Le False Accuse dei Governi dei Finanzieri a Francesca Albanese. Lo Scandalo dell’Italica Stampa.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione della scandalosa operazione messa in atto dai governi delle lobby finanziarie – Francia e Germania – contro Francesca Albanese, attribuendole parole mai pronunciate contro il popolo israeliano. Un’operazione vergognosa; e ancora più vegrogonoso il modo in cui la maggior parte dell’informazione italiana, senza verificare la veridicità delle affermazioni ha seguito il trend. Veramente questo mestiere, mai stato nobile, se non in rari casi,  sta diventando qualcosa di cui arrossire. Buona lettura e diffusione.

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Se il falso diviene vero. Il giornalismo pieghevole – Il caso di Francesca Albanese e l’attacco della Francia

La rappresentante Onu per Gaza vittima di una manipolazione rilanciata dai media senza verifiche. Un caso di giornalismo fallimentare
Se il falso diviene vero. Il giornalismo pieghevole – Il caso di Francesca Albanese e l’attacco della Francia

Il principio e il destino professionale di ogni giornalista è la verifica delle notizie che pubblica. E’ principio inderogabile, dovere d’ufficio, imposizione impossibile da trascurare.

E allora domandiamoci perché ieri è stato possibile che reti pubbliche e private e giornali di diverso orientamento potessero rilanciare le parole del ministro degli esteri francese che chiedeva, sulla base di quanto asseritamente dichiarato da Francesca Albanese a Al Jazeera, la rimozione dal suo incarico di rappresentante speciale Onu per Gaza.

Lo snodo cruciale del testo (“Israele è nemica dell’umanità“) pronunciato dall’avvocata, si fondava su una manipolazione e il ministro è clamorosamente incappato in un incidente politico rilevante senza che nessuno gli sottoponesse il testo “ripulito” con quello originale.

I giornalisti, aggravando l’incidente, hanno fatto ritenere vera quella dichiarazione mai resa anche quando erano nelle condizioni di provarne la falsità.

Qui non è in discussione il giudizio sull’attività di Francesca Albanese, il merito dei suoi commenti, la valutazione della sua opera, ma la realtà dei fatti.

In discussione adesso ci siamo finiti noi giornalisti, è finita la nostra reputazione non quella della Albanese.

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albanese

Poi c’è questa breve notizia de Il Fatto Quotidiano. Per sentire il video andate sul collegamento:

Ventidue secondi di video contro gli oltre quattro minuti di clip originale. Così le parole di Francesca Albanese, pronunciate in occasione dell’Al Jazeera Forum, sono state manipolate e diffuse online. A rilanciare il video “manomesso”, come ha denunciato la stessa relatrice speciale Onu, che ha poi portato il ministro degli Affari esteri francese, Jean-Noël Barrot, ad accusarla di antisemitismo chiedendone le dimissioni, il direttore di Un Watch, il canadese Hillel Neuer. Facendo il confronto tra il video originale e quello tagliato, le parole di Albanese assumono tutto un altro significato e la lettura che ha portato anche la Germania ad accodarsi all’accusa francese, che accusava la relatrice Onu di aver definito il popolo israeliano “nemico dell’umanità”, non resta più in piedi.

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Poi c’è questo post su Instagram:

barrot albanese

È una coincidenza che Charles Kushner — padre di Jared (genero di Trump) — sia ambasciatore USA in Francia mentre Parigi chiede le dimissioni di Francesca Albanese?

• La richiesta è stata formulata pubblicamente dal ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, dopo le dichiarazioni di Albanese a Doha (7 feb 2026).
• Charles Kushner è ambasciatore USA in Francia dal 2025.

Non è un ambasciatore di carriera.
È una nomina politica: annunciata da Donald Trump e poi confermata dal Senato (voto 51–45). 
Prima della diplomazia, Kushner era un magnate del real estate, fondatore/capo dell’impero di famiglia. 

Ed è qui che il tema smette di essere “protocollo” e diventa interesse:
un uomo con reti, affari, accesso politico — piazzato nel punto di contatto diretto con il Quai d’Orsay proprio mentre esplode il dossier più tossico: ONU, Gaza, Israele, accuse di antisemitismo.

Poi c’è il profilo.
Charles Kushner ha un passato giudiziario documentato: evasione fiscale, donazioni illegali, witness tampering. 

Tra i fatti descritti dal Dipartimento di Giustizia c’è un episodio particolarmente grave: Kushner organizzò un’operazione per registrare di nascosto un incontro sessuale del cognato con una escort e fece recapitare il video alla propria sorella, che stava collaborando con i procuratori federali. L’obiettivo era intimidire e dissuadere la cooperazione con l’indagine. Non è solo Epstein ad usare il ricatto sessuale , é un modus operandi degli amici di Israele .

A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

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E per chiudere, questo commento:

Denigrata dal “Foglio” al “Giornale”. “Corriere” Definita filo-hamas, poi cambiato in pro-pal. Tutto nasce da una frase che Francesca Albanese non ha mai pronunciato. Al forum organizzato da Al Jazeera, ha parlato di “nemico comune dell’umanità” riferendosi a un sistema – potere politico, capitale finanziario, industria militare – che ha reso possibile il genocidio […]
(di Tommaso Rodano – ilfattoquotidiano.it) – […] Tutto nasce da una frase che Francesca Albanese non ha mai pronunciato. Al forum organizzato da Al Jazeera, ha parlato di “nemico comune dell’umanità” riferendosi a un sistema – potere politico, capitale finanziario, industria militare – che ha reso possibile il genocidio in Palestina. Non ha mai detto che il nemico fosse Israele come Stato, come popolo o come nazione. Ma su questa frase mai detta si è costruita un’altra offensiva mediatica. […]
Tra i giornali che l’hanno attaccata con riflessi pavloviani spicca il Corriere della Sera. Il commento di Antonio Polito è esemplare: “La militante (sempre più) pro-Pal che è riuscita nell’impresa di unire la Francia e l’America”. Se non bastasse, nella versione online lo stesso articolo ha un titolo ancora più infamante: “Francesca Albanese, militante (sempre più) filo Hamas”.
[…] Ironicamente, è lo stesso Polito a scrivere che la ricostruzione è falsa. “Nel video dell’intervento – riconosce l’editorialista – (Albanese) in realtà sembra definire ‘nemico comune dell’umanità’ il sistema che in Occidente ha tollerato e aiutato ciò che lei ritiene essere il genocidio dei palestinesi”. Viene negata in premessa, quindi, la ragione per cui il commento è stato scritto, ma la smentita che non produce nessun effetto: né sul titolo, né sulla tesi, né sulla condanna complessiva. La correzione viene inglobata come sfumatura lessicale, come questione di wording. Rimane l’accusa falsa, necessaria a costruire il quadro politico e morale; le parole vere sono ridotte a nota a piè di pagina.
Quello del Corriere è solo l’ennesimo calcio dell’asino mediatico da parte di una stampa distratta sul genocidio palestinese, ma solerte nel sottolineare (o manipolare) le sfumature lessicali della relatrice dell’Onu. Solo ieri, sui quotidiani nazionali, sono fioccati articoli così. Il Messaggero, editoriale di Mario Ajello: “Albanese, se anche Parigi si accorge del bluff”. Ajello scrive di “culto albanese”, rigorosamente con la minuscola, e butta nel calderone tutto: “politicamente corretto, università ProPal, cortei saltellanti” aizzati da “una riverita sacerdotessa” che “accende ancora di più, in Italia, il sentimento di odio verso Israele”. A differenza di Polito, Ajello non si accorge che Albanese non ha mai detto quello di cui l’accusa: non gli interessa nemmeno. Poi c’è il Foglio, “Le parole di Albanese e un monito: l’antisionismo è antisemitismo”. E il Giornale: “Vada via dall’Onu. Anche Macron è stufo”.
[…] E lo stesso riflesso, praticamente ogni volta che Albanese parla in pubblico. Il 30 novembre, dopo l’irruzione di manifestanti pro-palestinesi nella sede torinese de La Stampa, la relatrice condannò le violenze, ma aggiunse in un inciso che l’episodio doveva servire “anche come monito alla stampa” a raccontare i fatti nella loro interezza e nel loro contesto. Un’uscita discutibile nella forma, ma di tutto il suo discorso fu riportato solo “il monito” (oggetto anche di censura dalla Federazione della stampa italiana). Con lei non sono concepite sfumature, solo parole sbagliate.

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