Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum C uriae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla situazione in Medio Oriente. Buona lettura e diffusione.
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Nella Striscia di Gaza, a maggioranza musulmana, resistono, faticosamente, circa 1.200 cristiani. Come scrive la rivista “Voce Evangelica”, molti sono già andati via, diversi anni fa, in cerca di fortuna.
Alla Radiotelevisione svizzera, Edward Anton, custode della chiesa della Sacra Famiglia di Gaza, ha dichiarato: “Ad essere onesti, è un conflitto spietato. Un conflitto inutile che non sarebbe dovuto accadere, ma è successo. Credenti e non credenti, fuori o dentro le chiese, tutti abbiamo le stesse difficoltà. Non c’è nessuna differenza tra cristiani e musulmani, tutti sono obiettivi possibili dentro le moschee, chiese, case, gruppi e individui, non c’è nessuna differenza”.
Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, le vittime palestinesi, ad oggi, nella Striscia sono più di 50.000, di cui almeno 20.000 bambini.
Contemporaneamente, i militanti della destra israeliana hanno condotto un pogrom contro gli ebrei riformati, a Ra’anana.
Il giornale di Tel Aviv Haaretz racconta nel suo editoriale principale che “tra il fumo degli incendi, l’annullamento degli eventi, l’assenza del primo ministro da alcune cerimonie, la trasmissione di una registrazione della prova generale anziché della cerimonia in diretta e la pesante nube che incombeva su Israele nel Giorno della Memoria e nel Giorno dell’Indipendenza, un episodio è emerso con infamia.
“Il pogrom di destra alla sinagoga riformata di Ra’anana, alla vigilia del Giorno della Memoria, è il tipo di evento che richiede una risposta ferma intransigente. Invece, ha incontrato un silenzio vergognoso da parte della maggior parte dei leader dell’opposizione e un’altrettanto vergognosa inerzia da parte delle forze dell’ordine, soprattutto della polizia” – incalza Haaretz.
La cerimonia commemorativa congiunta israelo-palestinese, che si è svolta a Jaffa e a Beit Jala, in Cisgiordania, è stata trasmessa in diretta streaming in tutto il paese, inclusa la sinagoga di Ra’anana. Decine di attivisti di destra si sono radunati fuori dalla sinagoga; alcuni di loro l’hanno presa d’assalto. Hanno lanciato pietre, petardi e altri oggetti, gridando insulti ultranazionalisti contro i partecipanti.
“La cerimonia commemorativa congiunta per i caduti israeliani e palestinesi, che dovrebbe essere irreprensibile, è stata vista dalla destra come un tradimento per anni, e la possibilità che i genitori in lutto di entrambe le nazioni possano unirsi con un messaggio unitario è presentata come una minaccia esistenziale” – si rammarica l’autore dell’editoriale del quotidiano più noto e prestigioso del paese.
Nonostante il preavviso sui piani di attacco al raduno, la polizia ha inviato inizialmente una sola auto di pattuglia. Quando la violenza e gli appelli a “bruciare il vostro villaggio” e “andate a Gaza!” sono aumentati, i partecipanti sono stati costretti a fuggire per salvarsi la vita, ma i delinquenti di destra li hanno inseguiti.
“La polizia ha arrestato solo tre sospettati, che sono stati presto rilasciati. Si tratta della stessa forza di polizia che ha tenuto in detenzione prolungata gli autori delle esplosioni di bombe stordenti contro la casa del primo ministro a Cesarea. I partecipanti all’evento di Ra’anana, che volevano assistere alla trasmissione della cerimonia, hanno descritto l’accaduto come un pogrom” – riferisce sdegnato Haaretz.
Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo se una folla violenta avesse preso d’assalto una sinagoga in Europa. Raheli Ben Ari Skat, capo della sezione locale del Likud, ha avvertito: “Metto in guardia la sinistra di Ra’anana: questo è solo il primo colpo. Non sfidateci!”.
Tutti i leader dell’opposizione, a parte Yair Golan, sono rimasti in silenzio. Tra questi, anche un uomo di Ra’anana che si considera l’erede al seggio di primo ministro, Naftali Bennett. Nessuno, nel Likud, si è espresso contro il capogruppo, che minaccia di aprire il fuoco.
Quanto accaduto a Ra’anana non è né un evento insolito né un caso isolato. “La destra violenta – sostiene Haaretz – sta soffocando ogni tentativo di comunicazione israelo-palestinese. La proiezione di alcuni film è vietata, chi si immedesima nel dolore dell’altra nazione viene arrestato, la marcia annuale per la Nakba quest’anno non si è tenuta a causa delle minacce della polizia di attentati ai partecipanti.
E da Haaretz parte un grido di dolore: “Israele si sta chiudendo intorno a un’unica voce ultranazionalista e razzista, che soffoca qualsiasi voce alternativa. Contro tutto ciò si erge un’opposizione disperatamente debole e codarda”.
L’ebreo sefardita Moni Ovadia, noto drammaturgo, scrittore e compositore ha scritto: “il popolo palestinese sta resistendo da 50 anni; sta resistendo alla colonizzazione di Israele, che l’ha ridotto in un Bantustan sul modello sudafricano e da anni il popolo palestinese mette in campo questa sua lotta, sotto lo sguardo di una comunità internazionale insensibile. Israele non ha una costituzione, non ha mai dichiarato i propri confini e non cerca la pace”.
Andrebbero ascoltate maggiormente queste sagge parole, anziché fare i “ProPal” di maniera e a distanza, che usano la causa palestinese per portare gente alle ricorrenze rosse, ove non va più nessuno, o come scusa per la stessa violenza dei militanti del Likud nelle strade e nelle piazze italiane.
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1 commento su “Cari ProPal di Maniera, Ascoltate Quello che Dice Moni Ovadia…Matteo Castagna.”
Grazie. Oggi ci si può distinguere tra chi capisce chi sono costoro e chi no. È un grande discrimine.
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