Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, la nostra Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo delizioso racconto solo apparentemente fantastico…Chi ha occhi per vedere saprà forare il velo dell’immaginario e leggere la realtà. A me, leggendolo, ha ricordato una canzone dei miei diciotto anni, cantata da Joan Baez: “Calves are easily bound and slaughtered. Never knowing the reason why. But whoever treasures freedom. Like the swallow has learned to fly – I vitelli vengono facilmente legati e macellati, senza mai capirne il motivo. Ma chi ha a cuore la libertà, ha imparato a volare come la rondine”. O almeno, come le galline di Benedetta…Buona lettura e condivisione.
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Tutti, a Inglandia, avevano una fifa birba della Regina di cuori, satanista convinta e manifesta, perché Lucifero, diceva, aveva portato la luce della conoscenza e della scienza all’umanità. Essa usava metodi spicci con i suoi nemici: li faceva decapitare, non prima di aver costruito intorno a loro la leggenda del male, fingendosi vittima delle loro angherie e delle loro cospirazioni. Invece, li detestava per la loro umiltà, odiava vederli mentre pregavano il loro Dio, tetragoni alla sofferenza, fino ad accettare la morte pur di non tradire quello che chiamavano l’Onnipotente. Quando aveva fatto mozzare il capo a sua cugina, Berta, che era stata regina di Francagna, la Regina di cuori aveva brindato, ubriacandosi, al chiuso della sua stanza, mentre davanti al mondo s’era mostrata dolente, vittima lei stessa del suo dovere di monarca. E quegli sciocchi dei suoi sudditi avevano creduto alla sua “sincerità”. Che risate. Invece la sua era solo menzogna, una menzogna costruita a tavolino, sotto il finto cielo bianco di Lucifero. Il bardo lo aveva persino schiaffato in faccia a tutti quanti in una sua opera teatrale e loro niente, sordi, ciechi, come galline senza ali…ahahahah
Sapeva benissimo, infatti, la Regina di cuori che solo la Corona di Francagna era quella legittima, voluta appunto dall’Onnipotente, e che non a caso, tra i suoi Re, si contavano dei santuomini, come Luital. Che rabbia, che nervi, bisognava far dimenticare tutto al popolo, invertire, rivoltar la verità, far prevalere la menzogna e la morte. La cosa la faceva uscire fuori di senno e s’aggirava per le sue vaste stanze, come un’anima di purgatorio, cercando di capire come fare per distruggere per sempre la stirpe reale sottomessa all’Onnipotente che minacciava le sue trame. Pensa che ti ripensa, consigliata da un malandrino di corte, la Regina di cuori, che figli non ne aveva, né ne aveva mai voluti (odiando i bambini, la purezza, l’innocenza), fece chiamare le spie di corte e al capo dei capi, uno che partecipava ai rituali oscuri del mercoledì (il giorno più lontano dalla domenica), affidò il compito di tramandare tra i nobili e i sudditi l’odio per la stirpe divinigna che, come virgulto di vita rinasceva ogni volta.
Morta la Regina di cuori, infatti, l’odio le sopravvisse e quando al trono salì il nipote della Berta, che, devoto, s’era anche imparentato con una principessa di Francagna per via matrimoniale, ecco che le spie di corte iniziarono a sobillare nobili e popolo e il povero Carolo ci rimise il collo e la testa. Alla cerimonia sanguigna del mercoledì s’evocò lo spirito dannato della Regina di cuori, che rise da morta la sua risata migliore. Non contenta, sibilò un nuovo ordine ai suoi fedelissimi: occorreva far fuori la corona di Francagna e come fare lo avrebbe suggerito con gli anni, con la maturità dei tempi.
Ecco una piccola storia che anticipa ciò che poi avvenne, a Parigi, un secolo più tardi. Ora mi chiederete che cosa c’entra tutto questo con la nostra realtà di oggi. E vi dico che c’entra, c’entra perché lo spirito del male, dell’inversione ha trionfato e oggi dei finti re sono gli unici rimasti nella nostra dolente Europa. I finti re, alleati del male, si pavoneggiano sotto la loro corona di latta e noi siamo costretti (dai media) a seguire il loro male fino in fondo quando dalla loro malevola stirpe s’incarnerà un finto salvatore che verrà osannato e celebrato come fosse un Re di Francagna. E non lo è! Porterà solo il suo nome, usurpato…
Concludo, ho concluso, tiro il fiato. E finisco con una favoletta con morale che stamane ho raccontato a mio figlio che molto si è divertito. Ecco l’ombrellino paracadute, giù con me, in un sorriso.
A San Giuliano, sul lato destro del casolare rosa della mia nonna Lisetta, c’erano le case dei “contadini” che per me avevano tutti quanti la faccia rotonda e tuttavia severa della Carolina. Nell’aia, che guardava verso i campi di mais e i vigneti perduti nelle brumose lontananze friulane, razzolavano in libertà oche e galline. Un gallo, dai bargigli di sangue, cantava la sua melodia al mattino molto presto e poi, da padrone, impettito, girava tra i suoi sudditi.
Non c’erano recinti né gabbie e ciononostante le volpi restavano sempre a bocca asciutta. Non chiesi mai perché ma un giorno, mentre me ne stavo a far collage con la colla fatta d’acqua e farina dalla Eva, sento mia nonna e la zia Giusa che parlottano. “Bè, certo – dice mia nonna – è una gallina della Carolina, buonissima in brodo perché razzola libera e mangia a suo piacere ciò che le aggrada”. “Oh non ci sono recinti dalla Carolina e con le volpi come fate?”, risponde la Giusa che di mia nonna è la sorella più giovane. “Che non sai che le galline volano? Quando arriva la volpe, flappete, su sul ramo più basso, ma tanto basta perché la volpe se ne resti col palmo di naso”.
Sì, le galline un tempo sapevano volare e ora che sono messe a mandria negli allevamenti non più. Seguono la loro sorte, non usano più le ali e, imitando le altre, lasciano che le volpi, gnam gnam, facciano il bottino.
La morale la lascio a voi da meditare e beato chi capirà.
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1 commento su “Una Volta le Galline Sapevano Volare. E Beffavano le Volpi. Ma ora…Riflettiamo. Benedetta De Vito.”
https://www.aldomariavalli.it/2026/05/06/quello-che-molti-non-dicono-i-redentoristi-transalpini-e-la-loro-sofferta-ma-lucida-conclusione/ : un articolo che merita una riflessione, soprattutto da parte di chi è insofferente e intollerante nei confronti del sedevacantismo e dei sedevacantisti (brutti, sporchi e cattivi?); è peggiore il sedevacantismo od il tradimento di Cristo, della Sua legge, dei suoi comandamenti? È la Verità che fonda e attribuisce potere all’autorità, a chi ne è investito, non il contrario; chi usa dell’autorità ricevuta o conquistata (in qual modo, poi, sarebbe tutto da vedere) per il fine opposto a quello per cui essa è stata istituita (per servire e custodire la Verità fino alla fine dei tempi), cioè usa l’autorità per negare la Verità, confondere e depistare il gregge di Cristo dalla retta via, confermando i peccatori nei loro peccati (chiamando bene ciò che è male) per accompagnarli fino a Portae Inferi, ebbene costui, sia prete, vescovo o papa, non può pretendere di essere ascoltato, seguito e obbedito in forza di un’autorità che non usa più a fin di bene, cioè ad maiorem Dei gloriam et salus animarum, (suprema lex).
Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini che lo tradiscono, chiunque essi siano e qualunque carica ricoprano, come ben sappiamo; poi anche San Paolo ci dice “se anche noi, od un angelo, vi annunciassimo un Vangelo diverso, sia Anatema!”