G@z@. Trovare i Resti dei Propri Cari prima dei Bulldozer. Solidarietà Mondiale a Francesca Albanese

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione un’ultima – speriamo – collezione di elementi sull’inverecondo, strumentale e vergognoso attacco subito da Francesca Albanese, a cui si è unita la robaccia che ahimè ci governa, una parte della cosiddetta opposizione, e naturalmente il liquame che finge di informarci, fatte alcune rare eccezioni. Ma prima di occuparci della polemica, vorremmo che leggeste questo post pubblicato da Paola Caridi su Instagram, che ci dà una misura esatta dello sterminio indiscriminato perpetrato da Israele a Gaza, con l’appoggio e la complicità del nostro vergognoso governo.

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gaza cadaveri recuperare

 

Chissà cosa avremmo fatto noi. Se nel mezzo di un genocidio, in corso anche oggi in un silenzio (mediatico) spettrale, saremmo stati così pazienti e resilienti come i sopravvissuti della famiglia Abu Nasser, di Gaza. Hanno fatto di tutto per recuperare le salme delle decine di parenti uccisi in uno dei bombardamenti feroci dell’ottobre 2023 – una salva di “razzi furiosi”, li avrebbe definiti la poeta Heba Abu Nada, uccisa anche lei proprio in quei giorni. Dopo 474 giorni ne hanno recuperati 67 dalle macerie di un edificio di cinque piani. Ce lo racconta @mosababutohapoet, palestinese, palestinese di Gaza, poeta, premio Pulitzer, nella sua instancabile, costante litania delle vittime. Perché a loro sia data storia, oltre che memoria. Nome e biografia.

Secondo gli “strateghi” del Board of Peace, strateghi dell’oblio, quelle macerie dovrebbero essere gettate a mare. Per cancellare responsabilità e colpa, per affondare nel mare di Gaza il genocidio con le macerie e le salme mescolate a cemento e ferri ritorti.

La lezione che invece sale da Gaza, sempre e ogni giorno, è la cura. Di ognuna e di ognuno. Perché a loro sia riconosciuta la dignità che chi li ha uccisi smembrati polverizzati ha cercato di togliere. Con ogni mezzo. Il più crudele, se possibile. Con un solo risultato: che la dignità, ancora una volta, la perdono i carnefici.

Anche per la famiglia Abu Nasser, per i 67 corpi recuperati, vale la lezione dei sudari che Gaza dà al mondo. Non resa, non solo pietosa ricomposizione del passaggio dall’aver vissuto all’essere stati uccisi, dalla vita alla morte. La lezione dei sudari è la scrittura di ciò che è successo: è scrittura della storia di un genocidio. Del genocidio di Gaza.

(Ieri il grande sudario scritto a Tolmezzo grazie a @carnia_per_la_pace ondeggiava in piazza del Carmine a Firenze. Una processione di un sudario contenente i nomi dei bambini e delle bambine di Gaza uccisi dai “razzi furiosi” e dalla fame e dal freddo e dalla mancata cura e dalla nostra complicità. Portare in processione quel sudario significa sumud, resilienza, dignità per loro e anche per noi)

@gazalastday @tomaso.montanari @arci.firenze @progetto.arcobaleno @micaelafrulli

 

C’è questo post su Instagram:

albanese adn

Non si spengono le polemiche su Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i territori palestinesi, dopo la richiesta di dimissioni da parte del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, a cui si sono aggiunte anche la Germania e l’Italia, per bocca di Antonio Tajani: “I suoi comportamenti, le sue affermazioni e iniziative non sono adeguate all’incarico che ricopre all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite”.

La relatrice speciale Onu ha poi risposto alle critiche, intervenendo a Piazza Pulita su La7: “‘È gravissimo’ quello che ha detto il ministro degli Esteri di Parigi Jean-Noël Barrot a nome della Francia, è un attacco senza precedenti sulla base di informazioni non veritiere contro un esperto tecnico delle Nazioni Unite che comunque ha un alto rango all’interno del sistema, chiedendone addirittura le dimissioni”.

”Non ho detto che Israele è un nemico comune dell’umanità, ma critico lo stato di Israele, è nella dinamica del processo delle Nazioni Unite” ha poi proseguito: “Non mi meraviglia che l’Italia, la Francia e la Germania si siano allineate nell’attaccare Francesca Albanese e nel chiederne le dimissioni dall’incarico di relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi occupati. L’Italia e la Germania sono i primi fornitori in Europa di armi a Israele”.

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La strategia delle lobby finaziarie e filo-israeliane è spiegata dal capo dell’UNRWA:

 

 

lazzarini unrwa

“Più e più volte durante la guerra a #Gaza, abbiamo visto come campagne coordinate cercano di screditare e mettere a tacere coloro che parlano degli impatti dei diritti umani e delle violazioni del diritto umanitario internazionale.

Gli ultimi attacchi su @francesca.albanese.unsr.opt — un esperto indipendente incaricato da @humanrightscouncil di monitorare la situazione nel territorio palestinese occupato — mirano a mettere a tacere la sua voce e a minare i pochi meccanismi indipendenti di segnalazione dei diritti umani rimasti.

Come ci comportiamo di fronte alle fake news e alle campagne di disinformazione viziose è segno della nostra bussola morale. ”

– UNRWA Philippe Lazzarini

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Mentre qui si riporta la reale dichiarazione di Francesca Albanese:

 

albanese global

Defending Francesca Albanese is defending international law

In un momento in cui più corpi stanno documentando gravi violazioni dei diritti umani a Gaza, gli attacchi contro Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sul territorio palestinese occupato, non sono casuali. Fanno parte di una strategia politica per screditare e mettere a tacere chi documenta presunti reati secondo gli standard giuridici internazionali.

Nei rapporti formali alle Nazioni Unite, Albanese ha sostenuto che le politiche israeliane equivalgono all’apartheid e ha avvertito che l’offensiva a Gaza potrebbe costituire un genocidio ai sensi del diritto internazionale. Questi non sono slogan, sono analisi legali basate su trattati, giurisprudenza e obblighi internazionali degli Stati.

A seguito di dichiarazioni estrapolate dal contesto, Francia, Germania, Italia e Repubblica Ceca hanno chiesto le sue dimissioni. Albanese ha risposto pubblicando le sue osservazioni complete e chiarendo che il “nemico comune” non è un popolo, ma un sistema politico, finanziario e mediatico che consente l’impunità.

Il commissario generale dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha avvertito che queste campagne mirano a “screditare e mettere a tacere” coloro che espongono violazioni del diritto umanitario internazionale. Quando un relatore indipendente delle Nazioni Unite viene attaccato, non c’è in gioco solo un individuo, ma è la credibilità del sistema internazionale dei diritti umani.

📢 This is why expanding the Global Alliance for Palestine is essential. Without sustained, coordinated pressure from civil society, institutions, and governments, there will be no political consequences. Maintaining pressure on Israel—through diplomacy, accountability mechanisms, and public advocacy—is necessary to uphold international law and protect civilian lives.

Defending Albanese’s mandate means defending the principles that apply to all states equally. A broader, stronger global coalition is not optional; it is indispensable if international law is to mean anything at all.

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E anche qui:

 

albanese frasi

L’ong filo-israeliana UN Watch ha diffuso il video in cui la relatrice speciale ONU per i territori occupati della Palestina, durante un collegamento con Al Jazeera, avrebbe – in verità non ha MAI pronunciato nulla di tutto ciò – pronunciato “Israele, nemico comune”.

Questa frase, completamente ricostruita con un taglio del video volto a mostrificare e demonizzare sempre di più la figura di Albanese agli occhi dell’opinione pubblica, è stata pappagallescamente ricondivisa dagli stolti giornalai del mainstream e da tanti invertebrati della politica internazionale (Italia compresa) con allegate accuse infondate di vari governi.

Innanzitutto, cos’è UN Watch?
È un’organizzazione non governativa con sede a Ginevra fondata nel 1993 da Morris Berthold Abram, un diplomatico americano vicinissimo alla destra gerosolimitana che ha ricoperto posizioni di rilievo in diverse organizzazioni ebraiche americane utilizzandole come piattaforme per promuovere gli interessi e la sicurezza di Israele.
Non è dunque un mistero che UN Watch, sotto il profilo di un’apparente genuina ong, lavori per gli interessi dello Stato Ebraico.
In quel d’Israele, è lo stesso Times of Israel a descrivere UN Watch come un “notevole gruppo di pressione pro-Israele all’ONU”.
Ma pure l’Economist: “osservatorio filo-israeliano”.

Ma, comunque, siamo sicuri che è stata quella frase meschinamente rimodellata ad aver provocato il malcontento generale?

In verità, ciò che ha provocato un certo mal di pancia ai piani alti del potere – da dove tirano i fili dei nostri cari politici burattini e dei pennivendoli del mondo dell’informazione (pilotata, ad eccezione di qualcuno) – sono state le reali parole pronunciate da Francesca Albanese, che sono queste riportate (leggetele accuratamente):
“NOI CHE NON CONTROLLIAMO GRANDI QUANTITÀ DI CAPITALI FINANZIARI, ALGORITMI E ARMI, ORA VEDIAMO CHE COME UMANITÀ ABBIAMO UN NEMICO COMUNE. IL NEMICO COMUNE DELL’UMANITÀ È IL SISTEMA CHE HA RESO POSSIBILE IL GENOCIDIO IN PALESTINA, INCLUSO IL CAPITALE FINANZIARIO CHE LO FINANZIA, GLI ALGORITMI CHE LO OSCURANO E LE ARMI CHE LO RENDONO POSSIBILE”

@francesca.albanese.unsr.opt ❤️

 

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Interessante questo post di Instagram:

albanese belgio univ

Le università sono la Vrije Universiteit Brussel, Anversa e Gand. La cerimonia accademica è prevista per il 2 aprile 2026 presso la Queen Elisabeth Hall di Anversa.
Il riconoscimento viene assegnato per l’impegno nella difesa del diritto internazionale e per il rigore dimostrato nel documentare, nonostante le forti pressioni e critiche internazionali. Ricevi Contenuti riservati. Link in bio @anarkick21

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artisti e letterati albanese

Ma intorno alla relatrice dell’ONU si sta creando una rete di solidarietà contro l’aggressione:

Oltre 100 personalità del mondo della cultura e della vita pubblica hanno firmato una lettera aperta organizzata da Artists for Palestine a sostegno della relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese. La lettera è stata una risposta alle richieste di dimissioni avanzate da Francia e Germania a seguito delle sue controverse dichiarazioni su Gaza.

Principali celebrità firmatarie
L’elenco comprende attori, musicisti e intellettuali di spicco provenienti da tutto il mondo:
Attori: Mark Ruffalo, Javier Bardem, Rosa Salazar e Asia Argento.
Musicisti: Annie Lennox e la star della musica latina Residente.
Registi: Yorgos Lanthimos e Kaouther Ben Hania.
Scrittori e intellettuali: la premio Nobel Annie Ernaux, Judith Butler e Susan Sarandon.
Artisti: la fotografa Nan Goldin e Robert Del Naja (3D dei Massive Attack).
Personaggi pubblici italiani
Oltre alla lista internazionale, diverse personalità italiane di spicco hanno esortato separatamente il proprio governo a difendere Albanese:
Attori: Pierfrancesco Favino, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Valeria Golino, Luca Zingaretti, Valerio Mastandrea e Claudio Santamaria.
Intellettuali: Serena Dandini, Lella Costa, Alessandro Bergonzoni, Tomaso Montanari (storico dell’arte) e Lidia Ravera (scrittrice).

I firmatari hanno descritto Albanese come una “difensore dei diritti umani” e hanno sostenuto il “diritto all’esistenza del popolo palestinese”. Hanno criticato le richieste di dimissioni, scaturite da accuse di antisemitismo e retorica anti-Israele, affermazioni che Albanese e i suoi sostenitori descrivono come una “manipolazione” delle sue parole.

Fonte: Reuters, TRTWorld

 

 

albanese attori

E anche su questo post di Instagram:

 

solidarietà albanese

 

L’ennesimo attacco contro Francesca Albanese non è solo grave: è indegno.
Indegno di istituzioni che si proclamano democratiche mentre usano l’accusa di antisemitismo come un manganello politico per colpire chi denuncia crimini, colonialismo e massacri sotto gli occhi del mondo.

Ormai non importa più nulla della verità, dei fatti, del diritto internazionale.
Le accuse vengono lanciate a prescindere, in modo deliberatamente pretestuoso, con un unico obiettivo: zittire, intimidire, isolare chi osa rompere il silenzio complice.

Questa operazione non è solo moralmente ripugnante e intellettualmente disonesta: è anche profondamente dannosa.
Perché svilire l’accusa di antisemitismo per proteggere un progetto coloniale significa indebolire la lotta reale contro l’antisemitismo stesso e contro ogni forma di razzismo, trasformandola in propaganda di potere.

Le istituzioni francesi, italiane e tedesche, invece di attaccare una relatrice ONU per aver fatto il proprio lavoro, dovrebbero rispondere delle proprie responsabilità politiche e storiche, e spiegare perché continuano a sostenere e legittimare un governo che viola sistematicamente il diritto internazionale e i diritti umani fondamentali.

Solidarietà totale a Francesca Albanese.
Chi oggi la attacca, domani dovrà rispondere della propria complicità.

#onu #dirittointernazionale #francescaalbanese

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4 commenti su “G@z@. Trovare i Resti dei Propri Cari prima dei Bulldozer. Solidarietà Mondiale a Francesca Albanese”

  1. Le sionisme n’est pas catholique.
    Apocalypse 2/9 : ”Je connais tes épreuves et ta pauvreté – tu es riche pourtant – et les diffamations de ceux qui usurpent le titre de Juifs – une synagogue de Satan plutôt ! ”
    Apocalypse 3/9 : ”Voici, je forcerai ceux de la synagogue de Satan – ils usurpent la qualité de Juifs, les menteurs -, oui, je les forcerai à venir se prosterner devant tes pieds, à reconnaître que je t’ai aimé.”

  2. Non Metuens Verbum

    Albanese non l’ha d etto perché non poteva dirlo. Ma io formulo un semplicissimo sillogismo in BARBARA (la prima figura):
    Maior: Il diavolo è nemico del genere umano; minor: lo stato di israele è la diretta incarnazione del diavolo; Conclusio: lo stato eccetera è nemico eccetera.
    Qualunque altra definizione è eufemismo o menzogna; e chi è il padre della menzogna ?

  3. stefano raimondo

    Questa persona è diventata imbarazzante persino per l’ONU. La sinistra internazionale dovrà trovarsi un’altra eroina.

I commenti sono chiusi.

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