Tutti i Dispiaceri che Provengono da Oltre Tevere Due Religioni Diverse? Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, la nostra Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa narrazione di fatti realmente accaduti…Buona lettura e diffusione.

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“Il parroco del mio paese, per far non so quale omelia, ha messo un canestro da basket in Chiesa… – mi dice un caro amico e io immagino (perché è un dialogo a distanza) i suoi occhi a terra e il sospiro trattenuto, e poi aggiunge, con una voce che pare un soffio – a volte mi sembra che siamo due religioni diverse, o forse due versioni di una stessa religione, ma tanto differenti da parere opposte”.

Eh già, anche a me, è quel che soffro io pure, gli dico, e insieme ci troviamo a parlare di tutte le brutte novità provenienti dall’Oltretevere degli ultimi mesi. “Hai visto la foto del Papa alla cerimonia per la Pachamama?”. Sì, purtroppo. “E hai letto della mini-apertura verso la Messa tridentina a condizione che si separi la Liturgia dalla Dottrina? Nel senso che la Santa Messa, vabbè, e sia, può essere  anche quella tradizionale, ma la dottrina deve essere per forza la conciliare…”.

Sì, sì, rispondo e scendo nel pozzo. Lui aggiunge, poi, sui nuovi pastori progressisti, freschi di nomina leonina,  che sono “miti e più pericolosi dei lupi rapaci”. Sì, rispondo pensando a certi sguardi in tralice, niente rassicuranti. Sì, e penso ai tanti, innumeri dispiaceri che mi dà e che mi ha dato la Chiesa modernista in tutti questi anni, facendo tutto l’opposto che confermarmi nella fede…

Un’altra conoscente mi chiama e mi racconta i suoi dolori. E il primo riguarda una certa persona, consacrata, che ogni tanto incontra alla Messa. Le ha chiesto di andarla a trovare e, in un giorno di pioggia, eccola da lei.  Discorsi alati, tra loro, finché s’arriva, inevitabile, al nodo della “misericordia”, perché per la nuova chiesa franceschina del todostodostodos, Dio è solo misericordioso e perdona tutti anche chi persevera nel male e chi non si converte e segue l’arcinemico.

Non ce la fa più, la Bice, sorride forzatamente, vuol scappare e si ricorda di quando quella stessa consacrata le disse che non poteva condurre il Rosario serale perché non voleva dire, al Padre Nostro, quell’errata traduzione del “non abbandonarci alla tentazione”.

E ora il secondo episodio. Riguarda la processione di San Giuseppe che si fa nel suo paese, la prima domenica dopo il 19 di marzo. Un’occasione bellissima e anche se piove, avanti, senza ombrello, la Provvidenza provvederà! E infatti ha provveduto. Domenica scorsa – mi racconta – sotto un cielo in sciarpa grigia, il dolce Patrono, con Gesù Bambino in braccio se ne andava (con un piccolo corteggio)  per le vie, sulle spalle dei devoti. Giunti allo snodo con la Parrocchia, nulla. Nessuno sul sagrato.  Né il parroco né nessuno. Perché, perché non sono venuti?” – si dispera la Bice e io con lei – Perché hanno lasciato solo il Padre putativo di Gesù? Perché non sono usciti almeno per salutarlo, omaggiarlo, amarlo come si deve? Forse, si risponde e dentro di me faccio sì con la testa, perché le processioni fanno tanto Medio Evo e non piacciono ai preti in blue jeans, tiktoker e stravaganti della nuova chiesa?

Le è giunto, poi, dalla Parrocchia l’invito a una serata dedicata a una santa di colore. Una bellissima idea, per carità, ma San Giuseppe? E chi l’invitava ha detto: “Si affronterà anche il tema delle missioni…”. E lei a me: “E  ho subito pensato a San Filippo Neri che volle rimanere a Roma, in Italia, a fare il missionario. Sì, ha ragione al triplo: Roma e l’Italia intera, come l’avevano nel Cinquecento, hanno ancora tanto bisogno di essere evangelizzate, riportate al vero Cattolicesimo, che illumina e salva e che è in Gesù Via, Verità e Vita.

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5 commenti su “Tutti i Dispiaceri che Provengono da Oltre Tevere Due Religioni Diverse? Benedetta De Vito.”

  1. Forse mi sono espressa male e così chiarisco: a voce alta dico il Padre Nostro di sempre, quello che ho imparato oltre settant’anni fa.

  2. A proposito di Padre Nostro, chi l’ ha detto che è obbligatorio dirlo secondo la nuova formula che mi suona così tanto offensiva nei confronti del Padreterno? Personalmente, così come l’ hanno ammodernato, non l’ ho mai recitato e mai lo farò. E in Chiesa lo dico a voce alta, non me ne vergogno mica…

  3. Don Pietro Paolo

    Capisco il disagio. Alcune cose fanno soffrire, è vero.

    Ma attenzione: lamentarsi continuamente della Chiesa come se il problema fossero sempre gli altri non è segno di fede più pura.
    Nessuno è immacolato.

    Quando si vede solo ciò che non va, si rischia una sottile superiorità spirituale:
    “io ho capito, gli altri no”.

    Allora la domanda vera non è:
    “Quanto sbaglia la Chiesa?”
    ma:
    “Io sto vivendo davvero il Vangelo?”

    E insieme un’altra, decisiva:
    “Quello che penso della Chiesa è davvero ecclesiale?”

    Perché una fede fatta solo di lamenti non costruisce nulla.

    Meno borbottii, più conversione.

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