Vaticano, Lefebvre. Si Lavora per Evitare lo Strappo e un Nuovo Scisma. Viganò: la FSSPX Ha Ragione.

 

 

Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione della situazione dopo l’annuncio della Fraternità Sacerdotale San Pio X di ordine, a luglio nuovi vescovi in sostituzione di quelli ormai anziani in attività da decenni.  Buona lettura e diffusione.
§§§
Il primo è questo post dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò:
Arcivescovo Carlo Maria Viganò
@CarloMVigano

 

10 commenti su “Vaticano, Lefebvre. Si Lavora per Evitare lo Strappo e un Nuovo Scisma. Viganò: la FSSPX Ha Ragione.”

  1. Don Pietro Paolo

    Il problema di questi interventi non è il linguaggio acceso, ma l’impianto ecclesiologico radicalmente scorretto che li sostiene.

    L’argomento di fondo – esplicitamente in mons. Carlo Maria Viganò e portato alle estreme conseguenze da Radical Fidelity – è sempre lo stesso:
    quando l’autorità governa male, cessa di essere autorità.
    Questa tesi non è cattolica. È la matrice comune di ogni deriva scismatica della storia della Chiesa.

    Lo “stato di necessità” invocato non è una categoria elastica che consente di sospendere indefinitamente la costituzione divina della Chiesa. Nel cattolicesimo, la necessità può attenuare la colpa soggettiva; non crea giurisdizione, non produce diritto, non autorizza a toccare l’episcopato senza Pietro. Altrimenti la Chiesa non sarebbe una società visibile fondata da Cristo, ma un sistema di supplenze concorrenti.

    Qui emerge la contraddizione centrale, che né Viganò né Radical Fidelity riescono a risolvere senza uscire dal cattolicesimo:
    la Fraternità San Pio X afferma di riconoscere il Papa, ma agisce come se il Papa non avesse l’autorità di regolare la successione apostolica.
    Questo non è “resistere”: è svuotare il primato mentre lo si proclama a parole.

    L’articolo di Radical Fidelity è, almeno, più coerente: arriva infatti alla conclusione logicamente inevitabile, cioè il sedevacantismo. Ma proprio per questo si colloca fuori dalla fede cattolica. Negare che esista un vero Papa, parlare di “falsa Chiesa”, di “usurpatori”, di “religione diversa” non è critica al post-Concilio: è rottura formale della comunione ecclesiale.

    Mons. Viganò tenta di restare in equilibrio tra queste due posizioni, ma l’equilibrio è impossibile.
    O l’autorità petrina esiste – anche quando governa male, confusamente o persino colpevolmente – oppure non esiste più.
    Nel primo caso, non si consacrano vescovi senza mandato.
    Nel secondo, si è già fuori dalla Chiesa cattolica.

    Il paragone con il 1988 non salva l’argomento, anzi lo condanna. Se dopo quasi quarant’anni si invoca la stessa emergenza, ciò dimostra che l’eccezione è diventata sistema. E un’emergenza permanente non è più emergenza, ma una nuova ecclesiologia di fatto: una Chiesa che sopravvive senza centro, senza principio di unità, senza autorità vincolante. Questa non è Tradizione: è auto-conservazione.

    Infine, l’uso polemico del disordine romano – reale, grave, spesso scandaloso – come giustificazione per atti che minano la forma visibile della Chiesa è moralmente e teologicamente scorretto.
    Gli abusi dell’autorità non trasferiscono l’autorità a chi li denuncia.
    Il fallimento del governo non legittima l’usurpazione del potere.

    La crisi attuale è drammatica, sì.
    Ma la risposta cattolica non è: “Roma non governa, dunque supplisco io”.
    Questa è la logica di ogni scisma.

    La Tradizione non si salva contro Pietro.
    E quando si arriva a dire che Pietro non c’è più,
    non si sta più difendendo la Chiesa:
    la si è già lasciata.

    1. Quando il papa è un impostore, giustificare la sede petrina, significa essere complici dell’impostura.
      La Chiesa non sta con gli antipapi ma col vero papa, quando verrà.
      E tu cambiersi bandiera ma non destinazione finale.

  2. Pingback: Vaticano, Lefebvre: Se está trabajando para evitar una ruptura y un nuevo cisma. Viganò: La FSSPX tiene razón – Ejército Remanente🏹 Noticias

  3. La Signora di tutti i popoli

    Siamo di fronte a due sordi dalle idee inconciliabili e dalle mire diverse.
    1. La Faternità che negli anni ha allargato il suo potere e influenza fra i cattolici legati a frange conservatrici, tende a mantenere il suo status quo e le rendite che strappa alla Chiesa. Questa ha davvero bisogno di nuovi vescovi per allargarsi in un momento “favorevole” di crisi e delusioni dei cattolici, dopo le scosse sinodal-ecumenico-sodomitiche bergogliferine, oggi prevosticole.
    La storia della FSSPX è lunga. Dopo che ne erano stati scomunicati i vescovi (fondatore incluso) e -non lo dimentichiamo- anche i suoi fedeli, per disobbedienza alla Santa Sede, la Fraternità si vide annullare la scomunica. Tuttavia permane ancora oggi nel grave stato “irregolare” di scisma poichè vuole, vive e favorisce un distacco dal primato petrino e predica il rifiuto eretico del Magistero nel Concilio V.II.
    Le sue promesse erano da figliol prodigo, ma mai pentito, a fronte delle speranze della (vera) Chiesa ingannata di GP.II e B.XVI, che comunque volle e cercò un dialogo.
    Ma il rientro nella ortodossia cattolica non avvenne, alla faccia della mano tesa di Ratzinger che, da papa buono e generoso, revocò la scomunica (2009) dopo che mons. Fellay gli aveva inviato una lettera poi dimostratasi ingannevole: “Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative” (2008).
    In realtà la FSSPX, che ancora segue le orme di Lefebvre, rimasto sospeso “a divinis”, non si è affatto riavvivicinata alla Chiesa di Roma e tende numerosi inganni alle persone.

    2.  La falsa chiesa Bergogliana vigente ha appofittato dello stato di grave irregolarità della FSSPX che, indifferente all’apostasia della Chiesa, ben si è guardata dal far gesti concreti di ritorno filiale, ma per opportunismo ha fatto gli occhi dolci a Bergoglio, prendendo a mani basse ciò che graziosamente concedeva. Tutto cio che concesse Bergoglio non fu per slancio ecumenico ma per assecondare i suoi piani distruttivi, per aumentare cioè lo stato di caos e peccato nei fedeli della FSSPX, permettendo la “gestione” di altri sacramenti invalidi. Infatti i fedeli che si fossero confessati, nel corso dell’Anno della Misericordia (2015 e successivi) dai sacerdoti della FSSPX, a detta di antipapa, avrebbero ricevuto “validamente” e “lecitamente” il Sacramento della penitenza. Permise inoltre che fosse validamente officiato dai preti della FSSPX il Sacramento del Matrimonio.

    La conclusione in termini di “Unità” è ovvia: la chiesa prevostiana è scismatica. Pure la FSSPX è scismatica, perchè non si è ravvicinata alla Chiesa Cattolica sotto l’ultimo vero papa B.XVI, e tale resterà se ora, sotto Prevost, si riallineasse nel “cattolicesimo” di un antipapa. La FSSPX è e rimane una chiesa separata e il Vaticano idem: ospitano uno scisma che NON è vera Chiesa.
    Poco conta se la Fraternità nomini nuovi vescovi, bypassando una autorizzazione elusa astutamente da un antipapa per acuire i contrasti e spingere ad nuova disubbidienza, oppure se li nomini col placet di Prevost, che la concede dimostrando il suo potere ed autorità. Tutto ciò che nasce da un pontificato invalido è sempre nullo e il peccato di scisma permane nei suoi attori.
    Cosa deve fare la Fraternità? Se vuole vescovi lecitamente nominati deve disconoscere Prevost e Bergoglio, sollecitare la Sede Vacante benedettina e spingere i cardinali pre-2013 a nominare un legittimo papa. Farà questo rinunciando a potere e finanze consolidati, entrando nella lotta e nel nascondimento? Sull’amore per Cristo saranno giudicati tutti i protagonisti di queste strane fedi e non sul loro falso ravvedimento o falsa “Unità” dell’ultimo minuto. Dio non si irride.

    1. Don Pietr Paolo

      Le rispondo secco, senza giri di parole.

      Lei accusa tutti di scisma, apostasia e nullità… ma non indica mai dove stia la Chiesa cattolica.
      E questo non è un dettaglio: è il buco nero della sua posizione.

      Dunque glielo chiedo direttamente, senza fumo retorico:

      Qual è la vera Chiesa cattolica, oggi?
      • Quella del gruppo di don Alessandro Minutella, ridotta a una comunità autoreferenziale, senza episcopato cattolico riconosciuto, senza universalità, senza comunione visibile?
      • Quella della FSSPX, che lei stessa dichiara scismatica ma a cui vorrebbe affidare il ruolo di “salvatrice” della Chiesa universale?
      • Quella che tenta di costruire mons. Carlo Maria Viganò, a colpi di proclami unilaterali, scomuniche auto-attribuite e rotture seriali?

      Perché, mi perdoni, Cristo non ha fondato una Chiesa a scelta multipla, né una “élite dei lucidi” che si auto-legittima dichiarando nulli tutti gli altri.

      Lei parla di “vera Chiesa”, ma la sua è una ecclesiologia evaporata:
      • senza unità reale,
      • senza visibilità,
      • senza cattolicità,
      • senza successione apostolica riconoscibile.

      Quello che resta non è la Chiesa perseguitata, ma una somma di micro-chiese in concorrenza, ognuna convinta di essere l’ultima arca di Noè.
      E questa non è Tradizione cattolica: è protestantizzazione in salsa tradizionalista.

      Dov’è, concretamente, la Chiesa cattolica?
      Non uno slogan.
      Non un “noi contro tutti”.
      Non un leader autoproclamato.
      Non una tesi su Facebook.

      Finché questa risposta non viene data, con chiarezza e responsabilità, tutto il resto resta ideologia travestita da zelo, e lo scisma non è degli altri: è nel metodo e nella pretesa di auto-assolversi dichiarando nulli tutti gli altri.

      Questo non è custodire la fede.
      È sostituirsi alla Chiesa mentre la si accusa di non esistere più.

      1. La Signora di tutti i popoli

        Le rispondo con il Vangelo: (Gv. 4 “è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.
        La Chiesa cattolica sopravviverà in un piccolo gregge di credenti, nonostante uomini e donne come Lei don Pietro e Paolo, che con sue risposte “secche” ci svela la mortale assenza di umidità dell’anima.
        Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà come l’attuale un mandato politico flirtando ora con la sinistra e ora con la destra. Essa farà questo con fatica. Il processo infatti della chiarificazione la renderà povera, la farà diventare una Chiesa dei piccoli, il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria.
        Caro don Pietro Paolo, non abbiamo più bisogno di una chiesa che celebra il culto dell’azione nelle preghiere politiche. È del tutto superfluo. E quindi si distruggerà e alla crisi odierna emerge già una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità, spodestati da un usurpatore americano e usati dai suoi seguaci come discoteche e per propagare un vangelo non di Cristo.
        Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà gran parte dei privilegi sociali e ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale, non come quella bergogliferina e questa attuale prevosticola, che si arrogano un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra.
        Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Non è la sua chiesa, caro prete generico medio, lei che usa la carità dei fedeli per distrarli dall’abuso di un antipapa, lei che mangia, vive e vegeta ingiustamente con la carità dei fedeli: anche quello che lei usa per scrivere i suoi commenti scismatici è frutto del lavoro dei fedeli, non suo; anche la veste talare, che lei usa ma non serve con fedeltà, è pagata dal popolo ingannato da Prevost, dai vescovi e dai preti generici medi complici.

  4. La Fraternità si ispira al motto “ad maiorem Dei Gloriam et salus animarum”, mentre in Vaticano, e nelle diocesi (financo nella più piccola parrocchia di campagna) lavorano tutti alacremente per distruggere la fede cattolica nell’animo dei fedeli, per distruggere la Chiesa fondata da NSGC e delegittimare il papato. Inutile girarci attorno, la realtà è questa, e negarla o mettere la testa sotto la sabbia, per un errato rispetto umano (papolatria° gerarcolatria? a dispetto della Verità, cioè di Nostro Signore Gesù Cristo?) non giova a nessuno, riusciamo solo a farci del male…ricordiamo il severo ammonimento di Cristo “i tiepidi li vomiterò dalla mia bocca!. LJC

  5. giorgio rapanelli

    La Chiesa e il mondo intero sono avvolti nella Notte Oscura… Se sono ritornato nella Chiesa cattolica è solo perché ho ritrovato che la liturgia si serviva dei chakra e dei diversi piani più sottili e invisibili nei quali fare operare i diversi Sacramenti e i Sacramentali, con delle regole ben precise, altrimenti non funziono. La questione non è la messa in latino di San Pio V. Se la formula è la stessa in italiano o in bakongo, il risultato è identico: il Cristo scende da dove è collocato. Ossia da un paio di metri da dietro il sacerdote, dalla glandola pineale del sacerdote. In qualsiasi lingua, la formula della “magia cristiana” ha LE STESSE REGOLE DELLA MAGIA COMUNE: LA FORMULA DEVE ESSERE ESTATTA PER COME E’ STATA IMPOSTA. Il Sangue di Cristo non è stato versato per tutti, ma solo per i molti che seguono le regole date dal Cristo. Chi non le segue, è fuori…Stop. Però non drammatizziamo. San Paolo ti dice che già ai suoi tempi cercavano di “adulterare” le formule e la dottrina. Ciò è continuato nei secoli successivi. Fino ad arrivare all’eretico Martin Lutero, che la gesuitica politica vorrebbe assolvere dal crimine di avere diviso la Chiesa… Non mi interessa se Marin Lutero è all’inferno, o da qualche altra parte. A me interessa che la Chiesa lo lasci laddove è… E ai tempi nostri, lasciamo fare allo Spirito Santo il suo lavoro… Chiacchieriamo pure… Ma tanto è Lui che può salvare la Chiesa. Noi siamo solo strumenti al Suo servizio. Possiamo solo chiedergli di esserci guida dei nostri passi. I tempi sono scaduti. Tenendo conto che i nostri tempi non sono quelli delle Entità superiori. Trovate ciò che scrivo su Google: mettiamo sulla Via della Mano Destra, ossia alla Destra del Trono e comportiamoci come servitori del Piano Divino. Chi vuole si metta alla Sinistra del Trono e finisca dove deve finire. Al resto ci penserà lo Spirito Santo…

  6. Una notizia buona, quella dei colloqui? Mi sembra che dall’una e dall’altra parte si continui con le finzioni, sia da parte della Santa Sede che dei lefebvriani. Non è possibile nessun accordo, date le rispettive inconciliabili posizioni. Dunque solo un esercizio di pubbliche relazioni, per arrivare infine al nuovo strappo da un lato e alla nuova scomunica dall’altro. Ed essere giustificati di fronte alle proprie rispettive tifoserie quando ciò accadrà…
    Se la Fraternità ritiene veramente tutto ciò che professa pubblicamente, che faccia queste benedette ordinazioni senza chiedere il permesso del Vaticano e buonanotte! Un po’ di coraggio, suvvia! Si ispiri a quel Mons. Williamson che hanno buttato fuori dalla Fraternità a calci nel sedere…

  7. Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, mi ha comunicato che:

    «I contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede proseguono, con l’obiettivo di evitare divergenze o soluzioni unilaterali alle questioni emerse».

    Una comunicazione in puro stile pretesco, che dice tutto e niente, soprattutto niente.

    Tra la Fraternità e la “Santa Sede” (le virgolette sono d’obbligo) c’ è un baratro.

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