La Seconda Scolastica Politico/Teologica Di Fronte Alla Modernità. Don Curzio Nitoglia.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di don Curzio Nitoglia, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e diffusione.

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La Seconda Scolastica Politico/Teologica Di Fronte Alla Modernità

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di Don Curzio Nitoglia

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La scuola di Salamanca

La Seconda Scolastica del Cinquecento spagnolo

Nel Cinquecento, soprattutto in Spagna, rifiorì il tomismo e dette nascita alla seconda scolastica grazie a un grande impegno dell’Ordine dei Domenicani e dei Gesuiti (1).

Il tomismo cinquecentesco dette nuovi contributi e nuovi approfondimenti, alla luce della filosofia e teologia perenne di san Tommaso d’Aquino, specialmente quanto alla dottrina politica ed ecclesiologica per rispondere alle obiezioni (razionaliste) degli umanisti e (esageratamente soprannaturalistiche) dei luterani, che avevano ribaltato la concezione aristotelico/tomistica della politica e quella patristico/scolastica sulla natura della Chiesa di Cristo.

Umanesimo rinascimentale e luteranesimo

Il naturalismo umanistico/rinascimentale e il nominalismo luterano avevano prodotto una dottrina nuova ed erronea sia quanto alla natura della Società civile (filosofia politica), sia quanto alla natura della Società religiosa, ossia la Chiesa (teologia ecclesiologica).

Il nominalismo ritiene che i concetti universali e la natura o essenza reale non abbiano nessuna realtà oggettiva fuori della mente pensante; l’unica realtà extra-mentale è la cosa singolare, l’individuo: “Nulla oltre l’individuo” è l’assioma che riassume e definisce il nominalismo.

In breve, gli universali logici (nomi) e ontologici (essenze o nature) sono soltanto “pure voci”, senza consistenza ontologica né logica, di cui ci serviamo per indicare gli individui reali, che si assomigliano tra di loro (2).

L’individualismo del nominalismo di Occam († 1349) applicato alla teologia sulla Chiesa produce una dottrina ecclesiologica protestantica e modernistica. La seconda scolastica si trovò, così, a confutare errori di natura politica e teologica (ecclesiologica e sacramentaria) che affondavano le radici in maniera remota già nel donatismo del IV secolo. I tomisti del Cinquecento, basandosi sulla dottrina dell’Aquinate, seppero rispondere alle apparentemente “nuove” obiezioni, in realtà vecchie di circa 1000 anni, e apportarono un nuovo arricchimento alla dottrina cattolica riguardo ai Sacramenti, alla Chiesa e alla politica.

Occam, “anticipando un metodo che sarà praticato sistematicamente da Lutero, Calvino, Zwingli ed anche dai più recenti critici delle strutture ecclesiastiche (v. Hans Küng † 2021), elimina tutte le acquisizioni dottrinali accumulate dalla Tradizione, per richiamarsi esclusivamente agli insegnamenti delle Lettere di San Paolo e agli altri scritti neotestamentari (Dialogus, I, 1, cc. 1-6). Gli asserti del Nuovo Testamento e la vita della Chiesa primitiva rappresentano per Occam il solo termine di paragone per giudicare di fede e di verità (Dialogus, I, 1, c. 5)” (B. Mondin, Storia della Teologia, Bologna, ESD, 1996, vol. II, p. 493).

Il cardine dell’ecclesiologia occamista è che i fedeli sono il primo soggetto della verità salvifica e non la Chiesa gerarchica (Dialogus, I, 5, 29; ivi, I, 1, 4; Octo quaestiones, VII, 117; Opus nonaginta dierum, c. 6).

Questo principio è la conseguenza logica del soggettivismo individualista di Occam. Come non vi sono nature ed essenze, ma solo individui; così non vi è una Chiesa gerarchica e giuridicamente strutturata, ma vi sono i singoli fedeli e neppure uno Stato civile ma il singolo cittadino.

“La Chiesa di Occam ha la sua realtà negli individui credenti che la compongono. Questa teoria ecclesiologica è perfettamente in linea con i princìpi fondamentali della filosofia occamista tutta incentrata sul singolare, sull’individuo e fortemente allergica verso tutto ciò che è comune: l’universale, il necessario. […]. L’esigenza delle varie strutture, inclusa quella del suo Capo visibile, il Papa, viene fortemente ridimensionata” (B. Mondin, cit., p. 494).

In filosofia politica la modernità individualista e soggettivista (G. Occam † 1349, N. Machiavelli † 1527, T. Hobbes † 1679, J. Locke † 1704) ribalta la dottrina sulla natura socievole dell’uomo e lo presenta come un individuo “apolitico” o “asociale” poiché la natura o l’essenza universale e stabile sono inesistenti per la modernità, che è figlia del nominalismo occamista. Quindi, l’ordine sociale e politico non è più un dato naturale, ma un qualcosa d’artificiale e soggetto a manipolazioni individuali e soggettivistiche umane (v. Hobbes e Rousseau).

Invece, secondo Aristotele e la scolastica soltanto nella Società civile o politica e non da solo, individualisticamente o isolatamente, l’uomo perviene alla realizzazione piena e perfetta delle sue potenzialità. Onde l’uomo è “animale socievole per natura” (3).

La Chiesa pneumatica

Il luteranesimo rifiutava la Tradizione divino/apostolica come fonte della divina Rivelazione e si basava sulla sola Scrittura, interpretata soggettivisticamente (secondo la filosofia nominalista, che eliminava la conoscenza dell’essenza delle cose e prendeva in considerazione solo gli individui concreti) e non più alla luce della lettura dei Padri ecclesiastici. A partire da ciò,  il protestantesimo faceva della Chiesa una società puramente spirituale, una “congregazione di veri fedeli o santi” e rifiutava l’elemento sociale, universale, giuridico, visibile e gerarchico della Chiesa di Cristo.

Tale errore fu confutato dal padre domenicano spagnolo professore di teologia all’Università di Salamanca, Francisco de Vitoria (1485-1546), secondo cui Lutero faceva “risiedere in ogni vero fedele o santo, il potere della Chiesa” (4)  (soggettivismo e individualismo religioso).

Un altro campione della seconda scolastica fu il gesuita italiano, professore al Collegio Romano di Roma poi Università Gregoriana, S. Roberto Bellarmino (1542-1621), secondo il quale “i luterani hanno reso la Chiesa invisibile” (5).

L’errore luterano sulla Chiesa affonda le sue radici in Valdo, Wyclif (6) e Marsilio da Padova (7) (e, prim’ancora anche su Montano e Donato, III/IV secolo) e inoltre ritiene la natura umana totalmente corrotta dal peccato originale, che avrebbe distrutto completamente le capacità conoscitive della ragione umana e il libero arbitrio della volontà.

La Chiesa invece, ribatte la seconda scolastica (in piena continuità con la S. Scrittura, la Tradizione, la Patristica e la prima scolastica), è un’istituzione visibile, gerarchica e giuridica, fondata da Dio, finalizzata al Paradiso e fornita anche di mezzi soprannaturali (Sacramenti) per aiutare i fedeli a cogliere il loro fine ultimo. Essa ha un elemento divino (origine, fine e mezzi) e uno umano (gerarchia e fedeli). La gerarchia della Chiesa deve giungere da Cristo e arrivare sino alla fine del mondo in una successione mai interrotta. Quindi, l’antichità della Chiesa risalente a Cristo e a Pietro, la sua sussistenza ininterrotta, la sua visibilità, le sue dimensioni universali e non limitate a una singola nazione (chiese nazionali, luterano/germanica, anglicana e gallicana) o peggio ancora al singolo individuo, la successione apostolica dei Vescovi sotto il Papa sono elementi essenziali alla natura della Chiesa di Cristo che non potranno mai venire meno.

Bellarmino (8), Suarez (9)  e Vitoria (10)  insistono molto sul fatto che la Chiesa deve avere ininterrottamente un’autorità gerarchica, posta sotto il comando del Papa, che possa legiferare, giudicare ed obbligare. Infatti, il potere legislativo, giudiziario e coercitivo è essenziale per condurre le anime in Paradiso ed esso deve risiedere nella Chiesa fondata su Pietro e i suoi successori, come Cristo ha voluto (11).

L’anarchia civile

Se – come dicono i luterani – il peccato originale ha veramente distrutto la natura umana, la sua capacità conoscitiva e il libero arbitrio, allora l’uomo non può conoscere la verità, la natura delle cose e la legge naturale inscritta nel suo intelletto.

Inoltre, non è più individualmente libero di fronte al vizio, da cui è invincibilmente attratto, e, politicamente non è più libero davanti all’anarchia, dalla quale è immancabilmente vinto.

La politica umana, secondo i luterani, è intrinsecamente perversa, quindi non può erigere un governo, su basi razionali o filosofiche, capace di costruire una Società civile che s’uniformi alla legge naturale, la quale non è conoscibile naturalmente. Infatti, come la natura dell’individuo è corrotta totalmente; così, la Società civile non può edificarsi naturalmente, ma dev’essere istituita solo da Dio e soprannaturalmente.

I Dottori scolastici del Cinquecento di fronte all’eresia luterana, che rendeva la Chiesa invisibile e puramente spirituale, facevano un’analogia 1°) con la Persona divina di Cristo sussistente in due nature: una divina e l’altra umana e 2°) con la Società civile.
Quindi, confutavano sia l’eresia ecclesiologica protestantica (come i Padri del V secolo avevano confutato l’eresia monofisita, che attribuiva a Gesù una sola natura divina), sia l’errore politico naturalista degli umanisti e di Machiavelli. Infatti, come Gesù è vero Dio e vero uomo, come l’uomo è composto di anima e di corpo (se fosse soltanto anima, sarebbe un fantasma, se fosse solo corpo, sarebbe un cadavere); così, lo Stato ha una natura visibile, giuridica e gerarchica, la Chiesa inoltre ha pure una realtà spirituale, soprannaturale e invisibile. Certamente il corpo e l’elemento visibile devono essere subordinati a quello spirituale, come il meno perfetto al più perfetto, ma hanno la loro reale sussistenza, che non deve essere negata. Secondo i luterani, invece, ogni potere politico dev’essere soprannaturalmente predestinato e fondato direttamente da Dio, la natura umana essendo totalmente corrotta.

San Roberto Bellarmino scriveva: “La vera Chiesa di Cristo non è solo un’entità invisibile composta da anime in grazia, ma è una società giuridica, gerarchica e visibile analogamente al regno di Francia o alla repubblica di Venezia. Certamente, la Chiesa ha un fine, un principio e dei mezzi soprannaturali per aiutare i fedeli a conseguire il Paradiso, ma anche i regni temporali devono essere ordinati ad aiutare la Chiesa alla salvezza delle anime, facendo leggi conformi a quella naturale e divina. Essendo la Chiesa, un corpo visibile e assieme mistico, dev’esser diretta da un capo visibile in terra (Papa) e invisibile in cielo (Cristo)” (12). Parimenti, lo Stato deve avere un capo che possa far leggi conformi a quella naturale per governare i sudditi e garantire loro il benessere comune temporale, subordinatamente a quello spirituale.

Se così non fosse, “i piedi potrebbero dire alla testa noi non abbiamo bisogno di te” (13).

La conseguenza logica del luteranesimo teologico è l’anarchia e la rivoluzione cruenta in campo politico. I Dottori del Cinquecento furono lucidi e logici “profeti” dacché di lì a pochi anni scoppiò la guerra dei contadini in Germania, dopo 150 anni circa scoppiarono le due rivoluzioni inglesi e dopo altri cento anni – grosso modo – quella francese, seguita dopo un secolo da quella bolscevica. Infatti, in logica, a partire da certe premesse non si può non giungere a certe conclusioni.  Il luteranesimo teologico è padre dell’anarchismo, della rivolta e della sovversione in campo politico. “Dietro i sofismi filosofici vengono le eresie teologiche e dopo le eresie, è il turno del boia” (Donoso Cortès). Ogni rivoluzione sociale è preceduta da un’eresia e questa da un errore filosofico.

Il baianismo

L’errore luterano è correlativo a quello di Michel de Bay (detto Baio (14)), professore all’Università di Lovanio nella seconda metà del Cinquecento. Egli come Lutero confondeva ordine naturale e soprannaturale. La sua dottrina era ereticale, ma egli si sottomise, a differenza di Lutero, all’autorità della Chiesa.

I capisaldi del baianismo sono i seguenti: 1°) la giustizia originale (grazia abituale e doni preternaturali) è propria dell’uomo, quindi dovuta a lui come sua parte naturalmente integrante e non gratuita (15); 2°) il peccato originale ha devastato completamente  la natura umana, specialmente la ragione e la volontà. Quindi, l’uomo è invincibilmente schiavo del male e del peccato. La concupiscenza non è solo una tendenza al male, che se non è assecondata non è peccaminosa in atto, ma è peccato in sé; 3°) l’uomo decaduto non può fare alcun bene neppure naturale, se non gli si ridà la grazia, che è una forza integrante e integrativa della natura, cui dà la capacità di fare atti naturalmente buoni. Dunque, senza la grazia l’uomo non può che fare atti naturali intrinsecamente cattivi; 4°) l’uomo o si trova sotto l’impero della grazia e allora tutte le sue azioni sono buone e degne della vita eterna, oppure si trova sotto il dominio della concupiscenza e, quindi, tutte le sue azioni sono peccaminose.

Le opere naturalmente rette di un pagano, sono apparentemente buone, ma realmente peccaminose. Baio, avendo approfondito il tema luterano del pessimismo, è un precursore del giansenismo. S. Pio V, nel 1567, condannò 79 proposizioni estratte dagli scritti di Baio (DB 1001-1080). Baio si sottomise, ma (da vero precursore dei giansenisti e dei modernisti) rimase interiormente attaccato alle sue opinioni, negando l’infallibilità pontificia. L’immanentismo religioso modernista si ricollega per alcuni versi al baianismo.

Contro anche queste dottrine baianiste si erse la seconda scolastica. Francisco Suarez affermò chiaramente che “è possibile all’uomo, individualmente e socialmente, conoscere e seguire la legge naturale” (16). Domingo de Soto riaffermò che “la natura umana è rimasta integra, sebbene ferita dal peccato originale” (17) . San Roberto Bellarmino ribadì le medesime dottrine (18).

I Dottori della seconda scolastica videro, dunque, la conclusione politica di tale eresia sulla grazia: la teoria del “Principe santo” e del “tronovacantismo”, secondo cui ogni potere politico e ogni vero governante debbono essere fondati sulla santità e la grazia spirituale, senza le quali non sussistono poteri e governanti civili (19). Anche Suarez insegna che “il potere di far leggi non dipende dalla fede o dalla moralità del Principe, altrimenti si arriverebbe all’anarchia sovvertitrice d’ogni autorità” (20).

Altre conseguenze sociali del soggettivismo luterano

Un’altra conclusione in campo sociale e politico di quest’eresia sulla grazia è quella secondo cui gli ordini di un governante non santo non sono vincolanti e possono essere non obbediti; Vangelo e potere politico sarebbero inevitabilmente in disaccordo poiché il potere politico è intrinsecamente perverso, come la natura umana è distrutta dal peccato originale. Vitoria (21), Soto (22), Suarez (23)  e anche il domenicano card. Tommaso de Vio detto Cajetanus (24), affrontano questi errori e li confutano, facendoli risalire all’Umanesimo riproposto nella seconda metà del XVI secolo da Erasmo da Rotterdam in maniera meno radicale che da Lutero. Secondo tali dottrine la Chiesa e il Trono sarebbero vacanti di autorità umana e ripieni solo di grazia e santità, ma ciò porterebbe all’anarchia sociale e religiosa, poiché l’uomo è fatto di anima e di corpo, d’intelletto e di sensi, non vede la grazia e la santità, che sono note solo a Dio, e ha bisogno di un’autorità visibile cui obbedire per essere governato nelle cose temporali (Stato) e spirituali (Chiesa).

L’anarchia civile, secondo i tomisti del Cinquecento, è figlia della dottrina teologica luterana della Chiesa come comunità dei soli santi; dunque, dal luteranesimo nascerebbe immancabilmente la rivoluzione sociale, come realmente avvenne in Inghilterra (1648, 1688) e, in parte, anche in Francia (1789).

Lo schiavismo

Lo schiavismo e la colonizzazione selvaggia erano anch’essi una conseguenza di tali dottrine luterane. Il loro ideatore fu Juan Ginés de Sepùlveda (1490-1573) (25) , che aveva studiato diritto e lettere antiche in Bologna. Secondo lui gli indigeni delle Americhe, non avendo la fede e la santità, potevano essere ridotti in schiavitù, in quanto, senza la grazia non avevano neppure una natura integra e quindi non potevano governare se stessi poiché più simili alle bestie che agli uomini. Come si vede, egli si rifà all’eresia luterana secondo cui qualsiasi vera Società (civile e spirituale) dev’essere fondata sulla santità.

Naturalmente, i tomisti del Cinquecento confutarono anche questa dottrina alla luce degli insegnamenti sulla grazia, la giustificazione e la Chiesa come venivano affrontati, proprio allora, dal Concilio di Trento (1545-1563) (26).

Il machiavellismo

Un altro errore (filosofico/politico) che preoccupava gli scolastici del Cinquecento era il machiavellismo.

Machiavelli (1469-1527) è il pensatore che ha teorizzato in maniera sistematica l’autonomia della politica dalla morale. Secondo Machiavelli, politica e morale non devono combattersi, ma neppure essere subordinatamente coordinate (agnosticismo sociale).

Esse, per Machiavelli, esistono indipendentemente e separatamente l’una dall’altra e devono ignorarsi senza farsi guerra. Il machiavellismo è una sorta d’indifferentismo o agnosticismo politico. Non è la lotta contro la morale, ma è il non volersi porre il problema etico e dunque agire in società, ossia politicamente, come se la morale oggettiva non esistesse almeno per il Principe.

La morale agnostica vuol ignorare e non combattere ogni oggetto da cui l’uomo possa dipendere e rifiuta di porsi il problema della verità. L’agnosticismo non nega per principio o teoreticamente il Trascendente, come fa l’ateismo militante, ma è indifferente, non se ne cura, anzi afferma che in pratica è meglio non pensarci.

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4 commenti su “La Seconda Scolastica Politico/Teologica Di Fronte Alla Modernità. Don Curzio Nitoglia.”

  1. Don Pietro Paolo

    LE VERITÀ E GLI ECCESSI NELLA LETTURA DELLA SECONDA SCOLASTICA

    La Scuola di Salamanca fu uno dei vertici della sapienza cattolica del Cinquecento: difese e rinnovò il tomismo, coniugando fede e ragione in un’epoca segnata da umanesimo naturalista e riforma protestante.
    I suoi maestri — da Vitoria a Soto, da Suarez a Bellarmino — mostrarono che la verità cristiana sa dialogare con il mondo senza dissolversi in esso.
    Ma alcune letture odierne, pur animate da zelo ortodosso, ne danno un’interpretazione ideologica, più polemica che teologica.

    Il nominalismo di Occam fu certo una frattura decisiva: negando gli universali, aprì la via al soggettivismo.
    Tuttavia, la crisi moderna non nasce da un solo errore medievale: è frutto di un lento indebolimento della metafisica dell’essere e del senso della grazia.

    La critica protestante alla Chiesa come istituzione visibile e gerarchica fu certamente un errore.
    Ridurre la Chiesa a una “congregazione di santi” significa negare l’Incarnazione: il Verbo si è fatto carne, non spirito invisibile.
    Tuttavia, bisogna evitare la caricatura opposta: non tutto ciò che Lutero affermò è radicalmente falso.
    La sua protesta nasceva anche dal desiderio — mal diretto ma reale — di una fede più viva e personale.
    Il cattolico sa che l’interiorità è necessaria, ma non sufficiente: la Chiesa è insieme corpo e anima, visibile e soprannaturale.
    Chi vede solo la visibilità cade nel legalismo; chi nega la visibilità cade nel soggettivismo.
    La verità cattolica è nel mistero dell’unione delle due nature, come in Cristo stesso.

    È esagerato dire che “il luteranesimo è padre di tutte le rivoluzioni”.
    L’individualismo religioso preparò certamente un terreno, ma le rivoluzioni nacquero anche da fattori sociali, economici e morali.
    Ogni eresia genera disordine, ma non ogni disordine proviene da un’eresia: Dio sa scrivere dritto anche sulle linee spezzate della storia.

    In campo politico, i teologi di Salamanca ricordarono che Chiesa e Stato sono due società perfette, distinte ma coordinate: la Chiesa ordina al fine soprannaturale, lo Stato al bene comune temporale, che però non può contraddire la legge morale.
    Non è la santità del principe a fondare il suo potere, ma la sua legittimità ordinata al bene.
    Su questo punto, Notiglia scambia la necessità morale dell’autorità con la sua condizione spirituale, rischiando di cadere in una teologia del potere più clericale che cristiana.

    È corretto invece il richiamo al pessimismo di Baio: la natura umana non è distrutta dal peccato, ma ferita; e può conoscere e volere il bene naturale.
    Su questo la Scuola di Salamanca fu luminosa: la grazia non abolisce la natura, la guarisce e la eleva.

    Infine, la condanna del machiavellismo rimane pienamente valida: la politica senza morale è un suicidio della civiltà, e il “realismo” che giustifica il male è sempre irreale, perché dimentica Dio.

    In conclusione

    La Seconda Scolastica insegna che:
    • la verità precede la coscienza;
    • la grazia perfeziona la natura;
    • la libertà trova senso nell’obbedienza;
    • l’autorità è servizio, non dominio;
    • la Chiesa è insieme visibile e spirituale, come il Cristo che la fonda.

    Notiglia, invece, conclude in modo diverso:
    – che la crisi della modernità nasce unicamente dal nominalismo;
    – che il luteranesimo è la radice di tutte le rivoluzioni;
    – che solo una società “santa” è legittima;
    – che lo Stato deve essere subordinato alla Chiesa in senso giuridico;
    – e che la modernità è, in blocco, frutto dell’apostasia.

    Sono giudizi comprensibili nello sdegno, ma incompleti nella teologia.
    La vera eredità di Salamanca non fu la nostalgia del passato, ma la fiducia nell’intelligenza illuminata dalla fede.

    La fede cattolica non teme la ragione, purché la ragione non dimentichi Dio.

    don Pietro Paolo

    1. Caro don P.P.,
      è assolutamente affascinante assistere, oggi, alla diatriba tra due presbiteri di Santa Romana Chiesa e alla reciproca disfida su quale dei due ne sappia di più sull’argomento in questione. Mi risulta che il pubblico che presenziava nel 1500 a queste “tenzoni” aveva il divertimento assicurato. Applaudiva entusiasta il proprio campione su cui riversava il proprio “tifo” accompagnandolo da applausi ed urla di incoraggiamento.
      Era un’ epoca in cui venivano riservati onorevoli palchi separati e preziosi, differenti pulpiti per i contendenti… Era anche l’epoca in cui dominava l’Inquisizione Spagnola, contro gli “eretici”, e gli “alumbrados” ( di cui venne sospettato anche il basco Ignigo de Loyola, fondatore dei Gesuiti)… ###
      Ma, l’Inquisizione Spagnola- si sa- fu
      particolarmente avversa ai Moriscos ( islamici) e ai Marrani ( ebrei ) che si supponevano falsamente convertiti al Cristianesimo. A proposito… “Marrani” pare proprio significhi “Maiali”: un simpatico “do ut des” a quei “fratelli maggiori” che- da secoli- ci bollavano come stupido “Bestiame” (Goym). ###
      Le chiedo: per qual motivo- finora- di queste coincidenze non ha parlato? Eppure era una faccenda importante. Soprattutto, mi domando, per quale “pudibonda ragione”, se il Tribunale Ecclesiastico (stabilito da Pio IV ) era tenuto a “scoprire” gli eretici di qualunque genere, la “penitenza”- con somma ipocrisia-, veniva demandata al tribunale civile, alla sua forza e ai suoi strumenti?
      Tutti quei bei ragionamenti filosofico-cristiani che lei ha dettagliato ed esaltato si concludevano- dunque, comunque, per i riconosciuti colpevoli- lapsi e relapsi-, con il sottrarre loro il capitale di famiglia che confluiva nelle casse dell’erario reale . Fatto non smentito neppure dagli storici più “revisionisti”. Dal 1480, fino al decreto di espulsione di tutti gli Ebrei dalla Spagna nel 1492 vennero processati oltre 13.000 “conversi” ( Ebrei della cui conversione si dubitava), anche per salvare intatta la “limpieza de sangre” degli autentici Spagnoli rispetto al sangue ( guasto?) di oppositori politici, musulmani ed ebrei.
      Le sembra, questa, caro don P.P., una motivazione squisitamente spirituale e amorevole? ###
      Sugli altri numeri delle vittime non mi dilungo.
      In ogni modo, queste epurazioni di individui che avevano occupato posti eminenti nella direzione dell’economia del paese, furono la causa principale dell’ impoverimento
      della Spagna, che più non si risollevò dal ” Sieglo de oro”. Perchè anche l’economia conta…Ma tutti i pensatori “kattivi” che lei e il suo collega avete citato,- vecchio “Old Nick” compreso (alias Nic-colò Machiavelli)- si occuparono esclusivamente di politica, giungendo, magari, fino al punto di assimilarne il funzionamento a quello della Natura, ma non si occuparono MAI della gestione dell’Economia ( che- lo sappiamo- può essere buona o cattiva). ###

      Motivo per cui trovo assurdo mettere sul medesimo piano ideologico tutte le Rivoluzioni che lei ha citato.
      Ricorda Georgij Apollonovic Gapon, il Pope leader del movimento operaio prima e durante la Rivoluzione russa del 1905??? ###
      Quanto alle altre osservazioni…In relazione alla figura cristica e alle eresie concernenti, mi sembra abbia scordato quella “Adozionista” che ebbe tanta fama ed influenza da dare origine all’Arianesimo. Inoltre, la infelicità “infelicitante” dei “kattivi” Protestanti con relativo- fortissimo- senso di Colpa, deriva- in linea diretta ( prima) da S. Paolo, (secondariamente) da S. Agostino. Attribuisca a loro la causa natale di tali “eresie”. P.S.: Ricordiamo che Leone XIV, il Papa attuale, è un seguace di S. Agostino! (come Lutero)… ###
      Quanto all’aspetto “giuridico” del potere dell’Istituzione, alla sua gerarchia, al suo ordinamento, devo ammettere che che forse si stava meglio quando si stava peggio, come chiarissimamente spiega Padre Dante nel prezioso saggio: “De Monàrchia” . ###

      Ma, allora anche i Sovrani (Imperatore compreso ) erano convinti di legiferare in nome di Dio, di doverGli direttamente rispondere e di realizzare- attraverso le Leggi- la felicità dei sudditi, in vita, sulla terra.

  2. Il Luteranesimo, ovvero la pretesa che la società sia fondata sulla santità è in qualche modo ripresentata dai movimenti politici anticorruzione, i puritani della politica che finiscono per instaurare una tirannide o un vero e proprio totalitarismo quando ottengono il potere e non siano limitati a far da pungolo alle altre formazioni politiche.
    Robespierre era soprannominato l’Incorruttibile…
    A proposito di Costituzioni dogmatiche, la Lumen Gentium contiene in sé l’orientamento soggettivista, spiritualista e nominalista del Luteranesimo e tende a presentare in forma criptata, ma neanche tanto, la Chiesa come l’intendeva Lutero.
    Pertanto era logico, direi necessario, mutare il culto incentrandolo sull’assemblea e non su Dio.

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