Il Sonno della Ragione Genera Mostri. L’Europa, e la Christianitas Tradita. Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Matteo castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su Europa, e Christianitas. Buona lettura e condivisione.

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di Matteo Castagna

L’odio politico è la degenerazione della ragione causata dall’ annullamento della Fede, perché i motivi della rabbia vanno ricercati, non tanto nella destra o nella sinistra ma nel decadentismo morale del Vecchio Continente. La società fluida è così innaturale che ha disumanizzato e posto in una pesante ed ingiusta contrapposizione popoli interi.

Il sonno della ragione genera mostri. Se la maggioranza dorme, chi resta sveglio deve fermare i mostri, attraverso la forza e la potenza del Cristianesimo, che penetrò attraverso il sangue dei martiri e convertì l’impero romano, rendendolo sacro, ovvero gradito a Dio.

Già il termine “Europa” dovrebbe piacere poco a chiunque voglia tornare al buon senso, figlio dell’autentico progresso, basato su radici identitarie che devono fare i conti con il passato classico-cristiano. L’aveva capito l’ateo Benedetto Croce. Lo aveva rilanciato il grande giornalista, anch’egli ateo Indro Montanelli. Tutti gli statisti italiani del Novecento l’hanno capito.

Secondo il mito pagano Europa era una principessa bellissima che viveva a Tiro, in Libano. Zeus la sedusse e la accompagnò in Grecia. Non propriamente da un atto d’amore consenziente per entrambi, nacquero tre figli. Europa diede il nome al nostro Continente, secondo il poema “Teogonia” di Esiodo, nel VII secolo a.C.

Nel mondo latino non c’è traccia di questo termine, fino ai tempi di San Gregorio Magno. Perché? Il Vecchio Continente, almeno a partire dall’imperatore Costantino e fino alla Rivoluzione Francese (1789) era denominato “Christianitas”, in quanto culla della civiltà di Cristo Re. Oggi dobbiamo forse vergognarci di secoli di storia e splendore in ogni ambito, per far piacere ai figliocci dell’illuminismo e del social-comunismo? Scherziamo? Torniamo alla “Christianitas”, che siamo stati per la maggior parte del tempo, e risolveremo i problemi creati dall’Europa impostaci come un Vangelo al contrario.

L’unità della Nazione si fa nella verità. La civiltà si solleva dalla decadenza dell’uomo che si fa Dio, recuperando le proprie radici religiose, del Dio che si fa Uomo. Superando i fallimenti illuministi, riscoprendo la sacralità della metafisica, si torna a ricongiungere il filo rotto dai giacobini con la Ragione, con la storia e con la tradizione.

Il filosofo russo Alexandr Dugin, che non è esente da critiche per parte cattolica, ha scritto che “gli assassini di Charlie Kirk sono Soros, Obama, Biden, Macron, Starmer, Merz: tutta l’élite liberal-globalista che per decenni ha demonizzato i propri avversari politici etichettandoli (noi) come “fascisti”, “nazisti”, “estrema destra”, “razzisti”, senza alcun motivo”.

Ci hanno reso esseri alieni, presumendo che prima saremmo stati uccisi, meglio sarebbe stato. Agli occhi dei liberali, essere tradizionalisti o conservatori significa essere “fascisti” e quindi essere messi al bando, cancellati, uccisi. È andata avanti così per anni e anni.

Ora la società scopre quanto sia orribile tutto questo. Dovrebbe finire. Ma loro hanno ancora i media, le reti, i politici, i professori, gli influencer di tutto il mondo che, pagati o meno, promuovono la loro agenda ogni secondo. Chiamano questa caccia alle streghe “progresso, attivismo, consapevolezza”.

“Ora i democratici hanno perso gli Stati Uniti, ma l’UE è sotto il loro pieno controllo” – continua Dugin. L’Ue, non la Christianitas, che secolarizzandosi, è diminuita nel numero e nello spirito, ma fa vedere un risveglio, almeno, di molte coscienze.

“Charlie Kirk e mia figlia Darya – prosegue il filosofo russo –  sono stati uccisi esattamente dalle stesse persone. Almeno gli ordini sono stati dati dalle stesse persone. Grazie a Darya, alla cui memoria è stata recentemente costruita una bellissima statua nella tenuta di Pushkin a Zakharovo, c’è stata una svolta nella guerra russa. Grazie a Charlie, c’è stata una svolta americana. Non dobbiamo combatterci l’un l’altro, dobbiamo combattere insieme contro il nostro nemico comune che uccide i nostri figli, uomini, donne, genitori, amici. E continuerà a farlo se non lo sconfiggeremo. Insieme, uniti, in piena solidarietà”.

“La società aperta e i suoi nemici”, pubblicata da Karl Popper in due volumi, tra il 1943 e il 1945, presenta una critica radicale al totalitarismo del Pensiero unico. Per meglio comprendere la società aperta è utile considerare la società chiusa. Questa è caratterizzata da strutture gerarchiche, dove il cambiamento è percepito come una minaccia all’ordine sociale. Le società chiuse, spesso mitizzano il passato e aderiscono a ideologie rigidamente deterministiche, che giustificano il controllo autoritario e la limitazione delle libertà individuali. Popper vede tali caratteristiche proprio nei regimi totalitari del suo tempo, che sfruttano tali ideologie per sopprimere il dissenso e mantenere il potere.

Il filosofo critica aspramente le teorie storico-deterministiche di Platone, Hegel e Marx, accusandoli di essere “nemici” della società aperta, a causa delle loro visioni utopiche e totalitarie, che sostengono una inevitabile marcia verso determinati ideali politici, giustificando così il sacrificio degli individui per obiettivi collettivi supposti.

Egli sostiene che questa visione della storia sia scientificamente infondata e pericolosamente vicina a giustificare i peggiori eccessi dei regimi autoritari. La storia, al contrario, è fatta di scelte imprevedibili e l’azione umana è caratterizzata da una responsabilità morale individuale, non da traiettorie prefissate. Per questo, propone ciò che chiama “razionalismo critico”, un approccio che valorizza la discussione aperta e il miglioramento incrementale della società attraverso la critica, piuttosto che con rivoluzioni violente.

Popper attacca Hegel per il suo orientamento assolutista e la sua filosofia della storia, che presenta uno sviluppo dialettico verso uno stato finale di libertà assoluta, riscontrandovi addirittura l’antecedente ideologico del nazionalsocialismo tedesco e del fascismo italiano, valutazione che si estende anche a teorie che predicono inevitabili conclusioni storiche, compreso il marxismo. Disapprova il determinismo economico di Marx, sostenendo che fornisca una giustificazione all’autocrazia rivoluzionaria, che si presume agisca nel nome dell’inevitabile marcia della storia verso il comunismo.

La parte conclusiva dell’opera è dedicata alla difesa della società aperta, che Popper identifica con la democrazia liberale, interpretata come ethos culturale che valorizza la libertà individuale, il pluralismo e il cambiamento progressivo attraverso metodi pacifici e razionali. Ma questo diviene anch’esso utopico, poiché la democrazia liberale si è dimostrata il pluralismo degli errori e l’imposizione di essi contro il diritto divino e quello naturale. Perciò diviene l’altra faccia del marxismo. Essa rifiuta la Christianitas, accettandone la cultura, non l’essenza. E’ a-morale e prevede il primato dell’economia sulla politica, nel soggettivismo che porta al nichilismo etico.

Popper asserisce che la società aperta sia caratterizzata da “una disposizione a imparare dall’errore”, qualità che permetterebbe alle società democratiche liberali di correggersi e migliorarsi continuamente. Abbiamo sotto gli occhi il fatto che, in realtà, è esattamente il contrario: nel decadentismo liberale non si impara dagli errori, ma si lavora solo per il mantenimento del potere, trasformando l’informazione in propaganda.

Ma il filosofo liberale metteva giustamente in guardia dal “paradosso della tolleranza”: infatti, la tolleranza illimitata può portare alla distruzione della tolleranza stessa, se si permette ai tolleranti di sfruttare la libertà per sopprimere i diritti altrui, in maniera diretta o indiretta. Pertanto Popper insegna a non dare mai per scontata quella libertà e a combattere continuamente per la trasparenza, la comprensione e il dialogo, pilastri di ogni società veramente aperta. Purtroppo egli non arriva mai alla trascendenza, alla metafisica come basi da cui derivano e in funzione delle quali si cercano di mettere in pratiche queste pratiche. Il suo limite è quello di non riconoscere una verità oggettiva, che elimina ogni stortura.

La Christianitas stabilisce che due più due fa sempre e solo quattro. Le altre astrazioni sono tutte fesserie contrarie alla ragionevolezza e alla Fede. Allora, riflettiamo su quanto scrisse Karl Kraus: “per affermare che due più due fa cinque, occorre sapere che due più due fa quattro. Chi sa soltanto questa seconda cosa dirà senz’altro che la prima è falsa”. Per conseguenza saprà reagire e giungerà ad una verità comune verticale, non negoziabile, che proviene da un glorioso passato e inizia con la storia della Redenzione.

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