La Remunerazione, Croce e Delizia della Fede e Cultura Cristiana. Amedeo Zerbini.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’ing. Amedeo Zerbini, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su ciò che attende ciascuno alla fine del suo percorso su questa terra. Buona lettura e meditazione.

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La remunerazione croce e delizia della teologia cristiana, della filosofia e della letteratura.

Nella mia riflessione su Giobbe ( https://marcotosatti.com/2025/09/04/il-libro-di-giobbe-antidoto-alla-nostra-superbia-di-filosofi-amedeo-zerbini/ ) hanno fatto la loro comparsa parole che dopo la decennale martellante propaganda fatta da Papa Francesco alla Misericordia di Dio sono state dimenticate da tutti.

Tra queste la REMUNERAZIONE, ed è proprio a lei che voglio dedicare la riflessione che segue.

La parola remunerazione nella Bibbia Cattolica non è mai espressamente presente. Nel vocabolario corrente significa compenso per una prestazione effettuata dal remunerato a vantaggio del remunerante.

Per analogia nella Teologia  dobbiamo ritenere che la remunerazione consista in un premio dato a chi opera il bene e in una punizione (che potrebbe anche solo consistere nella mancanza del premio) a chi opera il male.

Secondo le recenti (e a parer mio validissime) teorie psicologiche dell’apprendimento e del comportamento le conseguenze del proprio operato vengono percepite dall’uomo come “premi” o “punizioni” e tendenzialmente l’uomo è portato a ripetere le azioni con conseguenze premianti e ad estinguere quelle con conseguenze punitive . Skinner nella sua teoria del condizionamento operante o strumentale definisce i “premi” come “rinforzi positivi” e le punizioni come “rinforzi negativi”. Rinforzi di che cosa ? del comportamento che li ha determinati come conseguenza.

Se l’uomo è in toto creatura di Dio, mi sembra logico che tali meccanismi sia lui che li ha immessi nella natura umana  e che questi meccanismi agiscano senza che ogni volta sia richiesto un suo divino intervento.

In fondo nel  decalogo consegnato direttamente da Dio a Mosè sono contenuta solo NORME positive e negative, ma non vi è alcuna indicazione dei premi o delle punizioni connessi al fatto che tali norme vengano o non vengano osservate.

All’epoca dell’Antico Testamento tali cose non si conoscevano e tutto veniva attribuito all’azione diretta di Dio. Così come Dio scagliava i fulmini, dominava i venti e il furore delle acque, faceva rimbombare i tuoni, Dio determinava le naturali conseguenze delle azioni dell’uomo sotto forma di premi e castighi.

La Sacra Scrittura tendenzialmente non usa le parole punizione e premio sostituendola con verbi indicanti azioni dirette di Dio con valore di punizione e di premio. Spesso queste azioni vengono richieste a Dio dall’uomo orante (vedi i Salmi imprecatori ) come sterminio degli empi, annientamento del nemico,  distruzione dei suoi beni e catastrofi nei suoi territori.

Ecco qualche esempio. Se ne trovano in quasi tutti i libri dell’AT . Si tratta a volte di minacce di ritorsioni contro gli empi, contro gli stolti  che si sono allontanati da Dio o che non ne hanno rispettato i comandamenti; oppure promesse di prosperità, felicità e benessere che vengono rivolte a coloro che amano Dio e ne rispettano le richieste e le leggi. Queste promesse e minacce riguardano talvolta i singoli ma più spesso intere comunità .

Salmo 106,25-27 :

[25]Mormorarono nelle loro tende,
non ascoltarono la voce del Signore.
[26]Egli alzò la mano su di loro
giurando di abbatterli nel deserto,
[27]di disperdere i loro discendenti tra le genti
e disseminarli per il paese.

Isaia 1,4.6-9 :

4Guai, gente peccatrice,
popolo carico di iniquità!
Razza di scellerati,
figli corrotti!
Hanno abbandonato il Signore,
hanno disprezzato il Santo di Israele,
si sono voltati indietro; 5perché volete ancora essere colpiti,
accumulando ribellioni?
La testa è tutta malata,
tutto il cuore langue.
6Dalla pianta dei piedi alla testa
non c’è in esso una parte illesa,
ma ferite e lividure
e piaghe aperte,
che non sono state ripulite, né fasciate,
né curate con olio.
7Il vostro paese è devastato,
le vostre città arse dal fuoco.
La vostra campagna, sotto i vostri occhi,
la divorano gli stranieri;
è una desolazione come Sòdoma distrutta.
8È rimasta sola la figlia di Sion
come una capanna in una vigna,
come un casotto in un campo di cocomeri,
come una città assediata.
9Se il Signore degli eserciti
non ci avesse lasciato un resto,
già saremmo come Sòdoma,
simili a Gomorra.

Ovviamente il “resto” sono i giusti e i ribelli pentiti. Perché è grazie al pentimento che si ottiene il perdono ad opera della divina Misericordia. Ma senza pentimento, niente Misericordia!!. Questo è un punto cruciale, che papa Francesco e con lui tutti i suoi epigoni hanno sempre tralasciato nei loro sproloqui sulla Misericordia.

Le cose non cambiano nemmeno nel NT, dove però la punizione e il premio sono differiti nell’aldilà oltre la morte corporale che è come una porta che si chiude sulla vita terrena e un portone che si apre verso la gloria eterna per i giusti e i peccatori pentiti, verso la dannazione eterna per i peccatori non pentiti. Vedere in proposito il Giudizio Finale in Matteo 25, 31-46 e il commovente episodio del malfattore pentito in Luca 23,42-43.

Il nocciolo della questione è tutto qui : Dio ama tutti, ha misericordia per tutti ma a patto che se si sono allontanati da lui e hanno peccato devono ritornare a lui pentiti.

Questo è il guaio dei nostri giorni. La guerra chiama guerra, l’odio chiama odio, la ricchezza non è mai sazia, pretende altra ricchezza e fa sollevare i poveri contro i ricchi.

Una parola a parte, a questo punto, la meriterebbe il popolo ebreo: un popolo non fra i più numerosi, che tuttavia ancora oggi si ritiene il popolo eletto, prediletto da Dio, e, di fatto, continua ad avere una enorme influenza sul mondo intero. Il Giudaismo e il Sionismo, ancora si aspettano il ritorno di tutti gli ebrei sparsi nel mondo nella terra promessa, un ritorno di Gerusalemme all’antico splendore e la ricostruzione del suo Tempio in contrapposizione alla Sinagoga, che più che un luogo di adorazione è un luogo di convegno, di istruzione e di comune riflessione.

Mi fermo qui, attendendo  commenti e integrazioni da parte degli esperti, che sembra non manchino tra le fila dei lettori e collaboratori di Stilum Curiae.

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12 commenti su “La Remunerazione, Croce e Delizia della Fede e Cultura Cristiana. Amedeo Zerbini.”

  1. Simone Torreggiani

    La ‘remunerazione’ in realtà, anche nel Nuovo Testamento, c’è tanto nel presente quanto nel futuro. Un esempio:

    Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito.” Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi.” (Marco 10, 28-31)

    Per altro quando si fa il bene o il male, indipendentemente dal risultato pratico, ciò ha un effetto immediato, profondo e persistente sulla coscienza e sull’anima. In particolare chi compie la volontà di Dio con tutto il cuore rimane interiormente in pace anche nei momenti di profonda crisi. Per rafforzare questo stato di pace interiore occorre però praticare il Vangelo; solo così la fede diviene pian piano una fortezza inespugnabile, che reggerà anche nelle prove più estreme (v. Matteo 7, 24-27).

  2. Grazie di queste come sempre molto interessanti riflessioni.Penso che sia una grazia arrivare alla sua età con tanta lucida intelligenza e fede e che lei in realtà non abbia bisogno di nessuno.Quando eravamo bambini ci arrampicavamo sugli alberi,ma adesso che siamo vecchi e non sappiamo più arrampicarci sugli alberi,non ci interessa arrampicarci..Diceva un grande Santo di cui non ricordo il nome che il problema della Chiesa sono i preti.Aveva ragione,sono così noiosi…

  3. Gli Ebrei avranno pure ancora una grande influenza e un grande successo in questo mondo il cui principe è satana,ma come popolo non possono ancora ritenersi il popolo eletto dato che sono stati proprio loro a non riconoscere e a fare crocefiggere Gesù,il Figlio di DIO,ebreo nella carne.

      1. Simone Torreggiani

        Primogenito (quindi consacrato a Dio) e circonciso dopo gli otto giorni prescritti (Luca 2, 21).
        Appartenente alla tribù di Giuda e discendente di Davide da parte del padre adottivo Giuseppe (Matteo 1, 1-17).
        La madre Maria, secondo varie fonti, era discendente diretta di Mosè e Aronne, della tribù di Levi, la tribù sacerdotale. Ma è il padre, naturale o adottivo che, secondo la tradizione ebraica, determina la discendenza.
        Il ‘Figlio dell’uomo’ è quindi un ebreo ‘purosangue’, nato a Betlemme ma chiamato ‘Nazareno’ (‘germoglio di Davide’, con ‘germoglio’ che in ebraico ha la stessa radice di Nazareth), proprio come profetizzato.
        Giudeo crocifisso per l’ ‘odio senza ragione’ (v. Giovanni 15, 25) dei giudei (e della casta sacerdotale dei leviti), che in quel tempo governavano Gerusalemme, come previsto.
        […]
        Le Sacre Scritture, i profeti e Giovanni Battista gli rendono testimonianza, oltre ai miracoli e ai grandi segni compiuti, senza contare poi la profondità spirituale del suo Vangelo, tuttavia i negazionisti non mancavano e non mancano, anche questo secondo le profezie…

        Profezie che per altro descrivono, nei tratti salienti, pure il mondo di oggi e prevedono ciò che sta per accadere nel prossimo futuro:

        https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994

        L’evidenza quindi non manca: ciascuno scelga secondo retta coscienza, oppure secondo ‘convenienza’ e ‘indole ribelle’, se credere a ciò che ‘ha sempre funzionato e funziona’, oppure trovare pretesti per non crederci…

          1. Caro Enrico,
            se questa è una battuta, allora lei ha appena stabilito il record mondiale della banalità e ha raggiunto il livello zero della brillantezza.

          2. Simone Torreggiani

            Lo Spirito trascende ogni parentela.
            Ma il Verbo, in Gesù Cristo, si è fatto carne, quindi pure la parentela — e la discendenza — acquistano una loro rilevanza, sia pur relativa.
            Descrivere Gesù di Nazareth come ‘ebreo’ è quindi corretto considerando la sua assai limitata ‘dimensione’ di Figlio dell’uomo. Un figlio adottivo, anche oggi, è giuridicamente equivalente a un figlio ‘di letto’. Da un punto di vista umano quindi Giuseppe, della tribù di Giuda, fu indubbiamente padre di Gesù, indipendentemente dalla ‘divina fecondazione’ ad opera dello Spirito Santo.
            Nella dimensione senza limiti di Figlio di Dio il Signore è ‘generato, non creato, della stessa sostanza del Padre’ e una cosa sola con Lui, proprio come proclama la Chiesa. Anche la Madre ha un suo ruolo fondamentale: una speranza tutta da scoprire, per un cristiano…

        1. Don P.P., per favore, una volta tanto risponda concisamente : lo Spirito Santo è ebreo? Dio è ebreo? basta un sì o un no. Non ci vuole una particolare preparazione teologica.

          Simone: insomma, Gesù un un ebreo … relativo?

          1. Simone Torreggiani

            ‘Vero Dio e vero uomo’ significa che in Gesù Cristo è vera tanto la divinità quanto l’incarnazione.
            Solo Gesù in quanto ‘Figlio dell’uomo’ poté offrire il Suo corpo per la salvezza delle anime — con rendimento di grazie (Eucarestia) al Padre per averglielo permesso…
            Il corpo di Gesù è quindi, per la presenza del Figlio di Dio, un autentico ‘Tempio dello Spirito’.
            Lo Spirito quindi non nega la carne: la santifica!
            Chiunque, non solo Gesù, non può che ‘essere ebreo’ solo da un punto di vista relativo. La relatività cela ma non nega la Verità Eterna che gli sta dietro. La relatività è una provvidenziale via per farci conoscere l’Eterno.

          2. Mi risponda lei: lei È Cattolico o no? Quale religione segue quella cristiana o quella nipponica?

  4. Nell’esperienza della fede cristiana risplende la Grazia.
    La fede è una grazia si affida dicendo grazie.
    Il cristianesimo è la riconoscenza dei doni ricevuti gratis.
    La vita, la fede, la terra, i talenti… di base non sono miei.
    Sono un avere che è posto in essere da un dono.
    Ne so poco, ma so di che cosa sa: è sapienza.

    Poi, a partire da lì, c’è quello che guadagno.
    In questo ambito l’avere è un fare per possedere.
    Anche il capire il dono ricevuto è un fare conoscenza.
    Nell’operare diventa molto pertinente il remunerare.
    Per fare bene diventa preponderante la scienza.

    Se non ritorniamo come bambini non entriamo lì.
    Se non rinunciamo a tutto quel che abbiamo non si può.
    Essere poveri in spirito: ho i doni, ma non compro nulla.
    E’ possibile rinunciare a tutto ciò che ho e che è mio?
    Rinunciando anche alla remunerazione guadagnata?

    Mettiamola così: ragionando da grandi o da piccini.
    Grandi: Conoscenza/Scienza/Avere dal Fare/Sapere
    Piccoli: Assaggio/Sapienza/Avere nel Ricevere/Chiedere

    Chi conosce la volontà di Dio?
    Dio si compiace di rivelare ai piccoli le Sue cose.

    Il grande cerca insistentemente un perchè.
    Il grande nel fare si chiede soprattutto a che cosa serve.
    Il grande vuole la remunerazione: gioca per vincere.
    Il grande pensa che ciò che ha se l’è guadagnato.
    Non è facile per il grande rinunciare a tutto per fidarsi.

    Il piccolo cerca di assaggiare e di stupirsi.
    Il piccolo nel fare cerca soprattutto ciò che piace.
    Il piccolo non pensa alla ricompensa: gioca per giocare.
    Il piccolo sa che tutto quello che ha gli è donato.
    Per il piccolo è più facile fidarsi, se perde avrà di più.

    E la misericordia di Dio? Si pente il piccolo o il grande?
    Si pente chi ama e ha una coscienza più pulita.
    E’ solo dei puri di cuore il potere vedere Dio.
    I bambini sono più vicini all’originale che non siamo più.
    Il bambino è un esteta, quanto il grande è un contabile.
    Il bambino è un entusiasta, il grande un disincantato.
    La misericordia bergogliosa è il calcolo dei calcoli.
    Causa scandalo per i piccoli: è meglio la macina al collo.
    La fede protestante disdegna l’intelletto e la ragione.
    La fede cattolica è vispa: assaggia e cerca di capire.
    Bisogna tornare bambini, ma gli anni passano.
    Beato chi resta entusiasta remunerato nel Regno di Dio.

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