Il Segno della Croce. Un Richiesta ai Sacerdoti…Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra atttenzione queste riflessioni sul gesto più importante per i cristiani. Buona lettura e meditazione.

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Ho negli occhi e nel cuore solo il cielo di velluto nero e trapunto di stelle. Sono le cinque di mattina e sveglia, sola mentre la casa dorme, m’appresto ad ammirare lo spettacolo di tutti gli spettacoli, la meraviglia che il Signore dona a tutti, malvagi e buonissimi, ogni giorno che nella sua immensa bontà ci dona: ecco che lontano, laggiù, un tremulo chiarore arroventa l’orizzonte. Pennellate d’arancio e di rosa fanno da corteggio nuziale al sole che ancora tituba dietro l’aldia verde di lentischio, corbezzolo, mirto. Respiro la meraviglia che gratuitamente mi è donata e guardo l’acqua laggiù, il mare, che si colora delle tinte dell’alba. Ora rosa, ora celeste, d’arancio, d’oro.

Oh che cosa sono le piccole cose degli uomini, gli “eventi” a petto di tanto splendore! In più, mentre ancora era notte ho visto una stella cadente. Ma non cadeva, nossignore! Era un fulgido siluro innocente che disegnava la sua rotta nel firmamento addormentato. La bellezza… E torno con i piedi per terra e ho una richiesta, niente di che, una cosa piccola come piccola sono io nel Signore.

Chiedo ai celebranti, nell’apertura della Santa Messa (e all’amen), di fare per bene il segno della Croce. Non gesti mozzi, abbozzati, caricatura dello stupendo segno di noi Cattolici Romani, ma una solenne Croce disegnata sul corpo per far splendere e sorridere l’anima che dentro se ne delizia. Ecco, la mia piccola richiesta e mentre scrivo, scendendo d’un rigo, un ricordo.

Mi ricordo, dunque, d’una visita, tanti e tanti anni fa, alla Chiesa del Gesù a Roma con una professoressa di storia dell’arte della Gregoriana che si dà il caso fosse una ex compagna di scuola, all’Istituto Mater Dei. Visitiamo i luoghi ignaziani, ci spiega gli esercizi spirituali (per me in lingua sumera, scritti in cuneiforme, allora…), e ci racconta un aneddoto che non so perché mi è rimasto inciso nel cuore.

Sant’Ignazio (che se vedesse i suoi figlioli insegnare il chi e la meditazione trascendentale – come accade – li metterebbe in castigo con le orecchie d’asino e chiedo venia ai ciuchini che, come a Marco, piacciono tanto anche a me…), dicevo, Sant’Ignazio si inquietava tanto con i suoi che facevano male il segno della Croce. Si sbrigavano con un su e giù, un sinistra destra, accennato, gesti in tremolio di pigrizia e sciatteria. Così, pensa che ti ripensa, li obbligò a cospargersi le dita di gesso e di farsi poi il sacro segno. Ed ecco che il bianco splendeva nelle Croci ben fatte e sbiadiva in quelle fatte alla carlona…

Va bene, ora tutto il cielo è d’un pallido giallino e tante nuvolette viola sembrano darsi la mano per indicarci il punto dove il sole sorgerà. E sorgerà giocondo su quanti si fanno bene il segno della Croce e su quanti, non capisco perché, lo riducono a una macchietta e a un qualcosa di cui sbarazzarsi in fretta e furia. E  a tutti ricordo che il sole, maestoso, avanza solenne senza mai aver fretta, senza sbavature tecniche,  senza pigrizia, senza sciatteria.

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4 commenti su “Il Segno della Croce. Un Richiesta ai Sacerdoti…Benedetta De Vito.”

  1. Chiamatemi pure Torquemada. Me ne farò una ragione

    Un presuntuoso prete della mia città. mi ha rimproverato dall’altare – pubblicamente – perchè mi segnavo con la Croce prima di ricevere l’Eucarestia.
    Poichè i cretini non vanno troppo considerati, io continuo a farlo.

    P.S.
    Quel prete sta facendo carriera.

  2. Giusto, Benedetta, spesso sembra più un cacciar le mosche che il segno della Croce, mi associo alla sua richiesta.

  3. Non Metuens Verbum

    Quando arriva la fatidica domanda: “Tu di che segno sei?” la risposta giusta è una sola: Il sono del Segno che vince, sono del Segno di Croce.

    1. Segno zodiacale? Sono dell Segno della Croce, bellissimo, faro mia questa risposta. Grazie.

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