Ben Gvir e l’Osceno Brindisi alla Pena di Morte. Sterminio non-Stop di I$r@ele a Gaza, nella “Tregua”.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto sta accadendo in Medio Oriente, in particolare a Gaza e in israele. Buona lettura e condivisione.

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In primis qualche elemento sulla legge votata dalla Knesset per la pena di morte ai palestinesi – ma solo a loro, non agli ebrei – accusati di attività terroristiche senza possibilità di grazia o appello. C’è questo thread, che vi invitiamo a vedere, per il video cliccate sul collegamento, in cui un ministro, Ben Gvir, brinda felice per l’approvazione. Ma come si fa a brindare alla morte?

ben gvir brinda

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Poi c’è questa immagine, sulla stessa linea di pensiero, se così si può chiamare.

pena di morte israele foto

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E poi c’è l’opinione di Anna Foa.

israele pena morte anna foa

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E poi c’è lo sterminio di Gaza, che Israele continua indisturbato, a dispetto dell’annuncio di una “tregua” del gangster americano ricattato.

 

Mentre gli occhi del mondo sono puntati, giustamente, su Iran e Libano, a Gaza il genocidio non si ferma.

Il 31 marzo 2026, nella Striscia di Gaza, nuovi attacchi israeliani hanno ucciso almeno 6 persone.

A Khan Younis sono stati uccisi Mahmoud Al-Bayouk e suo figlio Yahya, un bambino di appena due anni.

Nella stessa giornata, tre persone sono state uccise e nove sono rimaste ferite in un attacco a al-Mawasi e un’altra persona è stata uccisa nel bombardamento del campo di Jabaliya, nel nord della Striscia.

Altri feriti sono stati segnalati nel quartiere di Al-Tuffah, a nord-est di Gaza City, e nel campo di al-Bureij, nella zona centrale, dove le forze israeliane hanno aperto il fuoco sui civili.

Dall’11 ottobre, data del “cessate il fuoco”, si contano complessivamente 713 morti e 1.940 feriti.

Sul piano umanitario, la situazione resta estremamente critica.

Il 19 marzo il valico di Rafah è stato riaperto per un transito “limitato” di persone, dopo una chiusura di 20 giorni motivata da “ragioni di sicurezza” israeliane.

Tuttavia, il collasso del sistema sanitario di Gaza continua a impedire a migliaia di persone di ricevere cure adeguate: oltre 18.500 pazienti, tra cui circa 4.000 bambini, sono ancora in attesa di trattamenti urgenti all’estero, e circa 4.000 malati oncologici necessitano di cure specialistiche non disponibili nella Striscia.

L’OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, sottolinea che l’ingresso di aiuti resta insufficiente: solo un numero limitato di camion entra nella Striscia, causando carenze di cibo, medicinali e scarso accesso ai beni di prima necessità, con un conseguente aumento dei prezzi.

Come sottolinea l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR): “A Gaza, anche a cinque mesi dal cessate il fuoco, i palestinesi vivono ancora in condizioni di precarietà e disumanizzazione”.

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