Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di tutto cuore offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla CEI e il Referendum. Buona lettura e condivisione.
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Monsignor Francesco Savino, vicepresidente Cei, alla fine ha deciso di non partecipare al congresso di Magistratura Democratica per sostenere le ragioni del No al referendum sulla Giustizia. Nel tentativo di motivare la sua decisione, spiegando di non voler alimentare polemiche contro la Cei, Savino ha finito per ribadire la sua scelta di campo per il No, utilizzando le stesse motivazioni della sinistra. Scelta perfettamente legittima, ci mancherebbe, che però a questo punto il vicepresidente dei vescovi avrebbe fatto molto meglio a rivendicare alla luce del sole, evitando di trincerarsi dietro spiegazioni poco convincenti e assai scarsamente credibili.
Accettando l’invito di Magistratura Democratica, Savino sapeva perfettamente di non andare in un’assemblea di magistrati indipendenti, ma nella corrente più politicizzata della magistratura, da sempre schierata su posizioni di sinistra anche estrema, e chiaramente ostile all’ attuale compagine di governo, oltre che impegnata nella difesa del più conservatore e oltranzista corporativismo togato. E non si tratta di essere a favore o contro Meloni, perché questa corrente di magistrati si è sistematicamente opposta a qualsiasi riforma della Giustizia, anche quando certi tentativi arrivavano da sinistra (vedi Boato, vedi Pisapia).
Quindi di cosa parla Savino? Davvero può pensare che gli italiani hanno l’orecchino al naso e si possono bere la storia di una partecipazione ad un libero dibattito? Senza che questo implicasse una chiara scelta di campo? E che senso ha chiamarsi fuori ribadendo comunque di pensarla come le toghe di sinistra?
Forse è stato il presidente Cei Zuppi a sollecitare un passo indietro di Savino per evitare polemiche politiche e fratture fra i vescovi, visto che non tutti condividono la faziosità del vicepresidente sempre più apertamente schierato a sinistra in barba alle differenze sempre più sostanziali sui temi etici? Se così fosse, viva l’ipocrisia!
Ma perché invece la Cei non si è fatta promotrice di un confronto davvero libero sul referendum, visto che di vescovi che avrebbero potuto portare dei contributi importanti se ne possono trovare in abbondante quantità? Uno su tutti, l’attuale vescovo emerito di Carpi Francesco Cavina, vittima di un indegno linciaggio mediatico giudiziario, per una vicenda giudiziaria che poi lo ha visto totalmente estraneo, ma che lo spinse a rassegnare le dimissioni accettate “per opportunità” da Papa Francesco.
Un vescovo che la Cei, in mano a personaggi “scappati di casa” come l’ex segretario generale di diretta nomina bergogliana Nunzio Galantino, non ha difeso e ha invece mandato al macello perché non troppo allineato con il corso bergogliano.
E che dire dell’ incredibile vicenda giudiziaria che ha coinvolto monsignor Giovanni d’Ercole quando era vescovo de L’Aquila? Anche lui accusato e assolto ha denunciato come da parte di molti pm sia sempre più frequente il vizio, non di cercare la verità, ma di trovare ad ogni costo il modo per sostenere un teorema accusatorio anche se infondato.
Savino ha commesso due errori marchiani: il primo ad annunciare la sua partecipazione ad un evento chiaramente politico e fortemente ideologizzato, il secondo a rinunciare alla partecipazione con motivazioni a dir poco risibili, che non salvano né la credibilità della Cei, né la presunta indipendenza del vertice episcopale da ogni condizionamento politico elettorale.
Con i cattolici, sempre più ghibellini rispetto ad una Chiesa sempre meno di Cristo e sempre più del mondo.
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3 commenti su “Retromarcia di Mons. Savino a Magistratura Democratica. Toppa Peggio del Buco. Americo Mascarucci.”
La CEI anche stavolta è in stato confusionale, perché non sono più la sana dottrina tomista e la disciplina tradizionale a regnare, quanto mere logiche politiche e di potere. Savino ha dato la notizia del suo no due volte: prima aderendo e poi rinunciando mantenendo la posizione della sinistra. Zuppi che è più a sinistra di Savino, credo lo sappia. C’è da chiedersi chi oggi ascolta le opinioni della CEI? In percentuale, molto pochi. Non sposta numeri decisivi né alti come ai tempi di Ruini. Paradossalmente più hanno voluto aprirsi al mondo e meno il mondo se li fila. Anche sul piano internazionale non contano più.
Un chierico, politicizzato, dell’alto clero ha evidentemente scelto fra Dio e mammona……..
Savino ha commesso – lucidamente! – un errore infinitamente più marchiano:
ha affermato che l’unione carnale fra omosessuali non è peccato.
E Prevost che fa? “Volta pagina” e … lo lascia al suo posto.
Savino-Fernandez: stiamo a posto!
Però Prevost “ripristina la tradizione” perché torna ad abitare nel palazzo apostolico.
Stiamo alla frutta, anzi al digestivo, che dev’essere molto forte per macinare lo schifo debordante.
Quindi andiamo al sodo, per favore. Non perdiamoci dietro le insulsaggini politiche!
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