Una Sera, a Quindici Anni, al Piper…Benedetta De Vito.

 

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Benedetat De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni partendo da un suo ricordo personale di adolescente. Buona lettura e meditazione.

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A quindici anni compiuti da poco – praticamente quando Annibale valicava le Alpi, al Moncenisio, con i suoi elefanti – avevo trovato in Filippo (MDL), che era compagno di classe di uno dei fratelli, un piccolo innamorato e io, a modo mio invaghita di lui, che aveva il vespone, il piumone, i ray ban e  che aveva per padre un animatore delle notti mondane romane.

Un venerdì sera andai con lui al Piper dove si festeggiava chissà che cosa e chi se lo ricorda. Arrivammo alle dieci passate e io già fremevo, nei miei pantaloni a palloncino di raso lilla, mentre intorno s’animavano le danze. Fu presto mezzanotte e io: “Filippo, devo tornare a casa per mezzanotte, ricordi, te lo avevo detto”, urlato nell’orecchio tra il fracasso della musica. Rispose va bene, ma poi per un’ora suo padre s’oppose alla nostra partenza. Così tornai all’una passata. Mio padre m’aspettava nella sala da pranzo con la luce accesa, il cipiglio di un orco sul volto e le mani pronte a far ginnastica…

Ecco, non vogliatemene, ma ho spolverato questo mio ricordo di adolescenza per dire che, scorrendo i nomi e le date di nascita dei giovanissimi di Crans (e piangendo per loro e per i loro cari) ho pensato che se i padri di questi ragazzi  e di tutti i nostri giovani spaesati, perduti sotto il finto arcobaleno di Satana, fossero stati come il mio, severi, autoritari, sì, diciamolo, patriarcali, forse le cose andrebbero meglio e… ma, non riesco a concludere perché un altro ricordo s’arrotola nella mia mente, si stiracchia, s’agita, mi chiama da lontano.

Ora sono una giovane (bè, non proprio) mamma e ho mio figlio alle elementari in una qualsiasi scuola pubblica di Roma. Intorno le altre mamme, come me non giovanissime, chiacchierano tra loro e l’unica, costante loro preoccupazione è che i loro figlioli non siano esclusi dalla “socialità”. Sì, nessuna preoccupazione per i votacci o per il poco studio, regina, unica venerata signora, è monna socialità, cioè essere nel gregge, mai isolati, sempre nella massa che rincorre il piacere, il divertimento e si scrolla dalla schiena la Croce del Signore. Ricordo che quando osavo proferire un verbo che fosse contrario alla “religione della socialità inclusiva (del male)”  venivo subito messa in un angolo, isolata e criticata.

Allora mi dispiaceva. Oggi me ne faccio un vanto.

Il diavolo, con la scusa della socialità a tutti i costi, ha reso male il bene (cioè lo studio composto, a casa propria, sotto gli occhi vigili di genitori attenti alla sanità del corpo e dell’anima dei propri figli) e bene il male (cioè il lasciarli andare allo sbando, di notte, di giorno, come pare a loro, senza guida, senza Dio, senza nulla, immersi nella cupa religione della “socialità”). Che, tramite i “Lucignolo” dei social, in finto sorriso (come l’esca il pesciolino) conduce al Paese dei Balocchi delle discoteche, del bere, della droga, della perdita del senso della vita. Ecco ho finito, e a piede libero, nel Signore, comincio il nuovo anno, sotto la Croce.

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2 commenti su “Una Sera, a Quindici Anni, al Piper…Benedetta De Vito.”

  1. In questa triste vicenda, mi chiedo: ma è normale che la metà delle persone decedute è minorenne?
    Sembrerebbe di sì. Tristissimo.

I commenti sono chiusi.

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