USA (e Gran Bretagna) al Lavoro per Sottomettere l’Iran. Ancora una Volta. Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su come Stati Uniti e Gran Bretagna abbiamo sempre fattivamente impedito che l’Iran potesse avere una politica autonoma, indipendente dai loro interessi economici e geopolitici, favorendo ribaltamenti continui – come peraltro in Egitto -. Ne sappiamo qualcosa anche noi, nell’ultima epoca libera, con Moro, Craxi, Andreotti e Berlinguer….Buona lettura e condivisione.

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È davvero sorprendente come i media occidentali stiano suonando il de profundis al regime iraniano, dando quasi per scontato che Teheran sarà costretto a capitolare di fronte alla potenza di fuoco israelo/statunitense.

Il tutto accompagnato da manifestazioni di giubilo per la fine di un regime integralista e oppressivo e per il ritorno alla democrazia, con tanto di erede al trono dell’ impero persiano pronto a rientrare in patria con la sponsorizzazione degli americani.

Premessa doverosa; chi scrive non ama gli ayatollah e tantomeno i khomeinisti, come non ha mai amato i talebani o Saddam Hussein.

Ma le simpatie e le antipatie qui c’entrano poco, nel momento in cui sono in gioco i destini di un popolo, quello iraniano, che rischia di ritrovarsi come quello iracheno dopo la caduta di Saddam.

Ovvero nel disordine totale, nel caos, nella guerra civile, in una democrazia fragile e preda di speculatori e affaristi senza scrupoli, come il ben noto clan Karzai che ha governato l’Afghanistan dopo la cacciata dei talebani all’ insegna del malaffare e della corruzione creando le condizioni per il ritorno dei talebani che hanno ereditato dal ritiro occidentale un Paese in macerie economiche.

Il popolo iraniano se sarà davvero liberato dagli ayatollah non sarà mai lasciato libero di decidere il proprio futuro, come invece ha fatto negli ultimi trent’anni quando è stato libero di votare partiti riformisti che hanno tentato di modernizzare il Paese allentando l’integralismo khomeinista.

E paradossalmente presidenti moderati come Rohani, come Kathami o Rafsanjani non soltanto non sono stati mai sostenuti dall’ Occidente nel loro percorso riformista, ma anzi sono stati ostacolati e denigrati con un’intensificazione della pressione internazionale, in una sorta di tacita alleanza con i partiti integralisti che hanno puntualmente riconquistato il potere proprio di fronte alle minacce occidentali per il programma nucleare iraniano, che oggi è diventato il pretesto per scatenare la guerra ( si scoprirà poi che il temutissimo arsenale iraniano è pericoloso quanto le armi chimiche di Saddam?).

È stato a tutti chiaro come l’interesse occidentale non fosse quello di aiutare gli iraniani a progredire lasciandoli liberi di decidere il proprio destino, ma di mantenere alta la tensione con Teheran per giustificare il mantenimento delle alleanze mediorientali e condizionare i Paesi arabi, obiettivo meglio raggiungibile con governi integralisti come quello di Ahmadinejad.

E quando In Egitto, dopo la caduta di Mubarak, il popolo tornò a votare e scelse i Fratelli musulmani che decisero di ridiscutere anche il rapporto con l’Iran uscendo dalla sfera di influenza arabo statunitense in favore di un’asse privilegiato con la Turchia di Erdogan e appunto con Teheran, mettendo a rischio il controllo del Canale di Suez, arrivò puntualmente la reazione saudita, il colpo di stato di Al Sisi e il ritorno alla dittatura.

I Fratelli musulmani non ci piacciono, ma è stato legittimo rovesciare un governo eletto dal popolo egiziano perché non allineato all’ ordine mondiale occidentale?

Del resto proprio in Iran c’è stato il precedente di Mossadeq, primo ministro nazionalista e laico che tentò di liberare il Paese dalla dittatura economica degli inglesi, nazionalizzando la compagnia petrolifera iraniana, per aprire nuovi sbocchi commerciali in grado di tutelare gli interessi iraniani; ma anche qui, essendosi Mossadeq avvicinato troppo ai sovietici per superare le conseguenze drammatiche causate dall’embargo inglese sia in entrata che in uscita nel Golfo Persico come forma di ritorsione per la nazionalizzazione del petrolio, intervennero gli americani con un golpe militare a regia Cia che rovesciò Mossadeq rimettendo sul trono lo scià Reza Pahlavi cacciato a furor di popolo.

Un imperatore che gli americani erano certi di poter manovrare per i propri obiettivi, ma che si rivelò tutto tranne che un fantoccio; quando capirono che la situazione gli stava sfuggendo di mano e che Reza inseguiva il sogno di un nuovo impero persiano egemone nell’ area e autonomo da interferenze straniere, lasciarono che venisse a sua volta rovesciato dalla rivoluzione khomeinista.

Gli Usa preferirono avere al potere un regime ostile da combattere, composto dalla grande oligarchia religiosa i cui privilegi lo scià stava gradualmente abbattendo in favore di una piena laicizzazione del Paese, piuttosto che un sovrano alleato ma poco obbediente.

Gli ayatollah non ci piacciono, ma ci piace ancora meno un cambio di regime imposto con le armi e contro il legittimo diritto dei popoli ad autodeterminarsi.

Americo Mascarucci

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1 commento su “USA (e Gran Bretagna) al Lavoro per Sottomettere l’Iran. Ancora una Volta. Americo Mascarucci.”

  1. cosa mangiate a colazione? pane e volpe? Trump e iran sono d’accordo. gli usa hanno bombardato luoghi senza fare alcun danno. nessuna radioattività. materiali spostati da tempo in altri luoghi. ora, secondo il progetto di trump, Israele è veramente sola e stamattina piovono missili come pietre su uno stato occupante la palestina….non un dito per difendere il territorio israeliano si è mosso dagli usa….il generale ci occupa oramai di ‘particolare’…insomma Guicciardini dei poveri. Studiare Macchiavelli no eh? studiare no? byby Generale….

I commenti sono chiusi.

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