Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione sulla situazione geopolitica. Buona lettura e condivisione.
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Il primo è questo commento di Marco Travaglio su Infosannio:
Scioglietevi e sparite
Si spera vivamente che il vertice dei ministri degli Esteri fallito ieri a Copenaghen secondo le migliori aspettative sia l’ultimo, prima dello scioglimento di quel carrello di molluschi bolliti che si fa chiamare Unione europea. Proseguire con l’accanimento terapeutico sarebbe non solo inutile, ma anche dannoso. Con quel che succede a Gaza e in Ucraina, qualunque persona normale avrebbe proposto soluzioni concrete e drastiche. E costretto gli altri a restare riuniti sine die, anche per un mese intero, fino a un’intesa degna della drammaticità della situazione. Sull’Ucraina si trattava di prendere atto della sconfitta sul campo e del fallimento della linea per la guerra a oltranza fino all’ultimo ucraino a suon di armi a Kiev e sanzioni a Mosca e di invertire la rotta di 180 gradi, condizionando ulteriori aiuti all’accettazione di un compromesso territoriale con la Russia che metta fine al suicidio assistito del Paese. Su Gaza si trattava di varare le prime sanzioni commerciali e il primo embargo sulle armi a Israele: roba che, se fa il solletico alla nazione più grande del mondo, può seriamente impensierirne una piccolissima ed economicamente fragile.
Invece i 27 invertebrati hanno scelto la via opposta: perseverare nelle politiche fallimentari sulla guerra russo-ucraina e voltarsi dall’altra parte sullo sterminio israeliano a Gaza, riuscendo a dividersi e a fallire persino sulla farsa delle sanzioni ai coloni violenti (non certo allo Stato di Israele). La scusa escogitata dall’imbarazzante Kallas per l’ennesimo nulla di fatto su Gaza è che purtroppo l’Ungheria si oppone alle sanzioni e blocca tutti gli altri: peccato che il cattivone Orbán si opponga anche a quelle anti-Russia, il che non ha impedito all’Ue di varare 18 pacchetti e di annunciare il 19°.
Orbán è uno specchietto per le allodole per distrarre l’attenzione dall’ignavia generale e rendere l’Ue ancor più antidemocratica abolendo il voto all’unanimità. Anche la Germania è contraria alle sanzioni (Merz è quello che “Netanyahu fa il lavoro sporco per tutti noi”).
E comunque nessuno impedisce agli Stati di adottarle in casa propria, autonomamente, anche se altri non sono d’accordo. Se si muovessero i Paesi maggiori – Germania, Italia, Francia, Spagna, Polonia – farebbero a Netanyahu molto più male di tutti gli altri insieme.
Contro la Russia l’hanno fatto inventandosi i Volenterosi. E sullo sterminio di Gaza dove sono i Volenterosi? Perciò conviene che l’Ue si sciolga, o lasci perdere la politica estera e torni alle faccende finanziarie e agli altri passatempi dei tempi d’oro, tipo misurare piselli e cetrioli: per togliere i due classici alibi agli Stati che non fanno nulla se non danni (“Ce lo chiede l’Europa”, “L’Europa è divisa”) e costringerli a fare finalmente qualcosa di utile.
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Poi c’è questo post di InsideOver. Cliccate per il video. Avete visto titoloni sui giornali per questa carnefician continua? Immaginatevi se la notizia fosse stata: 90 israeliani uccisi…:

Dall’alba di domenica 31 agosto almeno 90 persone sono state uccise e 421 ferite nella Striscia di Gaza, mentre l’esercito israeliano intensifica gli attacchi e si prepara a conquistare Gaza City.
Il Ministero della Salute della Striscia ha inoltre registrato 7 decessi per malnutrizione, tra cui due bambini, portando a 339 il bilancio delle vittime della carestia (124 i minori).
Tra i civili uccisi da Israele figurano 38 persone in attesa di aiuti umanitari, colpite in diverse zone del territorio.
Gli attacchi israeliani hanno colpito abitazioni nel nord della Striscia, sfollati a Jabalia e al-Maqousi e hanno causato almeno quattro vittime a Deir al-Balah. Fonti locali denunciano anche l’impiego di robot esplosivi da parte dell’esercito: 80 ordigni sono stati fatti detonare tra le case civili nelle ultime tre settimane.
L’offensiva di Israele per conquistare Gaza City sta portando l’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza a livelli mai visti prima, ha affermato Cindy McCain, direttrice del World Food Programme (WFP).
Intanto, secondo quanto fatto trapelare dal giornale americano Washington Post, l’amministrazione Trump e i partner internazionali discutono progetti per costruire una “Riviera del Medio Oriente” sulle macerie di Gaza, prevedendo pagamenti in contanti ai palestinesi (5.000 dollari e sussidi per quattro anni di affitto e un anno di cibo) per abbandonare “volontariamente” la Striscia.
Il piano di pulizia etnica è al suo apice.
#gazagenocide #gazaisstarving #usa #israel #trump #palestine
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C’è anche questo articolo de Il Fatto Quotidiano:
Studiosi del genocidio: “Israele ne sta commettendo uno a Gaza”. Leggi la risoluzione dell’associazione

“Le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione giuridica di genocidio di cui all’articolo II della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio (1948)”. Lo dichiara, in una risoluzione votata il 31 agosto dai suoi 500 membri, l’International Association of Genocide Scholars (Iags), la più autorevole associazione internazionale di studiosi e accademici del genocidio nei suoi aspetti storici e legali. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza dall’86% dei membri, come si legge sui media del Regno Unito. Nella dichiarazione viene richiamato l’articolo II della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (1948), in cui vengono indicati gli atti che rientrano nella definizione di genocidio “commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.
La risoluzione di tre pagine adottata dagli studiosi invita Israele a “porre fine immediatamente a tutti gli atti che costituiscono genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità contro i palestinesi di Gaza, compresi gli attacchi deliberati e l’uccisione di civili, inclusi i bambini”. L’Associazione dichiara inoltre “che le politiche e le azioni di Israele a Gaza costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità secondo la definizione del diritto internazionale umanitario e dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale”. Vengono ancora elencati “la fame, la privazione degli aiuti umanitari, acqua, carburante e altri beni essenziali per la sopravvivenza della popolazione, la violenza sessuale e riproduttiva, e lo sfollamento forzato della popolazione”. “Le risoluzioni dell’Associazione vengono approvate con una maggioranza dei due terzi dei membri votanti e possono essere proposte da qualsiasi membro in regola”, precisa la Iags, che dalla sua fondazione nel 1994, la Iags ha approvato nove risoluzioni che riconoscono episodi storici o in corso come genocidi.
In una recente intervista allo European center for Populism studies, il professor William Schabas, autorità riconosciuta nel diritto penale internazionale e negli studi sul genocidio nonché presidente dello Iags dal 2009 al 2011, ha dichiarato che il caso presentato dal Sud Africa alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) con l’accusa a Israele di compiere un genocidio è “probabilmente il caso di genocidio più forte mai portato davanti alla Corte”. Discendente di sopravvissuti all’Olocausto, il giurista canadese avverte che stati terzi, inclusi USA, Germania e Canada, potrebbero essere ritenuti legalmente responsabili come “complici di genocidio” ai sensi dell’Articolo III della Convenzione sul Genocidio del 1948, qualora fornissero “assistenza materiale di natura significativa”. La base giuridica per sollevare l’accusa esiste, e infatti alcuni Stati e ONG hanno già avanzato denunce o ricorsi presso tribunali internazionali e nazionali. Ma si tratterebbe di provare il nesso tra il sostegno fornito gli atti che configurano genocidio. In generale, ha dichiarato Schabas, la situazione a Gaza è un “banco di prova” per la credibilità della giustizia internazionale: “Se qui non vengono applicati gli standard legali, si consoliderà un sistema di diritto internazionale a due livelli, che minerà gravemente la credibilità globale in materia di diritti umani” e quella di istituzioni come ICJ e ICC, vulnerabili a tale critica.
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Infine, un’altra giornalista vittima con la sua famiglia dello sterminio israeliano.

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