L’Anima di un Solo Uomo Vale più di Tutto l’Universo. Pistoia, 18 Ottobre, San Tommaso d’Aquino.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione l’annuncio di questo evento. Il 18 ottobre h. 9:30, a Pistoia, Sala Maggiore del Comune, piazza del Duomo, nell’ottavo centenario della nascita di san Tommaso d’Aquino, organizzato dall’associazione culturale Charlotte per la via pulchritudinis, convegno nazionale sul pensiero di san Tommaso d’Aquino e la Dottrina Sociale della Chiesa, L’anima di un solo uomo vale più di tutto l’universo. 

Intervengono p. Giorgio Carbone O.P., don Samuele Cecotti, Giovanni Formicola, dr.ssa Claudia Navarini.

Modera l’avvocato Andrea Gasperini.

Buona visione e condivisione. 

 

 

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7 commenti su “L’Anima di un Solo Uomo Vale più di Tutto l’Universo. Pistoia, 18 Ottobre, San Tommaso d’Aquino.”

  1. BENE SCRIPSISTI DE ME THOMMA dice Gesù a Tommaso che ha steso ai piedi la rivelazione mussulmana.
    E che ha sul cuore l’eucurestia nell’ostensorio, cioè la rappresentazione della divinità egizia del Sole.
    Senza il Sole niente “sostanza” del pane.
    Sostanza che con le parole della consacrazione per mezzo della transustanziazione diventano il corpo, il sangue, l’anima e la Divinità del NSGC.
    Visus, tactus, gustus in te fallitur sed auditu solo tuto creditur: credo quidquid dixit Dei filius. Nihil hoc verbo veritatis verius!
    La filosofia della sostanza e degli accidenti! Insuperabile verità!

    1. Don Pietro Paolo

      Caro Rolando,
      lei ha un talento singolare nel confondere tutto: Tommaso d’Aquino, il Corano e il dio Sole, come se bastasse un po’ di latino per costruire un vangelo alternativo.
      Ma la fede cattolica non è un mosaico esoterico: è adesione al mistero reale della presenza di Cristo, vero Dio e vero uomo, nel Sacramento dell’Eucaristia.
      Il visus, tactus, gustus non celebra i sensi, ma la fede che li supera, perché “credere” è più che “vedere”.
      Tommaso non stendeva rivelazioni straniere: adorava il Signore realmente presente sotto le specie del pane e del vino.
      don Pietro Paolo

      1. Carissimo DON PIETRO PAOLO, adesso sono quasi sicuro che non legge bene. Per onestà dovrei dire che è come il sottoscritto: anche lei sceglie solo ciò che le aggrada. Ma in questo caso io ho riportato tutto, compreso: Nihil hoc verbo veritatis verius!
        “Tommaso non stendeva rivelazioni straniere”.
        Come filosofo medioevale esponeva le proprie fantasie (“eidola”) circa la realtà delle cose tutte come stanno. Altro che “non stendeva rivelazioni straniere”!
        La filosofia della sostanza e degli accidenti!
        Insomma ne sapeva più di tutti: prima Dio, poi il Bue Muto, poi tutti gli altri salvo preferenze.
        Ma il vero corpo di Gesù è della stessa sostanza del pane e del vino, visto che gli accidenti indiscutibilmente non lo sono? O la sostanza è interscambiabile, visto che dove sta un atomo non ce ne può stare un altro?
        Natura sive Jesus. Difficile il negarlo!

      2. E poi caro DON della permanente stabilità, pur continuando a scrivere:
        «lei ha un talento singolare nel confondere tutto”.
        E lei invece ha una preghiera, gemito del cuore, in comune con me per acquietare il cuore: “In te Domine speravi non confundar in aeternum”
        Unicuique suum non praevalebunt. Io non ho conquiste da fare, nessuno da convertire, casomai da essere gratuitamente, liberamente conquistato.
        Solo un sentimento può portarmi con sè: amare atque amari hoc est homo / filein kai fileistai outòs èstin o antropos / amare ed essere amato l’uomo è tutto qui!
        Il pensiero l’ho trovato in Agostino romantico.

      3. Carissimo DON PIETRO PAOLO, sapresti spiegare meglio, e con termini corrispondenti alla realtà delle cose come stanno e come le conosciamo, cosa intendi dire concretamente con “sotto le specie del pane e del vino”. Perchè proprio “sotto”? E cosa c’è sotto la crosticina? E la crosticina non è forse pane?
        Guarda che la “conversione”, tanti, tanti anni fa, l’ho avuta proprio a Lourdes dove per mattine di seguito ho passato molte ore nella Tenda del Pane a fissare e pensare quest’Ostia di pane con la quale la sera di ogni giorno venivano benedetti gli infermi speranzosi.
        E qui proprio il caso di dire: o si crede o si ragiona. La fede è altra cosa. Come può il corpo reale di Gesù, uomo ebreo mortale esistito e morto, essere tutti i pani consacrati? E quale corpo di ogni istante della sua età fino alla morte? Dove c’è un corpo non ce ne può stare un altro. Dio è fuori discussione. Chiunque, qualunque realtà sia, Egli può benissimo essere il Tutto e se ha assunto “corpo” questo pure è il Tutto infinito. Il resto son favole a servizio di ben noti poteri mortali. Tutto è possibile a chi crede. Omnia possibilia sunt credenti! Anche le favole. Ciò di cui non possiamo fare a meno, pena la morte, è il pane quotidiano ed una speranza che non muore mai. A ciascuno la sua.

  2. Non posso non notare quanto sia lontano il titolo di questo convegno della teoria e dalla prassi della nostra quotidianità. Eppure non è poi così difficile da capire se pensiamo che tra tutto il Creato, solo l’Uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio e per redimerlo è dovuto intervenire Dio stesso fatto l’Uomo morendo in Croce. Eppure non ci pensiamo. Anzi, ritengo pacifico affermare che ogni giorno che passa l’Uomo si allontana dal pensiero di questo grande Santo.
    Ex multis ricordo che giorni fa ero in un negozio, ed ascoltando il dialogo tra un cliente ed il titolare, ho saputo che in quella zona negli ultimi anni il suicidio di anziani e/o malati non è così infrequente. Osservo che talvolta la vita è brutta, non dico insopportabile, ma certo faticosa. Eppure noi cristiani sappiamo dal “Salve Regina” che la Vita è (anche) una Valle di Lacrime, e sappiamo anche che “chi non prende la propria Croce non è degno di Cristo”, pertanto la sofferenza, se cristianamente accettata diventa “una autostrada verso il Cielo (Carlo Acutis)”. Eppure ci siamo abituati dapprima alla tolleranza dei comportamenti altrui, poi all’indifferenza, infine molti hanno cambiato casacca. Ecco, nel sentire comune è ormai sparita l’idea, anzi l’evidenza, che la vita ci è stata data, pertanto non ne siamo padroni, bensì semplici custodi. Quindi ben venga il Convegno ma meglio ancora sarebbe dare a questa frase la visibilità che merita all’ingresso di ogni Chiesa.

    1. Caro DAVIDE SCARANO, che belle parole queste tue:

      “e per redimerlo è dovuto intervenire Dio stesso fatto Uomo”

      È DOVUTO!

      L’uomo non può altro che recepire rivelazione di DOVERE alla pari. Non è pietà, ma empietà, secondo il mio modo di pensare!

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