Pessoa, le Nuvole, Nuvens, e Quello che Vediamo in Cielo adesso…Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni un po’ malinconiche sulle nuvole, e sulle scie che oggi attraversano e intersecano il cielo…Buona lettura e diffusione.

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“Oh. Dimmi, allora, Benedetta, su quale dei tanti Pessoa vuoi far la tua tesi di laurea?”, chiese  Luciana Stegagno Picchio – che, ai tempi, aveva la cattedra di letteratura portoghese a Roma – a me allora studentessa e quasi laureata lusitana. Imprudente com’ero e piena di sicumera, quasi non la lasciai finire e presi a dir la mia pensandomi molto interessante.

Immaginavo, figuratevi un poco, di fare un lavoro accademico, paragonando Pessoa a Pirandello e via nell’ingarbugliato mio latinorum. Una pazzia, detto in una parola. La professoressa, col suo bel groviglietto rosso di capelli di fuoco, mi fece blablare, senza interrompermi. Teneva gli occhi, mi pare difesi dalle lenti, bassi. Intanto sfogliava un’edizione Atica, rossa e bianca, del “Libro dell’inquietudine” di Bernardo Soares, uno degli eteronimi di Fernando Pessoa, un libro che ancora non era stato tradotto in italiano. Quando ebbi terminato di parlare,  senza aggiunger motto, mi allungò il volume portoghese e: “Trova un bel brano e commentamelo. Sarà la tua tesi di laurea”.

Fu così che, tra le tante parole-sirene di Pessoa, trovai, scelsi e commentai un bel tratto di diario, una splendida prosa poetica dedicata alle nuvole che, in corsa, percorrevano i cieli di Lisbona. E che io pure, nella città del fado, avevo veduto e amato. Correvano, correvano le nuvole, leggere, libere, leggiadre, come velieri,  verso l’oceano e lì ancora in corsa, scomparivano all’orizzonte. Nuvens, nuvole: la mia tesi di laurea. Già, le nuvole. Ditemi, dove sono andate a finire le nostre belle nuvolette a forma di isola, di elefante, di pecorella? “Oh guarda quella nuvola sembra un drago che divora un asinello! E quella, quella, è Pinocchio, sì ancora senza naso lungo”, mi vedo bambina, indicando il cielo, naso all’aria, amando le nuvole. Dove sono sparite le nuvoline bianche che disegnavamo, bambini, per la nostra maestra Poesio?

Guardo il bel cielo sabino, senza nubi vaporose, fatte di spuma e poesia. Niente, il cielo pare un rigatino e popolato solo dal via vai, a volte in croce (come un marameo), di strani aerei  bianchi che lasciano una coda anche lei bianca sull’azzurro… Sì, le nuvole che chiamavamo cirri, nembi, cumuli, nel ciclo dell’acqua che ci insegnavano alle elementari, non ci sono quasi più (a volte, di rado, le vedo e allora, che gioia, mi rallegro tutta quanta).

Al loro posto solo tristi scie bianche insapori, rigide, morte che danno un senso di nausea.

Sì, ridateci le nuvole.

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1 commento su “Pessoa, le Nuvole, Nuvens, e Quello che Vediamo in Cielo adesso…Benedetta De Vito.”

  1. Ridateci le nuvole, il cielo, la nostra terra e i nostri rigogliosi orti su cui cadevano solo piaggia e rugiada, ridateci la natura e il mondo con tutta la bellezza che il Padreterno si è sbizzarrito a creare perché vivessimo godendo di tanta armonia. Lontane da noi le luciferine menti causa di morte e dolore. E venga presto Lei, la tutta Santa, a scacciare il male col Suo potente calcagno.

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