Gli Accordi Commerciali, gli Slogan e la Sottomissione di Trump alle Big Three. Alessandro Volpi.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post di Alessandro Volpi, a cui va il nostro grazie, su facebook. Buona lettura e condivisione.

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Gli accordi commerciali che Trump sta chiudendo sono la dimostrazione chiara che ha dovuto accettare la sottomissione alle Big Three, a dimostrazione del fatto che la guerra interna al capitalismo sta avendo vincitori chiari.
Mi spiego meglio: l’accordo prevede, tra i vari aspetti, dazi al 15% per le importazioni giapponesi negli Stati Uniti che significano un chiaro beneficio per le imprese produttrici di auto giapponesi.
In particolare per Toyota, Honda, Subaru e Nissan, i cui titoli, non a caso, si sono subito impennati nel listino Nikkei.
Ma di chi sono queste società? Gli azionisti più forti, con una percentuale azionaria vicina al 20%, sono i grandi fondi Usa – BlackRock e Vanguard in primis – e le grandi banche Usa, possedute dagli stessi fondi.
L’accordo, peraltro, prevede che dal Giappone arrivino negli Usa 550 miliardi di dollari di investimenti, che significano, in termini finanziari, due cose.
La prima, un maggior sviluppo per le banche giapponesi, a cominciare da Nomura e Mizuho che, guarda caso, hanno come azionisti di rilievo, ancora BlackRock e Vanguard, sia direttamente, sia attraverso partecipazioni incrociate.
La seconda che i colossi del risparmio gestito e le principali società del listino americano – leggi ancora Big Three- avranno enormi benefici.
Naturalmente Trump grida all’accordo storico e ai futuri posti di lavoro negli Usa: forse, intanto la finanza passa all’incasso.
In questo clima le società automobilistiche Usa, Stellantis, Ford e GM si lamentano per la concorrenza giapponese: in realtà si tratta di una farsa perché Ford produce quasi interamente in Usa e avrà incentivi governativi così come GM.
Del resto, anche qui i principali azionisti sono le Big Three.
L’unica che resterà con il cerino in mano sarà la formidabile Stellantis che, però, ha deciso da tempo che la propria “sezione auto” deve fallire.
Una vicenda analoga riguarda gli accordi con Indonesia e Vietnam, con dazi al 19 e al 20%.
L’accordo consente infatti l’arrivo in questi due paesi delle produzioni con standard Usa, rimuovendo non solo i dazi ma anche le misure non tariffarie; quindi via libera agli iPhone Apple e a tutta la tecnologia Usa, dove, di nuovo, le Big Three hanno un ruolo decisivo.
La sintesi è facile: Trump incassa successi sloganistici, aumenta gli introiti fiscali pagati dagli altri paesi e le Big Three continuano a fare montagne di profitti.
La guerra al capitalismo non può essere una guerra interna al capitalismo condotta dagli illuminati neoliberal, pagati dai grandi fondi, i quali sanno tutelarsi benissimo da soli.
(Nell’immagine: Trump e Larry Fink, CEO di BlackRock)

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3 commenti su “Gli Accordi Commerciali, gli Slogan e la Sottomissione di Trump alle Big Three. Alessandro Volpi.”

  1. disinformazioneeee!!!! Trump sta per dare il benservito a Powell e alla privatizzazione della federal reserve. In Italia ci sono anche troppi lacchè che scrivono e dileggiano l’unico presidente degli usa che come kennedy sta lottando contro la finanza internazionale speculativa….Ha tolto i soldi all’usaid… ha finto un bombardamento nucleare all’iran, ha fatto accordi con gli houti e si sta preparando alla dipartita controllata di zelensky…obiettivo nazionalizzazione federal reserve con automatica eliminazione della BCE. Saluti ai disinformatori di professione…

  2. Ah Volpone… prova ad uscire dalla tana!

    Ormai la linea è di dare contro chi cerca di spodestare la melma globale.

    Bene: avanti tutta!

    1. Bravi Trump ! avanti così, barra a dritta e avabti tutta, pronti ad armare i siluri perché i nemici non di faanno attendere ( in primis la UE cin i governi marionetta europei)

I commenti sono chiusi.

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