Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, nell’ultimo giorno di Quaresima Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste brevi riflessioni su peccato e grazia. Buona lettura e diffusione.
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Il Peccato: La Lebbra dell’Anima e la Vera Libertà nello Spirito
Spesso nella vita ci illudiamo che la libertà sia fare tutto ciò che desideriamo, senza regole, senza limiti. Ma la vera libertà, quella che libera l’anima dal peso del peccato, è un’altra cosa. Il peccato, in realtà, è come una lebbra dell’anima: invisibile, subdola, eppure capace di corrodere dall’interno, di farci sentire legati, prigionieri di noi stessi, fino a portarci verso il vuoto e la perdizione (cfr. Romani 6,23 – “Il salario del peccato è la morte”).
La vera libertà arriva quando lo Spirito Santo tocca il nostro intelletto. Quando, dopo aver udito la Parola di Dio, la lasciamo germogliare dentro di noi su un terreno pronto ad accogliere la verità (cfr. Luca 8,15 – “Quelli che l’hanno ricevuta nel buon terreno, essi fruttano con perseveranza”). Non si tratta di un obbligo opprimente osservare i comandamenti: al contrario, seguirli non limita la nostra libertà, ma ci apre alla libertà più grande, quella di essere liberi dal peso che ci lega al peccato (cfr. 1 Giovanni 5,3 – “L’amore di Dio consiste nell’osservare i suoi comandamenti”). È una liberazione interiore che ci permette di scegliere la vita, la luce, la verità (cfr. Giovanni 8,32 – “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”).
Dio ci ha donato il libero arbitrio: possiamo accettare la Sua guida o rinnegarla. Il nemico, invece, agisce in modo opposto: ci tiene prigionieri, ci illude, ci trascina verso l’abisso con promesse vuote, nutrendo la nostra schiavitù e divorando la nostra anima (cfr. 1 Pietro 5,8 – “Il diavolo, vostro avversario, va attorno come leone ruggente cercando chi divorare”). Da soli, non possiamo liberarcene; le catene che ci legano alla tentazione sono troppo forti per essere spezzate con le nostre forze.
I Padri del Deserto descrivevano il peccato come una “lebbra dell’anima” che si insinua lentamente e che, se non curata con la preghiera e la vigilanza, divora la vita spirituale. Evagrio Pontico ammoniva: “Chi cede all’ira e alla lussuria diventa schiavo del nemico, mentre chi veglia nello spirito rimane libero in Dio”.
Come ricordava Sant’Agostino: “Il cuore dell’uomo inquieto finché non riposa in Te”. Solo con l’aiuto di Dio possiamo riconoscere il pericolo e spezzare quei legami invisibili, tornando sulla strada della vita e evitando la via senza ritorno verso la perdizione se ci lasciamo ingannare.
San Giovanni Crisostomo ammoniva: “I comandamenti di Dio non sono pesi, ma mezzi per raggiungere la libertà dell’anima”. Allo stesso modo, San Macario il Grande scriveva: “Chi si sottomette alla volontà di Dio diventa libero; chi si lascia dominare dai desideri della carne resta prigioniero”.
La libertà autentica non è l’assenza di regole, ma la liberazione dal peccato che ci incatena. È un cammino verso la luce, guidati dallo Spirito Santo, per ritrovare la pienezza dell’anima e vivere senza il fardello della schiavitù spirituale.
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