Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione questa riflessione. Buona lettura e meditazione.
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QUANTI SI CHIEDONO COME STA LA PROPRIA ANIMA ?
“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi” ( Marco 8,37-38 ).
Salute fisica, successo professionale sono al primo posto in una società divenuta profondamente materialista e consumistica.
Ci si preoccupa della morte corporea e non della morte dell’anima che va nutrita con la Parola di Dio ed i Sacramenti.
Si vive dimenticandosi della vita interiore, dello Spirito Santo che alberga nei nostri cuori lasciando che quella fiamma si spenga per assenza di preghiera, di meditazione.
Quanti morti spiritualmente incontriamo per strada ? Sono vivi , ma morti dentro. Il fuoco dello Spirito Santo non arde più in essi.
Quale morte peggiore di quella dell’anima ? Confessare le proprie colpe, chiedere perdono, riconciliarci con chi ci ha fatto dei torti , ruminare la Parola di Dio … per i più sono cose che non servono a niente, perché si vuole e si cerca tutto tranne Dio che solo può farci felici dentro anche se fuori c’è la tempesta.
Si confonde il benessere interiore con la salvezza dell’anima. Ed ecco che astutamente il serpente presenta nuove forme spirituali e filosofiche ( vere e proprie sette) che promettono pace, equilibrio, armonia come lo yoga, il new age ,Scientology, le filosofie tibetane e tante altre , che allontanano dal vero Dio facendo perdere di vista la fonte dell’ infelicità umana che deriva dal peccato, da una vita lontana dalla volontà di Dio, dai suoi Comandamenti dettati per la salvezza dell’anima e del corpo.
Aprendo una breve parentesi anche la medicina alternativa a quella ufficiale occidentale, attraverso rituali e credenze ( magiche, esoteriche ) può portare alla perdita delle fede in Dio anche perchè i terapeuti possono essere idolatrati.
Come mai la morte fisica si teme così tanto ?
L’essere umano che ha smarrito il senso della vita non riesce a distaccarsi dalle cose della terra perchè crede che dopo la morte gli mancheranno senza soffermarsi a pensare che lo spirito non ha bisogno delle cose della terra, di cui invece aveva bisogno la sua carne quando era in vita. Non riesce ad immaginare una vita senza soddisfare i bisogni della carne. Ma se coltivasse la vita dello spirito riuscirebbe a capire che la vita vera non è quella sulla terra che in realtà non giunge alla piena soddisfazione di sè nonostante la realizzazione dei propri desideri … infatti è in cerca sempre di nuove soddisfazioni senza mai riuscire ad accontentarsi. Questo perchè tenta di riempire il pozzo senza fondo della carne, mentre se coltivasse la vita dello spirito si accorgerebbe di avere tutto e non sentirebbe la mancanza di niente tranne quella di soddisfare i bisogni del corpo essenziali finche’ siamo sulla terra. Capirebbe che non deve avere paura del distacco dalla terra, perché lo spirito imprigionato dal corpo sarà liberato per vivere la vera vita , quella che il Signore ha preparato a chi lo teme . Qui sulla terra apprezziamo le sue opere e le contempliamo , lo lodiamo… ma non dobbiamo pensare che lassù ci mancheranno perché sta scritto infatti:
“Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (1Corinzi 2:3-3:5).
Ed è per questo che monaci, eremiti hanno lasciato tutto dimostrando di poter vivere gia’ su questa terra come se fossero in paradiso.
Per un’anima in stato di grazia la morte non è la fine , ma l’inizio della vita ed è per questo che san Francesco di Assisi la considerava “sorella”.
Per mantenerci in questo stato di grazia dobbiamo vivere ogni giorno come se fosse l’ ultimo, alla presenza di Dio; confessarci e comunicarci frequentemente, praticare la carità e l’amore al prossimo , tenere presenti le ultime realtà come consigliavano i santi : morte, giudizio, inferno e paradiso.
Alcune citazioni cristiane sull’anima:
Sant’ Agostino di Ippona parlò ampiamente della condizione dell’anima e del suo bisogno di grazia. Nel suo De Civitate Dei, esprime il concetto che l’anima può perdersi attraverso il peccato e che la vera felicità e salvezza si trovano solo in Dio. La sua famosa citazione “Inquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te” (Il nostro cuore è inquieto, finché non trova riposo in Te) evidenzia l’importanza di rivolgersi a Dio per trovare pace e salvezza;
” Se vuoi essere salvato, agisci come se la tua salvezza dipendesse interamente da te, ma confida come se dipendesse interamente da Dio” ( Sant’Alfonso Maria de’ Liguori ) ;
“Anche se il corpo è inferiore all’anima, non vituperarlo. Io non permetto, infatti, che neppure l’anima sia vituperata, nonostante che nulla essa valga senza lo spirito” (Giovanni Crisostomo , Omelie sulla lettera agli Efesini 5,4 );
” Quella carne che Dio ha creato con le proprie mani e a cui ha dato l’anima tramite il suo soffio a somiglianza della sua vitalità … questa carne non risorgerà che è per tanti aspetti opera di Dio ? Non sia mai, che Dio abbandoni alla morte eterna l’opera delle sue mani, il fodero del suo soffio” ( Tertulliano, De carnis resurrectione ) .
Padri della Chiesa come Clemente di Alessandria, Giovanni Crisostomo, Origene e Gregorio di Nissa in Oriente, ed Agostino in Occidente, attribuirono una netta priorità all’anima per spiegare l’origine e la dignità dell’essere umano di fronte alla caducità della materia;
Sant’ Ignazio di Antiochia , considerato uno dei primi martiri e scrittori cristiani, parlava dell’anima come parte essenziale dell’essere umano. Esortò i cristiani a perseverare nella fede per non perdere la loro anima e i loro valori spirituali, specialmente in tempi di prova e persecuzione;
Sant’ Ireneo evidenziò l’importanza del libero arbitrio e la responsabilità dell’uomo nel salvaguardare la propria anima. Nella sua opera Contro le eresie, sottolineò che la salvezza dell’anima dipende dalla nostra risposta alla grazia di Dio, e che l’anima può essere persa attraverso il peccato e l’allontanamento da Dio ;
San Giovanni della Croce ha dedicato la sua vita alla contemplazione e all’unione con Dio. Le sue opere, come La notte oscura dell’anima, esplorano il viaggio dell’anima verso la salvezza e l’importanza della purificazione spirituale;
Santa Teresina, conosciuta anche come “La Piccola Fiore”, ha parlato della “via della piccolezza” e della fiducia in Dio come essenziale per la salvezza. Ha sottolineato che anche le azioni più piccole, compiute con amore, possono portare alla salvezza;
Santa Caterina da Siena mistica e dottore della Chiesa, ha sottolineato l’importanza della conversione e della penitenza per la salvezza dell’anima. Ha parlato dell’amore di Dio e della necessità di una vita di virtù e santità;
Questi Santi e molti altri ci hanno mostrato come l’anima possa raggiungere la salvezza attraverso la grazia, la fede, la penitenza e l’amore. Le loro vite e opere continuano a ispirare i cristiani nel cammino spirituale.
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3 commenti su “Quanti si Chiedono – Oggi – come Sta la Propria Anima? Cinzia Notaro.”
Pochi. Venerabile Scienza ancora no riconosciuta anima… sicchè!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Pochi, troppo pochi si pongono la fondamentale domanda. Ammaliati e trascinati dal vortice materialista spendono la propria esistenza trascurando il tesoro più prezioso. Bene fa’ l’ articolista porla al centro della riflessione. C’ è grande bisogno di nutrirla con la Parola.
Prima di chiederci come sta bisogna sapere di averla.
Se si sa più o meno d’averne una va inteso meglio cos’è.
Informazioni sparse, raccolte durante la preghiera.
L’anima dà vita al corpo materiale ed è il principio per cui vivendo pensiamo e sentiamo. Lo insegnava già Aristotele, alcuni secoli prima di Cristo. E’ una cosa di cui facciamo esperienza, anche se non ci si pensa mai.
Infatti tutti impariamo da due libri: quello della creazione e quello della vita.
L’anima è il principio della vita: le dà l’anima! Ci fa vivi.
C’è un’anima vegetativa, comune anche alle piante.
C’è un’anima istintiva e sensitiva, comune agli animali.
Nella materialità corporea l’uomo ha un’anima psichica e intellettiva: tutto naturale, ma con dei tratti spirituali.
Nell’uomo c’è pure l’anima spirituale, soprannaturale.
Qui aiuta molto la rivelazione ricevuta in Cristo. L’uomo è indissolubilmente un corpo e un’anima. L’anima è immortale, l’uomo senz’anima è un cadavere, materia inanimata. Gli angeli, creature spirituali, non hanno né il corpo né l’anima, pur avendo il libero arbitrio. Gli angeli possiedono un’intelligenza immediata dai sensi, mentre l’uomo no. Lo spirito nell’anima umana non è lo Spirito Santo (Dio), ma può accoglierne la Grazia e viverne. Riempirsi di grazia rende possibile l’intelligenza spirituale in aggiunta a quella intellettiva e (se spiritualmente vivi) abbiamo dei sensi spirituali parallelamente ai sensi naturali. Con i sensi spirituali avvertiamo i doni di Dio informandone l’intelletto.
Nell’anima spirituale lo Spirito Santo intercede con gemiti inesprimibili: Dio, che conosce già di che cosa abbiamo bisogno, provvede alla nostra incapacità di chiederlo convenientemente, non sapendolo. Il gemito è come il residuo di supplica di chi non ha neppure la forza di gridare: il più completo abbandono.
In questo estremo silenzio di tutto il bagaglio psichico e intellettivo sprigionato dal vociare dei sensi naturali, l’anima sperimenta la parte migliore, che non le sarà tolta. Sperimenta l’essere fatta da Dio per Dio, eterna.
Con la morte corporale l’anima si separa temporaneamente dal corpo (è una condizione innaturale, destinata a risolversi, ricapitolata in Cristo). “Il purgatorio è un ritrovato della misericordia di Dio” (citazione di Padre Amorth) per permettere all’anima di presentarsi come si deve alla beatitudine eterna.
Il Regno dei Cieli sono le anime dei santi: in quanto partecipi della divinità accoglie anche gli spiriti dei santi angeli. In quel Regno Maria è Regina.
Come prendersi cura dell’anima allora? C’è da coltivare la vita di Grazia, fatta dei doni divini, di Provvidenza e dei sacramenti affidati da Cristo alla chiesa per la cura e la salvezza delle anime. C’è da vivere la beatitudine anche nell’afflizione, cogliendo con i sensi spirituali la bellezza oltre la bontà, l’estasi oltre l’ascesi, la mistica oltre lo sforzo dei doveri e del fare. Gustiamo la Sapienza, avvertiamo il profumo di Cristo, apprendiamo la vita e la creazione con occhi che vedono e orecchi che intendono, nel calore della carità che consola, charis che affascina e trascina, glorificata la sensibilità umana, in anima e corpo.
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