Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione la presentazione di questo libro di Cristina Siccardi ed Elena Manetti, in tempo di Giubileo, e di conseguenza di pellegrinaggi. Questo è il collegamento per chi fosse interessato al volume. Grazie a SugarCo per la pubblicazione della premessa. Buona lettura e condivisione.
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CRISTINA SICCARDI – MASSIMILIANO FISSORE ELENA MANETTI
In Pellegrinaggio verso le mete della Fede
Una guida speciale per il pellegrino che aspira a luoghi sacri ricchi di tradizione patrimonio della Chiesa e della cultura sabauda
Giubileo 2025
Servizio fotografico di Elena Manetti
Nell’amore di Dio, nulla è troppo; nell’amore del mondo, tutto è troppo e nocivo.
Perciò dobbiamo attaccarci per sempre ai beni eterni, e usare invece dei beni temporali solamente di passaggio;
così a noi, che peregriniamo e ci affrettiamo a tornare in patria, qualsiasi forma di benessere in questo mondo serva come cibo per il viaggio, non come attrattiva di una fissa dimora.
(Papa Leone Magno, Sermoni, 90, 1-3)
PREMESSA
Verso il mistero si va lentamente, camminando piano, a ritmo umano, non a ritmo frenetico come il mondo di oggi propone e impone. Il pellegrinaggio è proprio ciò di cui ha bisogno l’anima, che ha un ritmo spirituale, non materiale.
Il Giubileo 2025 è l’occasione per riscoprire l’andatura dell’ani- ma, che ama il silenzio, apprezza l’interiorizzazione, gode del raccoglimento, stati che permettono di avvicinarsi al sacro, dunque a Dio. La meta del pellegrino è un luogo sacro, perciò è indispensabile entrarvi con la mentalità sacrale del pellegrino e non del turista. Ebbe a dire san Riccardo d’Inghilterra, vissuto fra il VII e l’VIII se- colo: «Turista è chi passa senza carico né direzione. Camminatore chi ha preso lo zaino e marcia. Pellegrino chi, oltre a cercare, sa inginocchiarsi quando è necessario».
Il turista percorre le strade, i paesaggi, le città e i borghi più celebri. L’esploratore cerca zone incontaminate o poco visitate, men- tre il pellegrino cerca la via per ossigenare le aspirazioni dell’anima che anela al divino. Il pellegrino non è neppure colui che compie una gita perché egli può percorrere anche pochi chilometri o addirittura metri, magari per la sua scarsa salute o per anzianità, ma è co- munque colui che vuole fare quel cammino per giungere alla meta finale, in quanto il cammino, a piedi o anche con mezzi se non è possibile camminare, è l’espressione del procedere fisicamente ver- so una Casa di Dio che possiede una specifica e speciale tradizione devozionale e santorale, e in quel sacro luogo accrescere in qualche modo la tensione spirituale dell’anima verso l’alto.
L’homo viator del Medioevo, quando i pellegrinaggi vennero codificati e regolati con delle norme che davano il diritto all’ospitalità attraverso le Leges peregrinorum, di solito procedeva a piedi, tanto più che la tradizione religiosa indicava nel camminare il modo più virtuoso per viaggiare verso Gerusalemme, Roma, Santiago di Compostela. Il pellegrino portava un segno di riconoscimento, il «bordone», requisito di identificazione. La sua forma ha avuto del- le evoluzioni nel corso dei secoli, ma esso non doveva essere solo un sostegno, un punto di appoggio per il viandante che percorreva vie anche dissestate, il bordone doveva servire anche come strumento per raccogliere frutti dagli alberi lungo la strada, portare far-delli di varia natura, aprirsi varchi nella vegetazione e servirsene anche come arma di difesa lungo la strada, sulla quale si potevano incontrare pericoli ed incognite, fossero malfattori o animali come lupi, cinghiali, orsi. Per questa ragione il bordone terminava con un puntale in metallo per difendersi da eventuali attacchi. Nella forma originale il bordone era provvisto di tre pomoli: uno all’estremità superiore, che serviva come mazza; uno più in basso, che fungeva da appoggio della mano e/o da supporto per la propria sacca, al quale veniva legata; il terzo ancora più in basso, che consentiva di impugnare l’asta con due mani, nel caso in cui il pellegrino fosse stato costretto ad un combattimento (questo pomolo lo si ritrova solamente nelle raffigurazioni più antiche). Infine, una cinghia in cuoio era talvolta utilizzata per ottenere maggior presa durante il cammino. Il pomolo di appoggio per le mani si trasformò nel XVI secolo in una sorta di largo gancio, adatto anche a portare pesi, ma pure a parare, se si veniva attaccati, i fendenti delle armi da taglio. Quando il bordone veniva voltato per servire da arma da punta, questa sorta di rampone inverso si trasformava in guardia, adatto a proteggere la mano di chi lo impugnava. Tele ed affreschi che rap- presentano figure di pellegrini mostrano talvolta una pezza o un nastro legato al bordone: nei luoghi santi presso reliquie o venerate immagini ancora oggi si strofina con riverenza un fazzoletto su un crocifisso o una santa teca. I pellegrini solevano bagnare una tela nell’acqua santa delle chiese visitate oppure toccare oggetti o luoghi sacri da portarle con sé a casa. Il bordone rimane associato al- l’idea stessa di pellegrinaggio e la sua benedizione costituiva una solenne cerimonia al momento della partenza. Oggi, come molti se- coli fa, i pellegrini in cammino conservano come uno dei più cari ricordi il bastone che li ha accompagnati nel viaggio, segno e testimonianza di un appassionante percorso dell’anima.
Il vero pellegrino prega e la preghiera è elevazione della men- te, come insegna san Giovanni Damasceno, «La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la richiesta a Dio di beni convenienti»1, e come spiega san Tommaso d’Aquino, acquisendo la definizione del Padre della Chiesa, «La preghiera è l’elevazione della mente a Dio per lodarlo e chiedergli cose convenienti per l’eterna salvezza»2.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, anch’egli dottore della Chiesa, non aveva dubbi: riteneva indispensabile la preghiera, che è eleva- zione ed ascesi, per la salvezza:
«“Chi prega è certamente salvato, chi non prega è certamente condannato”. Se lasciamo da parte i bambini, tutti gli altri beati si salvarono perché pregavano, e i condannati si condannarono per- ché non pregavano. E nessuna altra cosa gli produrrà nell’inferno più spaventosa disperazione al pensiero che sarebbe stata cosa molto facile salvarsi, se avessero chiesto a Dio le sue grazie, e che saranno eternamente disgraziati, perché passò il tempo della preghiera»3.
Perché, comunque, il turista è attratto dai centri di spiritualità cattolica?
«Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, i luoghi di culto attirano annualmente circa 330 milioni di visitatori, ossia un terzo del numero complessivo di turisti del pianeta»4, ma per questo computo sono stati considerati sia i turisti in quanto tali, sia i pellegrini in quanto fedeli. Ma, ça va sans dire, resta il fatto che molti di questi turisti sono o agnostici, o atei, o appartenenti a culti diversi, ciò sta a significare che vengono attratti dalle chiese non solo perché d’autore – oggigiorno ci sono Archistar che progettano e realizzano chiese, ma essendo moderne, quindi, spoglie, asettiche, prive di sacralità, aniconiche, insomma, brutte, nessuno va apposta a visitarle – ma per le atmosfere di bellezza e spiritualità che vi abitano.
Si può affermare che già nel I secolo della Cristianità i pellegri- naggi ebbero il loro inizio, sia a Gerusalemme dove, riprendendo e modificando il pellegrinaggio ebraico, la aliyah5, si ricercavano le tracce dei luoghi dove era vissuto, morto e risorto Gesù, sia a Roma, per venerare i sepolcri dei santi apostoli Pietro e Paolo. A Roma è archeologicamente dimostrata la presenza nel II secolo di pellegrini che raggiungevano i trofei eretti sulla tomba vaticana di san Pietro, e sulla sepoltura di san Paolo sulla Ostiense, ma anche al luogo det- to memoria apostolorum, al III miglio della via Appia Antica, dove sorge ancora la basilica di San Sebastiano.
Il termine pellegrino nel cristianesimo deriva dal latino peregri- nus, ovvero «straniero», per + ager, ovvero «attraverso i campi». Chi parte in pellegrinaggio assume tutti i rischi che esso può com- portare, sia fisici che interiori, in vista di vantaggi spirituali e di per- dono dei propri peccati.
Nessuno, sia personalmente che collettivamente, può non fare i conti con il proprio passato, prendendo atto che le radici cristiane cospargono tutta l’Europa – nonostante la Costituzione dell’Unione Europea le abbia volutamente ignorate – con edifici e cultura: dalle abbazie ai monasteri, dalle chiese alle biblioteche, dalla letteratura alla scienza, dall’arte alla musica.
«Fino a una certa epoca peregrinatio comprendeva qualunque viaggio di natura devozionale o penitenziale […], mentre dal XII se- colo il termine acquisì un’accezione specifica, andando a definire (in- sieme ad altri termini come iter o passagium) quell’esperienza di pel- legrinaggio armato che solo tardivamente si sarebbe iniziato a chia- mare “crociata”. Né si può dimenticare che ai tempi di Dante “pellegrino” indicava specificatamente solo colui che compiva il ca- mino di Santiago, mentre “palmieri” e “romei” erano chiamati co- loro che si recavano a Gerusalemme e a Roma»6.
Quando si parla di pellegrinaggi, lungo i secoli, non si può certo ignorare lo spirito di fede, l’aspetto della realtà dell’anima e della dimensione trascendente.
«Non necessariamente la teoria vichiana dei corsi e ricorsi della storia è opponibile a quella hegeliana. Quest’ultima sembrerebbe consegnarci con la sintesi un prodotto finito unico e irripetibile, ma la realtà non pare essere tale. All’interno della dialettica ogni periodo è fatto di ripetizioni storiche non a causa della storia, ma a causa dell’uomo che mai cambia, sia nel bene che nel male. […] concluso un ciclo dialettico ecco se ne apre un altro che in apparenza, vuoi per il progresso, per il benessere, per l’avanzamento della civiltà, in superficie pare diverso dal precedente, ma al suo interno è ripetitivo dei medesimi errori di sempre, perché fatto da esseri imperfetti come gli uomini»7, che hanno bisogno di Redenzione. «Se da un lato è vero che la storia è fatta di passato, presente e futuro, da un altro punto di vista essa possiede un’immutabilità per cui è, non fu e non diventa, perché orientata dalla Divinità Suprema e perché bene e male in fondo si comportano sempre al medesimo modo, con il male che non ha fantasia e il bene che invece ne possiede molta»8.
Per offrire uno strumento utile e finora inedito nell’Anno del Giubileo 2025, un Anno in cui molte persone si mettono e si metteranno in pellegrinaggio, in tempi in cui è diventato importante per moltissimi il viaggiare e il camminare, attività quest’ultima salutare, non solo in termini fisici, ma anche spirituali, abbiamo pensato ad una Guida di un viandante particolare e specifico: il Pellegrino dei Luoghi Sacri Sabaudi, che desidera conoscere quali siano i legami fra queste chiese e i Savoia, protagonisti da dieci secoli non solo del patrimonio storico italiano ed europeo, ma anche religioso. Ciò che di sacro essi hanno lasciato continua a vivere grazie ai restauri che vengono periodica- mente svolti con grande attenzione soprattutto negli ultimi tempi e grazie alla costante presenza dei fedeli o di coloro che, seppure non credenti, si beano alla vista delle architetture e iconografie sacre.
È scopo, infatti, di questa Guida percorrere le strade che hanno per mete i diversi luoghi dove sono presenti chiese, abbazie, basiliche, santuari legati a Casa Savoia, che ebbe per un millennio un legame speciale con la fede cattolica, tanto da annoverare nel suo lignaggio il maggior numero di rappresentanti della santità rispetto a tutte le altre corone reali.
Questo progetto, che vuole essere un apporto al chiarimento del significato religioso di tanti luoghi storici e apostolici, è maturato dalla richiesta di alcuni che, dopo aver letto il volume Casa Savoia e la Chiesa. Una grande, millenaria Storia europea, edito da Sugar- co nel 2020, e approssimandosi il Giubileo Ordinario 2025, hanno colto l’esigenza di conoscere i sacri luoghi che i Savoia hanno innalzato o hanno contribuito ad accrescerne il valore devozionale.
Tutti i membri di Casa Savoia morti in concetto di santità e i suoi sei beati rappresentano plasticamente la significativa sintonia e affinità di questa stirpe con Santa Romana Chiesa. Nel compiere l’appello dei beati, appare un mondo iconografico ricco e vario, che dipinge molti luoghi sacri per le loro sepolture: Umberto III, nono conte di Savoia (Avigliana, TO, 1136-Chambéry, Savoia, 4 marzo 1188), sepolto nell’Abbazia di Hautecombe, in Savoia; Bonifacio, monaco certosino, poi arcivescovo di Canterbury (Sainte-Hélène-des-Millerès, Savoia, 1217 ca.-14 luglio 1270), sepolto nell’Abbazia di Hautecombe; Margherita di Savoia, marchesa del Monferrato e domenicana (Pinerolo, TO, 1390-Alba, CN, 23 novembre 1464), i suoi resti sono custoditi in un’urna, nella chiesa di Santa Maria Maddalena ad Alba (CN); Amedeo IX, terzo duca di Savoia (Thonon-les-Bains, Savoia, 1° febbraio 1435-Vercelli, 30 marzo 1472), i suoi resti sono custoditi in un’urna nel duomo di Vercelli; Ludovica, principessa di Châlon, monaca clarissa (Bourg-en-bresse, Francia, 28 luglio 1462-Orbe, Svizzera, 24 luglio 1503), i suoi resti sono custoditi impropriamente in un luogo profano, di cui parleremo nell’undicesimo capitolo.
Casa Savoia si distingue anche per essere la regia dinastia con il maggior numero di candidati all’onore degli altari. «Ma questa è una famiglia di Santi»9, dichiarò papa Gregorio XVI (1765-1846), il pontefice che beatificò Umberto, Bonifacio e Ludovica. Ultima, in ordine di tempo, ad essere beatificata è stata Maria Cristina di Savoia, regina delle Due Sicilie (Cagliari, 14 novembre 1812-Napoli, 31 gennaio 1836), con la celebrazione, nella basilica di Santa Chiara a Na- poli, del cardinale Crescenzio Sepe (classe 1943), in rappresentanza di papa Francesco, il giorno 25 gennaio del 2014. Proprio a Napoli, dove la «Reginella santa, mater pauperum», riposa in un’urna di cri- stallo, nella basilica che accoglie altri sovrani borbonici, c’è una sentita e ampia devozione nei suoi confronti, sostenuta anche dai Francescani, che seguono fin dall’inizio l’iter di canonizzazione.
Altre figure sabaude sono morte in concetto di santità e altre sono già state dichiarate dalla Chiesa venerabili, parliamo delle sorelle Ma- ria Apollonia (Torino, 9 febbraio 1594-Roma, 13 luglio 1656) e Francesca Caterina di Savoia (Torino, 5 ottobre 1595-Biella, 20 ottobre 1640), terziarie francescane, figlie di Carlo Emanuele I (1562-1630), nonché di Maria Clotilde di Borbone (Versailles, 23 settembre 1759- Napoli, 7 marzo 1802), terziaria domenicana, regina di Sardegna, moglie di Carlo Emanuele IV (1751-1819) e sorella di Luigi XVI di Francia (1754-1793); mentre serva di Dio è stata riconosciuta Maria Clotilde (Torino, 2 marzo 1843-Moncalieri, Torino, 25 giugno 1911), terziaria domenicana, figlia di Vittorio Emanuele II (1820-1878).
La Christianitas trasmessa di generazione in generazione ha nu- trito tutti i territori sabaudi di cultura e pratica cattolica, tutto ciò ha permesso l’innalzamento di luoghi di culto da parte dei Savoia, con il concorso della popolazione, e l’arrivo di varie realtà religiose.
La corrente giacobina con i suoi alberi della “libertà” non ha attecchito nel tessuto sabaudo, né dal punto di vista intellettuale, né da quello popolare, fino all’arrivo di re Carlo Alberto (1798-1849) e ancor più di Vittorio Emanuele II, quando le spire massoniche contaminarono il senso cristiano dal punto di vista legislativo e cultura- le. Senza contare che, fino ad allora, l’illuminismo in ambito acca- demico ebbe un grande baluardo nella figura del barnabita Giacinto Sigismondo Gerdil (1718-1802), vescovo e cardinale10, originario della Savoia, autore di molte opere di carattere filosofico e molto stimato dal cardinale Prospero Lorenzo Lambertini (1675-1758), futuro Benedetto XIV.
Fecero clamore, nel 1763 (ripubblicato con il titolo di Anti-Émile nel vol. I della raccolta completa delle Opere curata in 20 volumi dai padri Fontana e Scoti, Roma 1806-1821), le sue Réflexions sur la théorie et la pratique de l’éducation contre les principes de J.-J. Rousseau, un pamphlet in francese, pubblicato a Torino, contro l’Emilio di Rousseau. Il suo saggio L’immatérialité de l’âme démontrée contre m. Locke par les mêmes principes par lesquels ce philosophe démontre l’existence et l’immatérialité de Dieu (1747) lo dedicò al giovane principe ereditario Vittorio Amedeo di Savoia (1726-1796). Nel 1749 fu nominato docente di Filosofia pratica alla Reale Università di Torino. Il libero pensiero, osservava, è incoerente quando non è ordinato alla conoscenza della verità: la cosiddetta religione naturale non è da immaginare come contrapposta alla soprannaturale in quanto è ordinata ad essa.
Gerdil, creato cardinale da Pio VI nel 1787, fu il più notevole pedagogista fra i Barnabiti e sarà un nome papabile nel Conclave del 1799;, venne ingaggiato da Vittorio Amedeo per l’educazione dei fi- gli: il 21 settembre 1758 fu nominato precettore del primogenito, che diventerà Carlo Emanuele IV (1751-1819) e successivamente, il 31 luglio 1768, del futuro Vittorio Emanuele I (1759-1824) e di Maurizio duca di Monferrato (1762-1799). Il Traité des combats singuliers (1759) lo dedicò a Carlo Emanuele III (1701-1773).
Con il subentro del governo liberale e del vento massonico, la cattolica Torino è diventata vittima non solo di esacerbata persecuzione, violentemente perpetrata ai danni della Chiesa e dei suoi membri, ma è stata anche violata nella sua anima: politici ed intellettuali delle logge massoniche nel XIX secolo, dalle ambizioni gnostiche ed esoteriche, hanno deciso impudentemente di macchia- re la Julia Augusta Taurinorum di leggende metropolitane dal gusto magico ed esoterico, affibbiandole l’etichetta di «Torino magica che viene scalzata grazie al subentro di una linea avviata in ambito accademico e nella gestione dell’ampio patrimonio architettonico e artistico da parte delle istituzioni, di studio e di promozione della vera storia della città e della sua ricchezza nelle arti umane, votate alla bellezza e all’elevazione dello spirito. Non avendo altri argo- menti per sfregiare la Torino della Sacra Sindone, dei Santi e del- l’ingegno umano si sono divertiti a sporcarla bollandola con una nera immagine che sempre più si sta sgretolando in virtù della riscoperta del patrimonio storico, religioso, artistico, culturale del territorio. Questa etichetta si può dire che vada di pari passo con la vulgata sia liberalista che marxista che vede nella sovranità monarchica un’istituzione atta a produrre odi di classe.
«Gli scrittori illuministi e poi molti storici dall’Ottocento in avanti si sono adoperati per dimostrare che, già in un remoto passato, almeno sin dal tardo medioevo, la società europea era per in- tero percorsa da correnti tra poveri e ricchi, che già costituivano l’embrione e il presupposto della lotta di classe destinata a esplodere solo dopo avere lungamente covato sotto le ceneri. Altri studio- si hanno delineato una visione della realtà diametralmente opposta, secondo la quale durante l’antico regime i rapporti tra ceti, tra ricchi e poveri, tra signori e subalterni, sia pur in presenza di circo- scritte e regolate conflittualità, si svolgevano in un clima di complessiva armonia e pace sociale. Queste ultime tesi sembrano, meglio di altre, adattarsi alla realtà piemontese»11.
L’idem sentire fra la dinastia e le popolazioni da essa amministrate è una costante di tutta la politica sabauda. A differenza di mol- ti altri sovrani europei e delle altre famiglie nobiliari italiane, i Savoia intrattennero sempre un rapporto privilegiato e molto stretto con i loro sudditi, definiti «diletti fedeli» negli indirizzi che apriva- no editti, bandi e manifesti.
In posizione strategica, il Ducatu Sabaudiae è stato determinante per gli equilibri europei e i Savoia hanno mantenuto salda la loro fe- de cattolica e la loro determinazione, difendendo la propria gente, le proprie tradizioni religiose e culturali.
Lo stile di governo della dinastia sabauda sembra avvalorare la teoria storiografica di una sua ascendenza sassone: il rapporto fra il sovrano e la sua gente pare l’adattamento ai tempi della forma e del- la politica dei condottieri germanici della tarda antichità. Gli Stati guidati dai Savoia non conobbero mai la contaminazione delle mode politiche del loro tempo perché mantennero l’essenza della monarchia tradizionale, in cui il sovrano è sintesi non omologativa del- la società, e i vari ceti sociali concorrevano, ciascuno in base alla propria posizione, alla vita dello Stato, secondo l’applicazione con- creta della concezione organicistica.
Questo modo di vivere lo Stato, dove sovrani e popolo si compattavano attorno alla sua stessa sopravvivenza, fu trasmesso e preteso da Casa Savoia anche per l’aristocrazia, chiamata a contribuire non solo con il sangue, ma anche con il proprio sacrificio economi- co a vantaggio dello Stato, costantemente occupato a difendere la sua stessa vita contro le velleità di conquista francesi, spagnole o austriache che fossero.
La religione per la maggior parte dei membri di Casa Savoia non fu un instrumentum regni quanto piuttosto un modus vivendi et operandi. Neppure l’assolutismo settecentesco influenzò sovrani, sovra- ne e rappresentanti del casato, spesso e volentieri guidati spiritual- mente da monaci ed ecclesiastici. Erano proprio i Savoia a praticare per primi la pietà cristiana attraverso il vivere i sacramenti, ad assiste- re alla Santa Messa quotidiana, a recitare quotidianamente il Rosario, a partecipare solennemente alle processioni, a promettere voti per impetrare grazie celesti private o pubbliche e ad attuare le promesse a seguito di grazie ottenute, ad erigere luoghi di culto, a difendere la Cristianità, a sostenere congregazioni e ordini religiosi, a promuovere istituti di carità. All’interno della sacrestia della chiesa di San Domenico del monastero dei Domenicani, unica testimonianza di luogo di culto medievale in stile gotico in Torino, è conservato il vessillo ap- partenuto alla flotta sabauda durante la battaglia di Lepanto del 1571, che molto probabilmente venne donato, come ringraziamento, da Vittorio Amedeo II di Savoia (1666-1732), re di Sicilia da 1713 e primo re di Sardegna dal 1720, alla cappella del Rosario dei Domenicani dopo la vittoria nel corso dell’assedio francese della città nel 1706.
Il sodalizio millenario con la Chiesa, condusse Umberto II (1904-1983), il re d’Italia12 in esilio nella città portoghese di Cascais, a donare al Pontefice la Sacra Sindone. Per tutte queste ragioni desideriamo offrire ai pellegrini dell’Anno Santo 2025 la possibilità di conoscere le realtà devozionali della lunga, grande e appassionante storia dei Savoia.
Nella Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’A.D. 2025, Spes non confundit, del 9 maggio 2024, oltre a indicare le Porte San- te e le Chiese Giubilari in Roma e in altri luoghi del mondo, il do- cumento designa l’importanza di valorizzare anche a livello locale altri luoghi sacri. Nelle norme sulla concessione dell’indulgenza durante il Giubileo della Penitenzieria Apostolica del 13 maggio 2024, giorno della Beata Vergine Maria di Fatima, tra i luoghi per i sacri pellegrinaggi si individua, nelle circostanze ecclesiastiche diverse da Roma e dalla Terrasanta, la «Chiesa cattedrale o altre Chiese e luoghi sacri designati dall’Ordinario».
L’indulgenza plenaria, come spiegato nelle stesse Norme della Penitenzieria Apostolica, si può ottenere per sé e per le anime del Purgatorio se «intraprenderanno un pio pellegrinaggio verso qual- siasi luogo sacro giubilare, in Roma, in Terrasanta o in altre circo- scrizioni ecclesiastiche designate dall’ordinario del luogo e lì parteciperanno alla Messa; alla Liturgia delle ore; alla Via Crucis; al Rosario mariano; all’inno Akathistos; a una celebrazione penitenziale che termini con le confessioni individuali dei penitenti».
Inoltre, si può ottenere «nelle pie visite ai luoghi sacri» se lì «si intratterranno nell’adorazione eucaristica e nella meditazione, concludendo con il Padre Nostro, la Professione di fede in qualsiasi forma legittima e invocazioni a Maria, Madre di Dio, affinché in questo Anno Santo tutti “potranno sperimentare la vicinanza della più affettuosa delle mamme, che mai abbandona i suoi figli”».
Inoltre «in ogni Diocesi, sono luoghi di pia visita, in cui acqui- stare l’indulgenza giubilare, “qualsiasi Basilica minore, Chiesa cattedrale, Chiesa concattedrale, Santuario mariano nonché, per l’utilità dei fedeli, qualsiasi insigne Chiesa collegiata o Santuario designato da ciascun Vescovo diocesano” e le stesse indulgenze so- no concesse, alle medesime condizioni, a quanti non potranno partecipare alle solenni celebrazioni, ai pellegrinaggi e alle pie visite per gravi motivi (monache e monaci di clausura, anziani, infermi, reclusi, come pure coloro che, in ospedale o in altri luoghi di cura, prestano servizio continuativo ai malati)».
Casa Savoia ha contribuito, nel corso di mille anni di storia, ad erigere edifici di culto cattolico e a dare lustro ad altri già esistenti. Una ragnatela fittissima di relazioni internazionali, di interessi geo- politici, intessuta su un Credo intenso, devozionale e popolare, ha dato luogo a molte ed importanti tracce sacrali, divenute punti di vi- sita per milioni di persone, ma cui, al di là del mero interesse turi- stico, non viene data la sufficiente importanza del perché esistano questi luoghi sacri legati ai Savoia e proprio a tale lacuna vorremmo dare risposta nel contesto di questo Anno Santo.
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1 San Giovanni Damasceno, Expositio fidei, 68 (di fede ortodossa 3, 24).
2 San Tommaso d’Aquino, II-II, 83,1 c et ad 2.
3 Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Del gran mezzo della preghiera, Madrid 1936, P. I. paragrafo finale, p. 70.
4 P. Cozzo, In cammino. Una storia del pellegrinaggio cristiano, Carrocci Edi- tore, Roma 2021, p.11.
5 Il termine deriva da Aliyah laReghel (ebraico: ,,.,, ·r,�), che significa «pel- legrinaggio», in cui l’«ascesa» si riferiva alla salita che si doveva compiere per rag- giungere Gerusalemme durante i tre pellegrinaggi (Shalosh Regalim) prescritti per le festività di Pesach, Shavuot e Sukkot. La tradizione ebraica considera, infatti, il pellegrinaggio come un’ascesa, sia in senso geografico che spirituale.
6 P. Cozzo, In cammino. Una storia del pellegrinaggio cristiano, cit., pp. 14-15.
7 L. Guglielmino, Fondazione Santuario della Consolata. Rassegna e analisi delle fasi storiche a questa precedenti, Etica Edizioni, Torino 2013, p. 7.
8 Ivi, p. 9.
9 Collezione di buoni libri a favore della Religione Cattolica. Vita de’ Beati Umberto e Bonifacio di Savoia, Tipografia diretta da P. De Agostini, Torino 1853,
- 37. Inoltre, si ricordano i venerabili Giovanni e Pietro di Savoia, monaciAnto- niani, in pagina on line F. Arduino, http://www.santiebeati.it/dettaglio/
10 Papa Pio VI lo nominò vescovo titolare di Dibon il 17 febbraio 1777 e suc- cessivamente lo elevò al rango di cardinale: dapprima in pectore, il 23 giugno 1777, poi proclamato pubblicamente nel concistoro del 15 dicembre 1777. Un’am- pia descrizione analitica delle opere edite e inedite del cardinale Gerdil è in
- Boffito,Biblioteca barnabitica, II, Firenze 1933, pp. 163-214. Le principali edi- zioni delle Opere sono: I-VI, Bologna 1784-91; I-XX, Roma 1806-21; I-VIII, Fi- renze 1844-51; I-VII, Napoli 1853-56.
11 Casa Savoia e l’Unità d’Italia, Catalogo della Mostra di Torino, piazza San Carlo Palazzo Saluzzo di Cardè, 15 aprile-15 giugno 2010, a cura di Gustavo Mola di Nomaglio, Comitato storico e scientifico: Filippo Bruno di Tornaforte, Giulio de Rénoche, Waldimaro Fiorentino, Enrico Genta Ternavasio, Gustavo Mola di No- maglio, Roberto Sandri Giachino, L’Artestampa (Limena, Padova) con la collabo- razione editoriale del Centro Studi Piemontesi, Torino 2010. Finito di stampare il 10 aprile, giorno dell’apertura dell’Ostensione della Sacra Sindone, p. 25.
12 Raffinato intellettuale, bibliofilo e studioso di sfragistica (studio dei sigilli dal punto di vista diplomatico, tecnico, storico e artistico) e appassionato cultore degli studi storici.
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Ringraziamo vivamente tutti coloro che ci hanno aperto le porte dei luoghi sacri sabaudi che abbiamo varcato per compiere le ricerche e raccogliere la documentazione fotografica. Esprimiamo la no- stra gratitudine per la calorosa accoglienza ricevuta dalla Direzione del Santuario di Vicoforte (CN) e alla collaborazione del dottor Paolo Roggero, per la disponibilità di don Claudio Massimiliano Papa, rettore della Sacra di San Michele, e del personale del Museo della Sindone di Torino, allestito nella cripta della chiesa del Santissimo Sudario. La nostra riconoscenza è diretta anche al conte e dottore Gustavo Mola di Nomaglio, vicepresidente del Centro Studi Piemontesi; alla dottoressa Franca Giusti, presidente dell’Associazione ChaTo (Chambéry – Torino in viaggio con la Sindone); al commendatore Mario Coda, Bibliotecario e Archivista del Santuario di Oropa, nonché vicepresidente della Commissione del Cartario del medesimo (dal 1991) e ispettore archivistico onorario per il Piemonte e la Valle d’Aosta (dal 1979); alla direzione e gli assistenti del Museo dei Tesori di Oropa e appartamenti Reali dei Savoia; a don Fabio Arduino, sacerdote della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, che ha collaborato alla Bibliotheca Sanctorum edita da Città Nuova ed è membro del direttivo del sito https://www.santiebeati.it/. Un grazie particolare anche a tutti coloro che hanno cooperato e soste- nuto questa impresa.
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INDICE
Premessa 9
- –FERT 23
Il Nodo di Savoia 27
Gli stemmi 29
2 – Il Pellegrinaggio, incamminarsi con e per Dio 35
Reliquie e chiese, mete del pellegrino 37
Il pellegrino colpevole e il pellegrino armato 40
Il primo Giubileo del 1300 44
I Sacri Monti: «… sul Calvario andando» 48
Il cammino religioso nell’epoca tridentina 50
Giubileo 1950, quando fu scoperta la tomba di san Pietro 57
Lo strappo del Concilio Vaticano II 58
Il Giubileo del 2000 e le richieste di perdono 61
La riscoperta degli antichi cammini 62
3 – Filippo II di Savoia-Acaia, da Avigliana a Fatima 69
La regina Mafalda e Fatima 70
Caminhos 80
4 – Maria Apollonia, la «Real Pellegrina»
e la Regina Montis Oropae 83
L’Incoronazione della Madonna Nera 91
Loreto 103
Roma 107
Assisi 108
Sepolta dove san Francesco 110
Giovanna di Savoia, regina dei Bulgari 112
5 – Da Chambéry a Torino. La discesa dei Savoia
in terra italica e la Via Sindonica 115
Sainte-Chapelle du Saint-Suaire 120
Il progetto Chambéry-Torino, in viaggio con la Sindone 122
Le peregrinazioni sindoniche della Cappella Musicale 126
6 – San Carlo Borromeo, lo storico cammino
da Milano a Torino 131
6-10 ottobre 1578: i giorni della preparazione
e dell’adorazione 134
La devozione sindonica del beato Sebastiano Valfrè
e di san Francesco di Sales 139
Lettera della Peregrinatione di Monsignor illustrissimo Cardinale di S. Prassede, Arcivescovo di Milano 144
7 – Torino Sacra: un percorso urbano e sabaudo di Fede 157
Cattedrale di San Giovanni Battista – Chiesa Giubilare 158
Chiesa del Santissimo Sudario 164
Real Chiesa di San Lorenzo 166
Chiesa della Gran Madre di Dio 169
Santa Maria al Monte dei Cappuccini – Chiesa Giubilare 172
Il ritrovamento dei resti del conte d’Agliè 175
Real Basilica di Superga 176
Santuario di Nostra Signora della Salute 181
Chiesa di San Carlo 183
Chiesa di Santa Cristina 184
Basilica Magistrale Mauriziana 186
Basilica del Corpus Domini 189
Santuario Madonna del Pilone 191
Santuario della Consolata – Chiesa Giubilare 194
Chiesa di San Filippo Neri 210
8 – Scrigni di maestosa devozione:
Vercelli, Susa, Vicoforte 215
Cattedrale di Sant’Eusebio – Chiesa Giubilare 215
Cattedrale di San Giusto – Chiesa Giubilare 221
La contessa Adelaide di Susa 223
Santuario Regina Montis Regalis – Chiesa Giubilare 230
9 – Verso la Sacra di San Michele,
il Sentiero dei Principi 243
La Via Micaelica 244
Dai Certosini ai Rosminiani 253
10 – Il generale e martire san Maurizio,
patrono fin dall’alba… 265
Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso 271
11 – Pellegrini alle tombe della santità di sabauda 277
Serva di Dio Maria Clotilde di Savoia 280
Venerabile Maria Clotilde di Borbone 283
Beato Umberto III di Savoia 286
Beato Bonifacio di Savoia 287
Beata Margherita di Savoia 290
Beato Amedeo IX di Savoia 294
Beata Ludovica di Savoia 297
Beata Maria Cristina di Savoia 301
Bibliografia 309
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