Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo commento pubblicato da don Francesco D’Erasmo, a cui va il nostro grazie, sulla questione delle ordinazioni annunciate di nuovi vescovi della FSSPX. Buona lettura e diffusione.
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Tradizione e tradimento
Molte volte, ancora prete ragazzino, abbastanza crudo riguardo alla conoscenza del mondo cattolico “tradizionale”, venivo apostrofato con questo nome, o addirittura quello di “tradizionalista”.
Talvolta perché non potevo nascondere la gioia che provavo nel portare l’abito talare, o per qualcosa, nel celebrare il Santo Sacrificio, che i fedeli vedevano senza che io lo sapessi.
Ricordo un particolare curioso: un giorno, prete novello, di un mese o poco più, una parrocchiana si presentò in sacrestia con una berretta, confezionata da lei per me. Berretta che non ho mai usato, perché non ne conoscevo il vero significato, fino a poche settimane fa, quando finalmente ho scoperto cosa significa e quando si deve usare, ed essa è uscita dall’armadio e ha avuto l’onore di essere indossata nella forma appropriata.
Le vie di Dio sono davvero imperscrutabili!
Quando mi veniva fatta questa domanda, un po’ per sfida, o altre volte con soddisfazione, secondo i casi: “Ma lei è un sacerdote tradizionale?!”; senza più di tanto saper perché me lo chiedessero, né a chi potessi essere involontariamente e inconsapevolmente affiancato, la mia risposta era spontanea e immediata: “certo che sono tradizionale: sono cattolico!”
Il cristiano è tradizionale.
Se non è tradizionale, non è cristiano, e tantomeno cattolico.
Perché nessuno di noi ha autorità sulla fede. Dal papa fino all’ultimo fedele, da San Pietro a oggi, nella Santa Chiesa Cattolica, l’unica vera religione, fondata da Dio stesso, trasmettiamo quello che abbiamo ricevuto (1 Gv 1, 1-2).
Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi, dice il Signore (Gv 15, 16).
Il problema è che, nella situazione di confusione in cui viviamo, le parole hanno perso la forza di imporsi per il significato che hanno veramente, e spesso vengono usate con significati loro assegnati indebitamente da chi più riesce a influenzare gli altri.
In questa nuova Babilonia, il significato di “tradizione”, nella Chiesa Cattolica, ha assunto una connotazione quasi esclusiva di identificazione del mondo di coloro che si sono opposti alle innovazioni degli ultimi 60 anni seguendo mons. Lefebvre, e poi eventualmente separandosi da quel gruppo, e pochissimi altri.
In particolare la realtà più nota è quella della Fraternità Sacerdotale San Pio X, FSSPX.
In queste settimane la loro posizione rispetto alla Chiesa Cattolica è tornata al centro dell’attenzione con forza, anche per chi prima non ne aveva sentito parlare, a causa della loro decisione di ordinare vescovi senza mandato papale, e di tutte le reazioni e commenti a tale decisione.
La cosa però che mi colpisce come sacerdote, che per natura ho dato la mia vita insieme a Gesù per la salvezza delle anime, è la violenta contraddizione in cui i sacerdoti di tale Fraternità sono caduti, e con essi alcuni che difendono la loro posizione, per giustificare la loro decisione.
Non posso essere indifferente a tale atteggiamento.
Come sacerdote ho giurato non solo di difendere la verità, ma anche di combattere l’errore, perché questi compiti sono affidati direttamente da Gesù ai Suoi discepoli e in particolare ai Suoi Apostoli (Mt 5,19; Lc 12, 48), e chi assume un ufficio nella Chiesa Cattolica è obbligato a emettere questo giuramento.
Ho già preso posizione per questo motivo varie volte, in modo pubblico, di fronte a gravi attacchi contro la Verità, venuti da chi è in guerra da anni contro la FSSPX. E ne ho pagato e pago le conseguenze, senza pentimento, perché è il prezzo di quel che ho scelto, fin dalle promesse battesimali espresse per bocca dei miei genitori e padrini.
Ma ora non posso tacere nemmeno nei confronti delle menzogne velenose che la FSSPX sta diffonderlo, e che a causa di questa nuova situazione possono raggiungere fedeli che finora le ignoravano.
I sacerdoti della FSSPX affermano di agire per il bene delle anime, per salvare la Tradizione della Chiesa.
E dicono in questo una cosa sacrosanta: il fine supremo per cui Gesù ha istituito la Santa Chiesa è la salvezza delle anime. E per questo, giustamente essi ricordano, la salvezza delle anime è la prima legge, alla quale ogni legge è indirizzata. Deve essere perciò criterio di interpretazione e applicazione della legge.
Questa è una verità sacrosanta!
Ma se di fatto affermano che nella Chiesa, fuori dalla loro Fraternità, non ci sono i mezzi di santificazione, cioè i sacramenti, stanno automaticamente negando il Concilio di Trento e le verità fondamentali che la Tradizione ci porta: che cioè i sacramenti operano per la Grazia di Dio, poste le condizioni essenziali. E queste condizioni sono: la materia, la forma, e il ministro.
La Santa Chiesa ha stabilito questi criteri, usando la pienezza della Sua autorità, data da Gesù, nel ricevere fedelmente la Rivelazione stessa.
La FSSPX non ha l’autorità di aggiungere o alterare questi criteri.
(Gli esperti sanno di tutta la loro argomentazione sulla interpretazione della intenzione del ministro. Non mi rivolgo qui a teologi navigati, che hanno i propri elementi sufficienti per riconoscere la verità, e, se sono sinceri, vedono la faziosità dell’argomentazione. In fin dei conti, se essa fosse presa alla lettera, porterebbe a una posizione peggiore di quella protestante, abbandonando il fedele nella condizione di una incertezza invincibile sulla validità o meno dei sacramenti. E i teologi navigati, se sono sinceri, sanno anche benissimo che questo è stato il problema più grave a cui il Concilio di Trento ha voluto rispondere, e ha risposto. Ma qui mi rivolgo al cattolico comune, che, senza alcuna colpa, non ha potuto studiare tutte queste cose, e rimane confuso nella baraonda delle cose che si dicono in merito a questa vicenda in questi giorni).
Dicendo che nelle parrocchie normali non si trovano i sacramenti, la FSSPX, nella persona del suo superiore, nega queste condizioni fondamentali della validità dei sacramenti (materia, forma e ministro), e perciò nega automaticamente il Concilio di Trento!
Questo è già una separazione di fatto dalla Chiesa Cattolica!
Così facendo la FSSPX induce tutti i fedeli che pensano che essi siano i veri difensori della tradizione, e che non hanno vicino una cappella della FSSPX ad allontanarsi dai sacramenti.
E questa sarebbe la preoccupazione per la salvezza delle anime?!?
Questo è diabolico!!!
Teniamo conto che la quasi totalità dei cattolici, anche se lo volesse, non può andare da loro, perché restano una realtà minuscola rispetto alla realtà della Chiesa Cattolica nel mondo.
Essi di fatto inducono i cattolici ad allontanarsi dai sacramenti.
Esattamente come quello che dicono quelli che invitano a non andare alle Messe dove si dice il nome del Papa Leone (prima era Francesco).
Non devo ricordare quanto io mi sia esposto riguardo all’autorità di chi siede sul soglio di Pietro, non mi si può pertanto accusare di essere mosso da strategia, in quello che difendo.
Ma una cosa è avvisare i fedeli dei pericolosissimi lupi vestiti da agnelli, i quali, come nuovi farisei, siedono sul trono che è stato istituito da Dio per annunciare al mondo la Verità dell’Unica Fede, e da quella cattedra diffondono invece l’errore.
Altra cosa è insinuare che ci sia una realtà umana che possa avere autorità sopra la suprema autorità della Chiesa.
E appunto, non mancano purtroppo coloro che si credono nella condizione di “scomunicare” chi va alla Messa “una cum”.
O, in questo caso, di chi non va a Messa da loro.
La cosa tragicomica è che gli uni scomunicano gli altri!
Quante ferite nel Cuore di Gesù!
E quel che è peggio, tutti e due i movimenti amministrano davvero invalidamente dei sacramenti! E ingannano i fedeli perché non lo dicono loro!
La FSSPX, quando celebra i matrimoni senza che i fedeli si presentino al parroco, (possibilità che avrebbero e spesso non usano), e i non-Una-cum quando amministrano la confessione senza missione canonica.
Sono cose gravissime!
La cosa terribile di questi nostri tempi, è che ministri della Santa Chiesa, invece che usare l’Autorità istituita da Gesù Cristo per annunciare la Verità tutta intera, usano pezzi di verità, che servono a giustificare i propri errori, o a realizzare i propri progetti, come se fossero un partito politico.
Si accusano poi gli uni gli altri, non per liberare i fedeli dal pericolo degli inganni, ma per far vincere la propria posizione.
E in questo agone doloroso il bene delle anime è dimenticato per strada e calpestato dai passanti.
Forse non riescono a riconoscere i segni dei tempi: il Signore permette le guerre materiali tra le nazioni per mostrare la situazione del Popolo che si è scelto, come profeticamente avveniva nella Antica Alleanza.
Ma Gesù ha detto, e lo meditiamo proprio nel Vangelo di oggi, che vuole essere adorato “in Spirito e Verità” (Gv 4,24).
Senza Verità non c’è Chiesa Cattolica.
Per questo il Catechismo della Chiesa Cattolica ci avverte che questa sarà la prova finale della Chiesa, l’apostasia della Verità. (CCC 675-677)
Io sono in questo momento in grado di celebrare la Santa Messa di sempre, certamente anche grazie alla storia della resistenza di mons. Lefebvre e della FSSPX. Ma non per questo posso esimermi dal denunciare ciò che si oppone alla Verità e pone in pericolo la salvezza delle anime.
Un altro aspetto drammatico della mancanza di amore alla salvezza delle anime è la divisione in amici e nemici con criteri di partito. È certamente importante riconoscere che determinate persone e gruppi di persone agiscono con finalità determinate, usando astute strategie.
Ma nondimeno il nostro vero nemico non sono mai le persone, è il diavolo che a volte le può riuscire a manipolare. Perciò purtroppo molti cadono nella menzogna di dire: il nemico del mio nemico è mio amico, identificando come nemico o amico persone o gruppi di persone.
Invece il nemico dell’uomo è il peccato e il diavolo che ci induce ad esso, e il nostro amico è la Verità che ci libera dal peccato.
Anche per difendere la Verità sulla Messa di sempre mi sono esposto con forza e ho pagato un prezzo alto, ma la Messa non può essere qualcosa che si usa per qualche scopo terreno. La Messa è di Gesù, la dobbiamo difendere, dobbiamo esserle fedeli, non può essere proibita lecitamente da nessuno, ma se la “usiamo” facciamo come coloro che l’hanno rivoluzionata: la trattiamo come “cosa nostra”. E questo è contro Dio stesso.
Difendere la Tradizione non è difendere quello che facciamo noi, anche nel modo che ci sembra migliore e con la migliore intenzione. Difendere la Tradizione è difendere quello che riceviamo da Dio.
Sennò, come anche la traduzione, invece che essere una Tradizione, si trasformerà in un Tradimento.
Non possiamo purtroppo risolvere questa situazione con le nostre mani, ma possiamo, come la Santa Vergine Madre di Dio esortava i pastorelli a Fátima, offrire preghiere e sacrifici a Dio in riparazione di tanti mali che affliggono la Chiesa e il mondo, per la salvezza delle anime.
Possiamo offrire il Santo Sacrificio della Croce di Gesù, unico efficace e sufficiente, celebrando e andando alla Santa Messa, certi che Gesù non permetterà alle porte degli inferi di prevalere contro la Sua Santa Chiesa.
Amen.
Don Francesco d’Erasmo, Sacerdote cattolico
13 marzo 2026
Feria sexta in III quadragisimae.
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6 commenti su “Tradizione e Tradimento. Il Caso della FSSPX. Un Commento di don Francesco D’Erasmo.”
La Fraternità si è infilata in un cul-de-sac. Comunque questa vicenda andrà a finire, gli si ritorcerà contro, come gli si ritorsero contro le consacrazioni del 1988 senza accordo con Roma, che provocarono la fuoriuscita di numerosissimi preti dai loro ranghi, la Ecclesia Dei Adflicta, la creazione di congregazioni concorrenti di preti.
Ma forse il Signore ha tratto del bene anche dalla disobbedienza… Oggigiorno, grazie alla fiorentissima Fraternità San Pietro, al florido Istituto Cristo Re SS, alla San Vincenzo Ferreri e tanti altri sacerdoti Summorum Pontificum e Parrocchie Personali, l’offerta di Messe tridentine è molto cresciuta nel mondo.
E a rappresentare i duri e puri al di là della sdilinquevole fraternità lefebvriana rimane la validissima Resistenza di Mons. Williamson.
Credo che fra qualche secolo i presenti “distinguo” saranno guardati con commiserazione… Ci si chiederà: ma come hanno potuto tutti coloro essere così miopi da combattersi fra loro, invece che fare fronte comune contro l’eresia dilagante nella Chiesa?
Confondere la Fraternità con i vari sacerdoti youtuber, mi pare abbastanza curioso….comunque, mi pare che il sacerdote che scrive conosca poco la realtà di cui parla, ed intendo quella delle parrocchie, dove si fanno aperitivi sul sagrato, accompagnati da ballerine osè, si ospitano i musulmani ( a pregare Allah), NON si fanno confessioni, perché inutili e si consacra con la rugiada.
Ometto gli abiti indecenti dei preti, le omelie incomprensibili o politiche, il Pater noster violato.
Ma Lei, don Francesco, benedirebbe una coppia omosex? Perché potrebbe essere chiamato a farlo. Certo, extra Ecclesia, nulla salus.
Per questo la questione è vitale.
Restiamo in preghiera
Merci pour votre commentaire par lequel vous posez une question judicieuse :
”Mais vous, Don Francesco, béniriez-vous un couple homosexuel ?”
Je suis né avant Vatican II. Je ne suis pas un fidèle de la Fraternité FSSPX, et il n’y a pas de chapelle FSSPX à proximité de mon domicile. Mais l’instruction religieuse que j’ai eue et gardée me porte bien plus à justifier la position de la FSSPX qu’à soutenir les dérives hérétiques que le douteux pape Bergoglio a répandues et que le douteux pape Prévost continue de justifier et d’enseigner.
Si un jour, je devais assister à une bénédiction de deux homosexuels lors d’un office dominical, je me sentirais obligé à sortir immédiatement. Et je chercherais une autre église. Et j’agirais de même si je devais me trouver à une Sainte Messe pendant laquelle le sermon serait fait par quelqu’un d’autre que le prêtre, surtout s’il s’agissait d’une femme ”diacre” qui se prend pour un prêtre. Et si une telle situation se généralisait dans toutes les églises qui m’environnent, je me sentirais obligé de cesser d’assister à la messe domicale.
Donc, finalement, sans être fidèle de la Fraternité FSSPX, je me comporterais comme le suggère cette Fraternité et je me tiendrais à l’écart de ces paroisses devenues protestantes. Et je suis certain que bien des catholiques comme moi en feraient autant, ce qui est d’ailleurs déjà le cas présentement.
Quant on veut bien s’instruire (par des blogs catholiques sérieux) de ce qui se passe au Vatican et dans l’Église, il y a de quoi être dégoûté, choqué, désemparé. Et on ne peut alors que se ranger du côté de la FSSPX.
L’article que cite le Père Francesco D’Erasmo est évidement très intéressant pour mieux se faire une opinion raisonnable.
https://infovaticana.com/it/2026/03/12/si-puo-paragonare-la-fraternita-ai-farisei-pagliarani-risponde-alle-domande-dei-giovani-sulla-decisione-delle-consacrazioni/
Il n’est pas correct de dire que la FSSPX affirme que les sacrements ne se trouvent pas dans les paroisses ordinaires. Elle dit simplement qu’ils ne sont pas toujours bien administrés, et cela est vrai puisque parfois certains prêtres changent les paroles de la consécration au point qu’on ne sait plus être certain qu’elle est valide.
Ho simpatia per i preti lefebvriani, e qualche volta li frequento, ma bravo don D’Erasmo che mette in luce le contraddizioni e ambiguità della loro teologia e delle scelte pratiche ad essa conseguenti.
La simpatia passa all’istante quando convincono i penitenti in confessione a violare il comandamento “Ricordati di santificare le feste”, cioè a non andare a Messa la domenica se non possono andarvi in una delle cappelle della Fraternità. Un modo diabolico (il diavolo si traveste sempre da “bene superiore”) per allontanarli dalla pratica religiosa e, in definitiva, dalla fede. Ma se ne accorgono o no?
Così come la simpatia passa quando gettano fango su tutti i loro concorrenti tradizionalisti (San Pietro e Cristo Re SS in primis, ma anche tutti i preti che celebrano Summorum Pontificum), ribattezzati spregiativamente da qualche tempo “conservatori”. O sulla Resistenza di Williamson, che sarebbero “sedevacantisti”.
Però a loro parziale discolpa ci si può chiedere se si diventa “settari” perché si va in una “setta”; oppure se chi va in una “setta” è già “settario” nello spirito anche prima di andarvi, e viene attratto da essa proprio per quel motivo?
Inoltre ho notato che la loro preparazione a livello dogmatico, liturgico, patristico, di Storia della Chiesa ecc è molto limitata. È proprio approfondendo una materia che uno scopre di “sapere poco”. Al contrario, quando si sa poco si pensa di sapere tutto, da cui deriva un atteggiamento ultra-intransigente, rigidità mentale, faziosità. Da un punto di vista spirituale, ovviamente non parlando di nessuno in particolare ma solo in generale, tale atteggiamento denota superbia intellettuale.
La Tradizione non nasce con Lefebvre, ma ha duemila anni di storia, per chi comprende il significato vero del termine.
Quando Gesù dice che la porta è stretta (la croce) sta offrendoci la verità che rende liberi (Lui stesso, sul Calvario).
E’ vero che la situazione nelle parrocchie è a dir poco imbarazzante. Spesso, tornando dalla Santa Messa, rimugino sconcertato.
E’ vero che presso le cappelle della Fraternità c’è proprio un’aria differente, non solo liturgicamente. Quando vado là me ne accorgo.
Poi penso a quante persone, lungo la Via Crucis, stavano là per caso, distratti: chi parlottava, chi uno sbadiglio, chi una bestemmia…
C’era chi passava di là solo per curiosità, chi forzato dal sinedrio, chi per dovere (i soldati), chi intanto pensava a preparare la pasqua.
Oggi sarebbe stato un furtivo riprendere la scena con lo smartphone, un trillar di suonerie, un chiedere al vicino: “e te, come la va?”.
Sì, anche qualcuno preso dentro a forza (il Cireneo), o pietoso (la Veronica), o con il cuore affranto (la Madre, la Maddalena, Giovanni…).
La Santa messa in parrocchia tende un po’ alla scena che riunisce tutte le (in)sensibilità, celebranti inclusi, alcuni scettici.
La Santa Messa presso le cappelle della Fraternità è vissuta nella potenza di una sensibilità educata al coinvolgimento pieno.
In entrambi i casi la Santa Messa è lo stesso momento: il sacrificio di Cristo in croce.
Davanti a quel sacrificio ci si sta in tanti modi e anche in malo modo: non solo perchè non capisci, ma perchè lo disprezzi o ti è indifferente.
Nostro Signore è inchiodato lì.
I farisei e i giudei stavano là attorno sfidandolo a scendere, perchè allora Gli avrebbero creduto.
Avendogli preferito Barabba, gli zeloti festeggiavano la liberazione di uno di loro.
Uno dei due ladroni si è guadagnato il paradiso, ma l’altro no, facendo polemica anche in quel frangente.
Sentendolo pregare il Salmo 22 pensavano che fosse disperato: oggi nelle parrocchie è cambiato in peggio il Padre Nostro!
Giovanni si è visto consegnato alla Madre, che le veniva affidata!
Non è giusto (dare a ciascuno il suo) che i sacerdoti della Fraternità e chi va a quelle Sante Messe siano considerati dei farisei.
Non è giusto che i sacerdoti e i fedeli delle parrocchie siano considerati dei babbei.
Sarebbe troppo comodo e facile, non saprei nemmeno dove mettermi, a volte fariseo e a volte babbeo.
La porta è stretta.
Per la Chiesa intera, qua e là, è il tempo della croce.
La Madre, corredentrice, sta là sotto con il giovane discepolo che Gesù amava, la Maddalena e l’altra Maria.
San Giuseppe non c’era più: però non dimentichiamocelo.
Il Verbo di Dio incarnato nel grembo della Vergine Maria, Immacolata e piena di grazia e lui lì, con loro, per trent’anni.
Che uomo straordinario era San Giuseppe: santo tra la santità incarnata dei suoi cari.
Che cosa c’entra con il venerdì santo? Tantissimo. Lui ascoltava i consigli degli angeli nel sonno, nell’assenza della pretesa di fare lui.
A San Giuseppe Dio un dolore così grande, come quello di Maria, è stato risparmiato.
Ma guardando a lui si capisce che quel dolore è necessario. La salvezza passa di lì.
Nelle parrocchie, come nelle cappelle, in modo assolutamente uguale.
La Chiesa, la Sposa di Cristo, non può fare figli e figliastri. Il fratello maggiore non può dolersi dell’amore del padre per lo scapestrato.
C’è bisogno di tanta umiltà… da Roma in giù. Ma intanto non puntiamo facilmente il dito.
Sotto la croce si tace.
La porta è stretta e l’unico sforzo da fare è di saperci passare.
Chi si gonfia o chi si carica di troppe cose che non c’entrano affatto (babbei o farisei che siano) resterà fuori.
Tutto condivisibile, caro Don Francesco.
Il guazzabuglio dell’attuale FFSPX è terribile.
Altra cosa che mi fa specie è la loro ingiusta aggressività contro la Società Sacerdotale San Pietro.
Un’ultima osservazione: Parroci e parrocchiani li mandiamo tutti all’inferno?
Nostro Signore però è andato in Croce per i peccatori, per gli ignoranti, non per i dotti Farisei!
E oggi ci va, in ogni Santa Messa, per i poveri parrocchiani, spesso super-ignoranti, non per gli pseudo-teologi superbi della FFSPX! Che non ho mai amato, ma che certamente in passato era molto diversa da ora!
Tobia
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