Un Vescovo e una Campana. Che Differenza con i Vescovi Argentini! Bernardino Montejano.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Bernardino Montejano, che ringraziamo id cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul caso di mons. Suetta. Buona lettura e diffusione.

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UN VESCOVO E UNA CAMPANA

Attraverso il blog “ Pro vita & famiglia ” abbiamo appreso quanto accaduto a uno dei più grandi vescovi italiani, Antonio Suetta, in occasione dell’assegnazione del nome delle vittime degli aborti a una campana.

Ogni giorno alle 20:00, il suono della campana della vita commemora i tanti bambini assassinati. Nel 2025, con 75 milioni di vittime, l’omicidio era la principale causa di morte nel mondo.

Come sottolinea il blog, “non si tratta di un giudizio o di una condanna, ma di un segno di compassione umana e cristiana per una tragedia”.

Ma la sola osservazione del vescovo di Ventimiglia-Sanremo bastò a scatenare una valanga di attacchi da parte dei nemici della vita, della libertà e di Dio.

E così, media progressisti, esponenti del Partito Democratico, centri sociali e circoli transfemministi, centri studenteschi di sinistra e persino l’assessore ligure alle Pari Opportunità si sono uniti alla protesta, scrivendo a Papa Leone XIV per protestare. I denuncianti non potevano accettare che monsignor Suetta non solo ricordasse loro che la vita è preziosa, ma che è sacra, un dono di Dio.

A questo si aggiungono gli insulti e le minacce personali che il vescovo ha ricevuto, pagando a caro prezzo il suo coraggio nell’opporsi al regime del “politicamente corretto”.

Qualche tempo fa abbiamo scritto una nota elogiativa sulle campane e sul loro ruolo immutabile nella tradizione cristiana.

E in esso abbiamo ricordato le parole del cardinale Luis Eduardo Pie: “L’eresia non vuole le campane. Chiedetelo a Lutero e a Calvino. Non le vuole perché la campana rimane ortodossa, perché la sua voce non cambia per prestarsi alla dissonanza della dottrina o alle alterazioni del dogma. La campana non è apostata”.

E poiché parliamo dell’indimenticabile vescovo di Poitiers, condividiamo alcune delle sue parole, particolarmente rilevanti per i nostri tempi, per i cattolici argentini, compresi i nostri vescovi: «Se siete condannati a vedere il trionfo del male, non acclamatelo mai. Non dite mai al male: “Tu sei il bene”; alla decadenza: “Tu sei il progresso”; alla notte: “Tu sei la luce”; alla morte: “Tu sei la vita”. Santificatevi nel tempo in cui Dio vi ha posto, gemete per i mali e i disordini che Dio tollera; opponetevi ad essi con l’energia delle vostre buone opere e dei vostri sforzi, mantenete tutta la vostra vita pura dagli errori» (citato nel libro di Padre Alfredo Sáenz, “CARDENAL PIE, Lucidità e coraggio al servizio della verità”, (Nihuil-Gladius, 1987, p. 63).

Queste parole sono incarnate oggi dal vescovo Suetta, al quale rendiamo omaggio; per quanto riguarda i vescovi residenziali argentini, oggi abbiamo avuto una buona notizia: l’attuale nunzio è passato alla nunziatura in Albania, una chiara retrocessione che dimostra, una chiara punizione da parte del Vaticano, che deve tenere conto delle nomine dei vescovi, la cui guida è guidata dall’arcivescovo di Mendoza, il cui soprannome è “Il Maiale”, che incarna una “lipidocrazia” episcopale, alla quale collabora il cardinale arcivescovo di Córdoba, cardinale Ángel Sixto Rossi, esponenti di un episcopato molto politically corretto.

Il primo, Marcelo Colombo, ha sostenuto la marcia LGBTQ+ (lesbiche, gay , bisessuali, transgender, intersessuali e queer) all’inizio dell’anno scorso; il secondo, ha espulso dalla sua arcidiocesi, in nome della misteriosa sinodalità, la Legione di Cristo Re, un’associazione pubblica di fedeli legata all’Istituto Cristo Re, con una presenza attiva e feconda in diverse parti del Paese. Forse l’arcivescovo di Cordova è infastidito dalla predicazione della Regalità di Cristo e dai problemi e dagli interrogativi che può sollevare; c’è un abisso tra i due e il grande vescovo italiano.

Nel caos dottrinale in cui viviamo, dobbiamo scegliere. Contro Colombo, ci schieriamo con San Paolo, che ci ha insegnato nella Lettera ai Romani : “Essi hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato la creatura anziché il Creatore… per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami. Perfino le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Allo stesso modo anche gli uomini… si sono abbandonati alla concupiscenza, commettendo uomini con uomini atti infami… e non solo fanno queste cose, ma anche approvano chi le fa” (Capitolo I); come fa Colombo.

Contro Rossi, noi siamo con Pio XI e la sua enciclica Quas Primas , che istituì addirittura la festa di Cristo Re, celebrata in modo speciale dagli espulsi da Cordova.

Buenos Aires, 18 gennaio 2026.

Bernardino Montejano

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1 commento su “Un Vescovo e una Campana. Che Differenza con i Vescovi Argentini! Bernardino Montejano.”

  1. Perfetta la citazione della Lettera ai Romani di San Paolo, e stanno ” lavorando ” anche nei Seminari Africani stracolmi di Seminaristi.

I commenti sono chiusi.

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