Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione l’intervista che Stephen Kopkx ha realizzato con l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Buona lettura e diffusione.
§§§
SOLVE ET COAGULA
Intervista di Stephen Kokx
all’Arcivescovo Carlo Maria Viganò
Stephen Kokx:
Eccellenza, molte delle decisioni di Prevost indicano che egli desidera continuare sulla strada eretica dei suoi predecessori, in particolare il percorso sinodale tracciato da Jorge Bergoglio. Molti sembrano credere che sia necessario “concedergli tempo” e “nutrire speranza” che le cose migliorino. Allo stesso tempo, sembra che l’agenda di Prevost sia piuttosto chiara e che il silenzio o il “concedergli il beneficio del dubbio” – pur dando un’immagine più positiva del suo regno – possa essere un’occasione di scandalo di omissione e/o di false speranze. Cosa ne pensate di queste argomentazioni e come dovrebbero considerare i cattolici questo “pontificato” a poco più di due mesi dall’inizio?
Carlo Maria Viganò: Nessuno di noi può giudicare il foro interno, ossia le disposizioni interiori con le quali una persona agisce o parla: questo può farlo solo Nostro Signore, che vede nel profondo del nostro cuore. Ciò non significa però che non possiamo esprimere una valutazione sul foro esterno, ossia sugli effetti e le conseguenze che le azioni o le dichiarazioni di una persona possono avere in generale o in un determinato contesto. Questo vale anche per Leone, la cui elezione viene letta da molti come un segno di cambiamento rispetto alla disastrosa parentesi dell’usurpazione bergogliana, anche se non vi è alcun elemento che induca a pensarlo, ed anzi si moltiplichino le azioni di governo, le nomine e le dichiarazioni pubbliche in cui Leone si mostra come totalmente in linea con il predecessore di infausta memoria.
Io stesso, come penso molti abbiano notato nei giorni immediatamente successivi all’elezione, ho preferito astenermi dal pronunciarmi pubblicamente su Leone con commenti che sarebbero potuti risultare affrettati.
Dopo poco più di due mesi, tuttavia, credo che sia possibile trovare una coerenza nell’azione e nelle dichiarazioni di Leone rispetto alla linea tracciata da Bergoglio. E forse quell’estemporanea apparizione di suor Nathalie Becquart e altri membri del gotha sinodale in un selfie con il neoeletto papa acquisisce oggi un significato che inizialmente poteva essere sfuggito ai più. Il messaggio che vi possiamo cogliere – e che si accompagna al sorriso beato e compiaciuto di molti Elettori ultraprogressisti (fra tutti il card. Cupich di Chicago) apparsi sulla Loggia dopo la fumata bianca – è che il percorso sinodale cui la chiesa bergogliana e postbergogliana non potrà in alcun modo sottrarsi è già stato tracciato, e che Leone è stato eletto al quarto scrutinio in quanto continuatore del mandatum sinodale, e non del munus petrinum.
Lo dico senza giri di parole: la lobby sinodale si aspetta che Leone dia legittimità canonica ad un processo eversivo di esautorazione del Papato; una sorta di volontaria abdicazione del Monarca a favore di un Parlamento che in risposta alla cessione del potere di giurisdizione e di governo gli riconosca un primato d’onore spendibile anche a livello ecumenico. In un paradosso giuridico, questa lobby pretende dal titolare di un diritto divino di esercitare l’autorità suprema per trasmetterle quel diritto, cosa che il Papa non può fare. Questo golpe ecclesiale deve portare alle sue estreme conseguenze il processo rivoluzionario inaugurato al Vaticano II con la collegialità episcopale di Lumen Gentium, estendendo il governo della Chiesa Cattolica ai laici e alle donne, a tutto detrimento del legame indissolubile tra potere d’Ordine e potere di Giurisdizione che vige nella Chiesa ab immemorabili. Sul fronte opposto, l’estensione alle donne di funzioni sino ad allora riservate ai chierici apre nella prassi uno spiraglio per l’introduzione di forme paraministeriali quali le diaconesse e le ministre non ordinate. Anche in questo non si può non vedere il compimento dei desiderata dell’Agenda 2030 per la parità di genere.
Non so se i miei Confratelli e i fedeli si rendano conto della minaccia mortale che questa azione eversiva e fraudolenta rappresenti per la Chiesa Cattolica. Qui si sta compiendo a livello ecclesiale ciò che la Rivoluzione ha fatto nelle Nazioni cattoliche: cancellare la monarchia di diritto divino e sostituirle la frode della sovranità popolare, mentre in realtà si vuole far passare il potere nelle mani di una élite e mutarlo in una tirannide. La sinodalizzazione, ossia la pseudo-democratizzazione della Chiesa, in questo senso, costituirà lo strumento e la causa della sua distruzione, esattamente come già avvenuto nella sfera civile. In questa avversione per la Regalità sacra del Papato si manifesta tutto l’odio di Satana: perché nei Re cattolici e nel Romano Pontefice risplende la Sacra Maestà di Cristo Re e Pontefice, che regna dal trono della Croce.
Questa democratizzazione – solo nominale, perché in realtà il potere è nelle mani della lobby – comporta necessariamente una burocratizzazione della Chiesa, e sappiamo che la burocrazia è uno dei principali strumenti di controllo della Massoneria. I burocrati, dietro l’alibi di procedure “democratiche” e “sinodali”, possono manovrare le assemblee, pilotare i voti, orientare i consensi, far credere che una proposta nasca spontaneamente dalla base, mentre è stata pensata fino all’ultima virgola da chi gestisce l’intero apparato organizzativo del Sinodo. È una colossale finzione, un’impostura che replica grottescamente il processo dissolutorio delle società civili dopo il 1789. Una frode che porterà anche al Terrore, alla dittatura di un organo senza volto e senza nomi, che promulgherà dogmi climatici e nuovi peccati contro l’ambiente, scomuniche per leso migrante o per aver negato il dogma dell’inclusione LGBTQ+ e lo farà in nome della chiesa sinodale. In questo caso, però, non c’è nessun Re Luigi da ghigliottinare: il monarca si è già inchinato agli idoli globalisti e la sua resa appare convinta e voluta, quasi pianificata anzitempo.
A chi si ostina a idealizzare l’immagine di Leone secondo un modello certamente consolante ma non corrispondente alla realtà, consiglio di valutare i fatti per quel che sono, e non cercando di adeguarli ai propri desideri: ad iniziare da un dato incontestabile, e cioè che Robert Francis Prevost è stato nominato Prefetto del Dicastero per i Vescovi e creato Cardinale nel 2023 proprio da Bergoglio; e che se quest’ultimo avesse avuto anche il vago sospetto che Prevost non sarebbe stato coerente con la sua linea di governo, non l’avrebbe mai elevato alla Porpora, né lo avrebbe posto a capo di un Dicastero strategico come quello che decide le nomine dei Vescovi.
Temo che Leone rappresenti il “Modernismo dal volto umano” – per riprendere l’espressione “Socialismo dal volto umano” legata alla Primavera di Praga del 1968 – e che i suoi modi indiscutibilmente suadenti e affabili possano trarre in inganno molti, specialmente tra i “Cattolici conservatori”, inducendoli a creare un’immagine virtuale del Papa che però non sembra trovare conferma nella realtà. Il tempo intercorso tra il Nuntio vobis e la promulgazione della Missa votiva green ha fatto emergere una serie di pronunciamenti su vari temi, che ci mostrano un Leone totalmente organico all’ecclesiologia conciliare e sinodale, con la sola differenza rispetto al predecessore di avere un contegno più garbato.
Non dimentichiamo che all’epoca della psicopandemia Mons. Prevost non esitò a sostenere la narrazione vaccinista, a raccomandare l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e il rispetto delle inutili e dannose regole sanitarie dell’OMS. I suoi recenti appelli ad una “conversione green” ricorrono ad una terminologia teologica che trasforma un’antiscientifica teoria psico-ambientalista, intrisa di neo-malthusianesimo e di gnosticismo, in una ben più presentabile Religione della Natura, alla quale si inchina il capo della Chiesa di Roma, fondamentale testimonial del globalismo.
Ma se gli artefici dell’Agenda 2030 sono dichiaratamente nemici di Nostro Signore e della Sua Chiesa; se le loro false emergenze servono a legittimare false soluzioni che implicano lo sterminio di parte dell’umanità e la riduzione in schiavitù dei superstiti, come può un Papa – mi chiedo – non rendersi conto della enorme responsabilità morale che si assume nel ratificare il colpo di stato del Nuovo Ordine Mondiale?
Come giudicherà il tribunale della Storia – e quello infallibile di Cristo Re e Pontefice – questo tradimento del munus petrinum?
Leone si trova dinanzi a un bivio: scegliere la via larga e comoda del consenso del mondo e dei nemici di Cristo e perdere la propria anima assieme al Gregge affidatogli dal Signore; o scegliere la via stretta e irta della sequela Christi e del ritorno alla Tradizione, nella testimonianza eroica di Cristo, e Cristo Crocifisso (1Cor 2, 2). È giunto il momento di chiudere una volta per tutte “l’esperienza conciliare”, con i suoi terribili fallimenti e la devastazione su tutti i fronti. Ostinarsi su questa via di autodistruzione e di perdizione suicida significherebbe rendersi responsabili di una rovina annunciata, favorendola anziché denunciarla e combatterla con ogni mezzo. Ricordiamo con fiducia le parole di Nostro Signore a Pietro: Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando ti sarai ravveduto, conferma i tuoi fratelli (Mt 22, 32).
16 Luglio 2025
Beatæ Mariæ Virginis de Monte Carmelo
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0 200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
ATTENZIONE:
L’IBAN INDICATO NELLA FOTO A DESTRA E’ OBSOLETO.
QUELLO GIUSTO E’:
IBAN: IT79N0 200805319000400690898
***


19 commenti su “Solve et Coagula. Il Modernismo dal Volto Umano di Leone, Autodistruzione della Chiesa. Viganò.”
@don Pietro Paolo : buongiorno don Pietro leggo i suoi interventi e li condivido di norma, tuttavia nella sua seconda risposta al signor Massone nel punto 4 ho visto scritto qualcosa che ultimamente vari sacerdoti dicono e che per me è inascoltabile : “va dietro a me Satana”. Da che mi possa ricordare il “vade retro” si usa , a maggior ragione nel Vangelo, per dire di allontanarsi , indietreggiare rispetto a chi pronuncia la frase. Dietro a Gesù ci sta chi accetta la croce, chi vuole seguirlo. Se satana fosse dietro a Cristo sarebbe ancora Lucifero, prima della caduta. Satana invece si contrappone a Cristo. E da Cristo si allontana quando viene sgamato. E noi che vogliamo seguire Cristo vogliamo che stia lontano da noi, non dietro a noi. Queste “nuove” traduzioni che girano e si diffondono fanno danno.
Scusi se mi sono permessa, ma non mi sembra cosa da poco e non avendo modo di contattarla in privato , lo scrivo qui. Che se sono in errore mi correggerà , a beneficio di tutti.
Buona giornata e grazie della sua testimonianza quotidiana.
CRIO – 25 luglio 2025, ore 11:41
Carissima CRIO,
la ringrazio per la sua osservazione, posta con tono costruttivo e desiderio sincero di comprendere e di aiutare a fare chiarezza.
Sono contento che segua i miei interventi e li condivida; proprio per questo le rispondo volentieri e pubblicamente, per il bene di tutti.
Il punto da lei sollevato riguarda un’espressione di origine evangelica molto nota: “Va’ dietro a me, Satana”, presente nei Vangeli sinottici, specialmente in Matteo 16,23 (“Vade retro me, Satana” nella Vulgata). È vero che l’espressione oggi viene talvolta tradotta con “lontano da me”, ma la formula originaria greca è:
Ὕπαγε ὀπίσω μου, Σατανᾶ — letteralmente: “Vattene dietro di me, Satana”.
Il senso non è quello di “fatti mio discepolo” (come avviene quando Gesù dice: “Se qualcuno vuol venire dietro a me…”), ma esattamente l’opposto:
“Togliti di mezzo, non intralciare il cammino della Croce, non ostacolarmi, stai dietro — perché davanti ci sto io, e non sei tu a guidare!”
Gesù non invita Satana a seguirlo — lo rimette al suo posto, come si fa con qualcuno che pretende di precedere, deviare o dettare la rotta al Maestro. Pietro, in quel contesto, ha parlato “da uomo”, rifiutando l’annuncio della Passione, e quindi si è posto — pur in buona fede — sulla strada di Satana, diventando un tentatore. Gesù allora gli dice: “Va’ dietro!”, ossia “fuori dal mio cammino, smettila di ostacolarmi!”
Questa è, infatti, anche l’accezione con cui la formula è usata nella liturgia del Rituale Romano, nei riti di esorcismo: “Vade retro, Satana!” — non per dire “seguimi”, ma per comandare con autorità che il demonio si ritragga, si allontani, esca di scena.
Dunque ha ragione nel cogliere la delicatezza della formula, ma posso rassicurarla: non è una “nuova traduzione”, né un’innovazione teologica. È una citazione evangelica con un significato preciso: Satana deve stare dietro, non davanti, non al centro. Deve sparire dalla via del Signore.
La ringrazio per la sua vigilanza — è il segno di una fede attenta, non superficiale.
E grazie anche per la delicatezza con cui ha posto la questione. Che il Signore la benedica.
Con stima e fraternità,
don Pietro Paolo
Grazie don Pietro per la spiegazione, la appunterò. Le auguro una buona domenica , e che il Signore la benedica e la renda sempre più incandescente d’amore per Lui, con e per intercessione di Maria Santissima!
Mons. Viganò e le lettere dei due sacerdoti evidenziano che Prevost come Bergoglio sono due falsi papi il primo perché è stato eletto invalidamente in quanto Benedetto XVII non ha rinunciato al ‘munus’ come richiede la legge della Chiesa e quindi tutti i cardinali creati da Bergoglio sono falsi cardinali compreso Previsto.
Per la prima volta un sacerdote cita espressamente din Minutella e non il signor Minutella le cui due scomuniche e la riduzione allo stato laicale sono invalide perché comminate da un falso papa.
Che abbia ragione luil? Che si stiano evidenziando le profezie in cui si evidenzia il fatto che la vera Chiesa sia garantita da un piccolo resto o piccolo gregge che dura si voglia?
CARLO MASSONE :
“Mons. Viganò e le lettere dei due sacerdoti evidenziano che Prevost come Bergoglio sono due falsi papi… Che abbia ragione lui? Che si stiano evidenziando le profezie in cui si evidenzia il fatto che la vera Chiesa sia garantita da un piccolo resto o piccolo gregge…”
RISPOSTA:
Caro Carlo,
se tra i “due sacerdoti” intende includere anche il sottoscritto, si sbaglia di grosso. Le mie parole non sostengono né Viganò né, tantomeno, Minutella, la cui posizione è ormai chiaramente scismatica se non eretica.
Io riconosco pienamente la legittimità del Papa regnante, Leone XIV, come pure la validità della rinuncia di Benedetto XVI, la cui interpretazione secondo i canoni della Chiesa è stata più volte chiarita dai competenti organismi ecclesiali. Insistere sul munus in modo scolastico e arbitrario, come fanno alcuni, senza tener conto del diritto vivente della Chiesa, significa farsi giudici di ciò che spetta alla suprema autorità della Chiesa stessa.
Quanto alle “scomuniche invalide”, è vero che chi le contesta lo fa a monte, sostenendo che il Papa che le ha emesse— anche se in realtà sono “latae sententiae- ” non fosse legittimo. Ma proprio qui sta il nodo del problema: per dichiarare invalida una scomunica, bisognerebbe essere in possesso dell’autorità per giudicare il Papa stesso, cosa che nessun fedele, sacerdote o vescovo ha.
La legittimità di un Papa non si stabilisce con argomentazioni private, ma con criteri oggettivi e con il riconoscimento pacifico e morale della Chiesa universale, come insegna anche san Roberto Bellarmino. E questo riconoscimento c’è stato sia per Benedetto XVI sia per i suoi successori.
Se si accetta la logica di chi dichiara “falso” un Papa perché non gli piace o perché interpreta a modo suo il diritto canonico, allora ogni norma della Chiesa diventa sospetta, ogni sacramento revocabile, ogni autorità delegittimabile: è la dissoluzione dell’ordine ecclesiale e la negazione pratica dell’indefettibilità della Chiesa visibile, fondata da Cristo su Pietro (Mt 16,18).
Questa non è Tradizione cattolica, ma protestantesimo mascherato.
La vera Chiesa non è un “piccolo gregge” separato e auto-proclamato, ma quella che resta visibilmente unita al Successore di Pietro, anche quando è travagliata da crisi e divisioni.
Il cosiddetto “piccolo resto” non può essere un circolo di ribelli che si autoproclamano custodi della vera fede mentre rompono la comunione con la Chiesa visibile. Al contrario, esso è formato da coloro che rimangono fedeli nella Chiesa, non contro di essa, sostenuti dall’obbedienza, dalla carità e dalla perseveranza nella prova..
Per cui, chi rompe la comunione con la Chiesa visibile, anche se crede di essere nel “piccolo resto”, si colloca fuori dall’unità cattolica.
Per questo motivo, ribadisco che ogni posizione che contesta la legittimità del Papa, che disconosce l’autorità apostolica o che erige nuove gerarchie “pure”, esce dalla comunione cattolica e scivola in eresia o scisma.
Quindi Bergoglio, da ormai tanti ritenuto falso papa perché solo chi è cieco non vede o peggio pur vedendo fa finta di non vedere secondo lei rimane il papà perché non c’è nessuno nella chiesa che conta lo ha dichiarato tale. Ormai è passato a miglior vita ma prima lei crede che avrebbe dovuto svegliarsi al mattino e dichiarare che era un falso papa perché,secondo lei, era l’unico a poterlo fare.
Nessun altro prelato ha avuto la forza di opporsi, pena l’immediata ritorsione del dittatore argentino.
Anche lei continua a lamentarsi ma non da che pesci prendere. Auguri!
Caro Carlo,
la sua logica è rovesciata: non è Bergoglio ad essere Papa solo perché nessuno lo ha dichiarato falso, ma è stato Papa perché canonicamente eletto e universalmente riconosciuto dalla Chiesa.
È così che la Chiesa funziona da duemila anni: non in base ai sospetti privati o alle illazioni dei sedicenti illuminati, ma secondo il diritto divino e canonico e il giudizio della Chiesa universale.
L’idea che un pontefice cessi di essere Papa “perché molti (?.??) lo ritengono falso” è un’eresia e una follia ecclesiologica.
Chi decide che un Papa è tale non è il gradimento dei fedeli, ma l’elezione valida e il riconoscimento della Chiesa. Punto.
Il Papa non si autoproclama — e neppure si autodepone — come in un teatrino da sacrestia.
E nessun vescovo, singolarmente preso, ha l’autorità per “dichiararlo falso”: nessuno, e ripeto nessuno, nella Chiesa ha il potere di giudicare il Romano Pontefice (prima sedes a nemine iudicatur, Denz. 1830).
Chi pretende il contrario si sta mettendo fuori dalla Chiesa.
Quanto al suo disprezzo per chi “non sa che pesci prendere”, le ricordo che il fedele cattolico non è chiamato a inventare soluzioni, ma a restare saldo nella fede, nell’obbedienza e nella comunione con la Chiesa anche nel tempo della confusione.
Il vero coraggio non è quello dei ribelli urlanti, ma di chi soffre in silenzio, senza spaccare la Chiesa per vanità spirituale, aspettando che Dio intervenga — come ha sempre fatto nella storia.
Grazie per i suoi “auguri”, ma preferisco tenermi la fede cattolica, che non cambia secondo gli umori del popolo o delle piazze virtuali.
Lei ritiene che le mie argomentazioni siano campate in aria trincerandosi dietro al fatto che quasi tutti nella chiesa e nella gerarchia labbiano ritenuto Bergoglio vero paoa
Noi con sei preti che hanno subito tutte le ritorsioni del misericordioso argentino, siamo pochi ma non poi così pochi come lei dice.il.piccolo resto o gregge come lo ha chiamato Paolo VI sotto la guida di Don Minutella mantiene la vera fede apostolica legata alla parola di Dio e al magistero e ai dogmi della Chiesa di sempre.
Chi ha scelto una neochiesa che non crede più alle vere parole di Gesù Cristo e ne professa altre, che sostituisce la venerazione per la Madonna con l’,adorazione della madre terra ( pachamana), che non crede più che i comandamenti siano da rispettare in toto che giustifica il peccato di adulterio e di sodomia, che crede che l’inferno non esista o comunque se ci fosse sarebbe vuoto, e mi fermo qui,
non è più la Vera Chiesa ma il corpo mistico dell’anticristo. Ma le profezie dicono altro.
Alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà.
Io credo alle parole della Madonna ai Pastorelli di Fatima che la Chiesa ritiene vere apparizioni e non immaginazione dei piccoli veggenti.
Ho molti amici preti, perché sono stato in seminario tanti anni fa. I più non vogliono sentirmi parlare di queste cose, alcuni argomentando come fa lei, ma parecchi sono in difficoltà e non sanno come rispondere.
Sono vecchio, non mi resta molto tempo, prego ogni giorno che lo Spirito Santo mi illumini, ma la mia coscienza mi dice che non devo aggiungere ai miei peccati anche quello di aver taciuto.
Caro Signor Massone,
Le scrivo con rispetto per la sua coscienza e la sua storia personale, ma anche con chiarezza e fermezza, poiché ciò che lei afferma è gravissimo e non può restare senza corretta replica. Procedo per punti.
⸻
1. “Quasi tutti nella Chiesa e nella gerarchia hanno ritenuto Bergoglio vero papa”
Sì, ed è proprio questo il punto: la legittimità di un Papa non dipende dall’opinione personale di qualcuno, ma da un fatto oggettivo giuridico e canonico. Jorge Mario Bergoglio è stato regolarmente eletto nel conclave del 2013 dai cardinali elettori, secondo le norme della Universi Dominici Gregis. La sua accettazione libera dell’elezione e il riconoscimento universale del suo pontificato ne hanno confermato la validità morale e canonica (cfr. CIC 332 §1; LG 23).
Rifiutare questo fatto non è opinione teologica: è scisma.
⸻
2. “Siamo pochi, ma siamo il piccolo resto”
Il “piccolo gregge” evocato da Paolo VI, come anche il “resto d’Israele” nella Bibbia, è il “piccolo gregge” di cui parla Gesù. Le sue parole sono queste:
“Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.”
(Lc 12,32)
Ma attenzione: Gesù non stava fondando una setta separata dal popolo di Dio, né stava invitando i discepoli a distaccarsi dalla comunità visibile. Al contrario, stava consolando i suoi seguaci in mezzo alle difficoltà e alla persecuzione, assicurando loro che la forza della fede non sta nel numero, ma nella fedeltà a Dio.
“Piccolo gregge” nella Sacra Scrittura non significa gruppo scismatico, né “gli unici rimasti fedeli contro la Chiesa visibile”. Significa il Popolo di Dio che rimane fedele dentro la storia, anche nei momenti bui, in comunione con la Chiesa gerarchica fondata da Cristo.
Chi oggi si definisce “piccolo gregge” per contrapporsi alla Chiesa e al Papa, nega proprio quella comunione che Gesù ha voluto per i suoi. Non è il “piccolo gregge” evangelico, ma un branco disperso, fuori dall’ovile.
Chi segue un prete scomunicato in ribellione al Papa non è il “resto fedele”, ma parte di una setta scismatica.
⸻
3. “La vera fede è mantenuta da Don Minutella e i suoi”
Questa è un’affermazione blasfema e anticattolica. La vera fede non si conserva in un cenacolo clandestino, ma nella comunione visibile con il Successore di Pietro e i Vescovi in comunione con lui (cfr. CCC 834–838; LG 13). Gesù ha promesso:
“Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18),
non contro un gruppetto nascosto, ma contro la sua Chiesa visibile, gerarchica, cattolica.
Chi crede che “la vera Chiesa” si sia nascosta in una setta, nega il dogma dell’indefettibilità della Chiesa e scivola in una ecclesiologia protestante o gnostica.
⸻
4. “La Chiesa ufficiale ha sostituito il Vangelo con Pachamama e nuove dottrine”
Un’accusa gravemente calunniosa. Nessun documento del Magistero ha mai insegnato l’adorazione della Pachamama. Alcuni episodi, in particolare durante il Sinodo per l’Amazzonia, sono stati senza dubbio discutibili, sconcertanti e motivo di scandalo, ma non rappresentano la dottrina della Chiesa, che resta immutata nei suoi dogmi mariani (cfr. CCC 487-511), nella condanna del peccato (CCC 1855ss), e nella centralità esclusiva di Cristo Redentore (Dominus Iesus, 14).
Pur davanti a questi fatti deprecabili, non abbiamo abbandonato la Chiesa, né abbiamo dato vita a gruppi paralleli o sette separatiste. La Chiesa è una e rimane quella fondata da Cristo sull’umile pescatore di Cafarnao, a cui il Signore ha detto:
“Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18).
Subito dopo, però, lo stesso Gesù lo chiama “satana”:
“Va’ dietro a me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mt 16,23).
Questo ci insegna una verità importante: Pietro, nella sua missione, è assistito dallo Spirito Santo, ma nella sua persona resta Simone, uomo fragile, che può deviare nel pensiero o nella parola, e che ha bisogno di essere corretto, pur rimanendo guida.
Lo stesso San Paolo dovette affrontarlo con franchezza:
“Mi opposi a lui a viso aperto, perché era degno di biasimo” (Gal 2,11).
Così anche oggi: non tutto ciò che un Papa dice o fa come persona privata è conforme al Vangelo, e alcune affermazioni di Papa Francesco hanno generato smarrimento. Tuttavia, non abbiamo cessato di riconoscere la sua autorità legittima, lasciando alla sua coscienza e al giudizio di Dio le intenzioni e le scelte pastorali.
Non abbiamo barattato la comunione ecclesiale con una presunta purezza dottrinale costruita fuori dalla Chiesa. Abbiamo scelto, piuttosto, di rimanere fedeli alla Chiesa e alla dottrina cattolica di sempre, nella consapevolezza che la vera Tradizione non si oppone al Papa, ma — discernendo e soffrendo — rimane dentro la Chiesa, nel cuore stesso della sua crisi e della sua purificazione.
Abbiamo cercato, con umiltà e fermezza, di interpretare in modo cattolico e ortodosso ciò che, provenendo da Papa Francesco, poteva apparire opinabile, ambiguo o problematico, sapendo distinguere ciò che è autentico Magistero da ciò che resta nel campo delle opinioni personali, anche se provenienti dal Romano Pontefice.
In questo ci guida il sensus fidei, che non è spirito di ribellione, ma partecipazione viva e consapevole alla fede della Chiesa, che è “una e la medesima nei secoli” (San Vincenzo di Lérins, Commonitorium, 2,5).
Il Concilio Vaticano II insegna chiaramente:
“Questa Chiesa, costituita e organizzata in questo mondo come società, sussiste nella Chiesa cattolica governata dal Successore di Pietro” (Lumen Gentium, 8).
Perciò, anche se feriti da certe ambiguità, non siamo usciti. Siamo rimasti, perché solo nella Chiesa visibile c’è la salvezza, come afferma anche San Cipriano:
“Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre” (De unitate Ecclesiae).
Rimaniamo nella barca di Pietro, anche se scossa dalle onde, certi che Cristo è al timone e non permetterà che affondi. Questa è la nostra obbedienza: non cieca, ma filiale, non idolatrica, ma radicata nella fede cattolica che “è la stessa sempre, ovunque e per tutti” (San Vincenzo di Lérins, Commonitorium, 2,5).
Chi prende gesti pastorali ambigui come pretesto per accusare la Chiesa intera di apostasia, compie un atto oggettivamente scismatico.
⸻
5. “Chi giustifica l’adulterio e la sodomia non è più la vera Chiesa”
La Chiesa non ha mai giustificato il peccato, ma ha cercato di accompagnare i peccatori, secondo il Vangelo. Il Catechismo resta chiaro:
“Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” (CCC 2357)
“Chi muore in stato di peccato mortale scende all’inferno” (CCC 1035)
Se alcuni pastori sono stati confusi o poco chiari, non si può per questo accusare l’intera Chiesa di eresia, né pensare che la vera Chiesa sia altrove.
La dottrina resta, anche quando alcuni la vivono male.
⸻
6. “L’inferno non esiste o è vuoto”
La Chiesa insegna con chiarezza l’esistenza dell’inferno. Chi nega questo nega un dogma di fede. Che alcuni teologi o persino il Papa abbiano fatto affermazioni opinabili e sconcertanti su questo tema non cambia la dottrina definita dal Magistero solenne e ordinario.
Confondere le opinioni personali di alcuni pastori con il Magistero vincolante è un grave errore teologico.
⸻
7. “Questa non è più la vera Chiesa ma il corpo mistico dell’anticristo”
Questa è un’eresia e un’affermazione delirante. È il linguaggio delle sette millenariste, non della fede cattolica. Il corpo mistico dell’anticristo, se mai vi sarà, si opporrà apertamente a Cristo, ma non si potrà identificare con la Chiesa visibile fondata da Cristo stesso.
La Chiesa può essere sofferente, attraversata da crisi, da peccati e da lotte interne… ma è sempre la Chiesa di Cristo. Pensare che il Papa, i Vescovi, i Sacramenti, la Messa… non siano più “veri” è protestantesimo mascherato da Tradizione.
⸻
8. “Io credo a Fatima e al trionfo del Cuore Immacolato”
Anche la Chiesa ci crede e, quindi, anche io. Ma il trionfo del Cuore Immacolato non avverrà fuori dalla Chiesa cattolica, ma attraverso di essa. Chi usa Fatima per attaccare il Papa stravolge il messaggio di Maria. La Madonna ha chiesto preghiera e penitenza, non ribellione e scisma.
⸻
9. “I preti non vogliono sentire queste cose: io non posso tacere”
I sacerdoti che non aderiscono a queste idee non sono codardi, ma fedeli alla Chiesa. E lei fa bene a seguire la coscienza, ma la coscienza va formata rettamente, non nutrita di sfiducia, settarismo e falsi profeti.
Tace meglio chi non diffonde errori. Parla meglio chi costruisce la comunione, non chi la distrugge.
⸻
Conclusione:
Lei, Signor Massone, è in buona fede, ma sta seguendo un errore gravissimo, che ha già portato molti fuori dalla Chiesa. Don Minutella e simili non sono custodi della vera fede, ma falsi maestri che dividono il Corpo di Cristo. Torni alla piena comunione con la Chiesa, quella vera, quella dei suoi padri e antenati, quella cattolica, guidata oggi da Papa Leone XIV.. Li è nato e da lì deve spiccare il volo verso la Gerusalemme celeste. Dio la benedica
Eccellenza,
Leggendo le Sue parole, traspare un dolore autentico per lo stato della Chiesa. Un dolore condiviso da molti fedeli, che vedono smarrimento, ambiguità e spinte ideologiche dove dovrebbe regnare la chiarezza del Vangelo. Tuttavia, da questo dolore Lei sembra trarre una conclusione che non possiamo accettare come cattolica: che la vera Chiesa di Cristo non coincida più con quella visibile, guidata dal Papa e dai vescovi in comunione con lui, ma con un “resto” occulto e separato, – mi scusi- da Lei implicitamente guidato.
Questa idea – benché presentata con eloquenza e zelo apparente – non è la dottrina della Chiesa, ma si avvicina a un pensiero scismatico, in cui la Tradizione viene separata dalla comunione ecclesiale, e in cui si sostituisce l’autorità legittima con il proprio giudizio personale.
⸻
1. Cristo ha fondato una sola Chiesa, visibile, gerarchica e indefettibile
La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica. È visibile, gerarchica e concreta, fondata sugli Apostoli, e in particolare su Pietro. Non è una “comunità spirituale invisibile” sopravvissuta solo in chi rifiuta il Papa. Questo lo insegnano i Padri, i Concili e il Magistero costante della Chiesa. Potrei citare i documenti eloquenti della L.G.
Ma già, Pio XII, Mystici Corporis Christi, §13:
“Cristo ha fondato sulla terra la sua Chiesa visibile, gerarchica, costituita in società, affinché essa continui l’opera della salvezza sotto la guida di un pastore visibile.”
Separarsi da questa Chiesa visibile, anche in nome della purezza dottrinale, significa separarsi da Cristo, che ha voluto la Sua Sposa nella storia, ferita ma vera, sempre guidata dallo Spirito Santo.
⸻
2. Lei dice di difendere l’autorità del Papa, ma in realtà la nega
Lei denuncia una “esautorazione del Papato”, ma intanto nega nei fatti la legittimità, l’autorità e persino la buona fede dell’attuale pontefice. Scrive che egli non rappresenta il munus petrinum, ma solo un mandatum sinodale. Ma chi ha l’autorità di stabilirlo? Non Lei. Non alcun vescovo. Non alcun gruppo “tradizionalista”.
Il Papa può essere criticato – la Chiesa lo ha sempre ammesso – ma non può essere delegittimato da giudizi personali, né ignorato come se fosse un semplice leader politico.
San Roberto Bellarmino, De Romano Pontifice, II, 30:
“Non è lecito separarsi dal Papa, anche se si pensasse che egli fosse malvagio, a meno che non sia dichiarato eretico dalla Chiesa.”
E la Chiesa non ha mai dichiarato eretico nessuno dei Papi recenti. Dunque, la comunione con Pietro resta vincolante per ogni cattolico.
⸻
3. Lei sembra non credere più all’indefettibilità della Chiesa
Presentando la Chiesa come “occupata” da forze massoniche, da una “lobby sinodale” o da un potere globalista, Lei sembra dimenticare la promessa di Cristo, secondo la quale le porte degli inferi non prevarranno.
“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Mt 28,20)
La Chiesa è indefettibile non perché sia immune da crisi o pastori indegni – siano massoni, comunisti o/e persino demoniaci – ma perché non può mai essere distrutta dall’errore né travolta dalla menzogna. La storia è piena di papi controversi, concili discussi, e momenti di oscurità. Eppure la Chiesa è ancora qui, perché assistita dallo Spirito Santo.
Sostenere che la Chiesa sia “caduta” definitivamente in errore, come Lei sembra suggerire, è negare il cuore della fede cattolica.
⸻
4. La Sua posizione, diciamo, si avvicina pericolosamente al sedevacantismo
Lei evita formalmente di dichiarare vacante la Sede Apostolica, ma le Sue affermazioni inducono i fedeli a non riconoscere l’autorità del Papa, a trattarlo come un impostore, un servo del mondialismo, un nemico della fede. Il rischio è quello di scivolare in una ecclesiologia parallela, in cui la Chiesa visibile sarebbe falsa e la “vera Chiesa” si troverebbe solo in un gruppo ristretto di “veri credenti”.
Ma allora dove sarebbe la vera Chiesa di Cristo oggi?
Eccellenza, lei ha denunciato apertamente l’apostasia della gerarchia vaticana e l’instaurazione di una “neo-chiesa” modernista. Don Minutella, da parte sua, ha fondato una comunità dichiarando illegittimo il pontificato prima di Francesco ora di Leone XIV, ritenendo Benedetto XVI il vero papa fino alla morte.
Se non è nella Chiesa visibile, col suo Papa, i suoi sacramenti e i suoi vescovi… è forse in qualche comunità che La segue?
Questo è lo stesso errore di don Minutella, che Lei ben conosce: pretendere di difendere la fede… fuori dalla comunione ecclesiale.
⸻
5. Nessun vescovo è il giudice della Chiesa intera
Lei si presenta come l’unico vero difensore della Tradizione. Ma nessun vescovo può ergersi a giudice supremo della fede della Chiesa intera. Tutti siamo vincolati al Magistero, alla successione apostolica, alla comunione ecclesiale. Anche nella critica, anche nella sofferenza, nessuno può mettersi al di sopra del Papa.
Essere nella Tradizione non significa costruirsi un proprio “magistero privato”, ma rimanere uniti alla Chiesa che Cristo ha fondato, con Pietro e sotto Pietro.
⸻
6. La Tradizione non è ideologia né arma di opposizione
Lei parla spesso di Tradizione, ma sembra usarla non come patrimonio vivo della fede, ma come strumento per attaccare ogni aspetto dell’attuale pontificato. La Tradizione, invece, non si oppone allo sviluppo dottrinale, se resta in continuità con il depositum fidei.
Come insegna san Vincenzo di Lerino (V sec.):
“Nella Chiesa cattolica bisogna tenere ciò che è stato creduto dappertutto, sempre e da tutti… ma anche con progresso, purché nello stesso senso e nella stessa dottrina.”
La Tradizione è viva nella Chiesa, non fuori di essa. Non si conserva uscendo dalla comunione, ma rimanendo nella Chiesa anche quando è ferita.
⸻
Conclusione: La vera riforma nasce nella Chiesa, non contro la Chiesa
Lei pone il Papa davanti a un bivio: “seguire Cristo o il mondo”. Ma oggi è Lei, Eccellenza, a trovarsi davanti a un bivio:
– Può tornare a essere un vescovo nella Chiesa, fedele alla croce, alla comunione, e alla Verità, anche nelle tempeste;
– oppure può proseguire su una via che separa dalla Chiesa, dove l’autorità è rifiutata e la Tradizione è ridotta a strumento di divisione.
Sant’Ambrogio diceva:
“Ubi Petrus, ibi Ecclesia – Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa.”
Cristo non ci ha promesso papi perfetti, ma ci ha promesso che non ci avrebbe mai abbandonati. La barca di Pietro, anche scossa dalle onde, rimane l’unico vascello della salvezza.
Eccellenza, Le chiedo con rispetto, ma con franchezza evangelica:
a chi giova oggi il Suo linguaggio da contro-magistero?
A chi serve seminare sfiducia nel Papa, nell’unità della Chiesa?
Forse, invece, è tempo di fare un passo indietro.
Di riconoscere che nessuno è la Chiesa da solo.
Che non c’è Tradizione senza comunione.
E che la vera riforma nasce dal cuore, e resta nella barca di Pietro, anche tra le tempeste.
Da cattolici, non si può non condividere totalmente quanto con saggezza espone.
Mi permetto solo di “indicare” nella Vergine della Rivelazione Colei che sopra tutti ha palesato la realtà della Chiesa in un mondo che la combatte e la volontà di Dio in merito. La Madonna delle Tre Fontane fece comprendere al Cornacchiola che la Chiesa sarebbe stata “spezzata”, che nei posti più alti di essa il Nemico si sarebbe infiltrato per abbatterla, che tra i ministri di Dio si stavano instaurando false ideologie e teologie e un “carname”, “una verminaia di peccato”, che avrebbero fatto sopraggiungere una dolorosa purificazione. Il Cornacchiola “sognò” un Pontefice che avrebbe negato le verità di fede e che ambiva mettersi al posto di Dio. Eppure… il messaggio delle Tre Fontane si fonda sulla fedeltà ai 3 punti bianchi: l’Eucaristia, l’Immacolata, il Papa. La Vergine della Rivelazione, Madre degli incurabili, esorta inoltre a non fare la chiesa nella Chiesa, A RESTARE NELL’OVILE SANTO, ché la salvezza c’è solo nella Chiesa.
Ho riassunto molto velocemente concetti e messaggi attualissimi e assai preziosi che abbisognano oggi di tutta la nostra attenzione e meditazione perché molte cose che la Madre di Dio dice riguardano la Tradizione. Non secondo l’Uomo ma secondo Dio…
Peccato che certuni legati al tradizionalismo – per non dire tutti – si fermino a Fatima, volutamente imbavagliando, ignorando e censurando le Tre Fontane, nonostante il giudizio positivo della Chiesa e, in primis, di Papa Pio XII.
Occorre tornare quanto prima a quella mariofania straordinaria.
Occhi Aperti,
grazie per il suo intervento così sentito e devoto. È vero: la Vergine della Rivelazione, apparsa al Cornacchiola alle Tre Fontane, ha lasciato un messaggio forte e attualissimo, che richiama alla fedeltà all’Eucaristia, all’Immacolata e al Papa — i “tre bianchi” cari alla spiritualità cattolica più profonda. E la sua esortazione a non fare una “chiesa nella Chiesa”, ma a rimanere nell’ovile santo, è oggi più che mai decisiva.
Tuttavia, come lei stesso lascia intendere, è importante discernere ogni rivelazione privata alla luce della Rivelazione pubblica, contenuta nella Sacra Scrittura e trasmessa dal Magistero della Chiesa. Le mariofanie, anche quelle riconosciute, non aggiungono nulla al deposito della fede, ma servono ad aiutarci a viverlo più pienamente. Come ricordava santa Teresa d’Ávila — donna di visioni e grande mistica — su quattro locuzioni, tre possono non venire da Dio: (principio poi recepito anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 67) per questo raccomandava sempre il discernimento, la prudenza e il confronto con la Chiesa.
Anche qualora il sogno di Cornacchiola su un Papa negatore delle verità di fede fosse autentico — e solo Dio lo sa — il comportamento del vero cattolico non può mai essere quello della rottura o dell’autoproclamazione, ma quello della fedeltà silenziosa, della testimonianza tenace, della preghiera perseverante.
Fra l’altro, è bene ricordare che quel sogno parlava di un Papa, non di una serie di “falsi papi” come certi falsi profeti oggi vanno blaterando, inventando con disinvoltura una Chiesa parallela e giudicando tutti da un piedistallo di orgoglio spirituale.
Il Vangelo non ci chiede di stabilire chi sia vero e chi falso — quello lo sa solo Dio — ma ci chiede di restare fedeli a Cristo nella Chiesa, uniti al Successore di Pietro, confidando nella promessa: “Non praevalebunt” (Mt 16,18). In Corde Matris
Bisogna rimanere nella Chiesa, soffrendo con essa, pregando per essa, lavorando per mantenere la sua unità e purificarla dall’interno. È questo che fanno i veri amici della Madonna.
Del resto, Gesù stesso ha detto: “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18). Se lo ha detto Lui, questo ci basta: non spetta a noi sapere quando e come la sua parola si compirà. Ma si compirà. La Madonna lo sa. Il demonio lo teme. E noi lo crediamo.
Io sono convintissimo, come lei, che la Vergine Immacolata — quando il Signore lo vorrà, e credo anch’io che quel tempo non sia lontano — interverrà con potenza, insieme a san Michele e ai suoi eserciti, per purificare la Chiesa da ogni lordura e per schiacciare la testa all’antico nemico. Ma lo farà non premiando i ribelli, bensì i fedeli. Per questo, il nostro posto è sotto la sua protezione, nella Chiesa, mai contro di essa.
È esattamente questo che volevo sottolineare, citando la mariofania delle Tre Fontane: nonostante tutto, nonostante i se, i ma e i però della storia, la Madonna ci ha chiesto di restare nella Chiesa, amando l’Eucaristia, l’Immacolata e la “Santità del Padre”. È così, infatti, che la Madre di Dio chiama il Papa…
Dunque, non posso che concordare su tutte le sue precisazioni e ringraziarla, carissimo don Pietro Paolo.
Gentile dott. Tosatti, le ho già scritto altre volte e sempre cortesemente mi ha risposto. Avevo già sentito molte delle Idee di Mons. Viganó che circolano in internet e leggere l’articolo a cui rispondo, mandatomi da un amico sacerdote, mi ha rafforzato nella idea che, purtroppo, i tempi che stiamo vivendo siano piuttosto oscuri.
L’impressione che l’attuale papato di Leone XIV non sia discordante dalla linea del suo predecessore, sembra ormai confermata da tanti piccoli ma significativi passi che sta compiendo, soprattutto circa nomine in importanti dicasteri e uffici vaticani, ma anche nel linguaggio, decisamente più moderato di Bergoglio, ma tutto sommato non differente dalle sue idee.
Siamo in un momento davvero difficile per la nostra Chiesa: sempre ci sono stati momenti così, ma ora l’attacco non viene dal di fuori o da persone di poca importanza (non certo in quanto persona, ma in quanto ricopre carichi non determinanti): ora l’attacco è dall’interno della Chiesa stessa, da parte dei vertici della gerarchia, addirittura da chi dovrebbe garantire la fede del popolo di Dio.
E questo è davvero disastroso.
Il popolo di Dio si sente smarrito: io come sacerdote mi sento smarrito. Ho sempre celebrato citando anche Francesco nella preghiera eucaristica, ma nel cuore non mi sentivo legato a lui: perché lo facevo? Probabilmente per non aver il coraggio di mettermi al di fuori della Chiesa che, per fortuna, è superiore a qualsiasi papa o considerato tale. Ma in cuor mio ho sempre sperato che qualcosa cambiasse. E l’avvento di un nuovo papa, mi lasciava ben sperare.
Ora, con Leone, ho l’impressione che nulla cambierà, se non in peggio, anche se mascherato con modi affabili e parole dolci! È vero che il suo papato è ancora molto giovane e bisognerà quindi attendere un poco, ma, come dicevo, ho l’impressione che non si riesca ad uscire da questo smarrimento.
È difficile in questa situazione capire cosa fare.
Mi scusi se sono stato lungo, ma probabilmente avevo proprio bisogno di sfogarmi un po’.
Distinti saluti. don Sandro
Caro don Sandro,
Hai detto bene: “la Chiesa è superiore a qualsiasi papa”. Ed è vero.
Un papa può sbagliare, persino gravemente; può confondere, persino scandalizzare. Ma la Chiesa visibile — pur ferita — resta il corpo reale di Cristo nella storia. È lì che Egli ha voluto farsi presente, anche quando i suoi ministri lo tradiscono. È doloroso, ma necessario, distinguere tra l’ufficio e chi lo occupa: tra Pietro e Simone, tra la cattedra e l’uomo.
⸻
Attendere nella verità, senza fuggire né rompere.
Alcuni — come Don Minutella — hanno scelto la strada della rottura.
Altri — come Mons. Viganò — anche se in modo discutibile e dannoso, quella della denuncia profetica.
Entrambe le posizioni contengono frammenti di verità, ma non garantiscono da sole la fedeltà alla Chiesa.
Tu invece sei lì, sull’altare, ogni giorno, come un ponte tra la Tradizione e il popolo. Il tuo ruolo, oggi più che mai, non è abbandonare la barca, ma restare fedele al timone della verità, anche in mezzo alla tempesta.
⸻
Don Sandro, la tua sofferenza è preghiera. Il tuo smarrimento è il segno che la tua coscienza è viva. Non temere di restare “dentro” la Chiesa con l’anima desta e lo spirito critico. Non sei tiepido: sei ferito.
E Dio ha “bisogno” oggi proprio di sacerdoti feriti ma fedeli.
Continua a celebrare. Continua a pregare. Continua a formare piccoli cenacoli di cristiani veramente cattolici.
Non aspettare che tutto venga dall’alto: inizia tu la riforma vera, quella dei santi.
Bisogna anche saper aspettare.
Sì, ci si aspetta che un Papa nuovo cambi tutto e subito…
Ma forse è proprio questa l’impazienza del nostro tempo: gridare al tradimento prima ancora di capire il disegno.
Chi può sapere perché alcune scelte oggi sembrino in continuità con quelle di Francesco?
Chi può leggere tutto il cuore di un pontefice, o intuire la strategia della Provvidenza nei tempi lunghi della storia?
⸻
Restiamo uniti, don Sandro, nella preghiera, nella fedeltà, nella croce.
E lasciamo a Dio il giudizio finale. A noi spetta mantenere l’unità, resistere nella verità, senza odio, senza paura, senza fuga.
Con fraternità sacerdotale sincera,
don Pietro Paolo
Ratzinger affermò che della Chiesa sarebbe rimasto un piccolo resto. Molte profezie, veggenti dei secoli passati, come la Emmerich riportano che nella Chiesa dilaga l’apostasia. La processione di vescovi e cardinali che vide era composta da un’ enorme maggioranza di prelati che si giravano con la testa e gli sguardi lontano dal Papa e dalla verità. Altri avevano una nube nera al posto della testa, solo pochi erano concentrati su Gesù Cristo.
I Papi possono sbagliare, i vescovi e i sacerdoti ancora di più. Ma ciò oltre a far di loro pastori che pascolano se stessi ed espongono il gregge alla dispersione e alla morte, denota che essi abbiano perso la Fede, che non curano la propria spiritualità e non sono in comunione con Cristo. Altrimenti darebbero ben altri frutti, porterebbero ben altra luce. Non solo non sono cattolici ma sono anticristici. Ricordi che Gesù disse a Pietro va de retro Satana, perché tu ragioni secondo il mondo e non secondo Dio. Chi spinge a gettare la croce e a fare proselitismo per l’agenda 30 e l’ambientalismo antiscientifico e ideologico è un falso profeta. Ogni cattolico è chiamato a leggersi un po’ la Bibbia, i Padri del deserto, e le encicliche anteriori al CVII per poter scegliere tra le tante chiacchiere della gerarchia ecclesiastica di oggi e fare discernimento. Tutto ciò che è soggettivismo, relativismo, storicismo, sentimentalismo, democraticismo va rigettato con decisione anche se sono ragionamenti del Papa.
Esdra – 24 luglio 2025, ore 22:29
Caro Esdra,
comprendo il tuo turbamento di fronte allo stato attuale della Chiesa e alle tante ambiguità che si sono diffuse nel corpo ecclesiale. Condivido la preoccupazione per un clero talvolta confuso, tiepido, poco ancorato alla verità della fede. È un dolore reale, che molti vivono con sofferenza, me compreso.
Ma proprio perché siamo cattolici, dobbiamo vigilare che la legittima denuncia non degeneri in disprezzo della Chiesa, nel sospetto sistematico contro ogni pastore, e soprattutto in una teologia del “piccolo resto” che finisce per distruggere la comunione ecclesiale.
Citi Benedetto XVI (Ratzinger): è vero che parlò di una “Chiesa più piccola e più spirituale”. Ma non disse mai che la vera Chiesa sarebbe sopravvissuta solo in pochi “veri fedeli” separati dal resto del Corpo. Anzi, riconobbe sempre la continuità visibile della Chiesa cattolica, guidata dal Papa legittimo, anche nella tempesta.
Citi la Emmerich. Anche lì, attenzione: le visioni della beata non sono dogma. Eppure, in quelle stesse visioni, non viene mai negata la Chiesa visibile né il primato petrino. Il Papa – pur sofferente e abbandonato – è ancora vicario di Cristo. Le ombre ci sono, ma Cristo non ha mai abbandonato la sua Sposa.
Ma il punto più grave è un altro. Tu dici: “Questi non solo non sono cattolici, ma sono anticristici.”
Fratello mio, chi sei tu per dichiarare che cardinali, vescovi, sacerdoti — magari confusi, magari sbagliati — non sono più cattolici e sono addirittura “anticristi”? Questo è un linguaggio che non appartiene alla fede cattolica, ma piuttosto a una logica settaria.
Il male va denunciato, certo. Gli errori dottrinali vanno smascherati. Ma mai fuori dalla carità e dalla verità della Chiesa. Tu stesso citi il “vade retro” che Gesù rivolse a Pietro. Ma lo disse a Pietro, non per destituirlo, ma per correggerlo, affinché rimanesse saldo nella sua missione.
Cristo non ha mai ritirato a Pietro le chiavi.
Dici che bisogna rigettare “democraticismo, sentimentalismo, storicismo, anche se vengono dal Papa”. D’accordo: nessuno è obbligato a seguire opinioni personali del Papa o orientamenti pastorali discutibili. Ma attenzione: non tutto ciò che non ci piace è automaticamente errore. Non ogni parola del Papa è relativismo. E soprattutto: non possiamo sostituirci noi al Magistero per decidere cosa è cattolico e cosa no.
Leggere la Bibbia, i Padri, le encicliche preconciliari è cosa buona e giusta. Ma non per contrapporli al Magistero vivente, come se fossimo noi i giudici supremi della Tradizione.
Il vero discernimento cattolico **non è scegliere tra la “verità” e la “gerarchia”, ma scegliere di restare nella verità nella gerarchia — anche quando costa.
Chi è fedele, oggi, soffre, prega, offre, corregge quando deve, ma non si separa mai dal Corpo della Chiesa visibile.
Perché separarsi dal Corpo, anche se lo si fa nel nome della verità, è già l’inizio di uno scisma,
Fraternamente
don Pietro Paolo
MI PIACE ASSAI !
Condivido pienamente! Je vojo bene assaje!
I commenti sono chiusi.