Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, l’ing. Amedeo Zerbini, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul libro di Giobbe. Buona lettura e meditazione.
§§§
Giobbe 2000. Libera riflessione sull’attualità del libro di Giobbe.
Il mondo della sofferenza visto dall’interno di una RSA.
La riflessione che segue non vuole avere la pretesa di essere una lettura in chiave esegetica, ermeneutica o teologica di quel grande capolavoro della letteratura mondiale noto come Libro di Giobbe (il primo del gruppo dei sette libri “Sapienziali e poetici” del canone biblico cattolico); al contrario vuole solo essere una trasposizione di un messaggio biblico di almeno 22 secoli fa nella realtà di oggi.
Nella versione odierna il libro di Giobbe si articola in 42 capitoli suddivisi in 7 parti.
- PROLOGO : Satana, col permesso di Dio, mette Giobbe alla prova
- Il DIALOGO : Giobbe maledice il giorno della sua nascita; fiducia in Dio; soltanto l’uomo oppresso conosce la propria miseria; il corso inarrestabile della giustizia divina; la giustizia divina è al di sopra del diritto; la sapienza di Dio provoca il riconoscimento di Giobbe; la sapienza di Dio si manifesta anche con le devastazioni provocate dalla sua potenza; Giobbe (secondo l’amico Elifaz) si condanna con le sue stesse parole; dall’ingiustizia degli uomini alla giustizia di Dio; la collera non può nulla contro la giustizia; il trionfo della fede nell’abbandono di Dio e degli uomini; l’ordine della giustizia non ammette eccezioni; la smentita dei fatti; Dio castiga solo in nome della giustizia; Dio è lontano e il male trionfa; grandezza di Dio; Giobbe, innocente, conosce la potenza di Dio.
- ELOGIO DELLA SAPIENZA : la Sapienza che è inaccessibile all’uomo
- LAMENTI E APOLOGIA DI GIOBBE : i giorni passati; angoscia presente; apologia di se stesso (Giobbe)
- I DISCORSI DI ELIU : Esordio; la presunzione di Giobbe; scacco dei tre saggi nel discolpare Dio; Dio non è indifferente ai casi umani; il vero senso delle sofferenze di Giobbe; inno alla sapienza onnipotente
- I DISCORSI DI YHWH : la sapienza creatrice confonde Giobbe; Dio controlla le forze del male; ultima risposta di Giobbe
- EPILOGO : il Signore biasima i tre saggi; Dio reintegra la fortuna di Giobbe.
Breve excursus sui personaggi.
Giobbe, chi era costui?
Secondo la maggioranza degli studiosi, teologi cattolici e non cattolici, e di tanti appassionati e innamorati e affascinati dalla storia di Giobbe, il libro sarebbe il frutto di un’opera a più mani redatta e rivista nel corso di circa un secolo, a partire da una leggenda, un racconto popolare avente per protagonista un esotico Giobbe “figlio dell’ Oriente” la cui figura viene presentata nel testo biblico con un brano introduttivo in prosa.
1C’era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. (Giobbe 1,1) .
Niente di eccezionale, dunque. Malgrado il pessimismo oggi dilagante sulla natura dell’uomo quanti ce ne sono ancora oggi di uomini integri e retti che temono Dio e sono alieni dal male? Personalmente sono convinto che ce ne sia una moltitudine che senza far tanto chiasso vive così . Tra questi mi ci metterei anch’io. Sono cosciente di avere ricevuto molto, ma in coscienza mi sento di dire di aver dato tutto quello che potevo dare col massimo di onestà anche intellettuale (almeno quella di cui sono capace) senza chiedere contropartita.
Niente di eccezionale dunque anche se nella presentazione la Bibbia dice che “Quest’uomo era il più grande fra tutti i figli d’oriente”. Forse questo deriva dal fatto che oltre alle già dette qualità morali Giobbe era un uomo che oggi si direbbe fortunato : “Gli erano nati sette figli e tre figlie; 3possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù”. Un benestante, quindi.
La moglie
Una stupidella, direi, incapace di vedere al di là del proprio naso, e di valutare la statura morale del marito colpito improvvisamente da una serie di enormi disgrazie. La sua è una breve comparsa rimasta però famosa nel mondo anche non cristiano. 9Allora sua moglie disse: “Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!”. 10Ma egli le rispose: “Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?”. (cap.2,9)
Gli amici
Il gruppo dei tre amici rappresenta un classico campionario di coloro che pur avendo buoni sentimenti sono obnubilati da ideologie rigide e tetre dalle quali non riescono ad uscire. Essi soffrono in cuor loro per le disgrazie che hanno colpito l’amico Giobbe, ma sono talmente ingabbiati nella loro mentalità giustizialista che anziché confortarlo e compiangerlo lo accusano di essere lui stesso causa dei suoi mali che gli sono stati mandati da Dio come castigo per le sue empietà.
Il primo, Elifaz, ha qualche elemento che lo accosta alla figura del “veggente” e al profeta ; Bildad ha il taglio del “giurista” e il terzo, Zofar, è il “sapiente” che costantemente fa riferimento alla sapienza tradizionale di Israele. Ciascuno di essi interviene tre volte a contrastare Giobbe che con vigore sostiene la propria integrità e innocenza, e la loro ostinata insistenza sul dogma della retribuzione positiva e premiante riservata ai giusti, negativa e punitiva per gli empi finisce per esacerbare il povero Giobbe che a conclusione dei lunghi dialoghi se ne esce con una serie di veri e propri improperi contro di loro.
(chi volesse approfondire non ha che da leggere il commovente sfogo di Giobbe nel capitolo 19).
Elihu
Secondo molti studiosi questa figura è una aggiunta posteriore alla prima stesura di Giobbe. In effetti è una specie di outsider che appare all’improvviso ad interrompere il dialogo tra Giobbe e gli amici, con argomentazioni tutte sue proprie.
Dio
Alla fine , dopo tanto discutere tra uomini in un lungo dibattito senza conclusione, Dio appare come l’unico, vero, valido interlocutore di Giobbe. Detentore di un potere senza limiti non può essere giudicato dagli uomini. Alle provocazioni di Giobbe Dio risponde ponendo a Giobbe delle domande. Non sono domande poste per fare a Giobbe l’esamino di catechismo, ma perché Giobbe (e ogni uomo con lui) prenda coscienza di quante cose la scienza e la conoscenza umana sanno fare accurate osservazioni e descrizioni ma non sanno dare spiegazioni, che solo Lui può dare. Dio non va soltanto amato, ma anzitutto va rispettato, interrogato e pregato perché solo lui è tutto.
Ed ora veniamo a noi, poveri Giobbe 2000.
Quanti sono i Giobbe al giorno d’oggi? Quanta gente chiede disperatamente a se stesso, agli amici, a Dio stesso : ma io che male ho fatto per essere qui in questa situazione, in queste condizioni? Perché non c’è pietà, comprensione, parola di conforto , ma solo predichette morali scontate tipo: devi farti forza, devi reagire, devi metterci buona volontà . Ad uno che giorno dopo giorno sente venir meno le sue forze fisiche e mentali, oppresso dalla noia e dall’inedia, vai facendo esortazioni da manualetto su come consolare gli afflitti? Nel mondo variopinto di oggi è presente tutta una costellazione di sentimenti verso la vita e di atteggiamenti verso la sorte del mondo, ma su tutti sembra essere l’angoscia il sentimento dominante. In questo senso fanno particolarmente pena i giovani che tentano di soffocare nelle orge le loro ansie e la loro opprimente paura di non farcela.
Siamo tutti al corrente delle enormi sofferenze inflitte ad intere popolazioni, assolutamente innocenti, in ogni parte del mondo: basta vedere i numerosi articoli in proposito pubblicati anche in questo blog.
Io però voglio parlare dell’infinita sofferenza segreta delle migliaia di persone sole, malate, anziane abbandonate qua e là come sacchetti della spazzatura dai loro stessi parenti, incoscienti del male che stanno facendo. Non servi più, sei solo un peso, un inciampo alla nostra libertà di goderci il nostro tempo libero, i nostri weekend, le nostre sospirate ferie e di essere sollevati da ogni responsabilità nei tuoi confronti. Questa è la spiegazione di quello che fanno quando per il tuo bene ti rinchiudono in una struttura protetta. Ti senti male? Lì ci sono medici e infermieri pronti a curarti. Cadi e ti fai male? Li c’è il personale pronto a soccorrerti. Dal loro punto di vista hanno perfettamente ragione, un po’ meno dal punto di vista del povero anziano che proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di calore e di affetto si sente reietto e abbandonato.
Andate a leggere la pagina struggente del capitolo 3, quella in cui Giobbe maledice il giorno in cui è nato e invoca su di sé la morte ! Sapeste quanti qua come Giobbe dicono in cuor loro : Ogni giorno prego Dio perché mi faccia morire (confronta Gb3,21-22):
21 quelli che aspettano la morte e non viene,
che la cercano più di un tesoro,
22che godono alla vista di un tumulo,
gioiscono se possono trovare una tomba…).
Personalmente da questa esperienza sto traendo grandissimi insegnamenti.
Anzitutto la riscoperta di pagine della Bibbia che avevo quasi dimenticato in una luce nuova. Non solo Vangeli e Salmi, Pater Noster e Ave Maria , Benedictus e Magnificat. I libri sapienziali e poetici sono una miniera d’oro anche per l’uomo di oggi.
Lascio ad altri più esperti di me, politologi, sociologi, giornalisti, opinionisti il compito di esaminare la situazione dell’umanità odierna suddivisa in blocchi nettamente contrastanti : quelli che comandano e quelli che sono comandati, quelli che vivono nella prosperità e nell’abbondanza e quelli che vivono nella miseria più nera, quelli che se la godono giorno e notte e quelli che soffrono giorno e notte.
Restringo il campo su di me e sul piccolo mondo che mi circonda in questa RSA.
Se rileggo con attenzione i ben 19 capitoli in cui si articolano le risposte di Giobbe agli attacchi degli amici, non posso che immedesimarmi in lui. Io non maledico il giorno in cui sono nato ma mi domando : chi sono io qua?
Per la direzione, gli inservienti, i medici , gli infermieri sono un “ospite”. Un “ospite” capite? Non un cliente pagante e avente dei diritti, prima di tutto quello di parlare. No, sono un ospite.
Per gli altri ospiti sono il signor nessuno.
E per Dio ? Non lo so.
Eppure come dice Giobbe anch’io dico:
[2] Oh, potessi tornare com’ero ai mesi di un tempo,
ai giorni in cui Dio mi proteggeva,
[3] quando brillava la sua lucerna sopra il mio capo
e alla sua luce camminavo in mezzo alle tenebre;
(Gb 29,2-3).
[1] Ora invece si ridono di me
i più giovani di me in età,
i cui padri non avrei degnato
di mettere tra i cani del mio gregge.
(Gb 30,1)
Ma per questo dovrei affliggermi ? NO ! Devo solo chiedermi che cosa vuole Dio da me? [2] Che parte mi assegna Dio di lassù
e che porzione mi assegna l’Onnipotente dall’alto?
(Gb 31,2)
Se mi lascia qua non è forse perché gli sto servendo più di qua che di là ? Forse,, chissà?
La panoramica però si fa molto più tetra se mi guardo intorno. Quante facce tristi !
Quando all’orario dei pasti mi porto nel salone li vedo arrivare, isolatamente, uno alla volta, in silenzio. C’è qualcuno che arriva camminando con le proprie gambe appoggiandosi al deambulatore, c’è chi arriva sulla sedia a rotelle spingendosi da solo e chi necessita di essere spinto da un inserviente, perché da solo non ce la fa più. Arrivano, si siedono al loro posto, manco salutano i compagni di tavolo. A testa bassa, col muso lungo, stanno in attesa che inizi la distribuzione del pasto. Come animali da allevamento. E allora mi chiedo: ma costoro dieci, venti, trenta anni fa chi erano, che cosa facevano? Magari erano persone ultra riverite, impiegati, artigiani, dirigenti (come me) chi lo sa ? Ed ora che stanno qui a fare?
L’uomo carnale nella sua corporeità è una macchina molto complessa, stupenda, meravigliosa ma purtroppo è poco affidabile: è facilmente soggetta a guasti casuali e inesorabilmente soggetta ad usura. Certamente molti sono causa dei propri mali : basta pensare agli alcolizzati, ai drogati, agli sconsiderati imprudenti. Ma sono anche molti coloro che soffrono non a causa dei propri comportamenti o della loro vita morale.
Anche le automobili, gli aerei, le navi, i carri armati, le biciclette e i frigoriferi vanno soggetti a questi tipi di guasti, ma loro non se ne accorgono, l’uomo sì e si domanda perché. Questa è la domanda angosciante che anche Giobbe ripete : perché ? E la risposta non è quella del moralista, né quella del teologo né quella del giurista. La risposta è quella di Dio: caro uomo, io ti ho creato e io dirigo i tuoi passi come voglio io e non come vuoi tu. Tu non puoi darmi ordini, dirmi quello che devo fare e non devo fare. Non è compito né diritto tuo. Lascia fare a me, fidati di me. Quello che a te sembra male in realtà è un bene per te. Aspetta, abbi pazienza e un giorno vedrai e capirai quello che oggi non vedi e non capisci.
Difficile anche per me accettare tale conclusione. Eppure sembra essere l’unica possibile. L’ateismo oggi dominante certamente non aiuta a capire il mistero del male e del dolore. La superbia dell’uomo vuole giudicare, giudicare anche Dio. Anche in questo blog ho letto cose abominevoli in proposito. Spesso i miscredenti nei loro giudizi sono peggiori degli atei. Ma non sono di meno i fanatici sostenitori del dogma del Dio che castiga. A volte sembra di risentire i genitori di una volta che al bambino che cadeva e si faceva male dicevano:- Ecco, ti sta bene! Te l’avevo detto di stare più attento, adesso sei caduto e ti sei fatto male? Ben ti sta, è tutta colpa tua-.
Il libro di Giobbe è un libro di rottura con la tradizione. Era necessario dare un colpo netto. Altrimenti Cristo non sarebbe stato accettato.
Se soffri è perché sei un malfattore è l’assunto di base dei discorsi degli amici di Giobbe . Ma se questa mentalità fosse rimasta nella cultura ebraica fino alla venuta di Cristo, chi mai avrebbe potuto credere che un condannato a morte, crocifisso, potesse essere l’uomo più puro mai esistito, addirittura il figlio primogenito di Dio Padre ? Ed ecco l’intervento dello Spirito, che due secoli prima della sua venuta ispira la stesura di questo libro che colpo su colpo demolisce tale teoria.
Conclusione
Cari amici,, StilumCuriali e non, date retta all’emerito 95 enne. Per qualche giorno nella vita mettete da parte scrittori e filosofi, poeti e pensatori, veggenti e mistici e leggete con calma, meditandolo parola per parola, il grande libro di Giobbe. Non bevetelo a gogò ma a piccoli sorsi centellinandolo come un vino di classe e la vostra visione della vita si capovolgerà di 180 gradi. Allora anche voi come Giobbe vedrete svanire in una bolla di sapone tutta la saccenza e la boria con la quale i sapienti di ieri e di oggi vi hanno frastornato con mezze verità che non spiegano niente.
E con Anna (1 Samuele 2,3), direte:
Non moltiplicate i discorsi superbi,
dalla vostra bocca non esca arroganza;
perché il Signore è il Dio che sa tutto
e le sue opere sono rette.
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39 commenti su “Il Libro di Giobbe, Antidoto alla Nostra Superbia di Filosofi. Amedeo Zerbini.”
Ritengo di rientrare più che in argomento delle sofferenze del mitico Giobbe ricordando che oggi 15 settembre è, forse, ancora la festa dell’Addolorata.
Eia Mater, fons amoris, me sentire vim doloris fac ut tecum lugeam per i tanti bambini innocenti che muoiono sotto le bombe in quella Palestina, che hanno chiamato Terra Santa.
Se non ricordo male, per primo a definirla così in greco, fu Filone Alessandrino.
Quis non posset contristari matres illas contemplari in tanto suplicio?!
Rispondo ai carissimi STILUMCURIALE EMERITO e DON PIETRO PAOLO che mi hanno rispettivamente replicato:
“Cosa c’entra tutta questa filippica con lo spirito e la sostanza del mio articolo? Questo sarebbe lo spazio per commentarlo non per discussioni stravaganti su tutt’altro argomento.”
E
“Quanto al tuo “dio” – ammesso che tu ne abbia uno – lo scrivo con la minuscola non per mancanza di rispetto, ma per coerenza: il Dio che io confesso non è una vaga entità indefinita, ma il Padre del Signore nostro Gesù Cristo.”
Gb 38,36: “Chi ha messo nell’ibis sapienza o chi ha dato al gallo intendimento?”.
SADDAY: 91 ricorrenze in tutto l’AT.
Ricorrenze di SADDAY in Giobbe:
5,17 (LXX Pantokratoros. No Vg)
6,4 (No LXX e Vg)
6,10 (QODESH)
6,14 (No LXX e Vg)
8, 3 ( No LXX e Vg)
8, 5 ( No LXX e Vg)
11,7 (LXX pantokrator; Vg omnipotentem)
13,3 (No LXX; Vg omnipotentem)
15,25 (LXX pantokratoros; Vg omnipotentem)
21,15 ( LXX ikanós; Vg omnipotens)
21,20 (No LXX; Vg omnipotentis)
22, 3 (No LXX; no Vg)
22, 17
22, 25
23,16
24, 1
27, 2
27, 10, 11, 13
29, 5
31, 2, 35
32, 8
33, 4
34, 10, 15
35, 13 EL-SADDAY
37,23 ( No LXX e Vg)
40, 2 (No LXX e Vg)
Mi chiedo: non poteva YHWH, il SIGNORE, se onnipotente, invece di rendere al suo fedele Giobbe “il doppio di quanto posseduto” (Gb 42,10), ritornargli le medesime cose, tutti i suoi cari di prima?
O “FACTUM INFECTUM FIERI NEQUIT” anche per SADDAY?
A parte tutto ciò, come può STILUMCURIALE EMERITO pensare che tra le sofferenze di Giobbe esuli la più nobile di tutte e cioè la ricerca del Dio?
E come può quindi DON PIETRO PAOLO onestamente [cioè con onesta coerenza umana] scrivere con la d minuscola il Dio altrui?
Il Dio del mio cuore.
“Ti adoro o mio Dio ti ringrazio con tutto il cuore d’avermi creato, fatto cristiano…”
Cioè: prima creato, successivamente “fatto cristiano”.
Mi sembra che la Sura 30 versetto 30 insegni che per Natura [Fitrat] si nasce tutti mussulmani, cioè del Dio. E non mi sembra manchi certo di plausibile… “Verità”!
Concludo con Giobbe 18, 14-15:
“Sarà dissolto dalla tenda sua, da la confidenza sua e farà incedere lui a Re di orrori”.
Chi è costui? Il primogenito di morte. 13-15 testo molto corrotto.
“Dimorerà Lilit ne la tenda sua e sarà sparso zolfo su covo suo”.
Lo zolfo è simbolo di sterilità cf Dt 29,22; Is 34,9; Salmo 11,6.
Re degli orrori: Lilia, Nergal, Plutone, ecc…
“ή θεοσέβειά εστιν σοφία” Gb 28, 28 secondo la LXX.
Il testo ebraico ha Adonay che altro non è che testimonianza di memoria storica di ATON-MIO.
Chi sparge sangue umano in nome di Dio, è l’empio. Chi odia è privo di ragione. Una croce ricondurlo alla ragione, a Dio.
Caro DON PIETRO PAOLO in relazione alla mia delle 13;43 di oggi, mi è venuto anche in mente ciò che non posso tacere. Giuseppe Verdi, che definì in una sua lettera i preti “larve vestite di nero”, [ e non condivido. Anche se il nero oggi è desueto ] musicò la famosa opera “Don Carlo” in cui l’Inquisitore cattolico ricorda al Re proprio il dogma che il Padre Eterno non esitò a sacrificare il figlio suo per amore”.
Questa verità/falsità, i due aspetti della medesima medaglia, lo trovi scritto come solo unico aspetto – che guarda caso collima col tuo pensiero -, anche su una architrave del famoso duomo di Monreale.
Vedi , forse per questo le favole son tanto belle, perché se lasciano un amaro in bocca per alcuni, tuttavia per i vincenti fruttano tanta “kremata”.
Mi scuso ancora una volta con Amedeo, ma essendo tirato in ballo in cose a cui io tengo tanto e proclamo, non posso astenermi dal rispondere.
Caro Rolando,
vedo che ti diletti di Verdi, di citazioni d’opera e di architravi… ma la fede cattolica non si regge né sulle battute del “Don Carlo”, né sulle “kremate” dei vincenti. Si regge sulla Rivelazione di Dio in Cristo.
Se tu conoscessi un po’ di teologia cristiana – e so che la conosci, ma preferisci glissare – sapresti che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio in tre Persone, una sola sostanza. Ed è proprio perché Dio non pensa con la tua o la mia logica che ha scelto la via della Croce.
Chi sei tu, chi sono io, per dire che non è bene? L’Apostolo Paolo – che, a quanto pare, proprio non ti va giù – ci ha detto e ripetuto che «ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1,25). Questa è la verità di fede: la Croce è scandalo e follia per il mondo, ma potenza e sapienza di Dio per coloro che credono.
Dio non ha sacrificato il Figlio “come un Inquisitore crudele”, ma il Figlio stesso, nella piena unità col Padre e nello Spirito, ha offerto la vita liberamente per amore nostro. Questo è il cuore del Vangelo. Non favole, non “architravi”, ma Redenzione.
Ex hoc satis.
“Ed è proprio perché Dio non pensa con la tua o la mia logica che ha scelto la via della Croce.”
Questo lo dici tu per Dio! Per un Dio però che l’avrebbe imposta all’uomo! Quindi sei del suo stesso parere di imporre sofferenze. Complimenti!
Pazienza all’uomo puttaniere ed ominida! Ma anche agli innocenti che ancora non hanno concettualizzato una ben che minima idea della “sostanza” di Dio!
Ti ricordo che Platone ha ben spiegato la derivazione e la semantica del termine “Theòs”.
E che Paolo scrive: “l’agape amorosa tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto osa!”
È una gara a chi le spara più inebrianti!
Viva le donne, via il Buon vino, sostegno e gloria d’Umanità. (Don Giovanni).
Carissimo DON, ma vah! Tu che hai studiato tanta teologia…. “sai”…
“Se tu conoscessi un po’ di teologia cristiana – e so che la conosci, ma preferisci glissare – sapresti che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio in tre Persone, una sola sostanza.”
” Ed è proprio perché Dio non pensa con la tua o la mia logica”; e meno male! Ma la teologia è logica, per bacco!
“che ha scelto la via della Croce.” : lo sai perché hai studiato teologia o perché la croce di legno boschivo l’han preparata gli uomini per un uomo “che essendo uomo si faceva Dio”, secondo la testimonianza di uomini, falsi testimoni?
Carissimo DON PIETRO PAOLO. Tu testualmente scrivi:
“Non so e non ho capito chi sia, o che cosa sia, il tuo dio.
Il mio Dio è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Egli è:
• Colui che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito («Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» – Gv 3,16).
• Colui che è una cosa sola con il Figlio («Io e il Padre siamo una cosa sola» – Gv 10,30).”.
Intanto, rispetto per il pensiero altrui richiederebbe che tu scrivessi “Dio” con la D maiuscola, anche riferendoti al “mio” Dio che tu dici, giustamente di non sapere e capire chi sia.
Poi, quanto al tuo Dio, che tu perfettamente capisci e sai chi è ( e che come vedi scrivo con la D maiuscola ), io dico che non so e non capisco come il tuo Dio tanto buono abbia amato tanto il mondo [quel mondo per il quale Gesù -secondo Gv non prega-] da sacrificare il suo Figlio unigenito sulla croce per mano dei Romani e sacerdoti ebrei collaborazionisti.
Solo se la ragione umana lo crede Dio da Dio può conciliare. Ma il dogma vieta di credere che in quanto Dio possa morire. Non resta quindi che sia stato sacrificato l’uomo, e solo l’uomo, in carne ed ossa, un determinato uomo e per di più ebreo chiamato Gesù tra i tanti Gesù pur contemporanei.
E per di più, che tal Dio Padre abbia promesso la salvezza eterna ad ogni singolo uomo che avrebbe creduto tal Gesù, Dio da Dio!. Ma da dove mai risulta una simile deduzione logico-razionale dalle scritture sacre ebraiche perfino allora non ancora definite in nessun canone ebraico che la memoria storica documenti? Perché dovrei basare la mia fede su libri scritti da mano d’uomo? Per i miracoli? Ma… non è forse tutto uno strabiliante miracolo di bontà e crudeltà continue in nome di Dio? Qualsiasi Chi/Cosa Egli/Esso sia!
Non ha detto Gesù che se anche Lazzaro [oh, il nome di questo “povero” nei codd!] fosse stato risuscitato e visto risorto, ciò non sarebbe stata prova sufficiente a credere e quindi ad aver fiducia?
Tu quindi, devo desumere, credi nei libri dell’AT , del NT ed in tutti gli infiniti scritti e parole orali dell’Istituzione Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.
Tanto di cappello! Ma non sei convincente. Se ti vedessi piangere, allora io piangerei con te nel “gemito della Natura”. Tu sai. Cioè sperimenti come tutti. Papa americano ed agostiniano compreso. Salve!
Cosa c’entra tutta questa filippica con lo spirito e la sostanza del mio articolo? Questo sarebbe lo spazio per commentarlo non per discussioni stravaganti su tutt’altro argomento.
Caro Stilum,
“vanitas vanitatum”…invece di esser contento che il tuo apporto letterario abbia dato stimolo e occasione per tanti interessanti frutti del pensiero, pretendi di decidere chi ha il diritto di accostarsi al “tuo” sagrato.
Caro Rolando,
vedo che, come al solito, non hai risposto alla mia domanda, ma hai preferito dilungarti in critiche al “mio Dio”. Vedi, per me non si tratta di “mio” Dio, come se fosse una costruzione personale, ma del Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, crocifisso e risorto, creduto e adorato dalla Chiesa fin dall’inizio.
Capisco che per te tutto questo resti estraneo o indecifrabile. Ma allora non ha senso discutere di sillogismi o di deduzioni logico-razionali: se non c’è un terreno comune di fede, il confronto rimane un dialogo tra due lingue che non si comprendono.
Quanto al tuo “dio” – ammesso che tu ne abbia uno – lo scrivo con la minuscola non per mancanza di rispetto, ma per coerenza: il Dio che io confesso non è una vaga entità indefinita, ma il Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Ed è ben diverso dal “chi/cosa” indefinito a cui ti riferisci.
Non ho la pretesa di convincerti. La fede non nasce da dimostrazioni, ma da un incontro. E finché non si riconosce la possibilità di quell’incontro, ogni discorso resta inevitabilmente vano.
Un saluto.
Beh, però, caro don P.P.,
trave-trave-, pagliuzza-pagliuzza- …come è, allora, che a quelle mie domande- che evidentemente le danno un certo prurito- lei non risponde mai?…
Mi scuso con Amedeo se rispondo qui a Rolando.
Caro Rolando,
anche se ti rispetto,
non ti rispondo non perché non saprei farlo, ma perché lo ritengo tempo sprecato.
Noi infatti abbiamo una concezione completamente diversa della Bibbia e non potremmo mai incontrarci: per me è Parola di Dio rivelata progressivamente, che con le sue apparenti contraddizioni, limiti e imprecisioni trova in Gesù Cristo la chiarezza, la spiegazione e la completezza definitiva.
La stessa scuola dove apprendere il metodo autentico di lettura e interpretazione è quella fondata da Gesù Cristo stesso: la Chiesa, infallibile nel suo capo visibile (cfr. Mt 16) e governata da maestri — gli apostoli e i loro successori — a cui è dato dall’Alto di comprendere i misteri (cfr. 1 Cor 4,1; Lc 10,16).
Tu invece, per quanto grandi possano essere i tuoi studi storici, filologici e culturali, ti poni come uno che non solo vuole contrastare i libri sacri, ma persino lo spirito che li anima.
Per me, che credo in Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato, e nella Santa Chiesa cattolica e apostolica — come recito ogni volta nel Credo — le tue parole non sono che invettive camuffate, mascherate da finta ricerca di chiarezza.
I miei interventi possono essere dottrinali e apologetici, ma hanno lo scopo di edificare nella verità. I tuoi, invece, mi appaiono come portatori di confusione e seminatori di zizzania, esattamente il contrario della prassi evangelico-missionaria.
Io cerco di condurre all’Ovile di Cristo: tu, invece, dove pensi di condurre i tuoi ascoltatori?
Non so e non ho capito chi sia, o che cosa sia, il tuo dio.
Il mio Dio è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Egli è:
• Colui che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito («Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» – Gv 3,16).
• Colui che è una cosa sola con il Figlio («Io e il Padre siamo una cosa sola» – Gv 10,30).
• Colui che corre incontro al figlio perduto e lo abbraccia con misericordia («Quando era ancora lontano, il padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» – Lc 15,20).
• Colui che prega il figlio maggiore di entrare nella gioia della sua casa («Il padre allora uscì a pregarlo» – Lc 15,28).
• Colui che vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità («[Dio] vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» – 1 Tm 2,4).
In una sola parola: Dio è Amore («Dio è amore» – 1 Gv 4,8).
Non avendo altro da aggiungere, non mi resta che augurarti di incontrare veramente Gesù Cristo e di cadere anche tu, come Paolo, dal tuo cavallo fatto di filosofie del mondo.
Ogni bene.
Carissimo DON PIETRO PAOLO, tu scrivi:
“tu, invece, dove pensi di condurre i tuoi ascoltatori?”
Vedi la grande differenza che ci separa: io non ho mai pensato di condurre alcuno in parte alcuna.
Ma di relazionarmi con la ragione. Rispetto la fede di chicchessia. Sia che il Pastore sia buono, sia che sia Mercenario, le pecore rimangono pecore. Ambedue ne approfittano a proprio vantaggio hic et nunc. Io cerco di capire come la mia condizione può differenziarsi dalla pecora, hic et nunc. E questo avviene anche relazionandomi. La verità è pure una relazione. Ciaooo…
Caro don P.P.,
“chiarezza e completezza DEFINITIVA?”. Ma se Jeshua medesimo afferma che solo il Figlio ha veduto in faccia il Padre? Che né ad Abramo, né a Mosé, né a numerosi “simpatizzanti” dell’A.T. toccò questa “fortuna”?
( neppure- sembrerebbe- ai progenitori )? Chi era, dunque, per Jeshua questo -fino ad allora inedito- Padre?
Che avessero mentito i patriarchi e i profeti anticotestamentari? Oppure essi -ingannati- raccattarono per strada tutte le contraddizioni seminatevi dall'”unico” dio veterotestamentario che, in tal modo, aveva inteso adeguarsi alla condizione di primitiva ferocia dei propri adepti allo scopo fondamentale di venire, da essi, accettato?
Ringrazio di cuore tutti gli intervenuti e in modo particolare don Pietro Paolo per le sue belle e incoraggianti parole.
Approfitto di questo messaggio per proporre un piccolo completamento al mio scritto con una serie di annotazioni a parer mio molto importanti.
L’idea di sottoporre a prova la fede di Giobbe non viene da Dio ma da Satana. Dio acconsente, è vero, ma non è lui a prendere l’iniziativa.
Delle 5 grandi disgrazie che colpiscono Giobbe una sola (un vento impetuoso si è scatenato…) è dovuta alle forze della natura, 3 sono dovute alla malvagità degli uomini, 1 (la piaga) è dovuta direttamente all’intervento di Satana. Anche questo mi dà da pensare…..
LeggerLa è sempre un piacere…lontano nel tempo. Oggi siamo TODOS mostruosamente lontani dalle Sacre scritture e capiamo poco. Viviamo privi di esempi e di Verità. Buona, IMMERITATA, permanenza che fatico a credere sia reale. Un saluto sincero
Carissimo Amedeo, libro di Giobbe a parte, adesso desidero innalzare un inno di Fiducia con te e pe te
Queste tue parole: “Aspetta, abbi pazienza e un giorno vedrai e capirai quello che oggi non vedi e non capisci.”
Certamente.
Più volte alla settimana mi reco in una RSA a far compagnia ai Gesù e giusto ieri, ne ho incontrato uno nuovo di 97 anni. Mi ha chiesto se pregavo con lui la preghiera alla Madonna della Salute stampata sul retro dell’immaginetta, santino, che mi aveva porto e poi regalato. Ho pregato con lo stesso fervore: non ti dico quale gioia trapelava dai suoi occhi.
Ho appreso proprio in circoli darwiniani, che i bempensanti definiscono congreghe di atei, a non uccidere le speranze e le fiducie di alcuno.
Lo stesso Gesù, avvisando Pietro, ha ricordato a ciascuno di noi che nella nostra vecchiaia altri ci avrebbero condotto dove non avremmo voluto!
Perdonami, ti prego, se in questo sito, ho ritenuto di distinguere le due cose: il mio punto di vista sul testo di Giobbe, distinguendolo dalla tua persona persona che su questo testo ritiene, da fedele credente di trovarvi conforto. D’altronde questo, se non erro, è anche un sito dove si dibattono idee. E molto spesso anche nelle RSA ci sono anziani che dibattendo non s’accorgono del tempo, che, solitamente noioso, sembra non passare mai.
Pertanto, tanto di cappello!
Coraggio e forza.
Vincenti dabo edere de ligno vitae.
La situazione nelle RSA ritengo sia lacrimabile non tanto per l’indifferenza dei giovani o degli atei, quanto piuttosto, così come anche nelle strutture riabilitative, per la “cristiana” politica dei politicanti di Dio, Patria e Famiglia e la loro “passione” per la cultura dei giovani italiani!
Coraggio! Nel cuore di Dio c’è posto per tutti.
Con sincero sentire, Rolando.
Desidero anzitutto ringraziare Amedeo per il suo intervento, così ricco di umanità e di profondità. La sua riflessione su Giobbe 2000, pur non volendo essere un commento esegetico o teologico, coglie con semplicità e chiarezza l’attualità di questo libro biblico e ne mostra la forza dirompente: la sofferenza interrogata dall’interno, la domanda che si fa preghiera, la fede che si purifica attraverso la prova. È una lettura che mi ha toccato e che considero pienamente cattolica nello spirito, perché aiuta a guardare al dolore non con facili moralismi, ma con lo sguardo di chi attende e spera nel Signore.
Venendo ora alle citazioni di Giobbe riportate, occorre ricordare che la Parola di Dio, anche nel Libro di Giobbe, non si legge come una sentenza scolpita nel marmo da interpretare alla lettera con la lente del giurista, ma come rivelazione progressiva, che prepara alla pienezza della Verità rivelata in Cristo.
È vero: Giobbe 14,12 sembra negare la resurrezione, e più volte l’Autore sacro sembra oscillare fra speranza e disperazione. Ma è proprio qui il punto: il libro non è un trattato dogmatico, bensì un dramma dell’esistenza, che mostra come la ragione umana, senza la luce definitiva del Cristo risorto, non riesca a trovare da sé risposta al mistero del dolore. Giobbe non “sbaglia”: esprime l’angoscia di ogni uomo. E lo Spirito Santo, ispirando queste pagine, prepara il cuore del popolo di Dio ad accogliere la novità pasquale. Per questo i Padri lo hanno letto come annuncio velato del Crocifisso innocente che vince la morte.
Quanto alla moglie di Giobbe, ridotta a una battuta amara, non va interpretata come condanna della donna in quanto tale. È figura drammatica, specchio della tentazione che tutti conosciamo: di fronte al dolore, perdere la speranza, dire “maledici Dio e muori”. La risposta di Giobbe non è maschilista, ma testimonianza di fede: “Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?” (Gb 2,10). Non è elogio del male, ma affermazione che la vita è nelle mani di Dio e non può essere ridotta a un calcolo di premi e castighi.
Infine, dire che “un Dio buono non sa che cosa sia il male” è un’affermazione che confonde i piani. Dio conosce il male non come esperienza propria — Dio non è mai autore del male morale — ma come realtà che permette in vista di un bene maggiore. Giobbe non chiede altro male, ma forza per restare saldo nella prova. È l’eco di quel grido che si compirà sul Golgota: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.
Il libro di Giobbe resta così un grande “ponte”: da un lato ci mostra l’impotenza umana davanti al dolore, dall’altro ci apre alla luce della Pasqua, dove ogni lacrima sarà asciugata (Ap 21,4).
No! No! caro DON. Legittimo che tu dica la tua, ma difficile che tu riesca a piegare il testo alle tue “spirituali” interpretazioni. Anche e soprattutto in riferimento a Gesù che tal libro sembra proprio ignorare completamente.
Io, e con ragion di causa storica e di fede, scelgo il grido che riporta Matteo nella testuale citazione con lo stesso idioma parlato da Gesù: “EL, EL mio perchè mi hai lasciato solo?!” .
Non Gli ha ridato i beni che ha ridato a Giobbe e perfino duplicati!
Non lo ha nemmeno schiodato dalla croce! Perché tanto era grande il suo amore per gli uomini da sacrificare un uomo maschio nel pieno delle sue forze su una croce romana! Dio lo vuole. Eppure, proprio il libro ispirato di Giobbe, rivela che lo stesso Dio non ha alcun interesse e guadagno a che l’uomo sia giusto, retto ed esente da colpe ed ignoranza.
Qui siamo in pieno accordo con gli dei della mitologia greca che non dettarono leggi divine, anzi lasciarono libero l’uomo a ricercare le proprie! Le proprie leggi umane!
In Giobbe, quel Dio ne sapeva né più né meno di quante, allora, ne sapesse l’uomo sui segreti della Natura. Per questo non rivela niente di nuovo di ciò che non sapesse già l’uomo, povero Giobbe!, che gli mette in bocca esattamente i propri limitati pensieri sull’infinito matematico ed inconosciuto dell’Universo e delle sue leggi! Ed il Dio di Giobbe ripete fedelmente!
E poi, e poi…. caro DON PIETRO PAOLO…..
“Infine, dire che “un Dio buono non sa che cosa sia il male” è un’affermazione che confonde i piani. Dio conosce il male non come esperienza propria ”
Mi sa che qui il confusionario….. Mi ricordo, come fossi adesso nel banco di scuola del seminario, quando il sacerdote Professore di Filosofia declamava con certezza che per Dio conoscere equivale ad essere. Percui se nnoi pure conoscessimo Dio, saremmo Dio.
Anche Gesù secondo il vangelo di tal Giovanni ammette dichiaratamente di non conoscere i tempi e l’ora del Padre. Qualcosa neppure il Figlio, sembra almeno!, non conoscere.
E poi cosa voi dire con “Infine… Dio conosce il male non come esperienza propria” ? Che è complice inconsapevolmente? Oltre l’implicita assurdità razionale e logica. O quanti bambini in questo momento stanno morendo di fame, per mancanza di soccorso e sotto le bombe di Israele! Forse Satana è ancora in ferie e tal Dio non può chiamarlo per un giro di ispezione con riferimento d’obbligo! Giobbe docet.
“L’ateismo oggi dominante certamente non aiuta a capire il mistero del male e del dolore. La superbia dell’uomo vuole giudicare….”
Forse che la Fede aiuta a capire il mistero del male e del dolore?
Come si può giudicare il mistero del male e del dolore? Ed in primis il male fisico che colpisce i bambini innocenti?
La fede può servire da placebo e niente più!
“Allora YHWH rispose a Giobbe in mezzo al turbine….” Gb 38…
E ciò che rivela YHWH altro non sono che gli stessi medesimi interrogativi che da sempre si pone l’uomo di fronte al mistero della Natura.
Mai come in questo passo il Signore, YHWH, la pensa esattamente come l’uomo.
Non svela all’uomo alcun mistero!
Anzi, al versetto 7, sempre del capitolo 38: ” In giubilare insieme stelle di mattino e strepitoso tutti i figli di ELOHIM “.
E qui l’ELOHIM parla dei propri figli-ELOHIM che sono ELOHIM esattamente come i figli degli uomini sono uomini! E come rivela il salmo 82, 6-7 :” ELOHIM voi e figli di ELYON tutti voi. Eppure come uomo morirete”.
Cerchiamo di non stravolgere il testo antico!
Gb 42, 5: “Per ascolto di orecchio io ho ascoltato te, ma ora l’occhio mio ha guardato te”
E cosa ha visto Giobbe? Che YHWH lo ha stabilito nello stato di ricchezze e salute fisica di prima! Anzi, hic et nunc, qui ed ora gli rese il doppio di quanto aveva posseduto!
Infatti Gb 22, 3: “Forse è desiderio per SADDAY che tu sarai giusto e guadagno che farai integre le vie tue?”.
“L’uomo, invece, se muore, resta inerte; dov’è più il mortale, una volta spirato?” “Non più si alzerà; non si sveglierà, né più si desterà dal suo sonno” Gb 14, 10-12.
Caro Rolando…”Non stravolgiamo il testo antico…” Sono 2000 anni che non fanno altro che stravolgerlo…Come i tardi abitanti di Roma hanno demolito tre quarti di anfiteatro Flavio per costruire casucce con le sue pietre, così hanno fatto le sette cristiane, utilizzando – a loro comodo- i testi antichi.
Caro Rolando,
gradirei una tua specificazione storico-glottologica-cronachistica.
Abbiamo un El Sadday ( dio della steppa o della montagna). Poi un El (Al-Il) chiamato anche Elyòn ( quello che sta più in alto).
Poi una quantità di Elohim dal significato sostanzialmente sconosciuto.
Poi un YHWH- ( di significato altrettanto misterioso ma che Mosè asserisce non essere Colui con cui Abramo stabilì il suo(?) patto ).
Anche ammesso il perdurare dell’enoteismo presso il popolo “eletto”, si può giungere a qualche forma di schema cronologico-ordinatorio- anche prescindendo dalla lettura “a posteriori” della “nuova alleanza” di impronta cristiana-? Con i miei ringraziamenti, Adriana.
Carissima Adriana1, personalmente ritengo sia possibile perché proprio i testi a noi pervenuti ne indicano direzioni plausibili. Sì, proprio questi testi stessi perché ci documentano di racconti di una memoria storica composita, ma frazionata nella differenziazione.
Molto interessante a tal proposito è, ad es., il testo biblico adottato nel commento di Qumran, IQpAb, ivi scoperto, in rapporto alla durata di vita degli ELOHIM ed in particolare a quella di EL YHWH, in cui il commentatore, esterrefatto, non si rassegna al fatto che anche YHWH, come gli altri ELOHIM, debba morire. Vedi salmo 82 che sta commentando.
Bisogna poi tener presente che un canone biblico ebraico ancora non era stato stabilito. E quindi una più vasta quantità di libri potevano essere ritenuti “sacre scritture” secondo la stessa definizione documentale di Filone alessandrino.
Caro Rolando,
grazie delle informazioni. Il Canone NON formato giustificherebbe quindi: 1) il passaggio alla adozione del codice masoretico; 2) Il progetto di risalire al testo veterotestamentario- quale doveva apparire nell’originale- assunto da un
gruppo di studiosi ebrei che hanno messo in conto un periodo minimo di 200 anni di lavoro per giungere all’obiettivo…Intanto il nome stesso della divinità principale varia e- poichè nomen est omen- si continua a non avere la minima idea del suo carattere, dei suoi intendimenti, della sua volontà…ma, ciononostante, la “fabbrica dei dogmi” continua a restare in funzione.
Carissimo Adriana1, in Gn 14,22 troviamo interpolato “YHWH” [Il famoso tetragramma per intenderci bene!] tra EL e EL ELYON nel testo massoretico (1008 d. C.), ma nei testimoni più antichi, scoperti a Qumran e cioè prima di un canone ebraico ufficiale, del giuramento di Abramo davanti Melkisedek, il tetragramma YHWH tra EL e EL ELYON non c’è: non è testimoniato da quella memoria storica.
Appare chiaro, provato, documentato il tentativo tardo di fare di YHWH il Dio [EL] UNO di Israele/Giacobbe, la cui stella di David, perdipiù, assunta in bandiera dai sionisti di Israele, nulla ha che fare col re David, ma tutto con la stella della dea Istar di Babilonia! E ben documentata nella bibbia stessa!
Quante balle si scoprono. Solo il sesso di DIo rimane velato, come si leggeva a Sais! Noi umani contentiamoci del nostro: croce e delizia al cuor!
Poi, carissima Adriana1, se voltiamo pagina all’accollato e successivo capitolo 15 di Gn, notiamo che Abramo in visione vede Adonay, cioè Aton-mio, il suo Signore. E qui si “contratta” di beni ed eredità. Non è cosa da poco! Ma la cosa interessante è l’inizio del versetto 6 in cui si documenta un’altra memoria storica a cui Abramo “aderì”. Da questo verbo della lingua ebraica, certamente la più recente di moltissime ed importantissime altre lingue della mezzaluna fertile, che tramandano memorie storiche, deriva “amen” e su essa, più recente lingua ebraica, costruisce “munà”, cioè fiducia di adesione, e “emet” fedeltà. E il nazoreo era l’uomo maschio ebreo consacrato a questa Fedeltà.
Che dirti? Per me i teologi di tutte le dottrine religiose con i loro “vitali” ed “istintivi” dogmi erano già stati profetizzati, cioè storicamente descritti econsacrati alla memoria di parte, dal grande Platone, Repubblica II, 382 D – 382 E.
Ah , dimenticavo….
Oh! La aletheia la senza-dimenticanza! Di Carlo Diano.
Al v 19 sempre di Gn 14, EL ELYON benedetto da Abraam viene definito proprietario/possidente non creatore, factor!
Alla bibbia ebraica interessa AVERE non l’enigmatico ESSERE. È un testo di SCIENZA FINANZIARIA, a detta di ebrei stessi. E non occorre portare prove. Per questo sono molti gli imitatori.
“A cosa serve all’uomo diventare proprietario del mondo intero, se perde se stesso , la propria vita, se muore?”. Meglio il CONOSCI TE STESSO del Dio Apollo!
Per questo la lingua greca classica è stata fatale….
Caro Rolando,
scrivo qua in assenza del regolare “rispondi”. Grazie delle dettagliate informazioni che, in parte conoscevo. Ma tu sei sempre uno stimolo alla ricerca. Noticina: probabilmente lo conosci: in ogni caso trovai molto interessante il saggio: “I miti ebraici” di Raphael Patai e Robert Graves.
( specialmente notevole l’incontro- pauroso- tra Abramo e il suo Dio, dove Abramo percorre un sentiero fiancheggiato da animali “tagliati” ).
Grazie per queste bellissime riflessioni. Perfette per questo momento della mia vita.
Auguri all’autore, che ha più o meno, l’età che avrebbe il mio caro babbo, se fosse ancora vivo.
Gb 36,26: “Ecco EL [=Theòs, Dio] (è) immenso e non conosceremo; il numero dei suoi anni è incalcolabile”.
Spiazzante la Parola di EL SADDAY in Gb 22, 3:
“FORSE È DESIDERIO PER SADDAY CHE TU SARAI GIUSTO CHE FARAI INTEGRE LE TUE VIE?”
Nel testo ebraico non c’è speranza di immortalità alcuna!
Homo natus de muliere….non resurget…. 14,12!
A nessuno può essere vietato scambiare il no per il sì e il sì per il no. Ma il testo è chiaro.
Ab uno disce onmes:
“Una stupidella, direi, incapace di vedere al di là del proprio naso, e di valutare la statura morale del marito colpito improvvisamente da una serie di enormi disgrazie. La sua è una breve comparsa rimasta però famosa nel mondo anche non cristiano. 9Allora sua moglie disse: “Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!”. 10Ma egli le rispose: “Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?”. (cap.2,9)”
“Una stupidella” ?
Ecco la donna, la moglie/compagna e la madre nel pensiero che un cristiano cattolico apprende dalla PAROLA DI DIO!
Ogni commento è inutile.
Un Dio BUONO non sa cosa sia il MALE. Se lo sa è perché è il Principio Assoluto di Tutto e Giobbe invece di lamentarsi e maledire il giorno in cui è iniziato quale “morula” nell’utero di una DONNA, dovrebbe chiedere al suo Dio di mandargliene ancora di Male divino.
La Donna è Principio del corpo maschile. Non il maschio. Natura docet.
Quel “benedici”, si sa, nella bibbia ebraica, sta per ” maledici”.
Seguiro’ il consiglio, lo rileggero’ lentamente, dimodoche ‘ la sapienza che emana abbia il tempo di penetrare profondamente mente e anima . Un caro abbraccio SE.
Caro Amedeo,
come ti scrivi, Dio dice:
“caro uomo, io ti ho creato e io dirigo i tuoi passi come voglio io e non come vuoi tu. Tu non puoi darmi ordini, dirmi quello che devo fare e non devo fare. Non è compito né diritto tuo. Lascia fare a me, fidati di me. Quello che a te sembra male in realtà è un bene per te. Aspetta, abbi pazienza e un giorno vedrai e capirai quello che oggi non vedi e non capisci”.
Poi dici che è difficile anche per te accettare tale conclusione.
Così suggerisci la meditazione del Libro di Giobbe come sussidio per (immagino) giungere ad accettare il male come bene.
L’unica soluzione, quindi, è diventare un Giobbe che passa di tutti i colori e, con Dio che reintegra la sua fortuna. Altrimenti si rimane “a testa bassa, col muso lungo, in attesa che inizi la distribuzione del pasto. Come animali da allevamento”.
Ed ecco qui il punto: Giobbe e tutti quelli come lui fruiscono evidentemente del favore divino, cosa che certamente non accade per tutti.
Mi viene in mente Paolo, che, benché impenitente, viene, così si racconta, “folgorato” da Dio sulla via di Damasco senza aver fatto il minimo sforzo per meritarselo.
Mi dirai che anche qui vien fuori Dio che dice “un giorno vedrai e capirai quello che oggi non vedi e non capisci”.
Ma allora, perché arrovellarsi le cervella con ciò che non si può capire?
Ciao.
Non dimenticare che Paolo era un uomo molto colto, energico, di carattere molto forte e forse a Dio serviva in quel momento un uomo così per diffondere il messaggio evangelico non solo agli ebrei ma anche ai Greci e ai Romani. Ma anche qui noi siamo soltanto osservatori e niente di più. Ciao e grazie per il tuo commento.
Che ne sai tu?
Comunque, secondo me, Paolo era un ebreo perfetto commerciante, che se ne intendeva bene di leggi finanziarie e per questo salutava tutti gli abitanti della vasta Asia e con tutti faceva affari e similmente ha impiegato la propria dottrina o per dirla con le sue precise parole “il vangelo di me secondo Gesù Cristo”.
Gli affari di Dio sono gli affari umani. Tutti godono della medesima dignità, libertà, rispetto ed anche critica.
Certo che se in nome di Dio come uomini, non vogliamo intenderci, la colpa è soprattutto di Dio che non vuole farsi intendere. Ma anche dell’uomo che non vuol capire che Dio non centra.
di quale dio parla,il nostro si chiama KRISTOS e fu condannato per i reati di lesa maestà e sedizione,quello che cita si chiama yawè ed è il dio degli ebrei yawediani
Come insegnava il compianto prof.Cipolla:mai contendere con un cretino che è molto più pericoloso di un malvagio.Probsbilmente dietro le parole di Zuppi non ci sono chissà quali strategie ma solo sete di potere e di denaro come usa a Sant’Egidio.La logica è degli intelligenti.
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