Cunto de li Cunti, la Legge sul “Femminicidio” e il Patriarcato Carente… Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un libro del ‘600, e una legge assurda che impone la sosta dal notaio, prima di quella al talamo…Le avremo veramente viste tutte. Buona lettura e condivisione.

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basile bdv

Quando al mattino molto presto torno a casa dalla Messa mia del gallo, incontro sempre per le scale – io salgo e loro scendono – con un allegro  scambio di buongiorno buongiorno, un papà, che è anche professore all’Università, e sua figlia, credo, di diciassette anni o giù di lì. Appena apro il portone sento  lassù la cascatella delle loro voci e i passi svelti di lui e di lei, e insieme dialogano dei massimi e dei minimi sistemi ed è, per me una vera gioia udirli perché è l’armonia delle generazioni che si ricuce nell’amore famigliare. “E’ il nostro momento”, mi dice lui e lei sorride. E penso che un papà, un pater familias, che sappia proteggere e amare la propria figlia sia il più bel dono che si possa augurare a un fiore rosa che nasce al mondo. Continuo il mio salire mentre loro, padre e figlia, sono già fuori nel freddo e  in motorino e penso ad altri padri che conducono loro stessi la guerra contro il Patriarcato. Uno di loro sarà direttore della Stampa per un giorno. E mi chiedo che cosa significa…

Intanto sono a casa e dopo aver sfaccendato mi siedo a leggere le stupende storie del Cunto de li Cunti, ovvero il Pentamerone, di  Giambattista Basile, che sta rallegrando le mie ore con il suo bell’italiano rotondo, le immagini per formate in parole che profumano di vita e gli intrecci eterni e pieni di significato. Come guidata dalla Provvidenza mi trovo a leggere la novella intitolata “La pulce” che parla di un padre che, tutto preso da una pulce che nutre e fa diventar grande come un elefante, non si cura di sua figlia Porziella e la marita a un orco, incurante del pianto della ragazza e solo perché l’orco ha indovinato che la pelle stesa, il cimento per individuare lo sposo della principessa, è della sua amatissima e defunta… pulce.

La storia ha un lieto fine, nel senso che in aiuto di  Porziella vengono dei giganti, che la salvano dalle grinfie dell’orco, ma così non avviene nella vita quotidiana. Un padre negligente, incapace di proteggere la sua bambina, come insegna il Basile, con parole e storia adatta ai più piccini, la porterà alla rovina e anche alla morte.

Ecco che cosa dovrebbero capire le tante transfemministe, sempre pronte a sparar sui maschi, che si sono inventate, è l’ultima trovata, una legge che obbliga a firmare una carta (o giù di lì) prima di fare all’amore e che, in fin dei conti, farà proliferare l’amore mercenario siglato dalla carta che canta e senza rischi. E una cosa la so: il Signore ci ha fatti maschi e femmine per amarci e andar d’accordo.

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2 commenti su “Cunto de li Cunti, la Legge sul “Femminicidio” e il Patriarcato Carente… Benedetta De Vito.”

  1. Fantasma di Flambeau

    Volevo scrivere un altro bel commento sul femminismo come arma di distruzione di massa rilasciata dalle Wuhan Cia/Ivy League e creata col guadagno di funzione sulla normale componente di misandria speculare alla misoginia, sul politicamente corretto come passi per essere autorizzati a socialmente sopravvivere, sull’educazione e la legislazione capestro/liturgia dell’adorazione dell’Animale Sacro quale vaccino sterilizzatore delle sovversive maschie peculiarità, sull’ipocrisia di chi prescrive bontà obbligatorie certificate agli altri e se ne astiene per se stesso medesimo, anzi appena fuori dall’inquadratura si toglie la mascherina retorica e sghignazza sulle cifre di Pornhub e Onlyfans, per tacere di aborti a peso, uteri a cottimo e altre emancipazioni femminili moderne che avrebbero fatto rivoltare lo stomaco alle più scafate professioniste dei peggio lupanari della Belle Époque, ecc.ecc.

    Ma arriva il momento di prendere atto, tracciare delle linee e andare avanti.
    Due punti di vista paralleli che s’incontrano nel luogo in cui nascono tutti gli incubi dei tiranni.

    https://alcesteilblog.blogspot.com/2019/04/martino-vu-divagazioni.html
    -Qualsiasi rapporto umano risulta impossibile se nessuna cosa è scontata e tutto deve sottoporsi a infiniti vagli, decisioni, bilanciamenti. Se ogni postulato morale viene abolito, la vita deve essere continuamente de-cisa in nome di una legge a noi estranea e imposta con la suasione del falsario.-
    -La bellezza è ciò che permette l’esistenza, questo scialo di triti fatti. Abbiamo qui una giustificazione estetica della vita: il bello viene definito da mani e menti millenarie; sulla fronte rifulge la benedizione dell’eternità. Potremmo dire, anzi, che la vita si compone di atti illuminati dalla bellezza. La bellezza è la tradizione, non altro. I codici giustinianei, l’opus reticulatum, il teorema di Euclide, una torre isolata nella campagna costituiscono le tessere di un mosaico unitario che vogliamo chiamare bellezza.-

    https://ilsimplicissimus2.com/2025/11/23/la-bellezza-salvera-litalia-unidea-di-emmanuel-todd/
    -Basterebbe alzare gli occhi per non arrendersi, basterebbe smetterla di pensare il mondo da un desolante punto di vista di affittacamere, basterebbe fare il primo passo nella riappropriazione di sé e ricominciare a parlare la lingua senza infarcirla di un pidgin che sembra tanto fico ai coatti, ma che è l’equivalente dei linguaggi melanesiani. Dopotutto non siamo noi il buon selvaggio, ma chi ci domina. E che poi tanto buono non è. Del resto l’Occidente si sta sgretolando e a qualcosa bisognerà pure aggrapparsi.-

  2. Cerco e ricerco (naturalmente nell’ universo web) e trovo che oggi più che altro il termine patriarcato è inteso secondo il senso negativo che gli ha voluto imprimere l’ infausto movimento femminista. Mi viene allora in mente la mia famiglia, quella dove sono nata e restata fino al matrimonio e là vedo subito giganteggiare, commuovendomi, perché i vecchi si commuovono facilmente, la figura di mio padre, il mio papà, così come resta scolpita nel mio cuore. Un papà con la guerra recente impressa per sempre nella carne e nello spirito, eppure con una gran voglia di vivere, di costruire il bello, il buono, di trasmettere il vero, il senso della vita, instillando nella sua famiglia germi di Cielo che potessero aprire alla speranza e alla gratitudine verso un Signore che nonostante tutto lo aveva custodito e preservato in vista di un compito grande: diventar padre. E questo è stato l’ impegno di mio padre durante la sua vita: esser punto di riferimento, così come una solida torre di guardia a difesa di moglie e figli. E se dico difesa ne intendo una ad ampio raggio, anzi amplissimo per tanti e tanti anni. Così ho nel cuore mio padre, quasi un antico patriarca possente in tutto il suo essere, come il Signore desidera.
    Grazie papà perché insieme alla mamma ci hai indicato la strada per passare lievi su questa terra sempre guardando in alto, lassù dove spero un giorno di poterti rivedere.

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