Perché Confondere e Perdere Tempo con Fake d’Invito a Confessarsi Whatsapp? Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un’iniziativa a dir poco discutbile. Buona lettura e diffusione.

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confessione whattsapp

 

di Matteo Castagna
La Confessione cattolica (sacramento della Riconciliazione) si compone di cinque fasi: esame di coscienza, pentimento, proposito di non peccare più, confessione dei peccati al sacerdote e penitenza. Nel pentimento è necessaria prima l’ attrizione e poi la contrizione, ovvero il dolore per i propri peccati mortali.
Si elencano i peccati sinceramente e, laddove consentito, si riceve l’assoluzione, che perdona le colpe, mentre si recita l’Atto di dolore.

La confessione si fa, di norma, in chiesa, all’interno del confessionale o in un luogo riservato, vis-à-vis con un sacerdote. In caso di necessità (viaggi, urgenze), si può chiedere a un sacerdote in qualsiasi luogo. Il sacramento richiede la presenza fisica del sacerdote. Dio solo perdona i peccati. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso: «Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati» (Mc 2,10) ed esercita questo potere divino: «Ti sono rimessi i tuoi peccati!» (Mc 2,5).Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini affinché lo esercitino nel suo nome. Gesù ha affidato l’esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il «ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18). L’Apostolo è inviato «nel nome di Cristo», ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20).

La confessione è obbligatoria di persona perché, nella teologia cattolica, è considerata un incontro personale e fisico con Cristo tramite il sacerdote, che agisce in Sua vece. Il contatto diretto garantisce l’assoluzione esplicita, simboleggia la riconciliazione con la comunità (ferita dal peccato) e offre un confronto umile e concreto. Il confessore, agendo in persona Christi, rende visibile e udibile il perdono di Dio, offrendo certezza spirituale.

Il vincolo del segreto confessionale è assoluto e inviolabile, e la violazione del medesimo comporta pene gravissime, tra cui la più grave è la scomunica latae sententiae. La scomunica latae sententiae è un concetto che appartiene al diritto canonico della Chiesa Cattolica e indica una particolare modalità con cui vengono applicate alcune pene canoniche. Questo tipo di scomunica scatta automaticamente nel momento stesso in cui si commette il reato specificato dal diritto canonico, senza bisogno che un’autorità ecclesiastica pronunci la sentenza formale. il segreto è detto Sigillo sacramentale. Per garantirlo, è necessario che gli unici ad ascoltare la confessione siano il penitente ed il sacerdote.

“A partire dalla prossima settimana”, ovvero dopo Pasqua, “sarà possibile accostarsi alla confessione anche tramite whatsApp, inviando un messaggio vocale privato al numero parrocchiale +39 393636261. Le risposte verranno fornite negli orari stabiliti nel rispetto della riservatezza e dell’accompagnamento spirituale. Seguiranno ulteriori indicazioni nei prossimi giorni. Grazie per la comprensione e la collaborazione”. La locandina, col volto di un prete in stola viola, sta girando sui telefonini di alcuni veronesi come messaggio promozionale, dal titolo “Confessioni via WhatsApp” e simboletto della chat accanto.
In epoca di stravaganze ecclesiali non ci possiamo sorprendere più di nulla.
Ma si tratta del “pesce d’aprile”, del ligure don Roberto Fiscer, che ha pure ricevuto richieste.
Lui, il più social dei preti, intendeva attaccare “i bigotti che ci fossero cascati” ma ha confuso molti che l’ hanno preso sul serio, come testimonia Il Secolo XIX del 1 aprile.
Verrebbe da chiedersi se don Camillo vivesse oggi, avrebbe avuto il tempo e il pensiero per una scemenza simile giunta persino nel veronese?

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