di Don Curzio Nitoglia
I capisaldi della dottrina cattolica sul demonio possono essere riassunti così:
1°) Dio creò gli angeli che sono buoni per natura, ma alcuni di essi peccarono e divennero – per loro libera scelta – angeli malvagi o diavoli;
2°) non è il diavolo che ha creato la materia e i corpi ma, Dio;
3°) i diavoli sono stati precipitati nell’inferno, che fu creato sùbito dopo il loro peccato e di lì tentano gli uomini al peccato;
4°) sono naturalmente puri spiriti senza corpo e forniti di un’intelligenza intuitiva molto superiore a quella raziocinativa umana;
5°) gli angeli furono elevati in grazia sùbito dopo la loro creazione, ma, prima di essere ammessi alla visione beatifica e alla gloria, furono sottomessi a una prova d’umiltà e obbedienza;
6°) un certo numero di essi cadde in peccato d’orgoglio e disobbedienza e si dannò per l’eternità, poiché in forza della loro natura spirituale la loro volontà libera è immutabilmente fissata nella scelta fatta e quindi senza pentimento e ripensamento;
7°) i diavoli odiano e invidiano gli uomini che hanno la grazia e son chiamati a rimpiazzarli in paradiso (1).
Satana
Satana (dall’ebraico sàtan, avversare, insidiare, perseguitare) è colui, che perseguita, avversa, soprattutto accusando e calunniando.
Il termine diavolo (dal greco diàbolos) ne è la traduzione letterale (2). Il concetto di satana o diavolo è perciò intimamente connesso con quello del giudizio di Dio, in cui satana rappresenta “la pubblica accusa” contro l’uomo. Egli sta contro l’uomo, lo induce al male e poi lo accusa davanti a Dio sommo Giudice.
Nel Vecchio Testamento satana è soprattutto colui, che disturba i buoni rapporti tra Dio e l’uomo, facendo presenti a Dio i peccati umani e cercando d’ostacolare la salvezza dell’uomo. È la spia della fragilità umana per coglierla in colpa, dopo avercela spinta, per tentare di demolire l’opera della Redenzione divina di tutta l’umanità, della quale è invidioso e geloso. Vuol togliere l’uomo a Dio, poiché lui stesso mediante il “non serviam” ha perso Dio e non sopporta che l’uomo (composto di anima e corpo e, perciò, naturalmente inferiore a lui che è puro spirito, anche se soprannaturalmente decaduto) lo sorpassi nell’ordine soprannaturale, avendo la grazia santificante.
Nel Nuovo Testamento satana è correlativo alla storia della salvezza apportata dal Verbo Incarnato. Infatti, s’interpone tra Dio e l’uomo per impedire la salvezza di quest’ultimo; invece, Cristo s’interpone quale Mediatore che dà la vita e la salvezza eterna, è l’avvocato difensore dell’uomo assieme allo Spirito Paraclito, che perfeziona l’opera della Redenzione iniziata da Cristo, mentre satana ne è “la pubblica accusa”.
Sant’Agostino, la Città di Dio e la Città del diavolo
Il Dottore d’Ippona organizza tutto l’universo attorno a due città: la Città di Dio e la Città del diavolo. Fanno parte della Città di Dio o Città celeste coloro, che amano Dio quale loro fine ultimo; mentre, fanno parte della Città terrena o del diavolo coloro, che amano il mondo e se stessi come loro “dio” (De civit. Dei, XIV, 28). In entrambe le Città, il posto principale spetta agli enti spirituali (buoni o malvagi): agli angeli nella Città celeste, ai diavoli nella città terrena.
La Città celeste oltre agli angeli comprende tutti gli uomini che vivono in unione con Dio mediante la grazia; la Città terrena oltre ai diavoli include tutti coloro, che vogliono vivere separati da Dio (Ibid., XIV, 4).
Dio, pur sapendo che alcuni angeli, per propria scelta, Lo avrebbero abbandonato, non li privò del libero arbitrio, “giudicando più consono alla sua onnipotenza e bontà trarre il bene dal male, piuttosto che privare la creatura razionale della libertà per impedire che possa fare il male, ma anche il bene” (Ibid., XXII, 1).
Gli angeli hanno essenzialmente una duplice funzione: la prima riguarda l’adorazione di Dio e la seconda l’aiuto all’uomo nella sua salvezza eterna.
Gli uomini redenti, secondo S. Agostino (Enchiridion ad Laurentium, XXIX, 9), che è il primo sostenitore di tale tesi, son destinati a occupare i seggi lasciati vuoti dagli angeli apostatici. Questa teoria agostiniana divenne comune durante la scolastica medievale (cfr. R. Lavatori, Gli angeli, Torino, 1991, p. 102).
Tuttavia, per Agostino i diavoli hanno un corpo spiritualizzato o aereo, sono “animali aerei” (Serm., XII, 9, 9).
Contro Origene, S. Agostino non ammette per i diavoli e i dannati, la conversione prima della fine del mondo: l’inferno come privazione di Dio e la pena del fuoco saranno eterni (In Gal. expos. XXIV).
I diavoli posseggono una grande intelligenza e scienza, ma senza la carità e ciò li “gonfia d’orgoglio” (Ibid., IX, 20).
I diavoli agiscono sull’uomo tentandolo attraverso le sue facoltà sensibili esterne e interne (memoria e fantasia). Essi possono disturbare maggiormente l’uomo, possedendone il corpo, durante le pratiche magiche e nei riti sacrileghi ai quali l’uomo partecipa (De Trinitate, IV, 10).
Tuttavia, il potere del diavolo è limitato innanzitutto dall’onnipotenza divina e poi anche dal libero arbitrio umano, che può sempre respingere le sue tentazioni. La colpa risale solo al singolo individuo e alla sua volontà. Quindi, il cristiano non deve aver paura del diavolo, se s’affida alla grazia di Cristo che lo ha sconfitto (De Trinitate, IV, 10). S. Gregorio Magno diceva: “Se tu ti fai formica, lui si fa leone; ma se tu ti fai leone, lui si fa formica”.
L’angelo è impeccabile?
San Tommaso d’Aquino insegna che l’angelo, “considerato secondo la sua natura di creatura spirituale può peccare. Infatti, l’impeccabilità è un dono soprannaturale e gratuito che Dio fa alle creature razionali e libere” (S. Th., I, q. 63, a. 1) (3). Ogni creatura razionale (angelo o uomo) è per sua natura peccabile e defettibile; solo per un dono soprannaturale e gratuito di Dio può ottenere l’impeccabilità o impossibilità di peccare (4).
Inoltre, San Tommaso distingue formalmente l’ordine naturale da quello soprannaturale. Egli prima distingue (S. Th., I, q. 62, a. 1) due beatitudini, una naturale e una soprannaturale, e poi (De Malo, q. 16, a. 3) spiega che il fine soprannaturale delle creature umane e angeliche è Dio visto faccia a faccia e tale ordine supera le capacità di ogni ente creato sia umano che angelico. Quindi, il fine soprannaturale può essere raggiunto solo mediante un dono gratuito di Dio, che è la grazia santificante in terra perfezionata in cielo dalla visione beatifica (5).
Il peccato dell’angelo non è di debolezza, ma di proposito deliberato
L’angelo, essendo un puro spirito, non è soggetto alle passioni inferiori, alla debolezza della volontà e all’ignoranza dell’intelletto. Quindi, se pecca, lo fa liberamente e scientemente, scegliendo una cosa in sé buona, ma desiderandola in maniera disordinata, contro l’ordine della retta ragione e, perciò, il peccato dell’angelo non deriva dalla cosa scelta, ma dal modo disordinato della scelta.
Lucifero amò se stesso come fine ultimo
L’angelo Lucifero peccò in questo modo volgendosi liberamente e scientemente al proprio bene (cosa buona in sé), ma senza rispettare l’ordine e il fine stabilito da Dio, ossia amando se stesso come fine ultimo e non ordinato a Dio (S. Th., I, q. 63, a. 1, ad 4) (6).
I peccati dell’angelo non possono essere carnali
Il diavolo, essendo un angelo decaduto dalla grazia soprannaturale ma, ancora puro spirito quanto alla natura, non può peccare se non con l’intelletto e la volontà. Ossia, i suoi sono peccati spirituali e non carnali, non avendo un corpo. S. Agostino insegna: “Il diavolo non è un lussurioso, un ubriacone, invece è superbo e invidioso” (De Civitate Dei, XIV, 3).
Superbia e invidia
L’Angelico spiega che “il diavolo desiderò un bene spirituale (la propria eccellenza), in maniera disordinata, e contraria alla regola di Dio che gli è superiore. Ora, non sottomettersi a chi è superiore, è un peccato di superbia. Quindi il peccato di Lucifero fu di superbia. Tuttavia, in séguito, vi è stata anche l’invidia poiché l’invidioso prova dispiacere del bene altrui, e particolarmente dell’uomo che aveva la grazia santificante persa da Lucifero” (S. Th., I, q. 63, a. 2) (7).
Lucifero desiderò una certa somiglianza e non l’uguaglianza con Dio
Gli gnostici antichi avevano identificato satana col serpente del paradiso terrestre (Ireneo, Adv. haer., I, 24; Tertulliano, Praescr., 47), che viene esaltato per aver rivendicato i “diritti dell’uomo” e la “dignità della persona umana”, rivelando ad Adamo la conoscenza o gnosi del bene e del male, insegnandogli la rivolta ai comandamenti di Dio. Per gli gnostici Cainiti (cfr. Ireneo, ivi, I, 31) i veri liberatori sono i grandi ribelli che si son eretti contro Dio: Caino, Esaù, gli abitanti di Sodoma e soprattutto Giuda che ha liberato l’umanità da Gesù. Pertanto, non ci si deve meravigliare per la riabilitazione recente della figura dell’Iscariota fatta dal cinema e financo da alcuni “neo-esegeti”.
Monsignor Antonino Romeo ci spiega come «il culto di satana si concentra nelle messe nere […], che ricordano formule e riti massonici. […] Covo segreto di satanismo è certamente la massoneria, la quale eredita fede e costumi dello gnosticismo cainita»a massoneria, ispirata dal giudaismo talmudico, è la contro-chiesa universale, che da oltre duecento anni pianifica gli avvenimenti politici, economici e militari, dai quali dipendono le sorti dei popoli. Si costata nella storia della modernità «una direttiva di marcia costante, che tende al ‘progresso’ incontrollabile, alla religione della natura, esclusa ogni religione o morale positiva. La lotta è condotta soprattutto contro il cattolicesimo, caduto il quale il cristianesimo non sarà più che un simbolo o un ricordo»
I suppositi principali e preferiti di satana sono il giudaismo anticristiano (“voi che avete per padre il diavolo”, Io., VIII, 42), il quale a sua volta ha ispirato quasi tutte le sette e le eresie anticristian
La rivolta satanica
In particolare, l’Aquinate specifica e approfondisce la questione spiegando che “Lucifero peccò non in quanto desiderò una vera e propria eguaglianza (per aequiparantiam) con Dio, in quanto la sua intelligenza perfetta, capiva che ciò era assurdo, ma solo una certa somiglianza (per similitudinem) e per di più in maniera disordinata, ossia indipendentemente da Dio con le sole sue forze naturali e particolarmente desiderò come fine ultimo non Dio, ma quella beatitudine cui poteva giungere con le sue sole forze naturali, distogliendo il desiderio dalla beatitudine soprannaturale; ossia, Dio visto faccia a faccia che, mediante la grazia santificante perfezionata dal lumen gloriae e dalla visione beatifica. In breve, il diavolo desiderò di conseguire la beatitudine ultima con le sue forze naturali” (S. Th., I, q. 63, a. 3) (8)
La S. Scrittura spiega così il desiderio di Lucifero e la sua condanna: “Salirò in cielo e sarò simile all’Altissimo. Sarai, invece, trascinato negli inferi e nel profondo della fossa” (Is., XIV, 13-15) (9).
Lucifero era il più nobile degli angeli
Il capo dei diavoli era il più nobile degli angeli (S. Th., I, q. 63, a. 7) (10). L’Angelico cita San Gregorio Magno (Moralia, XXXII, 23 e Omelia XXXIV, De centum ovibus), il quale riferisce la voce più comune della Tradizione patristica. Poi, dà la ragione teologica del suo asserto. Siccome, il peccato dei diavoli fu la superbia e ciò che muove alla superbia è la propria eccellenza, l’incentivo al peccato si trova maggiormente negli angeli superiori o della gerarchia più alta. Quindi, il primo angelo ribelle era superiore a tutti gli altri, come dice anche San Gregorio. Questa sentenza è presentata da San Tommaso come “più probabile”, non come certa o addirittura di fede, perché il peccato dell’angelo fu dovuto al suo solo libero arbitrio e non all’inclinazione al male che il lui non c’era. Perciò, anche l’altra opinione (secondo cui avrebbero peccato gli angeli inferiori in gerarchia) non può essere scartata assolutamente: poiché anche in essi si poteva trovare un incentivo al male.
Secondo l’Aquinate (S. Th., I, q. 111; III, q. 41) un angelo può influire su un altro angelo intellettualmente, manifestando all’intelligenza intuitiva dell’altro una verità che egli, come angelo superiore, conosce più nitidamente. Quanto alla volontà, un angelo non ha potere dispotico o infallibile, diretto e intrinseco sulla volontà di un altro, in quanto solo il Sommo Bene determina infallibilmente la volontà angelica e l’angelo non può presentare qualcosa come Sommo Bene, ma solo Dio ha questa capacità e può muovere interiormente la volontà degli angeli.
Tuttavia, siccome la volizione segue l’intellezione, indirettamente, l’angelo, avendo corroborato e illuminato l’intelletto di un altro puro spirito inferiore in gerarchia, può muovere politicamente anche la di lui volontà ma, non infallibilmente o dispoticamente, non intrinsecamente e non direttamente.
Di conseguenza il diavolo può influire sull’intelletto umano non direttamente, ma mediante l’eccitazione della fantasia. Sulla volontà umana il diavolo può influire indirettamente in due maniere: per modo di persuasione, mostrando all’intelletto, attraverso la fantasia, un oggetto appetibile; o per modo di eccitazione delle passioni, che disorientano la volontà umana.
Tutto ciò è esterno poiché solo Dio muove internamente intelletto e volontà umana. Tuttavia, sotto qualsiasi tentazione o influsso demoniaco, la volontà umana non perde la sua libertà e l’uomo tentato è sempre responsabile dei suoi atti. Egli può resistere con la grazia divina che non è negata a nessuno (contro il Quietismo di Miguel Molinos, DB 1237, 1257, 1261 ss.) (11).
Lucifero ha indotto a peccare gli altri angeli
Il peccato di Lucifero ha indotto gli altri angeli a peccare? (S. Th., I, q. 63, a. 8)
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5 commenti su “La Dottrina Cattolica Sul Demonio Negata Dal Neo-Modernismo. Don Curzio Nitoglia.”
Qualche giorno fa un sacerdote ci ha parlato di una realtà percepibile e sofferta, alla quale non avevo saputo dare un nome: lui l’ha definito lo “stato di necessità” della Chiesa. E ha subito precisato che questo stato rende oggettivamente necessaria la Tradizione. Immagino già i primi pruriti e cerco di spiegare quello che ci ha spiegato il don: la Tradizione precede la Scrittura. E’ il vissuto di fede nel Signore Gesù Cristo (e prima nella Rivelazione veterotestamentaria), tramandato dai primi testimoni, ad essersi sedimentato anche nella Sacra Scrittura.
La Tradizione, correttamente intesa, consegna, mediante l’annuncio, la predicazione e la testimonianza fino al martirio, le autentiche verità di fede. I dogmi (vedasi Nicea) sono autenticamente frutto della Tradizione, basati anche sulla Sacra Scrittura, ma nel solco di una trasmissione ininterrotta. Ad esempi, a scorno dei protestanti, l’Immacolata Concezione non è esplicitamente scritta da qualche parte, eppure essa è creduta evidente nella fede in Maria Madre di Dio, aprendo lo sguardo a tanti spunti scritturistici qua e là nell’Antico e Nuovo Testamento.
Allora l’attuale stato di necessità in cui versa la Chiesa è un’emergenza, perché purtroppo in molti casi la predicazione voluta dalla gerarchia e ripresa nelle parrocchie non garantisce ne’ l’insegnamento dell’autentica dottrina, ne’ un adeguato accostarsi ai mezzi della Grazia (i sacramenti). Lo stato di necessità consiste in una carenza della cattolicità nella sua interezza e integrità tramandata nei secoli. Per molti cattolici la situazione viene vissuta inconsapevolmente, ma di fatto è così, con maggior o minor dispiacere, fatica e dolore. Nelle parrocchie quello che ci viene detto e ripetuto spesso è inutile se non deleterio per la salvezza eterna, mentre il catechismo continua a dire altro.
Il disastro del dodicennio bergogliano non è stato un inciampo casuale, ma una deliberata volontà, determinata e intelligente, di deviare la linea dottrinale e di interrompere la Tradizione bimillenaria. Non nasce tutto con lui, ma con Francesco c’è decisamente uno scossone pensato, voluto e attuato non senza scaltrezza e qualche atto di forza.
Viene abusata “la misericordia” di Dio per inibire almeno tre opere di misericordia spirituale (ammonire i peccatori, insegnare agli ignoranti, consigliare i dubbiosi). La condanna dell’eresia è stata detta sbagliata e così il peccatore viene confermato nell’errore, dubitando della regalità sociale di Cristo nella necessità di conversione al Regno e puntando a dialogare con chiunque si senta a posto così com’è.
Viene imposta “la fratellanza universale“, tema che puzza di massoneria, dicendo che è Dio a volere la pluralità delle religioni: non aveva forse detto che “io sono la via, la verità e la vita”? Francesco ha usato spesso l’immagine del poliedro (massonica) dando dei neognostici a quelli fissati con la dottrina tradizionale, tacendo di certe innovazioni sospette, che attribuirebbero a Dio l’errore.
Viene predicata “l’ecologia integrale” per portare un cristianesimo già antropocentrico a concentrarsi sul creato più che sul Creatore, cercando la salvezza della terra e nella terra. La conversione ecologica è una dottrina fuorviante, perché distoglie dal peccato spirituale per dedicarsi a quello ambientale, innescando un cammino che dallo spirito va alla carne, usando a vanvera l’Incarnazione per dirlo vero.
Viene usata la “sinodalità” per spendersi sul contenitore prima che sul contenuto, ma soprattutto utilizzando un altro simbolo sospetto, la piramide rovesciata, per dire che il discepolo va ascoltato e che alla fine il magistero viene dal basso, togliendo alla gerarchia, ben contenta a quanto pare, la responsabilità del munus docendi e sanctificandi: un intero mondo ecclesiale rovesciato tanto che la già tanto criticabile collegialità pare destinata a dissolversi in un “soggettivismo a modo mio” della fede.
Tutto ciò stride con la Tradizione e la rende necessaria, proprio perché la Chiesa è in uno stato di necessità.
Una Chiesa confusa pare terrorizzata di non piacere al mondo, o troppo compiaciuta di piacergli, quando invece la Tradizione ha sempre consegnato ai credenti la speranza e la fede necessarie a non temere il mondo, dato che Cristo l’ha vinto dalla croce, lasciando i cristiani nell’alveo di una carità dono di Dio e non azione equo-solidale antropocentrica, capace di fare e donare del bene a tutti anno dopo anno!
Quasi venti secoli di Chiesa non si possono smentire per un’emergenza e Maria è il martello sopra tutte le eresie. Mi domando e chiedo se possa essere stato veramente Papa uno come Bergoglio, visto che ha interrotto la Tradizione.
Lascio aperta la questione. Secondo la Tradizione, la fede cattolica ha già la risposta. La Verità è immarcescibile e non si riesce a sotterrarla.
Per essere precisi satana è una funzione, è un ufficio, giustamente nell’ articolo lo si definisce “la pubblica accusa” è l’ufficio del pubblico ministero.
Questo ufficio può essere svolto da angeli buoni, o cattivi. In alcuni passi biblici è Dio stesso che agisce da Pubblica Ministero, quando mette alla prova.
Nella tradizione il termine satana è finito finito per “abitudine” ad indicare solo l’Angelo decaduto che giorno e notte accusa gli uomini, ma ciò non è corretto da un punto di vista strettamente scritturistico.
Ma l’ ha letto l’ articolo ? Parla di Angeli e demoni. La strage sionista cosa c’ entra ?
Caro Giovanni,
per lei evidentemente gli Angeli sono creature astratte- trasparenti libellule- che mai hanno a che fare col mondo…per i testi sacri non è così.
Gli Angeli malvagi “desiderano una cosa di per sé buona, ma perseguita in modo disordinato…”
Qualcuno mi spieghi che cosa vi sia “di per sé buono” nell’idea di genocidio palestinese concepito (e poi realizzato) da Israele.
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