L’Attuale Declino del Papato, gli Scismi Attuali e la Chiesa di Tutti i Tempi. Joachim Heimerl.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, padre Joachim Heimerl, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla Chiesa. Buona lettura e diffusione.

§§§

Sull’attuale declino del papato, sugli attuali scismi e la Chiesa di tutti i tempi.

Di P. Joachim Heimerl contro Heimthal

Nel corso dei secoli, l’unità interna è stata la caratteristica distintiva della Chiesa romana, distinguendola dalle altre comunità religiose.

Esteriormente, questa unità era visibile in due cose: la Messa tradizionale e la lingua latina. Ma nel 1969, tutto era finito: il legame che univa tutti i cattolici si spezzò; la loro unità nella lingua e nella liturgia andò perduta.

La nuova pluralità del linguaggio liturgico fu rapidamente seguita da una confusa pluralità di dottrine “cattoliche”, che a sua volta si manifestò in una celebrazione pluralistica della Messa. Nessuno aderiva più ai precetti del messale, né agli insegnamenti del catechismo. L’unità della Chiesa era caduta vittima del modernismo e dell’individualismo e, nella migliore delle ipotesi, da allora si è sviluppata in una frammentazione generale: vescovi mal consigliati stabiliscono cosa si suppone sia “cattolico” e l’anarchia regna sovrana nella celebrazione della Santa Messa.

In Germania, questo fenomeno è chiamato “diversamente cattolico”, e in particolare il “Cammino sinodale” tedesco ha smascherato l’unità della Chiesa come una finzione: oggi la Chiesa cattolica esiste tanto quanto la fede cattolica o l’unità con il Papa, anche se vengono invocate ovunque come un mantra. Guardiamoci intorno: chi crede ancora a ciò che hanno insegnato tutti i papi e a ciò che ancora oggi è scritto nel catechismo? E chi è cattolico in questo senso?

Esaminando le nomine episcopali sotto Francesco e Leone XIV da questa prospettiva, emerge un filo conduttore: quasi tutti i vescovi di nuova nomina mettono in discussione il Catechismo su punti cruciali. È possibile farlo rimanendo in “unità” con il Papa, o questa unità porta in ultima analisi a un indebolimento della fede? E: possono davvero essere solo i passi falsi del Papa a portare queste persone all’incarico? Certamente, una domanda incombe sull’abisso: l’ufficio dell’unità è anche uno strumento di divisione? E il Papa è forse (anche) quella figura ambigua che un tempo era Simon Pietro?

Il pontificato di Francesco, al più tardi, rappresenta una svolta nella storia: per la prima volta, un papa si è discostato dalla dottrina consolidata e ha perseguitato con aperta ostilità coloro che le rimanevano fedeli. L’unità della Chiesa è diventata un compito impossibile: chiunque difendesse la fede cattolica non poteva essere d’accordo con Francesco. Nella migliore delle ipotesi, si è trattato di mere adesioni o di capriole “teologiche”; l'”unità” con il papa è diventata una parodia.

A questo punto siamo arrivati ​​all’altro lato del problema: dove non c’è unità con il Papa, c’è uno scisma, e si è portati a dire che la Chiesa oggi è più costellata di scismi che unita nell’unità.

Francesco lo rese visibile al punto che egli stesso contraddisse il suo ufficio e sostituì l’unità nella fede con la sua “eresia sinodale”.

In definitiva, egli perseguì lo stesso programma del “Cammino sinodale” tedesco.

Ciò che in Germania era rimasto il progetto di una “élite” senza fede è deragliato sotto Francesco in una pseudo-spiritualità: da allora, l’opera “sinodale” dello Spirito Santo è stata ufficialmente contrapposta agli insegnamenti della Chiesa; il venerato cardinale Zen (Hong Kong) ha giustamente definito ciò una scandalosa “blasfemia”.

Francesco ha quindi provocato niente meno che uno scisma latente, e Leone XIV prosegue imperterrito il suo cammino. Chiaramente, la situazione di scisma all’interno della Chiesa è diventata così comune che nessuno, incluso il Papa, se ne preoccupa più. Non c’è da stupirsi, quindi, che lo scisma “sinodale” tedesco non sia nemmeno inteso a Roma come uno “scisma”, ma piuttosto come una “mancanza di sincronicità” su un “cammino” condiviso.

Tuttavia, è ovvio che l’unità nella fede e nella verità non può mai essere “asincrona” e che solo l'”unità” nell’incredulità può produrre simili assurdità.

Allo stato attuale delle cose, il Papa non è né disposto né in grado di garantire l’unità all’interno della Chiesa; il declino del papato è quindi già in atto.

Di conseguenza, eresie e scismi non sono più sanzionati, almeno non quando sono sostenuti da quella corrente di modernismo che è attualmente in voga nella “Chiesa sinodale”.

I cattolici che insistono sulla Messa tradizionale e sulla fede tradizionale, d’altra parte, affrontano varie forme di repressione. Ciò che è sempre stato sacro per la Chiesa è ora considerato una minaccia “scismatica”.

Lo spirito di colui che capovolge ogni cosa non potrebbe essere rivelato più chiaramente: intendo proprio lo spirito del “Diabolos”, quello spirito maligno che, secondo Goethe, “nega sempre”. Egli ha dirottato la Chiesa e perseguita senza sosta coloro che rimangono fedeli.

Lo dimostra in modo particolarmente chiaro la “Fraternità Sacerdotale San Pio X”, che di recente ha suscitato scalpore annunciando che avrebbe consacrato vescovi senza il permesso del Papa.

Naturalmente, una tale consacrazione sarebbe un atto scismatico; il diritto canonico lo afferma molto chiaramente.

Tuttavia, non è chiaro perché questo “scisma” dovrebbe essere più grave degli altri scismi che il Papa accetta tacitamente!

Ricordiamo: in Germania i vescovi presero ufficialmente le distanze da aspetti chiave della fede cattolica e crearono una “chiesa riformata” laica in cui i laici, preferibilmente donne, sostituivano i sacerdoti (battesimo, predicazione).

Inoltre, esistono “servizi” per la “benedizione” delle coppie omosessuali e adultere; gran parte della morale e dell’antropologia cattolica vengono ufficialmente capovolte.

Lo scisma non potrebbe essere più chiaro. Tuttavia, il Papa non è intervenuto in modo efficace e tutti i vescovi tedeschi rimangono in carica. Al contrario, la scomunica papale colpirà la Fraternità Sacerdotale San Pio X con tutta la sua forza.

A questo punto, al più tardi, ci troviamo di fronte alla questione della verità, che in questo caso è la questione della vera Chiesa. Tuttavia, l’equazione “Chiesa = Papa” non sembra essere più così semplice oggi come un tempo.

La “Fraternità Sacerdotale San Pio X” ha una soluzione comprensiva a questo problema: riconosce il rispettivo Papa, ma prende le distanze dagli errori che si sono radicati nella Chiesa e si riferisce invece alla “Chiesa di tutti i tempi”.

Ciò è indubbiamente corretto, e anche profondamente cattolico. Tuttavia, rimane una difficoltà: la “Chiesa di tutti i tempi” è in contrasto con gran parte di ciò che proclamano papi come Francesco e Leone XIV, ed è a questo punto, al più tardi, che la soluzione della Fraternità si rivela una (giustificata) misura di emergenza; l'”unità” con il Papa non può essere un formalismo persistente.

Lo ammetto: non ho una soluzione migliore. Allo stesso tempo, le cose non possono continuare così. Se il Papa rimane solo una figura simbolica e non ristabilisce l’unità nella fede, la Chiesa cattolica si sgretolerà sicuramente, così come è già divisa.

La “Chiesa di tutti i tempi” sopravviverà a tutto questo, ma dovrà poi riorientare il suo rapporto con il papato e con la persona del Papa.

Sembra una situazione medievale, come quella dei papi e degli antipapi e di tutto il resto. Sono finiti i tempi in cui si credeva che la Chiesa si fosse (finalmente) consolidata nell’era moderna.

Sembra invece cadere in quella confusione totale che dovrebbe precedere il ritorno del Signore. Solo Lui alla fine vincerà ciò che nessun papa può vincere, e questa sarà la nostra sola speranza quando si compirà quanto profetizzato dalla Beata Vergine a La Salette: “Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo”.

Prendo molto sul serio questo avvertimento, anche se i cinici “pii” lo ridicolizzano. I segnali che stiamo vedendo in questo momento parlano da soli.

 

6 commenti su “L’Attuale Declino del Papato, gli Scismi Attuali e la Chiesa di Tutti i Tempi. Joachim Heimerl.”

  1. BRAVISSIMO, Heimerl!
    Una chiarezza davvero ESEMPLARE, che solo chi non vuole ragionare può non vedere.
    Scismi de facto ce ne sono tanti, e né Bergoglio né Prevost se ne preoccupano minimamente.
    La crisi ariana? ROSE E FIORI, sottigliezze teologiche, in confronto ad oggi. Oggi veramente in Roma, come profetizzato dalla Beata Vergine, si è insediato l’anticristo.

  2. Même le Père Joachim Heimerl commence à comprendre ce qui est en train de se passer. Et il parle comme Monseigneur Vigano qui a dit

    ”Le scénario qui se déroule sous nos yeux est profondément troublant, mais d’un point de vue eschatologique, il trouve son fondement dans l’apostasie prédite par le prophète Daniel et le livre de l’Apocalypse, sans doute réitérée dans la troisième partie du message de la Vierge Marie à Fatima et dans ses paroles à La Salette : « Rome perdra la Foi et deviendra le siège de l’Antéchrist.”

    (Entretien avec Monseigneur Viganò / « Les catholiques doivent reprendre leur destin en main, se libérer de la dictature de l’élite et du pouvoir excessif de l’autorité usurpée. ») (Stephen Kocks)

  3. L’analisi proposta appare drammatica, ma è costruita su una premessa teologicamente fragile: identificare l’unità della Chiesa principalmente con una forma liturgica e con una lingua.

    L’unità della Chiesa non nasce nel 1969 né finisce nel 1969.
    Essa nasce dal depositum fidei, dalla successione apostolica e dalla comunione gerarchica con il Successore di Pietro. La Messa in latino è stata per secoli un segno potente di unità, ma non è mai stata il fondamento ontologico dell’unità ecclesiale.

    La Chiesa dei primi secoli non aveva una sola lingua liturgica. Celebrava in greco, siriaco, copto, latino. Eppure era una.

    Il Concilio Vaticano II, nella costituzione Lumen Gentium, ricorda che il Romano Pontefice è “principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità”. Questo non significa che ogni atto prudenziale di un Papa sia irreformabile o perfetto. Significa però che rompere la comunione con lui non può mai essere una soluzione ordinaria.

    Affermare che “per la prima volta un Papa si è discostato dalla dottrina consolidata” è un’accusa gravissima. Se fosse vera in senso formale, significherebbe eresia manifesta. Ma l’accusa di eresia contro un Papa non può essere lanciata su base interpretativa o disciplinare. La storia della Chiesa conosce papi deboli, ambigui, politicamente discutibili. Non per questo la promessa di Cristo a Pietro è venuta meno.

    Il problema attuale non è il “declino del papato” in senso dogmatico. È la crisi di fede diffusa, che tocca vescovi, teologi, fedeli, e che precede qualunque pontificato recente. La confusione dottrinale in alcune regioni — penso al Cammino sinodale tedesco — è reale e preoccupante. Ma non si risolve creando un’ecclesiologia parallela.

    La Fraternità San Pio X può parlare di “Chiesa di tutti i tempi”, ma la Chiesa di tutti i tempi non è un’idea astratta: è la Chiesa concreta, visibile, con il Papa e i vescovi in comunione con lui. Separare sistematicamente la Tradizione vivente dal Magistero attuale introduce un principio pericoloso: chi decide quale Papa è in continuità e quale no? Il giudizio diventa inevitabilmente soggettivo.

    Il richiamo a La Salette, soprattutto nella versione più apocalittica, non può diventare chiave ermeneutica della storia ecclesiale. Le rivelazioni private non interpretano il Magistero; al massimo invitano alla conversione.

    La situazione è grave? Sì.
    Esistono tensioni, ambiguità, scelte discutibili? Certamente.
    Ma parlare di “Roma sede dell’Anticristo” o di papato ormai strumento di divisione significa oltrepassare il confine tra critica legittima e delegittimazione ecclesiologica.

    La Chiesa non si salva contrapponendo Papa e Tradizione.
    La Tradizione è ciò che il Magistero autentico custodisce e interpreta nel tempo. Se viene meno la fiducia nella promessa di Cristo — “le porte degli inferi non prevarranno” — allora il problema non è più disciplinare, ma teologale.

    La risposta cattolica non è lo scisma, né il formalismo di una comunione puramente giuridica. È la fedeltà paziente, anche nella prova. È la franchezza rispettosa. È la correzione filiale quando necessaria. Ma sempre dentro la comunione visibile.

    La Chiesa ha attraversato crisi ben più profonde: arianesimo, scisma d’Occidente, papi moralmente indegni, pressioni politiche devastanti. Eppure non è crollata. Non perché i papi fossero impeccabili, ma perché Cristo è fedele.

    Se oggi c’è un pericolo reale, non è il “declino del papato”, ma la tentazione di sostituire alla fede nella promessa di Cristo una ecclesiologia della sfiducia permanente.

    La “Chiesa di tutti i tempi” non è un rifugio contro il presente.
    È la Chiesa che attraversa il presente, purificandolo.

    E il Papa non è un simbolo intercambiabile, ma il segno visibile che l’unità non è costruita da noi.

    Fermezza sì.
    Allarmismo escatologico no.
    Fedeltà alla Tradizione sì.
    Delegittimazione sistematica del Successore di Pietro no.

    Questa è la linea cattolica.

    1. Caro don Pietro Paolo,
      “delegittimazione sistematica del successore di Pietro, no.”
      Se Pietro fu colui che fece fuori Anania e Saffira in nome dell’ “Amore” e del “Perdona 77×7” ( omicidio assai commendato da S.Girolamo -lett.109- ), lei ha ragione. In effetti non esiste alcun motivo di delegittimare alcun Papa: per malvagi che possano essere stati o siano, non farebbero altro che seguire l’esempio del precursore.

      1. Veramente fu Dio a fulminare Safira e Anania non l’ Apostolo Pietro, suo tramite terreno. Riguardo al perdona 77 volte 7 , in considerazione della immensa Sua misericordia verso l’uomo ( creatura ), i due saranno andati ben oltre queste cifre. Noi ( creature) non abbiamo contezza di cio’ in quanto non onniscienti. In materia d’amore poi, non salirei in cattedra, lascerei fare a Lui che ha mandato il Figlio a morire in Croce per la Redenzione di molti .

        1. Già, Pietro disse così, ma S. Gerolamo la intendeva diversamente, ( si può dar torto a un così grande santo e profondo studioso? ). Anzi lodò l’azione “drastica” di Pietro (azione che certamente- a monte- doveva essere stata ispirata dal Dio dell’A.T., quello un po’ molto vendicativo.) Quanno ce vo’, ce vo’!

I commenti sono chiusi.

Se hai letto « L’Attuale Declino del Papato, gli Scismi Attuali e la Chiesa di Tutti i Tempi. Joachim Heimerl. » ti può interessare:

Torna in alto