa grave erreur et sa responsabilité dans ce génocide planétaire, ni exprimé de regrets, ni de compassion pour les millions de victimes, ni de mise en garde contre ces produits mortifères afin d’empêcher qu’il y ait d’autres victimes supplémentaires. C’est ce qui permet de conclure qu’il est complice de cette farce par sa collaboration et son silence.
    Mais cela ne l’empêche pas de continuer comme s’il n’avait rien à se reprocher, comme s’il ne s’était jamais rien passé d’horrible dans l’Église.
    Que faut-il donc penser du comportement de ce personnage qui démontre que le rapport du Groupe d’étude 9 a ”des conséquences qui dépassent largement le cadre des questions de sexualité pour toucher à la protection même de la vie humaine”
    N’est-ce pas audacieusement qu’il nous rappelle que ”C’est la vérité qui nous libère” ?

  2. Davide Scarano

    Che dire? Se la Chiesa parlasse, anzi agisse, attraverso i Sacramenti invece che con i gruppi di lavoro, certe affermazioni, che si muovono lentamente ma inesorabilmente per cambiare il vissuto comune di ciascuno, secondo lo schema della “Finestra di Overton”, non potrebbero essere nemmeno formulate. D’altronde “il mezzo è il messaggio” e chi comanda sceglie ovviamente i mezzi che più gli aggrada, perchè maggiormente conformi allo scopo che si è prefisso. Credo pertanto che rendere lecito ciò che prima era considerato peccato sia solo questione di tempo. Molti non sanno, non capiscono ovvero non vogliono sapere. Mutatis mutandis credo sia la stessa sceneggiatura del Covid. Non rimane che pregare e testimoniare, ciascuno nei limiti delle proprie capacità.

  3. Torquemada e basta

    Meno male che qualche membro della Chiesa mantiene la Parola di Dio nella propeia testa.
    Ed è capace di gridarla.

    Tutto il resto è solo vergogna

  4. Tutto questo chiacchiericcio ha un solo scopo : spostare la finestra di overton , aperta ufficialmente dal ” di bianco vestito ” con vari scritti eretici , e portarla alla suo ” naturale ” approdo : normalizzare l’orribile peccato contronatura in una Chiesa infiltrata da quinte colonne piuttosto numerose, prive di fede e il cui domine di riferimento risiede in basso. L’ argomento, che non doveva mai essere aperto, va’ chiuso una volta e per l’eternita’ tout court.

  5. giorgio rapanelli

    Il fatto che Papi, Cardinali, Vescovi, Parroci, Preti e religiosi di vari ordini, maschi e femmine, abbiano peccato, pecchino e peccheranno sessualmente – secondo natura o contro natura – non è una novità: lo hanno fatto sempre. Ma mai hanno cercato di giustificare il loro peccato facendo chiudere un occhio al Dogma, alla Regola, a ciò che ha detto il Maestro Gesù, che poi era il Cristo, il Secondo Aspetto del Logos, eccetera. Purtroppo il precedente Papa, con sue affermazioni a briglia SCIOLTA, AVEVA FATTO CAPIRE CHE UN OCCHIO POTEVA ESSERE CHIUSO… NON MI RIFERISCO ALL’ABOMINIO DI PACHA MAMA, MA A QUANDO DICHIARAVA chi sono io per giudicare un gay, senza aggiungere le parole di Cisto “neanche io ti condanno, ma va’ è non peccare più”… E alla visita di ultima cortesia a quella nota campionessa dell’aborto, le avrà chiesto di pentirsi, in modo da non cadere nell’Ottava Sfera… scusate nell’inferno, che ha aperto davanti?
    Se si cerca di “ammodernare”, di “aggiornare” la Chiesa, andando dietro alle manate degli Anti-Cristo, dei “senza – dio” del Parlamento italiano, al cui interno si sono acquartierai gli ex-democristiani di Sinistra e i cattolici del Dissenso, nonché dell’Europa, cambieremmo la Chiesa di Cristo in una religione a somiglianza dell’uomo di carne, a somiglianza dei maiali della porcilaia infiltrata nella Chiesa di Cristo, allora la Chiesa di Cristo dimostrerà che non ha più quel Dio che aveva da duemila anni; e quindi si rivolgeranno all’Islam che sta avanzando. O a Scientology, o ai Buddhisti, eccetera.
    Mi piace ricordare che il Maestro è paziente: crede nell’Amicizia e nella salvezza dei peccatori. I quali, però, devono volersi salvare. Poiché abbiamo conosciuto il Bene e il Male, e quindi siamo nella condizione di sapere cosa è Bene e cosa è Male. Siamo diventai “simili” a dei… E se non ti vuoi salvare, neanche il Sangue di Cristo ti salva. Rimani quindi nella turpitudine e buon viaggio con Lucifero e Arimane verso il loro pianeta in costruzione..

  6. L’aspetto più sconcertante, a mio modesto parere, di questi fatti non sta tanto nella natura degli stessi, di cui è piuttosto semplice svelare l’origine e la loro TOTALE assurdità. Ciò che a me stupisce è il fatto che gli si va dietro, si scrivono fiumi di parole, se ne fa oggetto di discussione, anche per contraddirli sul piano della dialettica o della Dottrina, quando basterebbe una semplicissima parola per definirli: STERCO DEL DIAVOLO. Il fatto stupefacente è che certa FECCIA (termine che non può applicarsi ad un peccatore comune quale sono io e che comunque non rende completamente l’idea) stia ancora a pieno titolo nella Chiesa Cattolica (?), senza che qualcuno intervenga.
    Claudio Gazzoli

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