Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo commento pubblicato su Facebook dal Prof. Massimo Viglione a cui va il nostro grazie. Buona lettura e condivisone.
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C’è chi può
E’ impossibile non notare un fatto.
E’ giunta notizia che Leone XIV riceverà in aprile, senza esitazione e senza por inciampo alcuno, una femmina “arcivescova” messa a capo spirituale della cosiddetta “Chiesa” anglicana (ovvero di una “religione” in via d’estinzione, almeno in Gran Bretagna).
Però lo stesso Leone XIV ha respinto la richiesta di essere ricevuto avanzata dall’arcivescovo Mons. Carlo Maria Viganò.
Subito ora si leveranno gli scudi dei conservatori vatican-secondisti:
“Monsignor Viganò è scomunicato!”.
Appunto. Al di là del giudizio di validità formale che si vuole dare alla scomunica impartita da Bergoglio (sorvoliamo per ora su questo aspetto), se lo si ritiene scomunicato, e lo scomunicato fa un passo per ricucire lo strappo, perché il Pastore che deve pascere le pecore del Signore, che è padre di tutti i battezzati, non lo vuole nemmeno ricevere? Ascoltare e parlare non costa nulla.
Specie per un “padre”.
Questo stesso Pastore però non ha nessun problema a ricevere con tutti gli onori una scomunicata, che è capo di una setta religiosa protestante, che nega sei sacramenti su sette (compresa l’Eucarestia e l’Ordine, ciò che comporta la fine del sacerdozio), la legittimità della gerarchia ecclesiastica, e quindi dello stesso Papato.
Un arcivescovo che ha servito la Chiesa per sessant’anni, anche ad alti livelli e sul piano internazionale, che ha denunciato prove alla mano la pazzesca corruzione morale di parte importante delle gerarchie attuali, che si mantiene assolutamente fedelissimo nella conservazione integrale della fede cattolica e della morale correlata, non può nemmeno essere ricevuto una volta.
Alla “arcivescova” si spalancano le porte.
Perché? Ma ovvio: in nome del “dialogo” ecumenico.
Quello stesso dialogo però negato a un arcivescovo di Santa Romana Chiesa.
Come, del resto, ai sodomiti impenitenti e, anzi, rivendicatori pubblici del loro peccato che grida vendetta al cospetto di Dio.
Ma tutta questa evidenza non ha alcuna importanza agli occhi di coloro per i quali l’obbedienza positiva a chi comanda viene prima della Verità e della Giustizia, oltre che della dottrina cattolica.
Giusto per una fare una riflessione, alquanto evidente nei fatti, nel sabato di Passione.
(MV)
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23 commenti su “Leone Riceverà l’Arcivescova (abortista) di Canterbury e non mons. Viganò. Vabbè…Massimo Viglione.”
Enrico,
qui non siamo più a una critica, nemmeno dura.
Siamo a un accumulo di etichette e insinuazioni che non chiariscono nulla e, soprattutto, non hanno nulla di cristiano.
Parla di “lobby”, di categorie ideologiche messe una accanto all’altra, fino ad arrivare ad accuse gravissime. Ma questo non è argomentare: è deformare la realtà per renderla attaccabile.
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Mi attribuisce poi cose che non ho mai detto.
Io non ho stabilito chi va in paradiso e chi all’inferno.
Ho semplicemente ricordato una verità elementare della fede:
Chi si si rende fuori della Chiesa e l’attacca, porta con sé il peso della mancata sakvezza: extra ecclesia NULLA salus. Cristo ha voluto una Chiesa visibile, fondata su Pietro,
e ha legato a quella realtà concreta la sua promessa.
Questo è cattolico. Il resto è caricatura.
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Quanto al passaggio su “legare e sciogliere”, anche qui confonde.
Nessun cattolico serio pensa che ogni gesto, ogni parola o ogni scelta prudenziale di un Papa sia automaticamente perfetta o santa.
Non funziona così.
La promessa di Cristo riguarda:
• l’autorità reale data a Pietro
• la custodia della fede della Chiesa
Non la santità impeccabile di ogni decisione concreta.
Dire il contrario significa costruire un bersaglio finto per poi colpirlo.
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Il punto vero è un altro.
Lei non sta più discutendo come la Chiesa vive,
ma se la Chiesa sia ancora la Chiesa.
E quando si arriva lì, si è già fuori dal terreno cattolico.
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E poi, mi permetta:
il livello del linguaggio che usa — insinuazioni, accostamenti infamanti, slogan —
non è segno di zelo per la verità.
È segno di una polemica che ha perso misura e senso ecclesiale.
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La fede non si difende gridando “corruzione” ovunque.
Si difende restando dentro la Chiesa reale, anche quando ferisce, anche quando delude.
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In conclusione, con franchezza:
può continuare a criticare, anche duramente.
Ma smetta di costruire fantasie e di attribuire alla Chiesa ciò che è solo frutto delle Sue categorie.
E soprattutto,
non scriva più baggianate.
Sotto un certo aspetto, ammiro la sua capacità di nel rovesciare la frittata.
Le “baggianate” le vede la sua mente che è soggettiva e quindi fallace come quella di ognuno.
Un consiglio: non si affanni a fare puntualmente le bucce a coloro (ovviamente me compreso) che, sempre secondo la sua mente soggettiva e fallace, “non sono cattolici”.
Il suo insistere nel difendere la lobby anticattolica che si è insediata in san Pietro ha del sospetto. Oltre che del patetico.
A proposito di “dialogo”. Sabato mattina mi è capitato di guardare il Tg1 dell’ora di pranzo. Ebbene, con mio grande stupore ho scoperto che esiste la pagina, meglio la sezione “tg1 dialogo” con tanto di sottotitolo omonimo, con il quale il Tg, anzi il prelato intervistato dal Tg, dialoga, ma forse dialoga anche il giornalista, non è dato saperlo con certezza. Viene da chiedersi: forse che il dialogo è iniziato con questa serie di servizi giornalistici oppure dal concilio Vaticano II che evidentemente ha molto insistito sulla necessità di detto dialogo? Eppure, da quel che so, il Vangelo e pure l’antico testamento erano ricchi di dialoghi, talvolta assai vivaci, penso ad esempio al dialogo tra Dio ed Abramo circa la sorte di Sodoma e Gomorra.
Dopo aver letto questo articolo mi è venuta questa strana domanda: „Ma se a seguito di un tocco di originalitá, papa Leone XIV decidesse di far sedere sulla sua Sedia qualcuno che potrebbe aver qualche ragione per farlo, e ammettendo che solo due persone si presentino contemporaneamente con il desiderio di sedervisi temporaneamente sopra, papa Leone XIV darebbe maggiore importanza a quanto detto nel Vangelo da Gesù e quindi farebbe sedere Lui:
https://www.shutterstock.com/it/image-generated/oil-painting-artistic-image-sacred-heart-2719554193?trackingId=12483c02-0156-44e8-af43-46b21db721e1&listId=searchResults
oppure darebbe maggiore importanza all`ecumenismo alla Concilio Vaticano II e farebbe sedere lei?
https://www.facebook.com/skynews/videos/archbishop-on-throne/2235712247235265/
E sempre la mia fantasia, stimolata dall´articolo del Professore, mi incalza: „Forse alla “arcivescova“ si spalancheranno non solo le porte ma papa Leone XIV, dopo averle dato l´emozione che si prova ad essere papa solo per un momento (anche quella di una rivincita secolare?), poi farà spostare la sua sedia un pochino a lato e farà mettere parallelamente alla sua e rivolta verso la stessa direzione, un`altra sedia alla sua stessa altezza per farla sedere comodamente, tanto che i due, per chi li ammirerà congiuntamente, sembreranno ormai una sola chiesa?“ (se ciò dovesse avvenire mi chiederei naturalmente se sarà stato solo un atto isolato oppure sarà stato finalmente introdotto il principio del „aggiungi un altro posto alla „tavola“ …“, anzi … tanti posti alla „tavola“ … tanti quanti sono le altre religioni).
Questo giusto per una fare un`escursione alla mia fantasia durante il lunedì che segue la Domenica della Passione.
Pingback: Léon XIV et l’archevêquesse (*) | Benoit et Moi
prof. Massimo Viglione
Il suo intervento coglie un disagio reale, ma lo interpreta attraverso una chiave che finisce per deformare la realtà ecclesiale invece di chiarirla.
Il punto centrale della sua argomentazione — il confronto tra l’eventuale incontro del Papa con una rappresentante della Comunione anglicana (e, più in generale, va ricordato per inciso che il Papa incontra abitualmente anche esponenti di altre religioni e perfino non cristiani, senza che ciò implichi alcuna equiparazione dottrinale) e il mancato incontro con Carlo Maria Viganò — è costruito su una premessa errata:
che si tratti di situazioni analoghe.
Non lo sono.
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1. Ecumenismo e comunione ecclesiale: due piani distinti
L’incontro con un’esponente anglicana si colloca nel quadro dell’ecumenismo cattolico, come chiarito dal Concilio Vaticano II.
La Chiesa riconosce negli anglicani:
• un battesimo valido
• elementi reali di fede cristiana
e per questo promuove il dialogo, in vista dell’unità.
Ciò non implica alcuna equiparazione dottrinale.
Resta infatti pienamente valido quanto definito da Apostolicae Curae:
gli ordini anglicani sono nulli.
E resta altrettanto definitivo quanto insegnato da Ordinatio Sacerdotalis:
la Chiesa non ha alcun potere di ordinare donne.
Dunque: dialogo sì, relativismo no.
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2. Il caso Viganò: non ecumenismo, ma rottura interna
La situazione di Carlo Maria Viganò è di natura completamente diversa.
Non si tratta di un cristiano separato con cui avviare un dialogo ecumenico,
ma di un vescovo cattolico che:
• contesta l’autorità del Papa
• rifiuta il Magistero recente, incluso un concilio ecumenico
• qualifica la Chiesa visibile in termini radicalmente delegittimanti
Questo configura una frattura nella comunione ecclesiale.
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3. Il senso ecclesiale di un incontro
Un incontro con il Papa non è mai un gesto neutro o puramente umano.
È un atto ecclesiale.
Perché sia autentico, deve esistere almeno un presupposto minimo:
il riconoscimento della Chiesa come soggetto legittimo.
Se questo presupposto manca, l’incontro rischia di essere:
• strumentalizzato
• svuotato di significato
• oppure semplicemente inconcludente
In questo senso, la mancata concessione di un’udienza non è rifiuto del dialogo in sé,
ma constatazione della sua impraticabilità nelle condizioni attuali.
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4. Una falsa simmetria
L’errore più evidente del suo ragionamento è la simmetria implicita:
• da un lato, chi è fuori dalla piena comunione ma viene riconosciuto come interlocutore nel cammino verso l’unità
• dall’altro, chi è dentro la Chiesa ma ne contesta i fondamenti visibili
Non sono due situazioni parallele.
Sono opposte.
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Conclusione
Il Papa:
• dialoga con chi è separato, per ricondurre all’unità
• non legittima una rottura interna che nega le condizioni stesse della comunione ecclesiale
Non si tratta di incoerenza, ma di coerenza ecclesiologica.
Perché la Chiesa non è un’idea astratta da difendere contro altri,
ma una realtà visibile nella quale rimanere.
E la fedeltà cattolica, anche quando è critica, resta sempre:
con Pietro, nella Chiesa — non contro di essa
Ohh, don Pietro Paolo, il suo perfetto allineamento alla Chiesa delle modernità è quasi commovente.
Per caso, commovente fa rima con nauseante?….
Per essere “tradizionalista” dimentica la parte in cui un tradizionalista non mancherebbe mai di rispetto ad un sacerdote di Cristo, a prescindere dall’ opinione che possa avere di quel sacerdote, come Dio ci ricorda tramite quanto ha detto a santa Caterina da Siena. Attenzione ai rigurgiti di fariseismo mascherato da zelo, che ci si cade fin troppo facilmente.
Che bisogna moderare il linguaggio sono d’accordo anche io ma “don Pietro Paolo” dove ha dimostrato senza ombra di dubbio di essere un sacerdote? Mi deve essere sfuggito. Mi aggiorna?
Si firma in quanto don, e a meno di dare falsa testimonianza non lo scriverebbe. Il modo in cui si esprime non è altro da quello che mi aspetterei da un sacerdote. Detto questo ho avuto modo di contattare privatamente don Pietro e avendone il nome completo ho potuto constatare che è sacerdote. Al netto di questo, rimane che non è questo il modo di comportarsi a maggior ragione perché è sacerdote , ma anche fosse stato un semplice laico non è comunque questo il modo di esprimersi verso un fratello, soprattutto se si vuole dare lezioni di cattolicità.
Crio
@Crio
Se per lei può essere una prova che un sacerdote sia tale per quello che dice (e fa, aggiungo io), allora mi spiace … io potrei ben affermare che se papa Francesco non ha fatto prima e papa Leone non sta facendo ora quello che mi sarei aspettato/mi aspetterei che facciano dei veri Papi, allora la mia grandissima ombra di dubbio di legittimità che si proietta sui questi due papi (per papa Francesco per me è sicuro), si estende anche a „don Pietro e Paolo“, visto che li difende a spada tratta.
Se poi lei ha contattato personalmente „don Pietro Paolo“, ancora manca la prova in SC che egli sia un vero sacerdote: al giorno d´oggi anche i bot possono dare valida testimonianza. Chi li controlla dopo di tutto? Questo criterio non lo ritengo quindi valido.
Sul fatto di come comportarsi non ho assolutamente contrastato la sua affermazione (riconoscendo che bisogna comunque usare moderazione). Anche questo punto cade.
Non entro nel merito di questo polemica però ricordo che non sempre le nostre parole corrispondono ad opinioni liberamente spendibili. Se, ad esempio, se parlassi male del Presidente della Repubblica rischierei il reato di vilipendio al presidente (non ricordo se tale norma è stata revocata, di sicuro esisteva) così come se esprimessi liberamente la mia opinione su Tizio e Caio dovrei valutare se tale opinione possa superare l’esame di un giudice che potrebbe essere chiamato a decidere, stante la possibile azione giudiziaria di Tizio e Caio nei miei confronti. Tutto ciò vale anche per un sacerdote che, pur libero di esprimere un’opinione, non può, meglio non dovrebbe, mettere in discussione verità di Fede. Certo oggi pensiamo che la libertà di parola e di espressione abbia un valore assoluto ma, a ben vedere, le eccezioni, su temi “sensibili”, stanno diventando sempre più numerose, basti pensare a coloro che intendono vietare le preghiere vicino alle cliniche ove vengonno compiuti aborti.
Vede, il suo intervento — al di là dell’ironia — rivela qualcosa di più serio.
Non tanto un dissenso su ciò che ho scritto,
quanto una distanza crescente dal criterio stesso della cattolicità.
Perché il punto non è essere “allineati” o meno,
ma riconoscere dove si colloca la Chiesa visibile, oggi.
Se si arriva a guardare con sospetto sistematico il Papa,
a ridurre il Magistero recente a deviazione,
a considerare il Concilio Vaticano II come un problema più che come parte del cammino della Chiesa,
allora — mi permetta — la domanda non è più su di me.
Diventa su di lei.
Quanto di ciò che oggi pensa, giudica e difende
è ancora pienamente cattolico nel senso proprio del termine,
cioè in comunione reale con la Chiesa concreta, visibile, storica?
Perché si può anche credere di difendere la Tradizione,
ma se nel farlo ci si separa dal soggetto vivo che la trasmette,
il rischio è di difendere un’idea — non più la Chiesa.
E allora l’ironia sull’“allineamento” perde consistenza.
Perché la vera questione non è se io sia troppo dentro,
ma se lei – se già non lo è- non stia, poco alla volta, mettendosi fuori.
— Don Pietro Paolo
“Con Pietro, nella Chiesa”.
Dov’è Pietro?
Può anche chiudere gli occhi, Enrico, e dire che il sole non c’è, ma il sole non smette di esserci per questo.
Allo stesso modo, Pietro non scompare perché a qualcuno non piace o delude.
Nella Chiesa cattolica Pietro non è un’idea da scegliere, ma una realtà da riconoscere: è lì dove Cristo ha voluto che fosse, nella successione visibile del Romano Pontefice.
Dunque la domanda resta — ma si rovescia:
non “dov’è Pietro?”, bensì se siamo disposti a riconoscerlo anche quando non coincide con le nostre costruzioni personali.
Perché qui non siamo davanti a un problema mistico, ma ecclesiale:
Cristo non ha lasciato un’energia da percepire, ma una roccia visibile su cui edificare.
E quando si smette di riconoscere quella roccia concreta,
non si diventa più spirituali — si smette semplicemente di essere cattolici.
Per riconoscere una persona o una cosa occorre che tale persona o cosa CI SIA.
Sei micidiale Enrico!!
Pietro non ci sta! Per dpp un antipapa vale l’altro, li seguirebbe tutti anche nell’Inferno (e sarà così) e li chiama tutti “Pietro”, al colmo della sua farsa.
È possibile che qualsiasi articolo e commento non vada bene a questo prete? Deve obiettare su tutti!
Io ormai non lo leggo più, non tanto per la prolissità pallosa ma per il suo divertimento sadico di rigirare la frittata, la dottrina cioè, a favore della antichiesa. Confondere e imbrogliare i lettori per difendere quasiasi nefandezza dei suoi compagni di merenda. Se necessario potrebbe dimostrare benissimo che Dio non è Dio! L’inganno è un arte antica, adamitica.
Molto, molto, molto più micidiale di me è l’incaponirsi a difendere l’indifendibile.
Dev’esserci una paura di fondo, più o meno inconscia, che si riversa all’esterno sbandierando un’ortodossia inesistente.
Don P.P. fa sempre riferimento ad una Chiesa ideale, disincarnata, quindi anti-cristica se è vero che Cristo si è incarnato.
Quella che si è insediata a san Pietro è la lobby eco-lgpt-pachamamica- sinodale etc. etc. etc. che molti, troppi, si ostinano a scambiare per Chiesa cattolica.
Enrico,
il Suo ragionamento parte da una premessa apparentemente ovvia — “per riconoscere qualcosa deve esserci” — ma conduce a una conclusione che, in realtà, svuota la fede cattolica.
Perché qui non stiamo parlando di una “cosa” da constatare empiricamente,
ma di una realtà teologale che Cristo ha promesso e garantito.
Se la Chiesa può “non esserci più”,
se Pietro può scomparire quando non corrisponde alle attese,
allora non è solo il Papa ad essere messo in discussione:
è la parola stessa di Cristo.
⸻
Lei parla di “Chiesa ideale, disincarnata”.
Mi viene da dire: ma guarda un po’ da quale pulpito viene la predica —
da uno che non fa altro che parlare di apofatismo, spiritualismo e dissoluzione del concreto.
Ma è esattamente il contrario.
La Chiesa cattolica che riconosco è fin troppo concreta:
• fatta di uomini fragili,
• segnata anche da limiti e contraddizioni,
• ma reale, visibile, storica.
La “Chiesa” che Lei lascia intendere, invece, esiste solo quando coincide con un certo modello stabilito da Lei.
Quando non lo rispecchia, smette di essere Chiesa.
Questa sì è una costruzione disincarnata.
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E qui emerge il punto decisivo.
Lei accusa di “difendere l’indifendibile”.
In realtà sta affermando qualcosa di molto più grave:
che la Chiesa possa cessare di essere se stessa.
E questo non è zelo per la verità.
È una rottura con la fede cattolica.
⸻
Quanto al linguaggio — “lobby”, etichette, caricature —
serve solo a semplificare la realtà per renderla attaccabile.
Può scandalizzare, certo,
ma solo chi non ha fede nelle parole di Cristo e non ama la Chiesa.
Caro Enrico, la fede non si difende con slogan.
Si custodisce riconoscendo ciò che Cristo ha realmente istituito, anche quando ferisce le nostre aspettative.
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La verità, più semplice e più scomoda, è questa:
Lei non constata che “Pietro non c’è”.
E non è nelle Sue facoltà decidere quando c’è e quando no.
E nel momento in cui lo fa,
non riconosce più Pietro:
si mette al suo posto.
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Il Suo apparente “zelo” per la Chiesa appare sempre meno amore per la verità
e sempre più il tentativo di sostituirla con un’altra visione:
una spiritualità vaga, di impronta orientale,
che non ha nulla a che vedere non solo con la Chiesa cattolica,
ma con il cristianesimo stesso.
Perché quando si perde Cristo incarnato nella sua Chiesa reale,
non si purifica la fede:
la si cambia.
Sì, ma sei troppo buono perchè fra gli ostinati c’è qualcuno che sa bene che costruire sulla sabbia non è un errore in buona fede. Chi come me lavora nell’edilizia, sa che la base di un edificio deve esserci, deve essere solida ed inamovibile. Don pipino ha testa e cuore per capire che a Roma il papa non ci sta e non ci sta alcuna roccia! Ma se non lo ammette due sono le cose: o è un inguaribile dispossente mentale (e sarebbe la scusa davanti al Giudizio) oppure è in malafede e questo lo rende responsabile. Reo anche perchè su questo blog di fatto fa adorazione al Male nelle vesti del suo vicario, un antipapa, inducendo al peccato chi lo legge, inducendo allo scisma e alla eresia.
Se la dottrina può essere usata, come ammette il nostro anticappellano, per capovolgere la verità, certo non è colpa delle verità di fede che sono intangibili e immutabili ma di chi le articola in modo tale da ingannare e uccidere.
Un po’ dispiace, perchè fa gran danno a sè e agli altri, ma la materia è grave, il suo consenso è deliberato e la piena avvertenza gli è stata fornita ad adbundantiam. Chi legge questo antiprete ora lo sa.
Fritz,
tranquillo: puoi anche non leggermi.
Non cambia nulla — se non che eviti di essere contraddetto.
Perché è questo il punto:
non ti dà fastidio quello che scrivo,
ti dà fastidio che smonti quello che dici.
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Parli di “antipapi”, “anticristo”, “antichiesa”…
ma poi accusi me di confondere.
No: tu non sei confuso. Informati bene sulla vera dottrina; ti consiglio almeno di leggere il CCC.
Sei semplicemente fuori strada — e ti ci sei messo da solo.
Perché quando decidi tu chi è Papa, chi è Chiesa e chi no,
non stai difendendo la fede:
la stai sostituendo.
⸻
Mi accusi di “rigirare la dottrina”.
Certo.
Perché la dottrina non è un blocco da usare contro gli altri:
è una realtà viva che, a volte, gira contro di te.
Ed è esattamente quello che non sopporti.
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Quanto al resto — “sadico”, “imbroglio”, “compagni di merenda” —
è solo rumore.
Quando uno non regge il confronto, alza la voce.
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E poi il capolavoro:
“seguiresti tutti i papi anche all’inferno”.
No, Fritz,
io non seguo il Papa, o se lo seguo è perché Cristo dice che qualunque cosa Pietro avrebbe legato o sciolto sarebbe stato sciolto o legato in Cielo per cui credo che per questo certamente non andrò all’inferno. Piuttosto pensa a te dove andrai…. Sì, dimenticavo…. Tu non puoi fare ulteriori passi perché all’inferno già ci sei: extra Ecclesia nulla salus
Incredibile ma vero!!! Don P.P. già conosce la sua destinazione paradisiaca e quella infernale altrui.
E poi, ammesso e non concesso che Bergoglio e il su pupillo Prevost siano davvero papi, il don afferma qualcosa di aberrante, ossia che questi due capi della lobby eco-lgpt-pachamamica-filopedofila-femminista-sinodale insediatasi a san Pietro hanno legato (Bergoglio) e legano (Prevost) in Cielo lo squallore totale che qui in terra la suddetta lobby sta instaurando!!!
Fa’ molto piu’ male Mons. Vigano’ che mette la mano nella piaga piuttosto che l’arcivescovessa al servizio di Charles III.
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