Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul caso di don Leonardo Maria Pompei, che non conosciamo, ma che a occhio ci sembra un sacerdote del tipo di cui avremmo molto bisogno, e che naturalmente è stato sospeso a divinis. Buona lettura e diffusione.
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Non conoscevo don Leonardo Pompei fino a questa mattina, quando dal mio amico M. da Firenze ho ricevuto un filmatino in cui il nostro giovane sacerdote dal cuore ardente, con su il tricorno, raccontava della sua vocazione, degli anni difficili e covidioti, delle amarezze e dei crepacuori dovuti alle mollezze liturgiche novus ordo e dell’approdo poi alla Santa Messa tridentina come unica via e ancora di salvezza. E’ lunghetto il video e lo ho ascoltato tutto, fino in fondo, con attenzione e ho meditato sulle sue parole perché alcune sofferenze di cui si lamenta don Leonardo sono anche le mie e anche il mio cuore acceso d’amore per il Signore sanguina… Concluso l’ascolto m’arriva la notizia: don Leonardo è stato sospeso a divinis e il decreto è stato firmato dal suo Vescovo (di Latina) Mariano Crociata.
Oh no, mi dico, mentre leggo che la motivazione è proprio il video (evidentemente fuorilegge per il presule, ma per me sacrosanto) che ho appena finito di vedere. Cito da un giornale online: “A questa decisione si è arrivati per la violazione del precetto penale imposto il 2 settembre scorso da mons. Crociata a don Pompei, “che imponeva e ordinava al presbitero, sotto pena di sospensione, di non convocare alcun incontro o assemblea parrocchiali con i fedeli della parrocchia di S. Maria Assunta in Cielo in Sermoneta, e di sospendere qualunque tipo di attività sui social media”.
Ecco il fatto per come mi è capitato stamane, diciamo così, tra capo e collo. E Proprio a me che, qualche giorno fa, sempre sul sito di Marco Tosatti, avevo scritto un pezzo sui preti influencer che sulle piattaforme social ne fanno di tutti i colori, mostrando bicipiti e tatuaggi, cantando le canzoni di Ornella Vanoni durante l’offertorio e chissà quante altre corbellerie imperdonabili (ma perdonate, eccome, dai loro Vescovi) trasmesse a manetta sui loro canali a volte indecenti (per me)… Loro sì, pieni come sono di bracciali, di ricciolini, di muscoloni, di narcisismo sparso a piena voce e mani, vanno benone alla nuova chiesa, ma non un ragazzo in tricorno che desidera soltanto portare come apostolo al mondo il Vangelo di Gesù con la solennità dovuta, che non vuole distribuire la Santa Particola su mani non consacrate e magari anche sporche…
Mala tempora currunt, la crociata di Crociata contro un sacerdote che incarna la Chiesa di sempre è solo un nuovo episodio di una guerra cominciata ben prima del Vaticano II. E a noi che assistiamo impotenti e sconvolti a tutto questo non resta, come faccio ormai da più di tredici anni, che rimanere sotto la Croce di Cristo, sperando nel suo ritorno e nella vittoria del Cuore Immacolato di Maria.
Ecco il collegamento a un video
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39 commenti su “Mala Tempora Currunt. Don Leonardo Maria Pompei Sospeso a Divinis. Benedetta De Vito.”
Grazie don Pietro. Andrebbe fatto un confronto tra sacerdoti che rifiutano la Messa di Paolo VI e sacerdoti che la accolgono. Sono certissima che la Messa di Paolo VI ne uscirebbe vincente. basta leggere il rerum liturgica rum del card. Bona (1671) per capire le eccessive innovazioni della messa tridentina rispetto ai 1500 anni precedenti. Invece nulla. Purtroppo alle gerarchie cattoliche attuali interessa molto di più cancellare il “bonae voluntatis” dal Gloria, commettendo un vero e proprio falso nella traduzione del Vangelo.
Cara Manuela,
che la Chiesa stia attraversando un periodo burrascoso e che la navicella di Pietro sia sconquassata dai marosi di un mondo che la vorrebbe far affondare è sotto gli occhi di tutti. I figli della Chiesa, feriti da questa tempesta, ne soffrono profondamente.
Quello che, però, mi ferisce ancora di più è vedere tanti che si dicono cristiani atteggiarsi a profeti di sventura e, anziché adoperarsi per difendere la loro Chiesa — che è nostra Madre — diventano torturatori e finiscono per contribuire ad affossarla.
I mezzi per sostenerla non sono le armi del mondo, ma quelli che il Vangelo ci consegna: la preghiera, il sacrificio e anche la denuncia profetica, che però per essere davvero tale deve parlare con voce evangelica, non con spirito di divisione. L’obbedienza, a volte, vale più di mille proteste: perché edifica, non esacerba i cuori, e non scandalizza i piccoli.
Sì, aiutate i vostri pastori ad essere veramente tali; non mettetevi, in nome di false giustizie evangeliche, a dare mano al demonio che vuole distruggere la Chiesa.
Preghiamo insieme per don Leonardo.
Differenti e contrastanti “visioni”.
Ma …
Ringrazio il dottor Tosatti e a Benedetta di Vito per il sostegno in favore di don Leonardo Maria Pompei. C’è chi vede solo che don Leonardo non avesse obbedito al suo vescovo, concludendo che si sarebbe preso il castigo meritato. E non si accorgono che questo legalismo senza pietà della macchina ecclesiastica accade nel preciso momento storico in cui la nuova chiesa solo sembra conoscere la misericordia (verso i sodomiti), introdotta sfrenatamente dal predecessore di Leone che non necessariamente era il successore legittimo di san Pietro. Non vi sembra una bella ipocrisia?
Don Leonardo, invece, spiegato a sufficienza nel suo video che il suo passo era meditato e appoggiato su un processo esaustivo di studio, di preghiera e di consapevolezza delle conseguenze da affrontare, ha deciso in piena libertà, simile a quella di papa Benedetto XVI nel 2013, di obbedire più a Dio piuttosto che agli uomini di una strana chiesa, che favorisce la libera proliferazione dell’abominio propriamente detto e perseguita e punisce l’atteggiamento corretto dei sacerdoti e vescovi che seguono il magistero e la disciplina immutabili e sacrosanti della Sacra Scrittura e della Tradizione.
Oppure c’è chi crede che papa Leone XIV romperà con il passato nefasto del suo predecessore conducendo la Chiesa di nuovo al porto della fede? C’è chi ha detto: chi è fuori è dentro, e chi è dentro è fuori. Quel che vedo è che i preti e vescovi migliori già si trovano fuori. Voglia Dio che noi non rimaniamo in una chiesa che ha introdotto l’abominio della desolazione e che fa di tutto per abolire il santo sacrificio della Messa!
Mai dimenticare che era Papa Paolo VI che aveva avvertito profeticamente di un tempo in cui i veri fedeli costituiranno una minoranza nella propria Chiesa Cattolica.
Obbedire non significa lasciarsi chiudere la bocca o andare dove va la massa. Stimo molto questo sacerdote e credo abbia fatto bene a cercare di svegliare le coscienze
Può aiutare in questo momento l’esempio illuminante di S. Pio da Pietrelcina. Quanto ha sofferto per le persecuzioni ricevute? E come ha risposto? Obbedendo.
Ha portato la sua croce, è rimasto nella Chiesa, ha obbedito. I santi sono i nostri esempi, da seguire, come loro stessi hanno seguito e si sono fatti cristiformi.
Qualcuno dirà :bella forza, erano santi… Appunto!
Preghiamo per don Leonardo, perché, con tutto il rispetto dovuto per la sua sofferenza, rientri in se stesso, riprenda la croce e, soprattutto, non ceda mai alla tentazione di abbandonare la Santa Chiesa
Brava. Sottoscrivo. E con Padre Pio ricordiamo anche Don Dolindo Ruotolo!
A Padre Pio nessuno ha mai imposto di insegnare eresie, di diffondere e avallare errori, di tacere la verità, di profanare il Santissimo Sacramento. Cosa crede che avrebbe fatto Padre Pio se gli avessero imposto di distribuire la Santa Comunione sulle mani dei fedeli? O di comunicare persone in stato di peccato mortale? O di assolvere sempre e comunque e chiunque si fosse presentato in confessionale?
La motivazione della sospensione a divinis è pretestuosa. La diretta video è sacrosanta. Non sarebbe stata sacrosanta se don Leonardo avesse detto qualche eresia ma non mi sembra l’abbia fatto, anzi… Perché questi solerti vescovi così pronti a colpire chi vuole stare nella ortodossia della fede non sono solerti a colpire chi tra il loro clero propala eresie vere e proprie o quantomeno innovazioni dubbie e ambigue? Mistero della fede. Ricordiamo loro però la parola di Gesù che dice: “Chi scandalizzerà uno di questi piccoli, è meglio che prenda una macina, se la metta al collo…”
A dare scandalo purtroppo è la gerarchia, anche con questi provvedimenti che ne colpiscono uno per terrorizzare tutti gli altri.
Grazie a Benedetta per aver parlato di don Leonardo. Per sua fortuna è coriaceo e questa tempesta che lo ha investito non lo abbatterà. In più, sicuramente confida nel Signore e nella Madonna, di cui è molto devoto.
In queste brutte azioni, prive della misericordia che largamente accordano ad altri in forte odore di eresia, mi pare impossibile vedere un cambio di paradigma. Sembrano lì pronti a mazzolare solo i veri Cattolici…….
Non posso credere mi sento un dolore dentro il petto. Ho sempre ringraziato il buo Dio per avermi messo sulla strada dei santi sacerdoti,e tra questi c’è don Leonardo Pompei. Ecco questa è la prova che cammina e fa camminare con la croce dietro Cristo fin sul Calvario dove avvera la nostra risurrezione. Chi non è di Dio viene lasciato in pace. E noi dobbiamo pregare anche per loro perché possano riprendere la loro croce di ogni giorno e seguire e fare seguire Gesù.
…e intanto chi non professa il Credo perchè non ci crede e preferisce cantare rimane al proprio posto…
Gent.ma Sig.ra De Vito,
comprendo bene lo sgomento che traspare dalle Sue parole: la notizia di una sospensione “a divinis” colpisce sempre, soprattutto quando riguarda un giovane sacerdote che parla con ardore e sincerità della propria vocazione e delle proprie sofferenze. Tuttavia, proprio perché la questione è seria, occorre non lasciarsi guidare soltanto dall’emozione, ma considerare i fatti nella loro oggettività.
Il decreto di mons. Crociata non è nato dal nulla, né da una generica ostilità verso la Messa antica o verso l’uso del tricorno. La motivazione, come Lei stessa riporta, è chiara: la violazione di un precetto penale. Tale precetto non proibiva a don Pompei di amare la liturgia tradizionale, né di raccontare la sua vocazione, ma gli imponeva di non convocare assemblee parrocchiali e di non svolgere attività pubbliche o sui social dopo un divieto formale, sotto pena di sospensione. Non si tratta dunque semplicemente della “sua visione di Chiesa” contrapposta a quella del vescovo, ma di un problema reale di obbedienza a un ordine legittimo.
Nella Chiesa cattolica il vincolo di comunione tra sacerdote e vescovo non è opzionale: è parte costitutiva del ministero ordinato. Il sacerdote può soffrire, contestare, chiedere chiarimenti, perfino intraprendere vie legali previste dal diritto canonico — ma non può semplicemente disobbedire. Quando un presbitero infrange consapevolmente un precetto canonico, il vescovo è tenuto a intervenire: non per persecuzione, ma per salvaguardare l’unità e la disciplina ecclesiale.
È vero che certi abusi liturgici o atteggiamenti superficiali di altri sacerdoti, spesso tollerati con leggerezza, scandalizzano i fedeli. Si tratta di piaghe reali, e dolorose. Tuttavia, da questo non deriva che la disobbedienza diventi giustificata: un male non ne annulla un altro.
Don Pompei ha pieno diritto di far valere le proprie ragioni nelle sedi canoniche opportune. Ma non ha diritto di rifiutare l’obbedienza. È precisamente questo che ha condotto alla sospensione, e non un “processo alla Tradizione” come qualcuno vuole far credere.
Le suggerirei quindi di non essere troppo precipitosa nel giudizio. Il dolore e la rabbia sono sentimenti comprensibili, ma rischiano di offuscare la realtà. La vera forza del cristiano, davanti a simili prove, è restare sotto la Croce, senza trasformarla però in un’arma contro la Chiesa stessa.
Buona sera don Pietro. Grazie per la spiegazione che ha dato.
Le scrivo qui perché non essendo pratica granché di come trovate la mail del signor Tosatti non so come chiedergli il suo indirizzo mail. Le lascio qui il mio, così potrà mandarmi se può una mail in modo da poterle poi scrivere.
La mia mail è: virnapugini@gmail.com
La ringrazio a prescindere del suo tempo, e che il Signora la benedica.
Grazie, Crio, non appena avrò un po’ di tempo libero le scriverò. Dio la benedica
Qui si tratta di cominciare a sacrificarsi per la salvezza della chiesa, perché è colpita al suo cuore e cioè l’Eucarestia. Ok, tralasciamo il fatto che i sacerdoti dicono eresie del tipo l’inferno non esiste, il diavolo pure, i peccati non sono peccati, è inutile confessarsi spesso, niente comunione se non in piedi e nelle mani, cos’è tutto quel pregare, siamo tutti fratelli, benedizioni gay comunione ai divorziati, tutto peace and love, il problema è che ora che hanno destrutturato la chiesa, manca solo l’attacco finale, ed è quello di colpire la consacrazione cercando di renderla invalida. Già è comparsa la rugiada, fra poco sarà solo: “manda la tua rugiada” e basta.. Che cosa credete che sia apparsa a fare la Madonna a Fatima? Perché non ha fatto e detto le stesse cosa anche durante l’arianesimo? Don Leonardo è un santo martire dei giorni nostri, chi non lo vuole capire, rimanga ad aspettare il ritorno dello Sposo e speri che non gli dica: -Io non ti conosco!- Siamo vivendo la battaglia finale, ma che fate, non credete alle parole della Madonna, che pure la chiesa ha riconosciuto? San Pio V, invocò la Madonna, disse hai fedeli di pregare e mandò i soldati in battaglia, è così che sconfisse l’Islam! Ma che razza di soldati di Dio siamo? Mica ci creò solo di spirito! Buona serata
Gentile don Pietro,
anche io credo fermamente che non sia una questione “liturgica”, ma di obbedienza. Come vediamo la Santa Chiesa ha un ampio raggio di apertura…quindi c’è posto per tutti. I Santi ci insegnano che l’obbedienza è una grande Grazia, nonché straordinario strumento di purificazione: alcune obbedienze non sono giuste e/o coerenti, ma purificano sentimenti e progetti. La “colpa” della chiesa è lasciare soli i nostri parroci: anche essi devono vivere in piccole comunità con altri sacerdoti (come in tanti paesi sta già accadendo), poiché il fratello – con i suoi limiti e pregi – è pedagogia di Dio. Sicuramente non sarà stato facile per don Leonardo intraprendere questo percorso, sono certa del suo dolore. Essere fedeli alla Santa Chiesa non significa “non avere idee personali”, ma è una scelta di fiducia…definirei l’obbedienza un “ottavo Sacramento”. Ancora grazie don Pietro!
Caro don Pietro Paolo
Credo che se ha seguito la vicenda, avrà potuto constatare che don Leonardo non è arrivato a questa decisione così su due piedi. Lui avrebbe voluto spiegare il motivo ai suoi parrocchiani e a chi lo seguiva, della sua decisione ma gli è stato impedito. È nella prerogativa del Vescovo certamente, dare una indicazione del genere, ma ignorare che il motivo di fondo è il disastro liturgico e dottrinale, secondo me, è voler vedere solo la punta dell’ iceberg.
Di fronte ad una disobbedienza il Vescovo non aveva alternative magari, ma credo che il massimo grado di sofferenza che si è trovato ad affrontare don Leonardo e che aveva superato il culmine, era la modalità con cui era costretto dalla gerarchia a distribuire Gesù Eucarestia. Ecco perché non è più disposto a questo tipo di obbedienza.
Si discute sulle scelte come la sua che possono rischiare di dividere una Chiesa già lacerata. Ma chi è che continua a dividere e non vuole aprire gli occhi e il cuore e rendersi conto che la via intrapresa da sessant’anni in qua è fallimentare?
Un esempio di questi giorni nel mio vicariato:
Scuola di formazione teologica; tema: come pensare la Chiesa del presente e del futuro. Relatore Paolo Curtaz.
Ora, a me risulta che questo sia uno che si è spretato. Senza voler entrare nel merito delle motivazioni della sua scelta che non conosco e mi guardo bene dal giudicare, mi domando: ma vedo solo io che è una contraddizione proporre un tema del genere ad una comunità da parte di chi ha lasciato il sacerdozio?
Ma che Chiesa vuoi pensare che avete distrutt ouasi tutto e continuate imperterriti?
Venga presto il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria!
Paolo Curtaz, sì, te lo raccomando… Sottoscrivo tutto quanto ella ha scritto; quindi no, non vi è solo lei a vedere contraddizioni sesquipedali in ciò che viene fatto nella Chiesa e nelle Parrocchie, siamo in due… Ma sono contraddizioni solo per noi, in realtà è tutto assolutamente, tristemente, tragicamente coerente ed estremamente efficace…
Salve Don Pietro Paolo, lei ha centrato il suo intervento sulla disobbedienza di Don Leonardo alla proibizione del suo vescovo. Ma, come ha detto lo stesso parroco, egli ha comunicato al vescovo che non si sente più in comunione con la Chiesa cattolica (di oggi). La disobbedienza non è dunque il nocciolo della questione, ma lo sono le molte e gravi contraddizioni della “chiesa di oggi” con la dottrina, la morale, la liturgia, la devozione di sempre.
Sempre un piacere leggerla, prezioso don Pietro Paolo.
Reverendissimo Padre, temo ella sia in errore. Qui le emozioni non centrano affatto, è solo questione di oggettività fattuale. L’attacco alla Tradizione, per come è dato conoscere gli eventi, c’è stato eccome; non nella sospensione a divinis che, come ella giustamente afferma e come lo stesso Don Pompei spiega, è un provvedimento inevitabile che deriva direttamente dalla decisione dello stesso Don Pompei, quanto piuttosto nelle proibizioni che gli sono state imposte proprio in quanto sacerdote tradizionalista; è in queste che si ravvisa in maniera evidente l’attacco alla Tradizione, ed è in ogni frase in cui si sente parlare della cosiddetta “chiesa di oggi” che si ravvisa una palese ostilità alla Tradizione e alla Chiesa di sempre; tutto qui. Senza contare che se le proibizioni non ci fossero state non ci sarebbe stata nemmeno la sospensione a divinis, dato che Don Pompei non avrebbe mai preso una decisione così drastica che la rendeva inevitabile; sicchè, alla luce di questa considerazione si potrebbe anche dire che sì, anche la sospensione a divinis diventa, sia pure in maniera indiretta, un attacco alla Tradizione. Non voglio spingermi a pensare che il vescovo abbia agito spinto dalla volontà di chiudere in un angolo Don Pompei lasciandolo senza via di uscita per spingerlo alla decisione che permettesse poi a lui di sospenderlo.
In quanto al salire e stare sulla croce, per come posso pensare che sia Don Pompei come persona e come sacerdote, direi che a questo punto sulla croce ci sia ancora più di prima.
Come ho detto in altro commento, il sacerdote che durante la Santa Messa non fece recitare il Credo perchè, parole sue, “non ci credo” e fece al suo posto cantare una canzone non mi pare sia andato incontro a provvedimenti altrettanto drastici, pur avendo commesso un atto di una gravità inaudita, mentre Don Pompei ha ricevuto dal suo vescovo delle proibizioni assurde perchè nelle sue catechesi trasmetteva i valori e gli insegnamenti tradizionali. Quindi, che ella possa essere d’accordo oppure no, l’attacco alla Tradizione c’è eccome nel caso di Don Pompei, attacco pienamente riuscito perchè il provvedimento di sospensione è nel pieno diritto del vescovo, quindi è perfettamente valido.
Riverisco, con deferenza e rispetto.
Concordo in pieno, anche se mi dispiace molto, in quanto ho seguito don Leonardo costantemente da oltre un decennio. Col passare degli anni però ho notato un suo crescente personalismo e clericalismo. Inserisce il suo fotoritratto e la sua firma in ogni immagine sacra che posta. È diventato uno dei “pastori-idolo” di cui Gesù parla alla Valtorta. Le motivazioni che adduce pro messa tridentina sono purtroppo frutto della diffusa ignoranza teologica in materia di storia della liturgia.
Il cardinale Bona nel 1671 pubblicò in due volumi sulla storia della liturgia il frutto di 8 anni di studio: dimostrò che quella che oggi il mondo della Tradizione chiama la “Messa di sempre” (ma che nacque nel 1570) aveva cancellato tradizioni millenarie della Messa. IL CVII le ha reinserite. È dunque per ignoranza che la Messa di Paolo VI viene tacciata di modernismo. È più antica di quella tridentina, perché ha recuperato liturgie millenarie delle quali i 4 secoli di messa tridentina ci avevano privato. All’epoca c’erano le eresie protestanti da combattere e si presero alcune decisioni innovative. Altrettanto legittimamente il CVII ha ripristinato i millenari usi liturgici cancellati da Pio V, il quale peraltro non aveva diritto di imporre dei limiti ai suoi successori, ponendo il divieto di abrogare il suo Messale. Il depositum fidei è immodificabile, non altro. Ci mancherebbe che un papa si arrogasse il diritto di restringere i poteri dei suoi successori. Come Pio V ha modificato le Messe precedenti, così, 4 secoli dopo, un papa ha legittimamente fatto la stessa cosa.
Anche il presunto problema di non celebrare verso il Tabernacolo, anticamente non c’era: molte delle chiese più antiche sono occidentate, tra cui la stessa basilica di San Pietro. Per cui si celebrava tranquillamente versus populum. Il tabernacolo pendeva dal ciborio sull’altare. Con la Nuova Messa, cioè quella di Pio V del 1570, dovendosi combattere le eresie protestanti si volle dare maggiore risalto alla dignità sacerdotale e quindi si eliminarono tutte le parti che venivano celebrate in comunione con l’assemblea dei fedeli, i quali dunque furono ridotti ad assistere e basta. Ciò portò rapidamente ad abbattere i ciborii e ad addossare altare e Tabernacolo all’abside.
Concordo in pieno con don Pietro, anche se mi dispiace molto, in quanto ho seguito don Leonardo costantemente da oltre un decennio. Col passare degli anni però ho notato un suo crescente personalismo e clericalismo. Inserisce il suo fotoritratto e la sua firma in ogni immagine sacra che posta. È diventato uno dei “pastori-idolo” di cui Gesù parla alla Valtorta. Le motivazioni che adduce pro messa tridentina sono purtroppo frutto della diffusa ignoranza teologica in materia di storia della liturgia.
Il cardinale Bona nel 1671 pubblicò in due volumi sulla storia della liturgia il frutto di 8 anni di studio: dimostrò che quella che oggi il mondo della Tradizione chiama la “Messa di sempre” (ma che nacque nel 1570) aveva cancellato tradizioni millenarie della Messa. IL CVII le ha reinserite. È dunque per ignoranza che la Messa di Paolo VI viene tacciata di modernismo. È più antica di quella tridentina, perché ha recuperato liturgie millenarie delle quali i 4 secoli di messa tridentina ci avevano privato. All’epoca c’erano le eresie protestanti da combattere e si presero alcune decisioni innovative. Altrettanto legittimamente il CVII ha ripristinato i millenari usi liturgici cancellati da Pio V, il quale peraltro non aveva diritto di imporre dei limiti ai suoi successori, ponendo il divieto di abrogare il suo Messale. Il depositum fidei è immodificabile, non altro. Ci mancherebbe che un papa si arrogasse il diritto di restringere i poteri dei suoi successori. Come Pio V ha modificato le Messe precedenti, così, 4 secoli dopo, un papa ha legittimamente fatto la stessa cosa.
Anche il presunto problema di non celebrare verso il Tabernacolo, anticamente non c’era: molte delle chiese più antiche sono occidentate, tra cui la stessa basilica di San Pietro. Per cui si celebrava tranquillamente versus populum. Il tabernacolo pendeva dal ciborio sull’altare. Con la Nuova Messa, cioè quella di Pio V del 1570, dovendosi combattere le eresie protestanti si volle dare maggiore risalto alla dignità sacerdotale e quindi si eliminarono tutte le parti che venivano celebrate in comunione con l’assemblea dei fedeli, i quali dunque furono ridotti ad assistere e basta. Ciò portò rapidamente ad abbattere i ciborii e ad addossare altare e Tabernacolo all’abside.
Lei sa per quali motivi il Vescovo aveva imposto a don Lenardo di non convocare assemblee parrocchiali e di non svolgere attività pubbliche o sui social?
Lei sa per quali motivi il Vescovo aveva imposto a don Lenardo il divieto di convocare assemblee parrocchiali e di svolgere attività pubbliche o sui social?
E Padre Martin gesuita a piede libero…..
Leone dica parole chiare nei confronti delle follie gender e lgbt, di cui si appresta a ricevere i rappresentanti, nella speranza che non sia l’occasione per sdoganare il peccato non permesso dal Cielo. E dica anche parole chiare in questo episodio, dove c’è l’ennesimo sacerdote fedele a Cristo, perseguitato dal burocrate superiore in grado.
Solo Ornella Vanoni, non Tony Effe?
A me piace Tananai, se ne può fare richiesta per l’offertorio?
Vedo solo adesso un’altra Maria.
Io veramente manco lo conosco Tananai.
Lei però, essendo venuta dopo, poteva aggiungere una lettera o un numero al suo nome per non fare confusione con me che sono stata citata da don Pietro Paolo.
Comunque la battutina è simpatica.
La Chiesa di sempre non insegna a disobbedire. Don Leonardo aveva ricevuto indicazioni precise su cosa fare e non fare e le ha bypassate. E come sempre ci sono delle conseguenze. Comprensibile ogni cosa della crisi di don Leonardo ma l esempio conta più delle parole. Da Cristo in poi le parole sono sempre state accompagnate dalla messa in pratica delle parole stesse. Al momento non c’è stata da don Leonardo la messa in pratica di quanto ha insegnato nel suo apostolato. Gesù non è sceso dalla croce perché era scomoda e dolorosa. Gesù non è rimasto sulla croce perché quanto ci stava bene. Don Leonardo è sceso dalla croce. E ha sbattuto la porta. Che esempio è questo? Di chi predica in un modo e poi fa in un altro che è uno dei grossi problemi che la Chiesa si porta dietro da tanto, e che ha minato l autorità dei sacerdoti agli occhi delle persone. Non facciamolo eroe per una azione che non è eroica. Eroe è stato fino ad ora, impegnandosi sotto e sulla croce e aiutandoci a capire perché fare altrettanto e dando la nostra completa adesione a fare altrettando. Molti invece questo stanno facendo , sentendosi così giustificati a fare come già facevano, e prima lo vedevano come fumo negli occhi con il suo ministero, i suoi insegnamenti e la sua obbedienza in mezzo alle difficolta. Tutte le lamentele di don Leonardo nella sua disobbediente diretta sono lecite e umanamente comprensibili, ma a Gesù come è andata? Tributi onori e baci e abbracci? E Gesù cosa ha profetizzato per chi lo seguiva? Onori trionfo baci e abbracci o la stessa strada Sua? Don Leonardo è finito in un trappolone come altri sacerdoti prima di lui e altri ci staranno finendo. C’è solo da pregare per loro, fare novene, e fare dire per loro messe perché Dio possa avere modo di tornare ad essere nei loro cuori, potente incontrastato e all’ opera. Non “io” ma “Dio”. E non a parole.
Salve Crio, il suo intervento è centrato di questo punto: Dom Leonardo ha rifiutato la croce, non ha voluto continuare a soffrire con Nostro Signore. È verissimo che questo è necessario, ancora più per un prete. Ma lo ha fatto per difendere i diritti di Cristo stesso. Se qualcuno mi attacca e inizia a picchiarmi, io posso anche restare nella sofferenza e lasciarmi picchiare per offrire queste sofferenze, magari per colui stesso che mi picchia. Ma se questo stesso comincia a picchiare mia moglie o mio figlio, o anche un perfetto sconosciuto, non posso più dire: “beh, non devo Intervenire ma lasciare che anche lui/lei porga l’altra guancia” No, devo difendere la persona, è mio preciso dovere, e ancora più se questa persona è il nostro amato Gesù Cristo. Non so se lei si rende conto cosa significhi per un sacerdote innamorato di Cristo sopportare i cento sacrilegi e le mille indifferenze e ingratitudini che oggi vengono ammesse e anzi incoraggiate. La saluto
Caro Leandro, mi permett Di riportare quanto ho già scritto a Maria nell’articolo dell’IB, credo che possa chiarire:
Cara Maria,
si figuri se io mi schiero con il “potere”. Quello che lei chiama “potere” è in realtà l’autorità che Cristo stesso ha dato ai vescovi per custodire la comunione della Chiesa.
Il sacerdote deve obbedire al proprio vescovo in tutto ciò che riguarda il ministero e la comunione ecclesiale, perché il vescovo è il successore degli Apostoli e il principio visibile di unità nella sua Chiesa particolare. San Paolo lo ricorda con chiarezza: «Obbedite ai vostri capi e siate loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi come chi deve renderne conto» (Eb 13,17).
Naturalmente l’obbedienza non è cieca. Un sacerdote non deve obbedire se gli venisse comandato qualcosa di contrario alla legge di Dio, al Vangelo o al Magistero autentico della Chiesa. Per questo:
• se l’ordine è solo sgradito o faticoso, va comunque obbedito;
• se sembra ingiusto o sbagliato, il sacerdote può chiedere chiarimenti, o appellarsi a istanze superiori (fino al Papa), ma senza rompere la comunione.
Io stesso, davanti a provvedimenti palesemente ingiusti, sbagliati, sconcertanti per la comunità e sgraditi, ho scelto di obbedire e basta. I santi ce lo hanno insegnato: tra tanti ricordo S. Giovanni Bosco e Padre Pio.
Un vescovo, prima di arrivare a un provvedimento così grave, percorre sempre tutte le vie possibili: dialogo, ammonizioni, richiami, tentativi di correzione fraterna. Ma se un sacerdote sceglie deliberatamente di disobbedire e di separarsi dalla comunione con il suo vescovo e con la Chiesa, che altro resta da fare?
Il vescovo in questo caso lo ha “solo” sospeso a divinis, anche se avrebbe potuto — e meno male che non lo ha fatto, per carità pastorale — prendere atto che egli, estraniandosi dalla comunione con la Chiesa, si era di fatto autoscomunicato.
Mi dica, allora: che cosa avrebbe dovuto fare ancora il suo vescovo?
Chi non accetta la comunione e l’obbedienza — che sono essenziali al ministero sacerdotale — si mette da sé fuori strada.
Non è questione di “invidia” o di “potere”: è questione di fedeltà a Cristo, che ha voluto una Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, fondata sulla comunione gerarchica e sull’obbedienza evangelica.
Mi dispiace per don Leonardo e spero che il Signore lo illumini.
E noi speriamo e preghiamo perché la ferita possa essere sanata e la piena comunione ripristinata.
Signor Leandro Cristo si difende a modo suo. Nel Getsemani quando hanno sguainato le spade per non farLo portare via, che ha fatto Gesù? Li ha fermati. Non era quello il modo. E cosa ci dicono fior di santi sacerdoti davanti alle male azioni compiuti contro Cristo e la Chiesa? Non hanno fatto come ha fatto (don) Leonardo. Hanno fatto al contrario. Ora invece di avere un sacerdote che soffre e dunque offre e ripara per chi sbaglia, abbiamo un sacerdote in meno che offre e ripara e fa compagnia a Gesù e Lo fa agire. E al contempo oltre che togliersi dalla comunione con Gesù si porta dietro un consistente gregge, allontanandolo da Gesù. In forza di cosa? Dell’ amore per Gesù? A parole. Nei fatti questa è disobbedienza, mascherata da zelo e dipinta come amore. Satana vaglia tutti noi, è bravo a trovare i nostri punti deboli ed è bravissimo a manipolare le nostre “buone intenzioni”.
(Don) Leonardo ad ora difende se stesso e come vuole servire Cristo. Ma il punto dovrebbe essere : è così che Cristo vuole che lo serva? E può mai Cristo volere da qualcuno che per alcuni membri più evidentemente malati e dunque peccatori ci si tolga dalla Chiesa? Perché questo ha fatto (don) Leonardo, che lo si voglia ammettere o meno.
Sappiamo già la risposta.
Un gran bel contributo, il suo.
Ogni bene!
Gentile Dr.ssa De Vito, la ringrazio per aver fatto conoscere il caso di Don Leonardo Pompei, le cui omelie e video mi hanno aiutato in questi anni difficilissimi a non perdere ma a rinsaldare la fede. Purtroppo l’annuncio della Verità e il giusto monito circa l’esito del giudizio divino sulla nostra esistenza oggi sono irrisi e misconosciuti.
Seguo da anni le bellissime catechesi di Don Leonardo su youtube e mi fa tanta amarezza e rabbia vedere come viene trattato da questa chiesa (minuscolo voluto) di piccoli e meschini uomini.
La rabba aumenta se si pensa che preti pagliacci e conclamati eretici (un nome su tutti, Alberto Maggi) non vengono toccati ed anzi sono trattati in guanti bianchi.
Per quel poco che può valere Don Leonardo ha tutta la mia solidarietà e comprensione. Preghiamo per lui.
Concordo con lei al 100%, queste misure persecutorie in realtà sono medaglie al valore cattolico, di cui Nostro Signore riconoscerà merito a don Pompei, cone a mons. Strickland e a mons. Viganò. Per i persecutori provo solo un misto di pietà e disgusto, che ben si amalgamano assieme. Prego per la loro conversione, che però ritengo umanamente impossibile, in quanto il loro nuovo tenebroso padrone ( a cui obbediscono ciecamente) non se li lascerà certo sfuggire
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