Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni molto interessanti e puntuali sulla beatificazione di un eroico sacerdote guatemalteco. Buona lettura e condivisione.
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Teologia della Liberazione, così Leone rimette i martiri al posto giusto
Augusto Rafael Ramírez Monasterio, sacerdote dell’Ordine dei frati minori ucciso in Guatemala nel 1983 sarà proclamato beato dopo che Leone XIV ha autorizzato la pubblicazione del Decreto riguardante il suo martirio in odio alla fede.
La beatificazione del frate francescano assume un forte significato, perché si tratta di un religioso che si è trovato coinvolto attivamente nel contesto della guerra civile in America Centrale, e ha scelto di stare dalla parte degli oppressi ma nell’ assoluta fedeltà al Vangelo. Erano gli anni in cui nel continente latino americano divampava la Teologia della Liberazione e molti sacerdoti e religiosi erano infatuati dal mito del prete guerrigliero colombiano Camillo Torres, che dopo essersi arruolato nella guerriglia sostenendo l’esigenza di una lotta di liberazione armata, rimase ucciso in un’imboscata.
La conferenza episcopale di Medellin del 1968 aveva affermato l’opzione preferenziale per i poveri stabilendo la necessità di una liberazione che non fosse soltanto spirituale ma anche sociale e politica attraverso la rimozione delle cause che comportavano povertà e oppressione..
Erano gli anni del post Concilio e della diffusione della svolta antropologica in Teologia di Karl Rahner e del concetto del “cristianesimo anonimo”, ovvero un cristianesimo guidato dalla coscienza, non soltanto religiosa ma anche sociale e politica. Così, anche chi professandosi ateo lottava per la giustizia sociale e per l’affermazione di principii che rispecchiavano quelli evangelici, era da considerare un cristiano, perché pur non considerandosi tale, mostrava di esserlo nei fatti.
La Teologia della Liberazione fu senza ombra di dubbio il prodotto più riuscito della concezione rahneriana fino a favorire la saldatura fra cristianesimo e marxismo. Purtroppo, nei paesi dell’ America Latina, la Teologia della Liberazione finì con il pregiudicare e compromettere anche l’azione di tanti religiosi come padre Monasterio che rifiutarono sempre la violenza come strumento di liberazione e salvezza, non mischiarono mai politica e Vangelo ma scelsero chiaramente di stare dalla parte di quanti erano vittime di ingiustizia.
Anche monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador e oggi santo, fu sospettato di essere organico alla Teologia della Liberazione e di favorire la lettura marxista del Vangelo, trovandosi per questo incompreso e contrastato dal Vaticano, sia da Paolo VI che da Giovanni Paolo II.
Ma in quegli anni era davvero difficile distinguere una Teologia della Liberazione “giusta” da un’ interpretazione ideologica e distorta che stava portando a giustificare da più parti il ricorso alla lotta, all’ azione rivoluzionaria, alla guerriglia.
Con la beatificazione di padre Monasterio, Leone XIV sta chiaramente proseguendo sulla strada tracciata da San Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, ovvero separare il grano dalla zizzania, e quindi l’operato di quei sacerdoti che hanno saputo mettere in pratica l’opzione preferenziale per i poveri, lottare per il riscatto dei popoli oppressi, ma senza abbracciare le posizioni estremiste e radicali della Teologia della Liberazione e restando estranei alla politica.
Perché, per quanto in quegli anni il contesto dell’ America Latina fosse fortemente influenzato dagli echi della guerra fredda, con gli Stati Uniti che attraverso la dittature militari cercavano di impedire l’avanzata dei movimenti marxisti, non si poteva certamente restare indifferenti di fronte alle persecuzioni dei campesinos schiacciati dal potere dei latifondisti che sfruttarono il pericolo comunista per negare diritti ai contadini e schiacciare le loro rivendicazioni.
Già Wojtyla comprese perfettamente l’esigenza di separare l’azione di chi, come monsignor Romero denunciava le violenze delle oligarchie dominanti con la forza del Vangelo e senza mai invitare all’ odio e alla rivolta, e chi come i preti del Nicaragua promuovevano il ricorso alla rivoluzione e all”uso delle armi.
Padre Monasterio fu accusato di sostenere l’opposizione marxista soltanto perché incontrava i guerriglieri e li confessava, e si era soprattutto adoperato perché un contadino che aveva aderito alla guerriglia, deciso a tirarsi fuori, potesse ottenere l’amnistia. Fu più volte arrestato e torturato perché rivelasse ciò che gli veniva detto in confessione.
Di fronte alle brutalità del regime militare non ebbe dubbi a stare dalla parte della popolazione, opponendosi alle repressioni ma senza mai legittimare o promuovere l:azione della guerriglia, ma anzi cercando sempre di fare breccia con le sue prediche nel cuore di chi calpestava la giustizia e i diritti civili parlando il linguaggio del Vangelo.
Fu ucciso in odio alla fede proprio perché il suo martirio fu causato dal suo servizio sacerdotale.
Papa Francesco, a mio giudizio, sbagliò fortemente a riabilitare i sacerdoti del Nicaragua sospesi a divinis da Wojtyla che erano entrati nel fronte rivoluzionario sandinista e poi nel governo di Ortega, perché nessuno di loro ha mai fatto i conti con il proprio passato e riconosciuto il grande equivoco di un Vangelo tradito e piegato a logiche di riscatto marxista.
Soltanto il monaco e teologo Clodoveo Boff ha avuto il coraggio di fare autocritica, riconoscendo di aver sostenuto un principio giusto, l’opzione preferenziale per i poveri e gli oppressi, con il ricorso a mezzi sbagliati, come la lettura marxista e rivoluzionaria del Vangelo. Bergoglio nel perdonare D’Escoto Brockmann ed Ernesto Cardenal senza da questi pretendere un mea culpa sugli errori del passato, ha purtroppo favorito l’equivoco di una Teologia della Liberazione da “assolvere” nonostante i suoi clamorosi fallimenti, iniziando dal sandinismo che ha tradito tutti gli ideali di libertà e giustizia sociale per cui aveva combattuto trasformandosi in un regime autoritario e repressivo, soprattutto verso la Chiesa.
E la canonizzazione di Romero purtroppo risultò inquinata proprio dalle ambiguità di Francesco, che pur provenendo dal continente latino americano si è dimostrato incapace di separare la Teologia della Liberazione e i suoi errori da un impegno evangelico autentico, che nel contesto delle dittature militari e delle guerre civili comunque ci fu e vide il martirio di autentici testimoni della fede come padre Monasterio e appunto Romero.
Leone sembra dunque rimettere finalmente le cose (e i martiri) al posto giusto.
Americo Mascarucci
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6 commenti su “Padre Monasterio Beato. TdL: così Leone Rimette i Martiri al Posto Giusto. Americo Mascarucci.”
Quando il discorso scivola su “rane bollite” e trame ovunque, ci si trova solo davanti a un’ossessione ideologica e complottistica.
Chi si crede sempre l’unico sveglio finisce per parlare da solo.
Chi vede solo calcolo, furbizia e propaganda ovunque non sta smascherando un inganno: sta semplicemente proiettando il proprio sospetto.
Quando ogni atto della Chiesa viene ridotto a manovra politica, non resta più la fede ma una dietrologia travestita da zelo.
Qui non si difende la santità: si svuota la Chiesa di ogni credibilità.
Non è lucidità profetica: è cecità che si crede vigilanza.
Classico “accorgimento” per fare fumo agli occhi.
Prevost prosegue nel programma NON CATTOLICO della sinodalità che soltanto i ciechi non vedono dove va a parare.
Esatto! Non si tratta per Prevost di dar giusto riconoscimento alla santità di questa o quella persona dalle indubbie virtù eroiche. È solo una scelta di natura politica, di illusione per la sua santa saggezza, di fumo negli occhi per i fessi nel ricavare consensi al suo Pontificato furbo, oltre che falso.
Non sono solo le persone e le loro anime che vengono offese nella loro santità già consacrata in Cielo (in una canonizzazione nulla e invalida poichè derivata da un falso papa) ma anche la Chiesa stessa che geme di fronte a queste manifestazioni di valore mediatico e di propaganda ad un falso Vicario di Cristo, che dimostra la sua tracotanza .
Molti santi dovranno essere (ri)canonizzati.
Da quale pulpito viene la predica…cattolico? Quando uno distribuisce patenti di cecità, di solito è perché non sopporta che la luce lo metta in discussione.
Evviva Leone, che rimette i martiri al posto giusto, ma per il resto continua con un bergoglismo moderato all’apparenza ma ancora più pernicioso dell’originale, per tutte le “rane” che si stanno facendo “bollire” volentieri e volontariamente da Papa Bob.
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