Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione queste considerazioni dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò in merito ai rapporti fra Vaticano e FSSPX. Buona lettura e diffusione.
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Esprimo il mio compiacimento per la risposta del Consiglio Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (qui). In essa viene ribadita una coerenza pluridecennale senza cedere alle pressioni e alle profferte della chiesa conciliare e sinodale. Essa ha anzitutto il merito di dimostrare con arguzia il paradosso di chi a parole predica dialogo e inclusione, ma nei fatti dimostra di adottare un “doppio standard” a seconda dell’interlocutore.
Don Davide Pagliarani chiede provocatoriamente a Tucho Fernández che alla FSSPX sia riconosciuta la stessa “flessibilità pastorale” dimostrata in altri casi, ben sapendo che la “pastoralità” dei funzionari sinodali è una ipocrita finzione retorica.
Le sue parole richiamano quelle di Mons. Lefebvre a Paolo VI: “Lasciateci fare l’esperienza della Tradizione” (11 settembre 1976). È l’“argumentum ex concessis” – una tecnica retorica e logica in cui un interlocutore utilizza le affermazioni poste dall’avversario per costruire la propria argomentazione, al fine di confutare o dimostrare erronea la posizione dell’avversario.
Don Pagliarani ricorda a Tucho Fernández che la Fraternità non intende accogliere l’ipotesi di un “minimo comun denominatore” che appiani al ribasso le evidenti divergenze dottrinali; e che il compito della Gerarchia è di custodire integro il Depositum Fidei, non di sfrondarlo per evitare attriti. E proprio in virtù di questo principio il Superiore Generale della Fraternità mostra quanto sia assurdo confrontarsi sul piano della Carità, prescindendo dalla Verità.
Una bella lezione – molto signorile e non priva di una punta di sana ironia – che ricorda a Tucho Fernández come il ruolo di Prefetto dell’ex Sant’Uffizio non consiste nel mercanteggiare la Fede in nome di un’unità che può essere fondata solo ed unicamente sulla integrità della Fede Cattolica.
Se davvero Tucho Fernández crede che l’approccio pastorale possa avere qualche chance, non ha che da dimostrarlo agendo coerentemente con quanto egli afferma, cosa che Tucho – come già il card. Müller – esclude a priori elevando il Vaticano II a feticcio intoccabile.
La palla ora passa a Tucho e a Leone. L’unica cosa che l’uno e l’altro possono fare è dichiarare lo “scisma”, e così mettere definitivamente in salvo la Fraternità San Pio X da ogni contaminazione con gli errori della chiesa conciliare e sinodale.
Lo scisma c’è: ma è quello di una “chiesa” disposta a rinnegare tutti i Dogmi Cattolici per salvare il superdogma conciliare e sinodale.
Come avevo auspicato in una mia recente intervista a Stephen Kokx: Tucho e Leone sono stati “messi all’angolo”, o come direbbero a Chiclayo : “Entre la espada y la pared”.
Deo gratias.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 20 Febbraio 2026
Feria VI post Cineres
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(21) Marco Tosatti (@MarcoTosatti) / X
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15 commenti su “Il Doppio Standard del Vaticano nel Dialogo con i Lefebvriani. Leone è all’Angolo. Mons. Viganò.”
Trovo interessante l’intervista riportata da RadioSpada a Don Jaime Mercant Simò, sacerdote diocesano, docente del CETEM: ” Nulla la scomunica a Ms. Léfebvre. Consacrazioni 2026? Né scisma, né peccato…”
https://www.radiospada.org/don-jaime-mercant-simo-no/ (23/02/2026.)
🔥 Papa Pio IX – Costit. DOGMATICA “PASTOR AETERNUS” (1870):
“Il potere di giurisdizione del Romano Pontefice, vero potere episcopale, è immediato: TUTTI, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, SONO VINCOLATI, nei suoi confronti, dall’OBBLIGO della SUBORDINAZIONE gerarchica e della vera OBBEDIENZA, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma ANCHE in quelle relative alla DISCIPLINA e al GOVERNO della Chiesa, in tutto il mondo.”
🔹 Cosa desume un vero cattolico?
Che gli eretici che da 13 anni hanno usurpato il trono di Pietro NON POSSONO ESSERE I VICARI INFALLIBILI DI CRISTO, visto che insegnano una dottrina contraria a quella del Suo Vangelo.
ERGO:
Chi, come Viganò e i lefebvriani, accusano falsamente i papi legittimi conciliari, attraverso cui Cristo stesso ha governato VISIBILMENTE e INFALLIBILMENTE la Sua CHIESA, per il Catechismo Maggiore n. 202, sono eretici e scomunicati, perché negano il DOGMA dell’ INFALLIBILITA’ DI PIETRO.
🔥 Luca 10:16:
“Chi ascolta voi ascolta me; CHI RIGETTA VOI RIGETTA ME; e chi rigetta Me rigetta Colui che mi ha mandato”.
Inoltre, sono rei di SCISMA, non solo i LEFEBVRIANI, ma anche tutti i vescovi e i Cardinali che si ostinano a NON riconoscere l’ultimo Pietro BXVI che mai ha abdicato, epperò, per vile interesse, riconoscono gli ultimi due lupi travestiti da papi…
infischiandosene altamente del gregge disperso e privo del legittimo successore di Pietro BXVI e del Sacro Pane quotidiano celebrarto validamente in comunione con lui.
Benedetto XVI — come ribadì lui stesso in più occasioni e con la massima chiarezza — rinunciò validamente. Tuttavia deve averlo fatto privatamente, sotto il sigillo del segreto pontificio, visto che (ancora) mancano all’appello le relative evidenze: ciò non vuol dire che esse non esistono; vuol dire solo che non sono state rese (ad oggi) di pubblico dominio.
L’unico modo in cui poteva abdicare legalmente senza fornire le prove al Collegio Cardinalizio (a cui, ordinariamente, appartiene la ‘provvisione dell’ufficio’/munus) era stabilendo una diversa autorità (ad esempio: il futuro ‘Papa Emerito’; oppure nominare ad hoc un ristretto gruppo di Cardinali) che potesse esperire tale compito:
Can. 189 – §1. La rinuncia, perché abbia valore, sia che necessiti di accettazione o no, deve essere fatta all’autorità alla quale appartiene la provvisione dell’ufficio di cui si tratta, e precisamente per iscritto oppure oralmente di fronte a due testimoni.
§3. La rinuncia che necessita di accettazione, se non sia accettata entro tre mesi, manca di ogni valore; quella che non ha bisogno di accettazione *sortisce l’effetto con la comunicazione del rinunciante fatta a norma del diritto*.
Quindi una ‘comunicazione del rinunciante a norma del diritto all’autorità a cui appartiene la provvisione dell’ufficio’ deve, per forza di cose, essere avvenuta, altrimenti Benedetto non avrebbe potuto rinunciare validamente, come affermò perentoriamente di aver fatto (e il Codice di Diritto Canonico lo conoscevano benissimo sia lui che il suo segretario particolare, che pure confermò più volte la validità della rinuncia).
Quindi?
– Da un lato il Collegio Cardinalizio convocò ‘alla cieca’ il Conclave che portò all’elezione di Bergoglio (in violazione del punto 37 della UDG, che stabilisce che la Sede Apostolica sia ‘legittimamente’ vacante prima di procedere con tutto il resto: senza una legittima rinuncia — supportata dalle necessarie evidenze — manca l’elemento chiave per la legittima dichiarazione della vacanza della Sede).
– In parallelo un’altra autorità (designata, per forza di cose, da Papa Benedetto XVI) deve aver proceduto all’elezione con tutti i crismi di un non meglio specificato (ad oggi) ‘Papa Francesco’ (dato che il Papa Emerito Benedetto XVI celebrò la Santa Messa sempre e solo in unione con ‘Papa Francesco’ da quando il neoeletto assunse quel nome pontificale, con vari testimoni che possono confermarlo)
Domanda: chi è dunque il Papa legittimo?
1) Papa Francesco/Bergoglio, eletto dal Collegio Cardinalizio in assenza del un prerequisito fondamentale per dichiarare la vacanza della Sede
2) Papa Benedetto XVI, che affermò di aver validamente rinunciato e poi, coerentemente, celebrò sempre e solo in unione con il ‘nuovo Papa’ Francesco (“Che il Signore vi mostri quello voluto da lui”, come disse il 28 febbraio 2013 ai Cardinali)
3) ‘Quel’ Papa Francesco (chiunque egli sia) eletto dalla legittima autorità (qualunque essa sia) incaricata (da Benedetto) di ‘provvedere’ al munus petrinum e che disponeva dell’evidenza della rinuncia (l’atto scritto e/o il resoconto di almeno due testimoni diretti della rinuncia)
Delle tre, l’una…
Vorrei poi spezzare una lancia a favore di ‘tutti’ i Cardinali presunti ‘scismatici’ in quanto riconoscitori di ‘Papa’ Leone XIV — ossia l’unico ‘Pontefice visibile’ di riferimento, ancorché illegittimo.
Papa Benedetto XVI evidentemente (mancando le evidenze…) pose la sua rinuncia sotto il sigillo del segreto pontificio, e aveva ottime ragioni per farlo, tra cui:
1) proteggere il suo legittimo successore e i ministri a lui fedeli da ‘sistemiche pressioni esterne ed interne’ umanamente impossibili da gestire dai vertici della Chiesa (come egli stesso sperimentò sulla sua pelle, per aver ‘troppe volte’ rifiutato di scendere a compromessi con la sua coscienza…)
2) mettere il ‘Vescovo di Roma’ — quello eletto abusivamente dal Collegio Cardinalizio — nelle condizioni migliori per governare (nonostante tutto…) la Chiesa, dato che ‘uscire allo scoperto’ per denunciare l’usurpazione prima del tempo avrebbe condannato a morte il legittimo successore e ‘incasinato’ irrimediabilmente la Chiesa (dato che il Papa legittimo non avrebbe potuto comunque regnare…) con tutte le tragiche conseguenze del caso
3) cercare, discretamente e gradualmente, di ricomporre lo scisma seguito alla ‘doppia elezione’: scopo primario del Romano Pontefice non è infatti quello di ‘buttare fuori’ gli scismatici dalla Chiesa, ma piuttosto riconciliarsi (per quanto possibile…) con loro e ricondurli alla Santa Obbedienza
4) creare un clima generale di fiducia affinché il ‘nonno saggio’ (ossia il Papa Emerito in rappresentanza del legittimo Papa Francesco, assieme ai suoi ‘cooperatores veritatis’) potesse fornire supporto e buoni consigli al ‘Pontefice’ visibile, ancorché illegittimo. Purtroppo questa nobile intenzione non trovò in Bergoglio un ‘terreno molto fertile’ (per usare un eufemismo…).
Con ‘Papa’ Prevost la situazione è migliorata, anche se siamo ancora lontani da un buon governo della Chiesa. Tuttavia teniamo conto che il ‘Papa’ visibile (a differenza di quello costretto al nascondimento) è MOLTO esposto a ogni genere di critica, pressione, ecc. Nelle attuali circostanze mantenere anche solo un ‘discreto decoro’ è già un’impresa eroica: questo lo si vede non solo nella Chiesa Cattolica Romana, ma in tutte le istituzioni occidentali (tutte — ahinoi! — più o meno usurpate e/o infiltrate e/o ricattate da questo o quel ‘club’ dell’alta finanza)
5) per favorire una graduale maturazione delle coscienze tra i fedeli più attenti, seminando pian piano indizi che alimentassero il pubblico dibattito sui punti oscuri, che suscitassero dubbi sulla legittimità della successione petrina visibile, che inducessero a verificare la legalità (o meno…) della declaratio come atto di rinuncia, che portassero a riflettere sulle modalità e sulle conseguenze della rinuncia, per guardare e giudicare al di là delle mere apparenze ecc.
6) per non creare scandalo, confusione e sfiducia tra i fedeli meno inclini all’indagine e a mettere in discussione la legittimità del Pontefice visibile: salvando, quindi — ma solo fino a un certo punto — le apparenze, ma senza mai rinunciare alla verità. Anche il Signore Gesù spesso si serviva di parabole e similitudini proprio per non ‘forzare’ certe sconvolgenti verità su chi non era ancora pronto ad accoglierle, ma allo stesso tempo per comunicarle a chi invece aveva ‘orecchi per intendere’.
È quindi per obbedienza al legittimo Vicario di Cristo che diversi Cardinali riconoscono come legittimo il ‘vicario del Vicario’ — che tecnicamente sarà pure un antipapa, ma pur sempre un Vescovo cattolico sulle cui spalle pesa una grande responsabilità.
Dato che un ‘Papa invisibile’ è (quasi…) del tutto privo di autorità e credibilità, e dato il Papa vero ad oggi non può uscire dal nascondimento, l’unica alternativa per non gettare la Chiesa nel caos è quella di fare i conti con la realtà, senza scendere a compromessi con la propria coscienza ma tenendo ben presenti le insidie e le criticità di questo ‘inizio della fine dei tempi’.
Dunque, in tutta onestà, non possono dirsi autenticamente ‘scismatici’ quei Cardinali che, in obbedienza al Romano Pontefice legittimo, riconoscono come legittimo il ‘vicario del Vicario’ per limitare i danni alla Chiesa, in attesa di tempi migliori. La fedeltà primaria all’autorità legittima è quella che conta veramente.
Mi si potrebbe obiettare: che liceità e validità hanno le celebrazioni eucaristiche fatte in unione con il ‘vicario del Vicario’?
Rispondo così: per praticità sarebbe stato auspicabile che il Papa impedito ma legittimo e il ‘Papa’ regnante ma illegittimo continuassero ad avere lo stesso nome pontificale (Francesco). Tuttavia suppongo che il Papa legittimo possa decretare che la Santa Messa celebrata in unione con il suo vicario visibile sia (viste le circostanze) pure lecita, oltre che valida: una soluzione certamente di compromesso e anomala, ma in qualche modo accettabile. Come ‘in qualche modo accettabile’ fu celebrare in unione con ‘Papa Francesco’ presumendo (per i più) che si trattasse del ‘Papa’ visibile (Bergoglio), piuttosto che del vero Papa Francesco, ma ‘invisibile’…
Ricordiamo che pure l’autentico Vicario è un ‘rappresentante’ di Cristo — il vero Sommo Pontefice è Lui solo — ma in generale meno deleghe, passaggi e intermediari ‘diversamente legittimi’ ci sono, e meglio è…
Se Cristo o il suo Vicario, anche di fronte ad accuse infamanti, mi ordinasse di rimanere silenzio, che cosa dovrei fare?
Disobbedire per difendermi — oppure tacere e sopportare l’onta dell’infamia, confidando nella Divina Provvidenza?
Pure Papa Benedetto XVI mantenne sempre il massimo riserbo sulle questioni veramente ‘top secret’, sopportando pazientemente un’infinità di critiche e discredito per mantenere questa sua controversa (ma quanto mai brillante ed efficace) ‘ambiguità strategica’, per usare un termine poco ecclesiastico ma molto calzante.
Similmente i Cardinali fedeli al Vicario legittimo tacciono, soffrono e pregano…
Cerchiamo di non appesantire ulteriormente la loro croce con accuse infondate!
🔥 Papa Pio IX – Costit. DOGMATICA “PASTOR AETERNUS” (1870):
“Il potere di giurisdizione del Romano Pontefice, vero potere episcopale, è immediato: TUTTI, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, SONO VINCOLATI, nei suoi confronti, dall’OBBLIGO della SUBORDINAZIONE gerarchica e della vera OBBEDIENZA, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma ANCHE in quelle relative alla DISCIPLINA e al GOVERNO della Chiesa, in tutto il mondo.”
🔹 Cosa desume un vero cattolico?
Che chi eretici che da 13 anni hanno usurpato il trono di Pietro NON POSSONO ESSERE I VICARI INFALLIBILI DI CRISTO, visto che insegnano una dottrina contraria a quella del Suo Vangelo.
ERGO:
Chi, come Viganò e i lefebvriani, accusano falsamente i papi legittimi conciliari, attraverso cui Cristo stesso ha governato VISIBILMENTE e INFALLIBILMENTE la Sua CHIESA, per il Catechismo Maggiore n. 202, sono eretici e scomunicati, perché negano il DOGMA dell’ INFALLIBILITA’ DI PIETRO.
🔥 Luca 10:16: “Chi ascolta voi ascolta me; chi rigetta voi rigetta me; e chi rigetta me rigetta colui che mi ha mandato”.
Inoltre, sono rei di SCISMA, non solo i LEFEBVRIANI, ma anche tutti i vescovi e i Cardinali che si ostinano a NON riconoscere l’ultimo Pietro BXVI che mai ha abdicato, epperò, per vile interesse, riconoscono gli ultimi due lupi travestiti da papi… infischiandosene altamente del gregge disperso e privo del legittimo successore di Pietro BXVI e del Sacro Pane quotidiano celebrarto validamente in comunione con lui.
Troppa ipocrisia e troppa politica impediscono un dialogo onesto e sincero.
“Sia invece il vostro parlare ‘sì, sì; no, no’; il di più viene dal maligno.” (Matteo 5, 37)
Dal 2013 c’è un’usurpazione del Papato in corso, ma i vari interlocutori fingono di non saperlo. Piuttosto, ciascuno cerca di sfruttare la situazione per vantaggi personali, per giochi di potere, per tirare l’acqua al mulino della propria fazione.
‘Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d’intenti. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo!”
Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?’ (1 Cor 10-13)
Piuttosto che onorare Cristo/Verità — e cercare quindi umilmente l’unione nel riconoscimento delle verità, anche a costo di doversi ricredere su certe errate convinzioni pregresse — si creano dei partiti per mettersi in competizione, per cercare di ‘accaparrarsi le anime’ fingendo di volerle salvare, per portare avanti la propria linea politica, la propria chiesa, la ‘tradizione secondo il proprio cuore’.
Fede, Speranza, Carità e Verità vanno così perdute, soffocate dalla superbia, dall’ostinata disobbedienza all’autorità legittima, dal cercare di prevaricare sul prossimo — che diviene ‘nemico’ da sconfiggere e umiliare, non più da convertire alla Verità con la carità.
Restano le belle parole vuote, la sterili polemiche, i pomposi quanto falsi ossequi, l’ostentazione della fede, lo sbandierare la propria presunta aderenza all’ortodossia, il voler dimostrare la propria superiorità nel cogliere in fallo l’avversario, nel puntare il dito alla pagliuzza nell’occhio del vicino senza neppure provare a toglierla… così la trave continua a regnare indisturbata.
Chi persevera su questa via disonora se stesso di fronte alla Chiesa che finge di servire, ma di cui in realtà cerca di servirsi per meschini tornaconti.
Ma Cristo conosce i nostri cuori e le nostre opere, e non mancherà di dare a ciascuno, a suo tempo, quello che (davvero!) si merita.
Se può servire…
ricordo il Giubileo del 1974/75, sotto Paolo VI. L’inaugurazione venne seguita da una folla di giornalisti curiosissimi a motivo delle “dispute” tra i Lefebriani e Papa Montini. Ad un certo punto si presentò davanti S.Pietro un gruppo di seguaci del Monsignore, vestiti da tonache medievali, scalzi, portando sulle spalle una grande Croce…vennero fatti entrare. Subito i giornalisti che si aspettavano una “corrida”, meravigliati e anche delusi, interpellarono il reverendo che stava alla porta chiedendogli come mai avesse concesso loro di avvicinarsi ai sacri penetrali. La risposta, di una ipocrisia soave, venne riportata su tutti i giornali: suonava all’incirca così: ” La Chiesa è fatta per tutti, ma accoglie con ancor più amore e gioia i peccatori. ” Anche le verità di Fede servono all’occasione.
Altri tempi.
Dimenticavo: i lefebvriani consacreranno i nuovi vescovi senza il permesso del Papa che riconoscono valido!!!
E dicono che ciò non significa la separazione da Roma!!!
Davvero la mente umana è un abisso senza fondo!!!
E’ il caso di dirlo: un bel contributo al bailamme generale.
Ma … la questione del munus, per la quale si sono versati oceani di parole, che fine ha fatto?
🤔
Lei ha ragione. Mi pare la questione del Munus sia una domanda aperta che non avrà mai risposta, esattamente come è stato per chi ha posto dubbi sul Concilio, per il Breve Esame Critico di Bacci-Ottaviani, pee i 5 Dubia dei 4 Cardinali, e via discorrendo…
Nella chiesa del Dialogo, le uniche risposte consentite sono costituite da silenzio e pene canoniche. Purtroppo quando non si sa cosa rispondere questa è la prassi.
Che Leone sia all’angolo è da vedersi.
L’asse Bergoglio-Prevost-Fernandez è piuttosto solido. Ed il programma ben chiaro e NON cattolico.
Ma … “diamogli tempo” …
Enrico,
se ben ricordo “qualcuno” disse che la Chiesa – di Roma- non si governa con le Ave Maria.
Una curiosità,: secondo te, “governare” può significare “esercitare un potere”? E nell’esercitare un potere, che fine fa l’autorità?
Caro Matto,
Stalin chiedeva: “Quante divisioni ha i Papa?”
Marcinkus si preoccupava dei soldi per e dell’ Istituzione.
Ricordo un manifesto degli anni ’70 appiccicato in ogni dove.
A destra un cavernicolo leopardato con la clava, a sinistra lo stesso, ma incravattato, con un gigantesco salvadanaio…Il potere, anche quello assoluto, si adegua ai tempi.
Lo dico con sofferenza:
Il testo di Carlo Maria Viganò non è una “lezione di coerenza”: è un manifesto di rottura.
E occorre dirlo senza ambiguità.
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Il rovesciamento della realtà
Parlare di “chiesa conciliare e sinodale” come se fosse un’entità distinta dalla Chiesa cattolica è già un atto teologicamente gravissimo.
Il Concilio Vaticano II è un Concilio ecumenico legittimo.
Non è un “superdogma”.
Non è un feticcio.
Ma neppure è un errore da cui “mettere in salvo” qualcuno.
Chi insinua che la Chiesa post-conciliare abbia rinnegato i dogmi sta accusando implicitamente la Chiesa universale di apostasia. Questo non è zelo: è negazione dell’indefettibilità.
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L’idea che “lo scisma lo faccia Roma”
È una costruzione retorica pericolosa.
Dire che “l’unica cosa che possono fare è dichiarare lo scisma” significa presentare la rottura come una liberazione.
Ma nella teologia cattolica lo scisma non è mai un atto salvifico. È una ferita.
Non esiste una “Fraternità messa in salvo dalla contaminazione”.
Esiste la comunione con il Romano Pontefice oppure la sua rottura.
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L’attacco personale
Il tono sprezzante verso il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, Víctor Manuel Fernández, e verso il Papa (“Tucho e Leone messi all’angolo”) non è franchezza evangelica. È delegittimazione sistematica dell’autorità.
Quando si riduce il confronto ecclesiale a uno scontro da arena — “entre la espada y la pared” — si è già usciti dal registro cattolico.
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La mitizzazione della FSSPX
La Fraternità Sacerdotale San Pio X può avere sollevato questioni legittime.
Ma non è il criterio ultimo dell’ortodossia.
L’idea che la Gerarchia stia “mercanteggiando la Fede” mentre la Fraternità la custodisce integra è una narrazione autoassolutoria.
Nella Chiesa il Depositum Fidei non è custodito da gruppi auto-referenziali, ma dal Magistero in comunione con Pietro.
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L’errore di fondo
L’argomento di Viganò presuppone che:
• la Gerarchia abbia tradito,
• il Concilio sia il problema,
• la “resistenza” sia la soluzione.
Ma questo schema produce inevitabilmente una Chiesa parallela.
E una Chiesa parallela, per definizione, non è cattolica.
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Una parola definitiva
La critica teologica è legittima.
La denuncia di ambiguità può essere legittima.
La richiesta di chiarezza è legittima.
Non è legittimo:
• dichiarare la Chiesa “conciliar-sinodale” come entità deviata;
• insinuare che i dogmi siano stati rinnegati;
• presentare lo scisma come purificazione.
Chi parla così non sta difendendo la Tradizione.
Sta minando l’unità visibile della Chiesa.
E l’unità visibile non è un optional. È una nota essenziale della Chiesa di Cristo.
Se si vuole essere cattolici, lo si è con Pietro e sotto Pietro, anche quando si soffre.
Il resto è costruzione ideologica.
Deo gratias — sì.
Ma per la comunione, non per la rottura.
Spunto molto interessante e meritevole di ulteriore elogio per la sua brevità.
La Chiesa deve scegliere: o la dottrina bimillenaria con il catechismo oppure uno stato incerto di pastorale in divenire.
O il compito di salvare le anime, prendendosene cura per la vita eterna nella missione di annunciare Cristo, o il ruolo di ONG omni-inclusiva.
O una non negoziabilità con il mondo di aspetti legati al diritto naturale, o la non negoziabilità intra-ecclesiale del CVII come totem.
Poi anche Mons. Viganò e la Fraternità devono scegliere: o la Chiesa dal 1962-1965 non c’è più, oppure c’è ancora, malgrado tutto.
Penso che Mons. Viganò potesse sentirsi nella Chiesa lavorando al Governatorato. Anche Mons. Lefebvre si sentiva nella Chiesa.
Allora il vero scoglio sul quale non bisogna andare a sbattere per non affondare è quello che si vuole eludere: la Sede Impedita. Anche oggi.
C’è un potere non cattolico che usa il feticcio del CVII per sottostare al principe di questo mondo.
La croce è l’unica soluzione per risorgere e la croce riguarda tutti: Mons. Viganò, la Fraternità, Leone XIV, il Tucho bergoglioso e ognuno di noi.
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