Questa UE è Destinata ad Implodere, Schiacciata fra Est ed Ovest. Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul presente e il futuro dell’Unione Europea. Buona lettura e diffusione.

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di Matteo Castagna
 

di Matteo Castagna

Marcello Veneziani ha scritto su La Verità del 24.09.25 che in Italia “c’è naturalmente un’indole, un sentire prepolitico più sensibile a certi temi, certi valori, certi linguaggi ma nulla che vagamente somigli a un movimento d’opinione e di mobilitazione come può essere quello che si è visto con Charlie Kirk e dopo di lui. L’Italia è un paese che ebbe un tempo, insieme alla Francia, il primato occidentale di impegno e mobilitazione politica, di militanza e passione; eravamo una delle società più politicizzate e più ideologizzate. Oggi non è più così, c’è più politicizzazione e ideologizzazione negli States e in molti altri Paesi che da noi in Italia”.

Non esiste un grande movimento conservatore, ovvero con un unico orizzonte valoriale cristiano per una coalizione di governo. I cedimenti del Vaticano alle logiche del mondo, giunti paradossalmente, ma non troppo, alla sua irrilevanza nazionale ed internazionale sono una componente fondamentale della nostra crisi.

Perciò è infantile, se non di livello molto basso, lamentarsi del fatto che quello o quell’altro partito di centrodestra non siano sempre coerenti con la difesa della vita, del matrimonio fra uomo e donna, della libertà di insegnamento, perché non si sono aggregati, a partire dal 1994 per la costituzione di un movimento istituzionale conservatore. Il Polo delle libertà e del buon governo nasce come un’ alleanza pragmatica anticomunista di matrice liberale, con diverse sensibilità interne, più o meno cristiane, più o meno pro-life.

Nelle sue evoluzioni e cambiamenti, il centrodestra è sempre rimasto così, sebbene dal 2018 al 2020 la Lega avesse dimostrato di voler accelerare verso posizioni nettamente conservatrici e, a tratti, tradizionaliste. Fratelli d’Italia, successivamente, ha raccolto buona parte di ciò che Salvini aveva perso alla sua destra, mentre Forza Italia è rimasta il freno a mano nei confronti dei valori e dei principi che, oggi, definiremmo Maga.

Veneziani continua, osservando giustamente che “nella politica italiana non c’è un riferimento di tipo ideale o la condivisione di un progetto politico, anche perché si avverte l’inconsistenza di quelle differenze e di quei programmi, la loro evanescenza, la loro mancata incidenza nella realtà; c’è solo la professione di empatia, simpatia, antipatia e odio verso i leader”.

“In un mondo pieno di autocrazie, come del resto è sempre stato (ieri si chiamavano diversamente), la politica assume da noi solo l’apparenza della leadership forte perché in realtà l’abdicazione dei poteri effettivi e la scarsa possibilità della politica di incidere sui cambiamenti reali è sotto gli occhi di tutti. Più della metà delle determinazioni adottate sono decise in sede internazionale; e più della metà delle decisioni sono assunte da soggetti che non hanno legittimazione popolare, non provengono dalla politica attiva e militante. Lo spazio di decisione e di determinazione dei governi è assai ridotto e si restringe ulteriormente perché sui governi in carica cadono gli effetti delle deliberazioni assunte sotto i governi precedenti. Per non dire del ceto dirigente e funzionario, spesso refrattario ai governi in carica, se non ostile fino al boicottaggio”.

Ne consegue che il popolo non si appassiona più e, anche a causa delle esasperazioni grilline, dimostra la sua disaffezione con l’alto astensionismo. La politica italiana è trentadue anni un/una leader da sostenere o da odiare, più per simpatia ed abilità dialettica, moda e slogan del giorno, in una dimensione comunicativa ed elettorale da social più che da mondo reale.

I toni incendiari di Trump e le sue decisioni tranchant non ricevono reazioni da via di mezzo: o piacciono o si detestano. Lo stesso valeva per Charlie Kirk, che ha pagato con la vita gli effetti degenerati dell’odio. Se vogliamo, è valso per Silvio Berlusconi, da quando è sceso in politica e, addirittura, post mortem. Il male assoluto è sempre identificato con la faccia di un leader, generalmente non schierato a sinistra.

Giorgia Meloni viene costantemente più insultata che criticata. Chi ha scritto su un muro l’auspicio che faccia la fine di Kirk rappresenta la perfetta e pericolosa creatura della società fluida, ovvero un sottoprodotto della distopia dilagante, che sfocia, per diretta conseguenza, in follia. Perché è disumana, è transumana, stimola i nervi scoperti delle frustrazioni e delle debolezze quotidiane, sicché non basta più il rifugio maniacale sotto l’ombrello web e nello sfogatoio social, ma si cede all’ assolutizzazione del rancore verso chi si viene abituati a considerare un autentico nemico, non più un avversario.

I politici sono lo specchio degli elettori, quindi, in questo periodo decadente, non potranno assomigliare né nella capacità, né nello stile né nella lungimiranza ai predecessori dei secoli passati. Perciò sono anch’essi figli della fluidità, almeno nel senso che accettano l’annullamento di principi fondanti la nostra civiltà che fungano da base comune a tutti. Ogni argomento viene declinato al desiderio soggettivo. Perciò tutto è legittimo in tema morale perché tutto è sottoposto alla gestione più lunga possibile del potere. La tiepidezza e, talvolta, l’intercambiabilità con le posizioni delle sinistre nell’ affrontare temi etici o sensibili, sono determinate solamente dal terrore di perdere voti.

Ma chi ha degli ideali è, per natura, divisivo, nel senso che troverà sempre chi è d’accordo e chi è contrario. Il metodo del dialogo, essendo giunti all’esasperazione della “società aperta” – come la definiva, desiderandola ma non fino a questo punto, Karl Popper – non funziona più perché marca le differenze e chi, oggettivamente, perde il dibattito sulla forza degli argomenti, non lo accetta né abbassa l’orgoglio a cambiare opinione. Più che covare odio nei confronti dell’inoppugnabilità di determinate tematiche, quali, ad esempio, il diritto naturale, si disprezza visceralmente chi ha osato dimostrarlo in un pubblico confronto. Perché costui o costei ti fa fare la figura del pirla e ti abbassa l’ego smisurato in cui il mainstream ti avvolge, per poi abbandonarti se ti fai fregare dal “nemico”.

Daria Luisa Petrucci, sulla rivista di geopolitica Aliseo, ci parla dell’azzardo, usato come strategia di negoziazione, da parte di Donald Trump, che troppi politici europei non riescono a capire, al punto da farsi sfottere pubblicamente, come mai accaduto prima.

“Avvicinarsi a Mosca, per poi tornare a Kiev, chiedere più sforzi all’Europa, alzare la posta sul tavolo Nato: tutto rientra in una visione che privilegia il vantaggio immediato, il gioco muscolare e la tensione continua. La stessa logica, applicata in campo commerciale e militare, ha condotto l’Europa a cedere di fronte alle pressioni statunitensi, dai dazi alla spesa per la Difesa” – sostiene, con cognizione di causa – l’analista.

Dopo l’incontro con Putin in Alaska, l’attenzione mediatica è stata dirottata sull’Ucraina. Forse perché i due leader hanno trovato un accordo?

Limitiamoci a notare, per ora, che se la difesa di Kiev rimane una priorità, non si deve fare l’errore di pensare che si tratti di una “guerra americana”. Gli Stati Uniti non si spenderanno più per l’ UE. Sarà meglio che l’Europa si assuma il costo di questa guerra contro la Russia. E, con tutta probabilità, Trump e Putin sono convinti che l’Europa, debole e priva di unità politica e militare, trovandosi con le spalle al muro, cederà presto.

Quella di Trump è una strategia transazionale, forse avallata dallo stesso Putin: “intervenire dove si intravede un margine di guadagno, arretrare e rilanciare quando si incontrano ostacoli. Si tratta di un metodo che confonde gli avversari e intimorisce gli alleati: questi ultimi, percependo il partner come instabile, volubile e precario, cercano di non contraddirlo. Con questo suo atteggiamento, Trump sta di fatto smantellando i già precari equilibri su cui si regge l’Occidente liberale, minando le fondamenta di fiducia dell’alleanza Atlantica”.

Dietro le dichiarazioni discordanti e gli improvvisi cambi di rotta, la visione di Trump è chiara: massimizzare il vantaggio americano, negoziando sempre al limite, testando gli avversari e gli alleati, alternando aperture e rotture.

Aliseo conclude l’analisi in questo modo, certamente plausibile: “l’Alleanza si trova oggi schiacciata tra due dinamiche potenzialmente destabilizzanti: da un lato la dipendenza europea dagli Stati Uniti, che invece di attenuarsi tende ad acuirsi, dall’altro una crescente insofferenza verso Washington, che si manifesta tanto nelle leadership politiche quanto nell’opinione pubblica europea”.

E’ una combinazione che sta già alterando gli equilibri transatlantici e che potrebbe, nel medio-lungo periodo, finire per definire nuovi rapporti, anche perché l’orso russo sa e si muove a macchia di leopardo, con azioni di disturbo nei confronti di una NATO mai più debole di oggi, che non è in grado di reagire.

Nella decadente fluidità di principi e valori, nella società aperta che rifiuta la sua identità, la sua storia e le sue radici assieme alla sua potente ed unica tradizione spirituale, morale, culturale, giuridica e guerriera in favore della logica del profitto comandata dagli interessi sovranazionali dell’alta finanza, appare proprio questa Unione Europea il “mostro di cartapesta” destinato a soccombere, implodendo nella sua pochezza, nel suo cinismo e nel suo nichilismo liberal, che accieca la visione politica, non pensa al bene comune, ma esclusivamente al tornaconto economico, al 27 del mese o ai conti off shore…

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1 commento su “Questa UE è Destinata ad Implodere, Schiacciata fra Est ed Ovest. Matteo Castagna.”

  1. Che dire? Prima della possibile implosione dell’Unione Europea vedo più probabile un rafforzamento dei suoi poteri, ad esempio tramite l’abolizione del voto all’unanimità per questioni di importanza fondamentale quali ad esempio quelle concernenti il bilancio dell’Unione o quelle concernenti la politica estera. Osservo inoltre che la possibilità di implosione dell’Unione lascia però inesplorata la questione ancora più importante, cioè il “come” che comprende l’interrogativo su quale futuro attende i cittadini dell’Unione, costretti a familiarizzare sempre più con lo scenario ed i costi di una possibile guerra. Infine non posso non osservare che le dinamiche politiche, tecnologiche, economiche e sociali spingono verso un’accellerazione della Storia: ritengo che tutto ciò esponga ciascuno di noi a maggiori rischi.

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