Guerra in Ucraina, lo Scandalo di Guido. Alcune Integrazioni alla Discussione. Giovanni Lazzaretti.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, il prof. Giovanni Lazzaretti, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo suo Samizdat…buona lettura e diffusione.

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24 gennaio 2026, San Francesco di Sales

26 gennaio 2026, Santi Timoteo e Tito

29 gennaio 2026, San Gelasio II Papa

30 gennaio 2026, Beato Columba Marmion

 

Samizdat dal paesello

Lo scandalo di Guido, integrazioni

 

Dopo la diffusione de “Lo scandalo di Guido”(1) c’è stato un discreto movimento via mail e verbale. Questo mi dà l’occasione per fare delle precisazioni ulteriori.

Saranno cose ripetitive, ma, se sono arrivate delle obiezioni, significa che quelle cose non erano così chiare, e vanno ribadite o arricchite di particolari.

Come già ho fatto in passato, cambio i nomi dei corrispondenti (lasciando però una parte del nome originale).

 

GIULIANO ROVATTI: ESTONIA, LETTONIA, LITUANIA

Giuliano scrive alcune cose, tra cui questa.

«Dopo la Prima guerra mondiale e la caduta degli imperi Estonia, Lettonia e Lituania sono diventate repubbliche indipendenti riconosciute internazionalmente e solo nel 1940 sono state annesse dall’URSS in seguito al patto Molotov-Ribbentrop.»

Concordo che Estonia, Lettonia, Lituania hanno un percorso un po’ diverso rispetto all’Ucraina.

La loro esistenza come Stati è stata però così breve e tormentata (tutte si sono ritrovate dal parlamentarismo a una fase dittatoriale o semi-dittatoriale) da essere poi vanificata dai 50 anni di annessione sovietica.

Hai fatto due secoli di impero russo, poi ti è toccata una breve fase di indipendenza a dir poco “inquieta” (guerre + dittatura o semi-dittatura), poi 50 anni di URSS.

Ti ritrovi indipendente, sei uno staterello con una popolazione minima, hai all’interno percentuali di abitanti russi importanti (25% in Estonia, di cui il 7% ha cittadinanza russa; 27% in Lettonia; molto meno in Lituania, 5%): la tua vocazione non può che essere quella di Stato mite e neutrale.

Entrare nella NATO, collaborando quindi a trasformare il Baltico in un “lago” della NATO, è solo apparentemente una tutela. Se scoppia qualcosa di grosso, il loro destino è la distruzione.

 

GIULIANO ROVATTI, E ALTRI A VOCE: LA MISTICA ERRONEA DELLA RUSSIA

Virgolettato, ma è un misto di interventi diversi.

«In Russia il patriarca Kirill giustifica morte e oppressione. La Russia ha ambizioni di “Terza Roma”, vuole la distruzione dell’Occidente in quanto regno del male».

Uscendo dal campo storico e passando a un piano metafisico rischierei di fare strafalcioni, l’ho già scritto un’altra volta.

Per questo preferisco passare la questione a Solženicyn(2). Sta parlando di ebrei, ma le frasi hanno valenza generale.

«Mi rendo perfettamente conto di tutta la complessità e dell’ampiezza dell’argomento. Comprendo che comporta ugualmente un aspetto metafisico. Si dice anche che il problema ebraico possa essere rigorosamente compreso solo da un punto di vista mistico e religioso. Riconosco, naturalmente, la realtà di questo punto di vista, ma, benché numerosi libri l’abbiano già affrontato, penso che esso resti inaccessibile agli uomini, e che sia per natura fuori dalla portata persino degli esperti.»

«Tutte le finalità importanti della storia umana racchiudono interferenze e influenze mistiche, ma tuttavia questo non ci impedisce di esaminarle su un piano storico concreto. Dubito che si debba necessariamente fare appello a considerazioni superiori per analizzare fenomeni che si trovano alla nostra immediata portata. Nei limiti della nostra esistenza terrena, possiamo esprimere giudizi sui russi come sugli ebrei a partire da criteri di questo mondo. Quelli dall’alto, lasciamoli a Dio!»

Noi abbiamo quindi il diritto di trascurare completamente le “interferenze e influenze mistiche” che possono pervadere la mente di capi politici.

Ci accontentiamo di guardare al “piano storico concreto”.

Bush figlio, ad esempio, era convinto che l’attacco all’Iraq del 2003 fosse “volontà di Dio”, almeno così afferma un articolo di Gerard O’Connell, scritto 8 anni dopo l’attacco all’Iraq(3).

Il cardinale Pio Laghi nel 2003 andò a colloquio da Bush, portandogli una lettera di Giovanni Paolo II. La lettera non venne nemmeno aperta.

«Il Presidente poi si lanciò a favore della guerra, ha affermato la fonte. Disse al cardinale che lui, il presidente, “era convinto che fosse la volontà di Dio”, e cercò di convincere l’inviato pontificio che fosse la cosa giusta da fare.»

«“Dopo alcuni minuti di quello che il Cardinale definì ‘un sermone’ ”, la fonte ha affermato che Laghi interruppe il Presidente Bush e disse, “Signor Presidente, sono venuto qui per parlarle e darle un messaggio del Santo Padre e vorrei che lei mi ascoltasse.” »

Noi possiamo lasciare a Bush la sua convinzione sulla “volontà di Dio”.

Non ci interessa.

Interessa solo che USA, Regno Unito, Australia e Polonia nel 2003 invadono e distruggono l’Iraq sulla base del nulla, anzi sulla base di una bugia costruita ad arte, e nel tempo sono quindi responsabili di 1 milione di morti.

Questi sono i fatti su cui ragionare.

Così non ci interessa sapere cosa c’è nella mente di Putin.

C’è il fatto concreto della “operazione speciale” che inizia il 24 febbraio 2022, e c’è la ricostruzione storica dei fatti che hanno preparato e condotto a quell’evento.

Dai fatti ricavo la certezza che l’occidente (l’occidentalismo) ha torto. Il che non significa automaticamente che la Russia abbia ragione.

 

VARI: LA RUSSIA HA MIRE ESPANSIONISTICHE

Vari sono quelli che mi ricordano che la Russia ha mire espansionistiche.

Credo che, valutando i dati reali

  • della vastità del territorio,
  • della bassissima densità di popolazione,
  • dei km di confini da custodire,
  • della ridotta entità delle spese militari,
  • della catalogazione delle guerre effettivamente combattute nel XXI secolo(4),

la Russia possa solamente fare guerre di confine, nelle quali sono coinvolte popolazioni russe/russofone/russofile.

L’evidenza dell’abbandono dell’alleato siriano mostra l’impossibilità per la Russia di gestire due fronti contemporaneamente.

Tutto questo è vero se lasciamo in un cantuccio la guerra atomica.

In caso di guerra atomica lo scenario sarebbe molto diverso, e dobbiamo sperare che Putin duri a lungo.

Nel 2022 la sua frase sulla guerra atomica era stata, più o meno: «Noi moriremo come martiri, voi morirete come cani». In altre parole non sarà lui a tirare il primo colpo. Tirerà il secondo.

Colui che verrà dopo Putin dirà la stessa cosa, oppure tirerà per primo?

 

VITTORIA CARINI: L’OCCIDENTE SECONDO CHURCHILL

Vittoria Carini mi ha inviato un trafiletto fotocopiato da “Il porcospino d’acciaio” di Luciano Canfora.

Parla del discorso di Winston Churchill a Fulton, Missouri, nel marzo del 1946.

Il discorso è noto, ma solo per l’introduzione della formula “cortina di ferro”.

«Dalla città di Stettino nel Baltico alla città di Trieste nel mare Adriatico, è calata una cortina di ferro, noi siamo al di qua e difendiamo i valori dell’Occidente.»

Nel periodo della guerra fredda l’espressione “cortina di ferro” e la parola “oltrecortina” divennero diffusissime.

«Quello che colpisce è che dovendo descrivere che cos’è questo Occidente che sta al di qua della cortina di ferro, lui dice: l’Occidente sono British Empire and United States, cioè – precisa – the English speaking World».

Impero Britannico e USA. Il mondo che parla inglese. I Cinque Occhi di oggi (USA, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda).

Questo però non è l’occidente. È l’occidentalismo. Mi ripeto: potenze di mare, potenze prive di confini terrestri, esportatori di guerra, esenti da guerra sul loro territorio, fuori dal diritto naturale.

Vittoria mi manda anche un testo di Benedetto XVI del 2019, dove compare anche questa frase.

«Questa decisione [di non citare Dio nella Costituzione Europea] riflette la situazione in Occidente, dove Dio è diventato una questione privata di una minoranza.»

Esprimo la stessa cosa in altri termini: gli Occidentali (fedeli al diritto naturale) sono diventati una minoranza circondata da occidentalisti (negatori del diritto naturale).

 

LALLA GIORDANI: PERCHÉ PENSI CHE LE ELEZIONI 2004 FURONO REGOLARI?

Nel testo “Lo scandalo di Guido” avevo scritto così (tra parentesi).

«(Personalmente sono convinto che anche nel 2004 la vittoria di Yanukovych fosse regolare. Noi siamo infatti sempre pronti a credere alle denunce di “brogli”, nella convinzione che i cattivi che dicono le bugie sono sempre “gli altri”. Ma basta ricordare la bugia del 2003 di Colin Powell sull’Iraq, che portò a 1 milione di morti, per rendersi conto che anche gli occidentalisti sanno dire bugie.)»

Lalla Giordani chiede se è solo una sensazione o se ho degli elementi.

Sono elementi probabilistici, non certezze.

I risultati del ballottaggio del 21 novembre 2004 sono noti. Il candidato filorusso Janukovyč ottiene 15.093.691 voti, il filooccidentale Juščenko ne ottiene 14.222.289 e perde.

Immediatamente iniziano le manifestazioni di piazza e parte la “rivoluzione arancione”.

Potevano “immediatamente” avere in mano le prove che 871.402 voti di Janukovyč erano falsi e al contempo la certezza che i voti di Juščenko erano tutti veri? Ne dubito.

La rivoluzione arancione parte quindi sostanzialmente perché i risultati ufficiali comunicati non combaciano con gli exit poll (come valgano poco gli exit poll se lo ricordano forse gli italiani nelle elezioni 2006).

E la decisione della Corte Suprema di ripetere il ballottaggio arriva il 3 dicembre dopo 10 giorni di manifestazioni di piazza e dopo altre cose inquietanti. Copio da Wikipedia.

Le autorità non furono solo spiazzate dalla robustezza della protesta internazionale, ma anche dal fatto che essa inaspettatamente si trasformò in un intervento diretto: Aleksander Kwaśniewski, l’allora presidente polacco, e Javier Solana, alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, arrivarono a Kiev il 25 novembre. L’intervento dell’Unione europea fu fondamentale perché avvenne molto presto, perché fu totalmente inaspettato, e perché la Polonia guidò un’unanimità di opinioni che attraversava l’Atlantico.

Insomma per Polonia, Unione Europea, e oltre Atlantico, Juščenko doveva vincere punto e basta.

E la Corte Suprema prese la sua decisione a fronte di manifestazioni di piazza + interventi stranieri non richiesti.

Cosa si farebbe in Italia se ci fosse una protesta per elezioni truccate? Bisognerebbe riprendere in mano le schede cartacee e verificarle seggio per seggio, sotto controllo attento e incrociato. Vedete un’altra via? Un’altra via non c’è. Ma ci vuole tempo. E nel 2004 tutto avvenne in fretta.

Quando nel 2010 le elezioni furono ipercontrollate, vinse il filorusso Janukovyč e gli avversari non poterono fare nulla.

Poi però, nel 2014, fecero un colpo di Stato.

 

MARCO NIGUARDA: LUNGA MAIL

Una mail sostanziosa di Marco Niguarda, dove compare anche questa frase.

«Per tornare alla Russia ho visto quante volte Putin non ha reagito di fronte alle molteplici minacce che si andavano accumulando ai suoi confini, dall’adesione alla NATO (cui lui aveva a sua volta chiesto l’adesione) degli ex paesi sovietici fino all’installazione dello scudo missilistico (solo per scopi difensivi, dicono) in Polonia. Dalle rivoluzioni di velluto avvenute tutto attorno a sé (da Saakashvili asset CIA in Georgia, fino al recente tentato colpo di stato in Kazakhstan attuato da milizie filoturche nel gennaio 2022, dal Pashinyan armeno sostenuto dagli anglostatunitensi alla tentata rivoluzione democratico-nazionalista in Bielorussia). Sinceramente, quel 24 febbraio 2022, non credevo che Putin avrebbe invaso tutta l’Ucraina e pensavo che sarebbe finito tutto in pochi giorni con l’annessione del Donbass. Mi sbagliavo, ma credo che chi è colpevole dell’inizio di una guerra è altrettanto colpevole di quanti, pur avendone le possibilità, la continuano.»

 

Intanto mi sono reso conto, leggendo la data 24 febbraio 2022 nella mail, che avevo scritto 22 febbraio 2022 nel mio testo (ma va quasi bene, il 22 febbraio Putin ottenne pieni poteri dalla Duma).

Anch’io pensavo all’inizio che tutto si sarebbe risolto con l’annessione del Donbass.

Poi si guardano le mappe elettorali e si pensa anche al destino dei russi-russofoni-russofili degli oblast vicini: quale sarebbe stato il loro futuro?

Perché Donetsk e Lugansk raggiungevano maggioranze del 90% e oltre per il candidato filorusso.

Ma gli oblast vicini non erano filooccidentali: 70% 68% 67% 66% 61% votavano per il filorusso.

Una maggioranza oggi priva di rappresentanza politica e soggetta a uno Stato di impostazione nazionalista, con repressione della lingua russa e di tutto ciò che “sa di russo”: una situazione che non “giustifica”, ma “spiega”.

 

INES MARINI: LA RESISTENZA DEL POPOLO UCRAINO È COMUNQUE DA APPREZZARE?

Ines Marini si chiede se, pur condividendo la mia successione dei fatti, la resistenza del popolo ucraino sia comunque da apprezzare.

La parola “resistenza” mi sembra poco adatta.

«Un popolo fiero che resiste», frase a effetto letta da qualche parte. Ma è una frase che va bene nelle discussioni da bar.

La realtà è molto più complessa, e la descrivo di nuovo.

Ci sono i confini d’Ucraina, lascito dell’Unione Sovietica.

All’interno di questi confini stanno, a spanne(5), 38 milioni di abitanti.

Stando alle elezioni del 2010, le ultime prima del colpo di Stato del 2014, più della metà dava il voto al candidato filorusso, il resto al candidato filooccidentale.

Gli abitanti d’Ucraina erano quindi fortemente divisi tra loro, e ancora di più lo sono diventati dopo 8 anni di guerra del Donbass 2014-2022.

La guerra attuale si svolge principalmente a est, ma gli effetti si sentono pesantemente anche a ovest.

In questa situazione ciò che accomuna gli abitanti d’Ucraina non è la “resistenza”, ma è invece la “sofferenza”.

I civili che stanno entro i confini d’Ucraina soffrono. Soffre quella metà di cittadini d’Ucraina che votavano per il candidato filorusso, soffre quella metà di cittadini d’Ucraina che votavano per il candidato filooccidentale.

La parola “resistenza” evoca una “reazione popolare in armi”.

La resistenza della Vandea, delle insorgenze antinapoleoniche, del cosiddetto brigantaggio, della Cristiada del Messico, della guerra di Spagna in parte, sono state “reazioni popolari in armi”, ma mi sembrano eventi non più ripetibili(6).

Forse nella guerra del Donbass 2014-2022, catalogata “a bassa intensità”, si può ancora vedere una forma di resistenza popolare in armi.

Ma adesso vedo solo la sofferenza, e la speranza che tutto finisca presto.

 

TORNO A GIULIANO

Torno a Giuliano, col quale ho iniziato l’articolo.

«Sono d’accordo che l’Europa ha rinnegato le sue radici giudaico cristiane e ha negato il diritto naturale, ma questo non la fa peggiore di una Russia dove il patrirca Kirill, legato a Putin, giustifica morte e oppressione. A volte si è costretti a parteggiare per il meno peggio.»

La mia impostazione è diversa.

In un mondo che ha rinnegato il diritto naturale, è bene non parteggiare per nessuno.

Meglio osservare gli eventi con la mente libera.

Torno al discorso di Daniel Kahneman su “Pensieri lenti e veloci”, ricopiando cose già scritte.

Il pensiero è mosso da due sistemi.

  • Sistema 1 opera in fretta e automaticamente, con poco o nessuno sforzo e nessun senso di controllo volontario. Carne, emozioni, partigianeria, scattano all’istante.
  • Sistema 2 indirizza l’attenzione verso le attività mentali impegnative che richiedono focalizzazione, come i calcoli complessi e l’uso delle statistiche.

Di conseguenza il loro ambito d’azione è estremamente diversificato.

  • Sistema 1 è essenziale per quasi tutte le attività quotidiane (dalla reazione al suono di un clacson, all’individuo poco raccomandabile che vedo lungo la strada). Ma è deviante quando ce ne serviamo come surrogato dei ragionamenti profondi.
  • Sistema 2 è pigro e si attiva solo con la forza di volontà. Dovendo agire con sforzo, se Sistema 1 gli fornisce una storia plausibile, Sistema 2 si accontenta e non si attiva. E così carne, emozioni, partigianeria hanno il sopravvento.

Sistema 1 accetta le storielle. Sistema 2 dovrebbe invece costruire la storia.

E quindi è bene osservare e ragionare, frenando il Sistema 1 che ci porterebbe subito a parteggiare.

Dopo che Sistema 2 avrà fatto il suo lavoro, allora, se proprio uno vuole, potrà anche “parteggiare” su eventi nei quali non ha nessuna possibilità di agire.

Nessuna possibilità di agire.

Tranne i grani del Rosario, naturalmente.

 

DIMENTICAVO FABRIZIO

Dimenticavo Fabrizio Fazi, che mi scrive così.

«Buonasera Ing. Lazzaretti, in riferimento al suo ultimo Taglio Laser 437 – “Lo scandalo di Guido (Un’occasione per ripercorrere la guerra d’Ucraina)” le mando degli spunti integrativi a livello storico controinformativo che le potrebbero interessare.

Comunque, sull’argomento in questione preferisco ancora questa sua mitica Lectio Magistralis:

https://attivismo.info/cosa-accade-veramente-in-ucraina/

davvero eccezionale, un evergreen in tutti i sensi, complimentissimi!

Cordiali saluti e buona serata. Fabrizio»

 

Ringrazio innanzitutto Fabrizio per aver promosso a Lectio Magistralis quel mio Taglio Laser del 2023(7).

Gli ho risposto così.

«Quando ci si rende conto che i ragionamenti di chi ti sta attorno si stanno ammosciando, bisogna scrivere di nuovo. E non si può scrivere allo stesso modo della volta precedente. Lo “scandalo di Guido” me ne ha dato l’occasione.

Rispetto all’articolo-conferenza del 2023 ho insistito sul fatto di distinguermi dall’occidentalismo, e in particolare dall’occidentalismo anglosassone. Certamente nel testo 2023 ci sono molti dettagli in più.

Grazie di tutto, buon anno. Giovanni»

 

Direi di aver citato un po’ tutti gli interlocutori. Fine.

 

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

NOTE

[1] Taglio Laser n.437 “Lo scandalo di Guido. Un’occasione per ripercorrere la guerra d’Ucraina”, 31 dicembre 2025 / 11 gennaio 2026

[2] Tratto dal volume “Due secoli insieme. Ebrei e russi prima della rivoluzione”.

[3] Gerard O’Connell, La Stampa, 27 settembre 2011

https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2011/09/27/news/quando-bush-ignoro-la-lettera-di-wojtyla-contro-la-guerra-irachena-1.36932734/

[4] Vedere il Samizdat n.22 del 19 marzo 2022 “La storia ridotta a uno spezzatino”.

[5] L’ultimo censimento ufficiale è del 2001. La forte emigrazione e la situazione di guerra rendono complicato il calcolo.

[6] Per maggiori dettagli si può riprendere il Taglio Laser n.436 “Regole d’ingaggio e Dottrina della Chiesa”, col suo lungo allegato “Pace e guerra nella Dottrina Sociale”. Perché una popolazione faccia resistenza armata attiva deve avere a disposizione risorse militari non uguali, ma almeno compatibili con quelle dell’avversario. Evento sempre più improbabile, man mano che avanza la guerra “moderna”.

[7] È il Taglio Laser n. 425 “Cosa accade veramente in Ucraina – Cronaca di una conferenza”.

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