Numeri per Assassini; non Essere a Favore di Putin e Essere contro l’Occidente. Russia e Ucraina.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Infosannio, che ringraziamo per la cortesia. E poi, a seguire un post di Marco Travaglio sempre sulla guerra. Ripeto una volta di più: sia con Travaglio che (ancora di più di più…) con Odifreddi mi trovo in ampio e profondo disaccordo su moltissimi temi. Mi ricordo, quando mille anni fa facevo televisione nei programmi di Lorenza Foschini discussioni accese con Odifreddi. Ma se e quando l’uno e l’altro dicono cose giuste, e interessanti, mi sembra giusto e interessante condividerle. Buona lettura e diffusione.

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Ridurre la realtà geopolitica a due campi è un errore logico: l’intervento del matematico sulla guerra in Ucraina
(ilfattoquotidiano.it) – “Io putiniano? No, perché per essere putiniano bisogna essere d’accordo con Putin. E io non sono d’accordo con Putin e non sono però nemmeno d’accordo con l’Occidente“. Sono le parole pronunciate a Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, da Piergiorgio Odifreddi, che in questo modo respinge la solita e pressante accusa indirizzata a giornalisti, intellettuali e commentatori critici verso la linea euro-atlantica sulla guerra in Ucraina.
Il matematico e saggista chiarisce subito il punto centrale del suo ragionamento: “Il mondo non è fatto in questo modo, le cose non sono bianche e nere e soprattutto non ci sono solo due valori di verità“. Odifreddi richiama la logica classica, disciplina che ha insegnato per anni, per contestare un dibattito pubblico ridotto a una contrapposizione rigida. A suo giudizio, è perfettamente possibile “essere contro Putin e contro l’Occidente allo stesso tempo e per gli stessi motivi”, ma in Italia questa posizione viene sistematicamente delegittimata.
Nel discorso pubblico, osserva, la critica all’Occidente viene interpretata come una prova di schieramento opposto: “Se sei contro l’Occidente, sei un putiniano”. Una semplificazione che Odifreddi sintetizza con una formula ironica: “I nemici dei nostri nemici sono i nostri amici e viceversa. Gli amici dei nostri nemici sono i nostri nemici”. Questo motto, secondo il matematico, non descrive il mondo reale e non lascia spazio a chi rifiuta la guerra come strumento politico, indipendentemente da chi la combatta.
Odifreddi colloca poi il conflitto ucraino in una sequenza storica più ampia. “La guerra in Ucraina è cominciata a febbraio del 2022”, ricorda, ma sei mesi prima l’Occidente usciva dall’Afghanistan. “Nell’agosto del 2021, noi europei siamo usciti dall’Afghanistan, anzi gli ultimi a uscire dall’Afghanistan siamo stati noi italiani”. Una guerra durata vent’anni, ufficialmente dichiarata dalla Nato, che secondo Odifreddi è costata “migliaia di miliardi, non centinaia come oggi”.
Questa cronologia alimenta una domanda che attraversa tutto il suo intervento: quale credibilità ha una coalizione che si indigna per un conflitto dopo averne appena concluso un altro, lungo e devastante? Odifreddi richiama anche una lettura diffusa secondo cui “Biden era uscito dall’Afghanistan proprio per liberarsi le mani e poter spingere la guerra, diciamo così, dall’altra parte sul fronte ucraino“. Senza negare la gravità dell’invasione russa, sottolinea una continuità nelle pratiche occidentali: “Certo, ci si deve scandalizzare per la guerra in Ucraina, però noi queste cose le abbiamo sempre fatte”.
Il matematico denuncia poi una profonda confusione storica e culturale. “Molti confondono la Russia con l’Unione Sovietica, col comunismo, credono che Putin sia un comunista, credono che l’Unione Sovietica sia ancora in vita”. Racconta di sentirsi spesso dire: “Vada in Russia, poi così vede come si vive”, come se il Paese fosse rimasto fermo all’età della pietra. “Abbiamo un’ignoranza spaventosa, un po’ di storia non farebbe male“, osserva.
Secondo Odifreddi, questa ignoranza emerge anche nelle dichiarazioni di esponenti istituzionali europei. Cita il caso di Kaja Kallas, Alto Commissario europeo per la Politica Estera e di Sicurezza, che sostiene che negli ultimi cento anni la Russia abbia invaso diciannove Paesi senza essere mai stata attaccata.
Odifreddi ricorda il contesto personale della dirigente europea: “Sua madre, sua nonna e la sua bisnonna furono deportate dai sovietici nel 1949 in Siberia”. Comprende il peso di una simile storia familiare, ma arriva a una conclusione esplicita: “Io capisco benissimo che uno che ha una storia familiare di questo genere veda la Russia come il diavolo, però non la si mette agli affari esteri e alla sicurezza della Commissione europea”.
Odifreddi si pronuncia anche sulle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella riguardo alla Russia e ai confini: “Vorrei che il capo dello Stato mi indicasse un Paese i cui confini non sono stati ridisegnati con la forza“. A suo giudizio, “tutti gli Stati sono stati definiti attraverso la forza” e la Russia, Paese vastissimo e privo di confini naturali, ragiona in termini di sicurezza strategica.
Nel caso ucraino, osserva, “è chiaro che preferisca avere uno Stato cuscinetto”. Odifreddi distingue tra le guerre tra Stati confinanti, legate a tensioni territoriali e geopolitiche, e quelle combattute da potenze lontane migliaia di chilometri: “Altra cosa sono le guerre di nazioni che vanno dall’altro capo del mondo a invadere altri paesi”. Senza giustificare l’aggressione russa, conclude: “Non dico che va bene così, ma non ci si deve stupire di quello che è accaduto in Ucraina”.

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Numeri per assassini
di Marco Travaglio
Qualche dato sulla guerra in Ucraina: non della Pravda, ma dell’Institute for the Study of the War (Isw) americano, think tank neocon ultra-atlantista e filo-ucraino: i russi controllano circa il 20% del territorio ucraino (oltre 115 mila kmq.): la Crimea annessa nel 2014, l’intero Lugansk, l’85% del Donetsk, l’80% della regione di Zaporizhzhia, il 76% di quella di Kherson (fino al fiume Dnepr), più vari territori in quelle di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk. Nel 2022, subito dopo l’invasione, erano giunti a occupare un 27% a macchia di leopardo, poi il ridislocamento delle truppe nelle aree più strategiche per i negoziati di Istanbul e le ritirate per la prima controffensiva ucraina (l’unica riuscita) li aveva sensibilmente ridotti. Nel 2023 la seconda controffensiva ucraina fu un disastro: 584 kmq persi in un anno. Da allora Mosca non smette di avanzare e Kiev di arretrare. Nel 2024 l’armata russa ha conquistato altri 4.168 kmq: 347,3 al mese. Ma con un picco-record di 725 a novembre. Poi nel 2025 si è tornati alla media precedente, fino a 634 kmq in luglio, 594 in agosto, 447 in settembre, 461 in ottobre e 701 in novembre. Anche per le stime dell’Isw, che Mosca contesta come riduttive, le conquiste russe del 2025 superano di oltre 2 mila kmq quelle del 2024.
Da due anni la musica non cambia, né potrà farlo in futuro, se non in peggio per gli ucraini: l’esercito si assottiglia sempre più per i morti, i mutilati, i mancati ricambi, le diserzioni dal fronte e le fughe dal reclutamento forzato, mentre i russi continuano ad arruolare 30 mila volontari al mese.
Le armi a Kiev scarseggiano perché gli Usa non ne regalano più (e ora minacciano di ritirare pure l’intelligence satellitare), ma le vendono agli europei, che però hanno le casse e gli arsenali vuoti.
E poi c’è l’aspetto che sfugge a chi misura la guerra col righello per fingere che non sia persa: la qualità dell’avanzata russa dopo la faticosa presa di Pokrovsk (14 mesi di assedio), che ha sbriciolato quel che restava della linea fortificata a ferro di cavallo eretta dalla Nato dal 2014 per separare il Donbass secessionista dal resto del Paese e impedire sfondamenti filorussi e russi.
Dietro quello snodo militare, logistico e industriale, non ci sono più barriere per arginare i russi verso Zaporizhzhia, Dnipro e Kharkiv (dopo il crollo di Kupiansk): le nuove trincee, lautamente finanziate dalla Nato, non si sono mai viste perché la cricca di Kiev s’è rubata pure quei fondi.
E ora in Donetsk sta cadendo anche Seversk, tra Lyman e Kostantynivka, favorendo l’avanzata russa verso la roccaforte Slovjansk. Chi sabota il negoziato di Trump raccontando che il fronte è in stallo, o addirittura che gli ucraini resistono e possono vincere è un criminale che li vuole tutti morti.
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3 commenti su “Numeri per Assassini; non Essere a Favore di Putin e Essere contro l’Occidente. Russia e Ucraina.”

  1. Il fatto che verità scomode possano essere pronunciate solo all’interno di quel vasto arcipelago che è il web testimonia la crisi dei nostri tempi, che evidentemente è anzitutto crisi delle nostre coscienze, ormai abituate ad accettare la prevalenza della legge del più forte.

  2. Luca Francesco PERSICO

    Bisognerebbe ricordare al Sig. Odifreddi che la guerra in Ucraina non è iniziata affatto a febbraio 2022, ma questa è un’altra storia; probabilmente, per lui se i morti li fa l’esercito della nazione cui quei morti appartengono va bene tutto, perchè non si tratta di un’invasione. Critica opportunamente l’Occidente per le guerre scatenate in giro per il mondo, ma a quanto pare poi per lui vanno benissimo le maialate che l’Occidente ha perpetrato in Ucraina e che hanno portato all’invasione, perchè in effetti il problema non sono quelle, ma l’invasione; in fondo, sarebbe bastato che Putin se ne stesse al suo posto e non facesse un bel nulla, così tutto sarebbe continuato come prima, cioè al meglio e senza problemi.

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