Differenza fra Chi Occupa, e Chi è Occupato. Pizzaballa. “Il Terrore Era Necessario”: I$r@ele nel 1948.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due pots pubblicati su Facebook da Franccesco Agnoli, che ringraziamo di cuore per questo lavoro. Buona lettura e condivisione.

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Il primo è relativo alle parole di verità pronunciate dal card. Pizzaballa sulla situazione attuale – illegale, violenta e impunita – che si vive in Cisgiordania, dove i coloni compiono quotidiane violenze e assassini con la protezione e complicità dell’esercito di Israele. 

 

pizzaballa

“Esiste una differenza tra chi occupa e chi è occupato”.
Pizzaballa è stato chiaro, ancora una volta. Nella linea con la Chiesa tutta, da Pio XII a Leone XIV. La Chiesa è in Terra santa da duemila anni, quella storia la conosce bene. Ha patito le persecuzioni degli islamici e quelle degli ebrei, ma è oltre un secolo che le cose sono chiare. Vediamo i fatti:
1) in Palestina nel 1882 ci sono circa 25 mila ebrei, non sionisti, ma religiosi, il resto della popolazione sono palestinesi arabi per lo più musulmani e cristiani;
2) l’immigrazione sionista porta gli ebrei nel 1922 ad essere 83 mila contro 660 palestinesi; inizia così da parte dei coloni ebrei (che si richiamano agli inglesi che avevano conquistato l’America, marginalizzando gli autoctoni), il progressivo controllo del territorio tramite: a) acquisto di terreni con soldi provenienti dall’Europa, b) immigrazione crescente c) atti di terrorismo contro inglesi e contro autoctoni. Una vera e propria occupazione graduale che è già nei piani eliminazione dei palestinesi (sono come i sassi nel campo, piano piano li estirperemo tutti). L’ obiettivo, scriveva uno di loro, “è rafforzarsi il più possibile, conquistare il paese di nascosto, a poco a poco… di soppiatto, senza rumore… “, poi “gli ebrei si alzeranno e armi alla mano, se necessario, si proclameranno padroni della loro antica terra”. Gli immigrati ebrei provengono soprattutto dalle terre del’impero zarista, non hanno in Palestina nè i nonni, nè in bisnonni, nè i trisnonni, nè i quadrisnonni…
3) Nel 1947 i palestinesi autoctoni sono circa 1,5 milioni (qualcosa di più, forse), gli ebrei circa 600 mila. Da meno di un ventesimo a un ottavo a più di un terzo della popolazione, con una velocità incredibile. Vogliono tutto: di qui lo sterminio di Der Yassin, che precede la nascita di Israele (9 aprile 1948). Gli ebrei devastano il villaggio, torturano, uccidono, fanno violenza per spaventare… la modalità è la stessa dei colonizzatori tedeschi o inglesi di 50 anni prima. Come i nazisti hanno fatto con gli ebrei, il primo scopo è liberarasi di una parte dei palestinesi facedoli emigrare…(che è poi lo stesso che si è fatto a Gaza), poi si sistemeranno gli altri. Inizia l’esodo dei palestinesi…
4) l’Onu propone la spartizione della Palestina tra ebrei e palestinesi. Una proposta oscena perchè agli autoctoni, che sono ben più del doppio e che vivono lì da sempre, viene “offerta” meno di metà della terra! In realtà l’Onu è nelle mani delle potenze vincitrici della guerra: URSS e Usa vogliono che la Risoluzione 181 passi e costringono paesi picccoli a votarla (senza minacce e ricatti non ci sarebbe la maggioranza necessaria).
Ma l’Onu non ha alcun potere di far nascere un nuovo stato. Sono i sionisti a dichiarare la nascita di Israele e ancora una volta i comunisti dell’URSS e gli Usa a riconoscere per primi il nuovo “stato” e a determinarne, quindi la nascita. Contrari la Santa Sede (accusata ben presto di antisemitismo) e i paesi arabi, ma soprattutto i palestinesi.
Di qui l’attacco dei paesi arabi ad Israele, il sostegno di Stalin al nuovo stato (le armi passano dall’ormai noto Maxwell, padre di Ghislaine), che vince… il futuro è tracciato: piano piano Isreale si prenderà quasi tutto, comprese le zone che la stessa Risoluzione Onu aveva definito internazionali.
Inoltre, per evitare che i palestinesi ottengano il supporto della comunità internazionale e della Chiesa, che si adopera in ogni modo alla nascita dello stato palestinese (soprattutto con Giovanni Paolo II, ma non solo), Israele fa finanziare Hamas dal Qatar, lo fa crescere, con l’intento di contrapporlo all’Autorità palestinese. Mettere in guerra i palestinesi tra di loro e sostenere la fazione più estremista serve evidentemente ad indebolire la causa nazionale palestinese, dentro e fuori. Il gioco riesce facile, anche perchè si fa di tutto per esasperare la popolazione con provocazioni, limitazioni, e cercando di alimentare lo scontro tra cristiani e musulmani (in qualche occasione, come fece Netanhyau, cercandone il voto). Una volta sfuggita di mano Hamas, Netnahyau non si fa scrupolo di appoggiare l’Isis contro Hamas, ancora una volta puntando sulla guerra civile tra palestinesi allo stremo come preliminare alla bastonata finale da parte dell’IDF.
Risultato: oggi i palestinesi vivono- da decenni- in campi profughi, in “prigioni a cielo aperto” come Gaza (senza controllo del cielo, del mare, delle materie prime, senza possibilità di movimento…) e vengono sempre più privati anche della Cisgiordania, grazie alla violenza dei coloni, coperti dall’esercito regolare e dagli Usa che da decenni mettono il veto ad ogni risuluzione Onu che condanni violenze, uso di armi illegali, occupazione illegale di territori…
Così una terra che un secolo e mezzo fa era abitata da solo 25 mila ebrei -pacifici- è ora pressochè totalmente in mano a quasi 8 milioni di israeliani provenienti da varie parti del mondo, mentre i cristriani autoctoni sono stati decimati, vilipesi e privati, dal 1948, di molte chiese e conventi (bruciati o distrutti dai sionisti).
Fonti
Benny Morris (storico ebreo), Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001
Ilan Pappè (storico ebreo), Ultima fermata Gaza
Ahron Bregman (storico ebreo), La vittoria maledetta
Peter Beinart (giornalista ebreo), Essere ebreo dopo la distruzione di Gaza
Tom Segev (storico ebreo), Il settimo milione
Documenti del vaticano

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E poi c’è questo post dove si mettono in luce le tappe di una conquista di stampo coloniale compiuta da europei nei confronti di una popolazione locale. Col terrore; praticato su larga scala da chi adesso lancia accuse di terrorismo verso chiunque…

 

In origine fu pulizia etnica?
Gli ebrei giunti in Palestina avevano dal principio l’idea di impadronirsi di tutta la Palestina, emarginando, buttando fuori e se necessario uccidendo gli autoctoni?
Proviamo a rispondere partendo dallo slogan principale del primo sionismo: “Una terra senza popolo per un popolo senza terra”.
La frase è di Israel Zangwill, un ebreo inglese, e già testimonia un fatto: gli arabi che abitavano in Palestina sono da lui considerati inesistenti. Ne è negata persino l’esistenza, figuriamoci la dignità! Ma Zangwill, ben sapendo che la terra non era affatto senza popolo, arrivò anche a scrivere altro: occorre “cacciare con la spada le tribù che la posseggono, come hanno fatto i nostri padri”.
Proviamo ora a prendere in mano il testo di Herzl, “Lo Stato ebraico”: vi si parla della Jewish Company e la si descrive “sul modello delle grandi compagnie coloniali” inglesi. L’Inghilterra colonialista, che aveva sterminato i pellerossa nelle Americhe e gli indigeni in Austrialia, era il suo modello, sebbene con alcune accortezze.
Nel 1895 nel suo diario, Herzl scriveva: “Dobbiamo espropriare con gentilezza… Indurre chi è privo di mezzi a passare la frontiera… Tanto l’esproprio quanto il trasferimento dei privi di mezzi devono essere compiuti con prudenza e discrezione”. Herzl, continua lo storico ebreo sionista Benny Morris, “propose che lo Stato avesse l’autorità di spostare la popolazione locale da un luogo all’altro” (Morris, Vittime, p.35). Come ho scritto nel post precedente, non si tratta inizialmente di sterminare i palestinesi (anche perchè non se ne ha la forza) ma di costringerli ad emigrare, di renderli ininfluenti. Lo stesso che faranno i nazisti con gli ebrei prima di scegliere la soluzione finale.
Uno dei mezzi per scacciare i palestinesi era comperare le loro terre. Così il sionista Menachem Ussishkin: tramite la progressiva compravendita alla fine “saremo noi a governare” (Morris, p. 55).
Compravendita e immigrazione, sino a diventare la maggioranza. Così il sionista Achad Haam: “Se verrà il momento in cui la nostra gente in Palestina sarà tanto cresciuta da spingere la popolazione indigena, in misura più o meno grande, ad andarsene, questa non si lascerà cacciare facilmente”.
Si intravede chiaramente lo schema: 1) comperare le terre palestinesi; 2) diventare sempre più numerosi e più forti sino al redde rationem inevitabile (“Un altro milione di ebrei- scriveva Ben Gurion nel 1944- e il conflitto con gli ebrei sarà chiuso”; Tom Segev, Il settimo milione, p. 105); 3) accompagnare questo processo, quando serve, con la violenza dell’Irgun e della banda Stern, non solo sul modello del colonialismo inglese, ma per alcuni, sul Risorgimento Italiano (i modelli sono Mazzini, l’uomo degli omicidi mirati, del terrorismo politico, e Garibaldi, il conquistatore del sud Italia per conto del nord).
Che questa fosse la tendenza è dimostrato anche dall’opposizione di sionisti moderati come Albert Einstein, Hannah Arendt e Georg Lauder, per i quali lo scontro violento con gli indigeni, con l’appoggio di Urss e Usa, era non solo umanamente intollerabile, ma addirittura, alla lunga, controproducente.
Per concludere lo storico ebreo Adam Raz, nel suo “Il bottino. Come Israele ha rubato le proprietà dei palestinesi”, con nuovi documenti ha raccontato non solo la distruzione sistematica di villaggi arabi nel 1947-1948, non solo la devastazione sistematica di chiese e moschee nello stesso periodo (cioè appena i colonizzatori furono nelle condizioni di farlo), ma anche il saccheggio sistematico delle proprietà altrui. Cosa che, come noto, si ripete in questi anni a danno della Cisgiordania e del Libano, e desta spesso imbarazzo nello stesso governo, che vieta – non sempre con successo- ai soldati di filmarsi mentro abbattono statue cristiane o rubano nelle case dei palestinesi occupate.
Nella foto un servizio del quotidiano israeliano Haaretz, in cui si dimostra, con nuovi documenti, la volontà esplicita di scacciare i palestinesi dalla loro terra.
“Un rapporto del 1948 dei servizi segreti israeliani, scrive il giornalista ebreo americano Peter Beinart, concludeva che gli attacchi sionisti avevano causato il 70% dell’esodo palestinese, mentre gli ordini delle forze militari arabi circa il 5%. Nonostante ciò, i rappresentanti delle comunità ebraiche insistono nell’affermare che sono stati gli arabi e non i sionisti a costringere i palestinesi alla fuga” (P. Beinart, Essere ebrei dopo la distruzione di Gaza, p. 34).
nakba documenti svelati agnoli
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