Papua Nuova Guinea è Ufficialmente Cristiana. Un Successo Protestante; e in Occidente…. Bernardino Montejano.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Bernardino Montejano, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un Paese lontano, che ha deciso di definirsi, ufficialmente, cristiano. Una scelta certamente in controtendenza rispetto all’occidente secolarizzato, e all’avanzata dell’Islam. Buona lettura e diffusione.

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LA PAPUA NUOVA GUINEA È UFFICIALMENTE CRISTIANA.

L’anno scorso, in occasione della visita di Papa Francesco, ci siamo rivolti a questo lontano Paese dell’Oceania, la cui immensa maggioranza è cristiana, e a un progetto di riforma costituzionale, che si è concretizzato, nonostante lo scarso entusiasmo con cui è stato accolto dai vescovi cattolici.

Tramite InfoCatólica oggi, 29 marzo, abbiamo appreso che il progetto è stato finalizzato e il titolo della notizia recita: “La Papua Nuova Guinea è ufficialmente cristiana. È un evento storico”.

Il rapporto afferma che il 12 marzo il Parlamento della Papua Nuova Guinea ha approvato un importante emendamento al preambolo della Costituzione del Paese, segnando un cambiamento significativo nel modo in cui la nazione si definisce spiritualmente. Il nuovo testo riconosce esplicitamente la Santissima Trinità come fondamento dell’identità nazionale e dell’esercizio del potere politico. E da ora in poi afferma: “Riconosciamo e dichiariamo Dio, il Padre, Gesù Cristo, il Figlio e lo Spirito Santo, come nostro Creatore e il sostenitore dell’intero universo e la fonte dei nostri poteri e autorità”.

L’articolo che sancisce la libertà di religione e di opinione è preservato nella Costituzione, garantendo che la pluralità dei credo continui a essere rispettata nell’ambito del quadro giuridico del Paese.

La Chiesa cattolica mantiene un atteggiamento cauto nei confronti di questo nuovo sviluppo. E come afferma il rapporto: “Il riconoscimento di Dio nella Costituzione è un passo importante, ma l’essenziale sarà vedere come questa proclamazione si traduce nella vita concreta del Paese: nel rispetto della dignità umana, nella giustizia sociale, nella lotta alla corruzione e nel servizio al bene comune”.

La Papua Nuova Guinea è un paese di circa dieci milioni di persone che ha deciso di definirsi cristiano, in un mondo in cui abbondano monarchie e repubbliche islamiche, senza problemi per nessuno. Il 96% dei suoi abitanti sono cristiani, la maggioranza dei quali, il 64%, è protestante. I cattolici rappresentano il 27% della popolazione.

Per quanto riguarda le preoccupazioni dei vescovi cattolici sulla vita concreta del Paese, abbiamo appreso che dal 2011, il 26 agosto di ogni anno si celebra la Giornata nazionale di pentimento e preghiera; che nel 2013 è stata abrogata la legge sulla stregoneria, volta a sradicare le pratiche violente basate sulle superstizioni; che il Venerdì Santo e il Sabato Santo, la Domenica di Pasqua, il Lunedì dell’Angelo e il Natale sono giorni festivi ufficiali; che si è deciso che la religione venga insegnata nelle scuole pubbliche e che le lezioni siano tenute da rappresentanti delle varie chiese cristiane e che i genitori possano esentare i propri figli dal frequentarle se lo desiderano; che mette in evidenza la collaborazione tra chiese e Stato nella gestione del 60% delle scuole, dei servizi sanitari e di altre opere sociali e che il governo paga i sussidi. Un vero modello per la nostra Argentina agnostica e decadente, che nasconde nella sua apparente neutralità il più rozzo laicismo.

Con legittimo orgoglio di argentini, dobbiamo segnalare che l’Istituto del Verbo Incarnato è presente in quel Paese, nella diocesi di Vanimo, dal 1997. Siamo lieti di trascrivere il testo di P. Il resoconto di Emilio Rossi dal periodo della fondazione: “La verità è che la Missione in Papua è un’avventura; la differenza culturale è abissale. Aggiungete a questo il fatto di dormire in capanne di paglia, attraversare fiumi e montagne per giorni e giorni, soffrire molto il caldo e mangiare qualsiasi cosa si possa, oltre a essere mangiati da zanzare e innumerevoli altri insetti sconosciuti. L’obiettivo di tutto questo è portare anime a Dio, ed è questo che rende la Missione straordinaria.”

Le Serve del Signore e della Vergine di Matará giunsero il 24 marzo 2002 per unirsi alla Missione (Dati in Istituto del Verbo Incarnato, 25° Anniversario, 1984 – 25 marzo 2009, p. 48).

Di recente, presso l’Istituto di Filosofia Pratica, un’associazione aconfessionale, abbiamo commemorato il centesimo anniversario dell’enciclica ” Quas Primas ” di Papa Pio XI con un dibattito in cui sono intervenuti il ​​dott. José Luis Rinaldi e la dott.ssa Ximena Rocha. Per ora, si tratta dell’unico evento che si tiene nella CABA, la Città Apostata di Buenos Aires, in cui l’istituzione della festa di Cristo Re non interessa né all’arcivescovo, né ai suoi collaboratori, né alle organizzazioni cattoliche ufficiali, che si muovono molto comodamente nell’ambito del secolarismo e dell’apostasia.

Il Dott. Rinaldi nella sua presentazione ha affermato che il documento dell’11 dicembre 1925 fu il primo di una serie di importanti encicliche come la “ Divini illus Magistri ” sull’educazione cristiana della gioventù, “ Non abbiamo bisogno ” in difesa dell’azione cattolica contro il fascismo, “ Acerba animi ” contro l’ingiusta situazione della Chiesa in Messico, “ Mit brennender sorge ” sulla via dolorosa della Chiesa in Germania e “ Divini Redemtoris ” sul comunismo ateo, ricordando tempi migliori quando venivano studiate all’Università Cattolica.

Oggi alcuni di questi testi, soprattutto l’ultimo, risultano inquietanti perché denunciano in anticipo il tradimento del Vaticano nei confronti dei cattolici cinesi, la fondazione di un incredibile consiglio di amministrazione in cui la tirannia comunista partecipa alla nomina dei vescovi e il dare le pecore al lupo, denunciato dal cardinale Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong.

Oggi, grazie ai nostri fratelli protestanti, la Papua Nuova Guinea è ufficialmente cristiana e i desideri di Pio XI quando affermava che «la regalità di Cristo esige che l’intero Stato si conformi ai comandamenti divini e ai principi cristiani nell’attività legislativa, nell’amministrazione della giustizia e nella formazione delle giovani anime nella sana dottrina e nella rettitudine dei costumi» ( Quas Primas , 20), si realizzano in Papua Nuova Guinea.

Buenos Aires, 29 marzo 2025.

Bernardino Montejano

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4 commenti su “Papua Nuova Guinea è Ufficialmente Cristiana. Un Successo Protestante; e in Occidente…. Bernardino Montejano.”

  1. Così egli dice appunto in Osea: «Io chiamerò “mio popolo” quello che non era mio popolo e “amata” quella che non era amata»; e: «Avverrà che nel luogo dov’era stato detto loro: “Voi non siete mio popolo”, là saranno chiamati “figli del Dio vivente”». Isaia poi esclama riguardo a Israele: «Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il resto sarà salvato; perché il Signore eseguirà la sua parola sulla terra in modo rapido e definitivo».

    Così del Nuovo Israele, la Chiesa Cattolica, si salverà solo un resto. Essa in grandissima parte ha abbandonato Dio e pretende una salvezza a buon mercato senza giustizia. Peggio stabilendo gli uomini il prezzo del proprio riscatto.

  2. Cristo è invincibile e questo avvenimento lo dimostra in pieno. Che tutta la nazione diventi cristiana e che il Signore la benedica.

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